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Francia: la formazione professionale in via di liquidazione con la licealizzazione

Come il sistema scolastico francese continua ad indebolire l’istruzione e la formazione professionale? In un articolo pubblicato nel sito francese dell’Osservatorio delle disuguaglianze scolastiche, il sociologo francese Vincent Troger analizza il rapporto esistente tra i due canali di formazione dell’insegnamento secondario di secondo ciclo, ossia quello dell’istruzione tecnica e professionale e quello dell’istruzione secondaria superiore di cultura generale nell’ambito del sistema scolastico francese. Per Troger, l’articolazione implicita tra questi due canali è la conseguenza di scelte fatte a monte ed in particolare dell’indirizzo imposto alla scuola media unica quando la si è realizzata: l’allineamento della scuola media sul liceo al posto di creare una grande scuola dell’obbligo, unica, ha prodotto l’iper-valorizzazione dell’ l’istruzione accademica tradizionale nei programmi della scuola media, proprio come è successo in Italia. “Questa scelta del “liceo unico”, e non quella di una scuola media adattata alla massificazione dei pubblici, è approdata nella generalizzazione di un tipo di insegnamento secondario impostato sui valori accademici che attribuisce il primo posto nella gerarchia scolastica ai saperi accademici più astratti" che non sono adatti, come risaputo da tempo, a tutti gli studenti. "Parallelamente a questa operazione sono stati squalificati o svalutate altre forme di sapere applicato o di scienze applicate, di tecnologia, di disegno (ndr.) o di storia dell’arte. In questo modo sono stati svantaggiati e svalutati tutti gli alunni che padroneggiano più facilmente questi tipi di saperi che non l’astrazione linguistica, la memoria (ndr.) , il pensiero logico-matematico. Il risultato di questa tendenza si manifesta in maniera limpida sia nel tipo di pubblico che si inscrive nei BTS o negli IUT ( ndr.:ossia negli indirizzi dell’insegnamento terziario imperniati sulle scienze applicate come sono denominati in Francia). Il disastro maggiore succede quando ad immatricolarsi in queste filiere non sono tanto gli studenti che hanno frequentato i licei professionali come dovrebbe essere il caso quanto piuttosto una maggioranza di studenti che provengono dai licei di cultura generale".

Il disastro è sotto gli occhi di tutti : molte matricole con un diploma degli ITS o della formazione professionale non ce la fanno a seguire l’insegnamento universitario nei dipartimenti che non hanno ancora adottato il numero chiuso oppure che sono in concorrenza al momento dell’immatricolazione negli Istituti tecnici superiori con compagni molto meglio preparati che escono dai licei tradizionali . Il terreno è occupato e gli studenti delle filiere professionali sono allo sbaraglio. Questo succede in Francia e forse anche in Italia.

Presentiamo qui di seguito in libera traduzione adattata e raccorciata dell’articolo di Vincent Troger, professore associato di sociologia dell’educazione all’Università di Nantes pubblicato il 18 gennaio scorso nella rivista dell’"Observatoire des inégalités"  [1] , I titoletti non sono dell’autore dell’articolo.

