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-  Solo la metà trova impiego a un anno dalla laurea.
- "E’ la mattanza dei laureati" (Fabio Mussi, Ministro dell’Università)
- "Abbiamo 12,5 laureati su 100, nella fascia tra i 24 e i 35 anni: la metà della media europea"(Mussi)
Università, pochi laureati e poco lavoro. L’allarme di Mussi: "E’ una mattanza", La Repubblica, 3 marzo 2007

Laureati, colti e disperati è l’esercito dei senza lavoro, di Federico Pace, La Repubblica, 2 marzo 2007

Queste denunce non sono affatto nuove. Lo si sapeva da tempo! Le indagini anteriori di AlmaLaurea avevano già illustrato con dovizie di dati questo stato di cose. Da anni , a partire dal 1992, gli indicatori internazionali dell’OCSE sulla scuola e l’università avevano messo in evidenza lo svantaggio comparato dell’Italia e il disfunzionamento degli studi universitari in Italia. Riassumiamo:

- altissima mortalità universitaria (ossia bassa percentuale di immatricolati all’università la prima volta che giungono alla laurea);
- lunghezza anomala degli studi universitari, più esattamente del tempo necessario per conseguire un primo diploma universitario;
- alta proporzione di fuori corso;
- squiibrio nella distribuzione dei laureandi tra tipi di laurea;
- tassi elevatissimi di disoccupazione tra i neo-laureati;
- debole corrispondenza tra tipo di laurea e primo impiego;
- disoccupazione porlungata prima di trovare un impiego.

In Italia, compiere studi universitari, portarli a termine con successo, non era, non è, un plus-valore.

L’indagine di AlmaLaurea testé presentata conferma tutte queste osservazioni ed anzi mette a fuoco fenomeni nuovi connessi con l’adozione del modello LMD di Bologna. La situazione non è affatto rosea, anzi peggiora.

Tutti questi dati dimostrano a iosa che qualcosa di grave mina il sistema universitario italiano. Ricordo per esempio, altri studi recenti: la relazione Bottani-Tomei presentata al seminario dell’’ADI il 5-6 marzo 2004, oppure la presentazione fatta a Treviso nel 2006 da Bottani.

L’indagine AlmaLaurea raccoglie dati sulla condizione occupazionale dei laureati ad uno, tre e cinque anni dalla laurea . In complesso l