L’insegnamento professionale paga un caro prezzo con l’iper-valorizzazione delle discipline accademiche e la svalutazione dei saperi applicati in seno al sistema scolastico francese, afferma Troger. Il 28 settembre 2012, il quotidiano "Le Monde" consacrava un editoriale ai diplomati dell’istruzione professionale. Questa era senz’altro la prima volta che gli studenti dei licei professionali avevano per così dire degli onori dalla scena in questo importante e famoso quotidiano. Ma il titolo dell’editoriale era di per sé eloquente : “La triste storia delle maturità professionali”.  [2]. Nell’editoriale si deplorava il fallimento dei diplomati dei licei professionali che tentano la fortuna all’università. Questo episodio illustra da solo il posto che i responsabili scolastici e politici nonché tutti coloro che la fanno da padroni nel settore dei mezzi pubblici (giornalisti, esperti, professori universitari, personalità politiche) riservano in generale ai licei professionali e ai loro studenti. Non ne parlano mai. Il settore professionale è pressoché del tutto ignorato. Invece. se si tolgono due ore di storia dal programma del liceo classico o del liceo scientifico, immediatamente l’avvenimento occupa la prima pagina dei grandi quotidiani e suscita una polemica nazionale. Quando invece nel 2009 il liceo professionale è stato ridotto da 4 a 3 anni, il che rappresentava per 700.000 giovani, ossia per circa un terzo degli studenti liceali francesi, una trasformazione maggiore della loro scolarità densa di conseguenze per il loro inserimento professionale e per il proseguimento degli studi, i media francesi ne hanno parlato citando soltanto le manifestazioni di protesta dei professori o le conseguenze negative dell’arrivo di questi studenti provenienti da licei professionali nelle università. Detto in altro modo, i licei professionali ed i loro studenti non hanno che molto raramente una visibilità sociale e mediatica e quanto ciò succede, se ne parla con toni miserabilisti. 

L’occultamento dell’istruzione e della formazione professionale

Una prima spiegazione di questa tendenza all’occultamento o alla svalutazione dell’insegnamento professionale ha cause evidenti : i licei professionali preparano a diplomi che corrispondono alle occupazioni di operai o di impiegati qualificati. Siccome queste occupazioni si collocano in una posizione subalterna nella gerarchia sociale contemporanea, soffrono anche di due altri mali che nuocciono fortemente all’attrazione della filiera professionale. Da un lato, i possessori di questi diplomi sono i più esposti alla disoccupazione. Dall’altro, tenuto conto della concorrenza dei diplomati dell’insegnamento superiore, è diventato molto difficile, sia nel settore privato che in quello pubblico, sviluppare una carriera grazie alla promozione interna partendo dal basso, cioè con un diploma professionale del secondo grado dell’insegnamento secondario [3] Le famiglie, comprese quelle popolari, temono dunque che se i loro figli scelgono l’insegnamento professionale si infilano in un vicolo cieco che impedirà loro qualsiasi sbocco socio-professionale prestigioso. Ne consegue un orientamento scolastico e professionale perverso che indirizza verso l’insegnamento professionale gli allievi che nella scuola media non forniscono prestazioni sufficienti per accedere all’insegnamento di cultura generale impartito dai licei tradizionali. In altri termini, la scelta della formazione professionale è una scelta negativa. Ci sono poche eccezioni che valgono solo per alcune specialità che fruiscono, per ragioni svariate, di una buona reputazione nell’opinione pubblica e nei media (la gastronomia, il settore alberghiero, l’elettronica, la meccanica di precisione, eccetera…).

La scuola dell’obbligo seleziona e non aiuta i deboli. Li scarta.

Gli studenti dei licei professionali sono dunque in grande maggioranza il frutto del fallimento scolastico : il 60% in Francia ha subito una bocciatura ed ha ripetuto un anno di scuola primaria o di scuola media. Siccome il fallimento scolastico colpisce prioritariamente i figli e i ceti popolari, quest’ultimi finiscono nei licei professionali dove costituiscono la maggioranza. Questa tendenza si aggrava poi nelle borgate o nei quartieri periferici delle metropoli, laddove le classi popolari sono composte in maniera maggioritaria da una parte importante di popolazione di origine straniera. Il risultato di tutto ciò è la presenza massiccia nei licei professionali di studenti di origine straniera. A questo riguardo, come afferma il sociologo Aziz Jellab, si può parlare di una etnicizzazione dei licei professionali che ne accentua ulteriormente la svalutazione perché rende fisicamente visibile l’origine degli studenti e dà loro il sentimento di essere doppiamente stigmatizzati : da un lato per via dell’orientamento e dall’altro per via delle loro origini etniche. Infine è evidentemente molto raro che coloro che la fanno da padroni nei media o nelle cerchie che codificano il discorso pubblico provengono dai licei professionali oppure che i loro figli vi siano scolarizzati. Tutto dunque concorre a far sì che i licei professionale costituiscano la parte in ombra del sistema d’ insegnamento secondario di secondo grado in Francia [4]

A monte, la scuola media unica

A queste logiche socioeconomiche esterne al sistema scolastico si aggiungono pure gli effetti di una gerarchizzazione simbolica interna, di un rapporto di dominazione specifico al campo accademico per parlare come il sociologo Pierre Bourdieu. Per comprendere questo meccanismo è necessario ripercorrere la storia e ripercorrere le tappe della costituzione della scuola media unica. La scuola media unica in Francia è stata costituita soltanto nel 1975. Nel 1975 e nel 1989 la questione del modello pedagogico da impostare per accogliere la totalità della popolazione scolastica nella scuola media fu posta. Due soluzioni sono state contemplate : la prima consisteva nel prolungamento e nella generalizzazione dei principi organizzativi del modello scolastico denominato il “Corso complementare” messo a punto nel corso della Terza Repubblica francese. Frequentavano il corso complementare gli alunni della scuola primaria che non superavano la prova di ammissione al ginnasio che era la porta d’entrata ufficiale dei licei. Il corso complementare permetteva agli studenti di conseguire un certificato scolastico che consentiva loro di convalidare una scolarità prolungata effettuata con l’ausilio di docenti bivalenti (francese-storia, matematica-scienze, francese-inglese, ecc.) e non solo di un docente unico come nella scuola primaria. I programmi del corso complementare permettevano di approfondire quanto si era acquisito nella scuola primaria. Nel corso complementare gli studenti erano progressivamente iniziati gli studi secondari ma anche a forme di insegnamento pre-professionale. [5] Non va scordato che una parte degli studenti, spesso provenienti dei ceti sociali benestanti, passavano direttamente nell’insegnamento secondario senza frequentare il corso complementare, ossia erano inscritti al ginnasio porta d’entrata privilegiata per passare al liceo.

Il noto storico francese dell’educazione in attività, Antoine Prost, ha dimostrato che negli anni Cinquanta il corso complementare aveva permesso in modo assai efficace la promozione di alunni di origine popolare che riuscivano ad entrare nei licei. Questa per esempio fu la via seguita dal premio Nobel di fisica Georges Charpak, figlio di emigrati polacchi.

Il modello pedagogico della scuola media unica al servizio della formazione liceale tradizionale

L’altra opzione pedagogica riguardante l’impostazione della scuola media unica consisteva nella riproduzione del modello elitario del liceo nel quale gli alunni erano seguiti da molto professori specializzati in discipline diverse per svolgere programmi scolastici di stampo accademico impostati con lo scopo selezionare i migliori studenti e di prepararli per andare al liceo di cultura generale e poi più tardi per immatricolarsi negli indirizzi d’eccellenza dell’insegnamento superiore. Per ragioni troppo lunghe da esplicitare in questa sede, si è privilegiato questo secondo modello [6] . La prima conseguenza di questa scelta è nota : a partire dalla prima media si verifica uno scontro tra una forte proporzione di alunni che nel corso della scuola primaria non hanno acquisito le basi fondamentali del sapere scolastico e le cui famiglie non dispongono di un capitale culturale elevato ed i professori imbevuti di una concezione universitaria di specialisti della loro disciplina. Questo confronto produce annualmente un sacco di insuccessi scolastici [7].

La scelta del “liceo unico “ e non di una scuola media adattata ad un vasto pubblico ha generalizzato nell’insegnamento secondario di primo grado un sistema di valori che colloca al vertice della gerarchia scolastica i saperi accademici più astratti come lo testimonia l’ordine di presentazione delle materie nei libretti scolastici. Simultaneamente, sono stati squalificati o svalutati tutti i saperi applicati, che si tratti delle scienze applicate, di tecnologia o di arte [8] e per riflesso tutti gli allievi che padroneggiavano più facilmente questi tipi di saperi che non quelli nei quali l’astrazione linguistica o logico-matematica. Logicamente, l’insegnamento superiore ha allineato i propri criteri di selezione su quelli dell’insegnamento secondario massificato, preferendo sistematicamente le matricole provenienti dalle serie liceali scientifiche o di cultura generale. Questa politica universitaria ha avuto ricadute su tutti le filiere di formazione professionale, comprese quelle previste per gli studenti dell’insegnamento professionale o tecnologico.

Il sapere scolastico astratto

La logica del dominio simbolico dei saperi accademici e di deprezzamento sistematico dei saperi applicati trasforma necessariamente le filiere professionali in apparati di consolidamento per gli studenti di un livello insufficiente nelle discipline generali e aggrava le reticenze delle famiglie nei loro confronti. Paradosso della storia : mentre nel sistema anteriore alla “democratizzazione”, la distinzione precoce alla fine nella scuola primaria tra insegnamento primario superiore (ndr. In Francia, i corsi complementari) e tecnico indipendenti dalla via generale permetteva di identificare e preparare le elite professionali che accedevano a posti dirigenziali nelle aziende industriali, nel commercio e perfino nell’amministrazione, la scuola media unica, condizionata dall’egemonia della cultura accademica, trasforma ineluttabilmente tutti gli insegnamenti di saperi applicati in percorsi di relegazione.

Non si torna indietro : i programmi della scuola media unica vanno modificati

Sarebbe evidentemente del tutto anacronistico oggigiorno invocare un ritorno ad una selezione precoce simile a quella di mezzo secolo fa. Se esiste realmente 1a volontà politica di valorizzare i saperi professionali, tecnologici e delle scienze applicate, questa volontà passa per lo sviluppo delle possibilità di proseguire gli studi offerti agli studenti dell’insegnamento professionale [9] come pure da una trasformazione dei programmi della scuola media unica. Questo è il solo mezzo per attenuare le reticenze delle famiglie riguardo alle filiere professionali e per diversificare il reclutamento delle elite professionali. Questa considerazione è alla base della decisione che ha ispirato in Francia alcuni anni fa la riforma della maturità professionale portandola da 4 a 3 anni, ma l’annuncio fatto recentemente dal ministero di imporre una quota di immatricolati provenienti dei licei professionali nell’insegnamento superiore non universitario come lo sono in Francia i BTS o gli IUT suppone dalla parte dei professori di questi filiere uno sforzo considerevole per adattare la didattica e soprattutto per accettare l’idea che certi giovani provenienti dalle filiere professionali sono in grado, a condizione che si diano loro i mezzi e le opportunità, di padroneggiare gli stessi saperi scolastici di quelli conosciuti o appresi dai loro compagni provenienti dalle filiere generali, ossia dei licei di cultura generale. Ciò non è affatto detto. 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1]  Articolo originale in lingua francese che si può consultare cliccando qui 

[2] Titolo in francese : "La triste histoire des bacs professionnels"

[3] ndr. : Una prospettiva del genere non esiste affatto per esempio nelle società che ruotano attorno al mondo tedesco.

[4] ndr. : E probabilmente, almeno in parte, anche in Italia

[5] ndr. : Non tutti gli alunni della scuola primaria avevano i mezzi, il tempo di continuare la scolarità nel corso complementare. Questo indirizzo era valido ma non accoglieva tutti i bambini che arrivavano al termine della scuola primaria

[6] ndr. : Ciò è successo in Francia ma anche in Italia, in Svizzera

[7] ndr. : Ed anche molte frustrazioni tra i professori che hanno di fronte classi difficili, ottuse, che rifiutano il discorso accademico brillante, l’estetismo della cultura letteraria e scientifica

[8] ndr. : Si pensi per esempio alla scomparsa dai programmi scolastici dei vari corsi di disegno

[9] ndr. : Questo è il tormentato dibattito italiano sugli IFTS, gli ITS, le Fondazioni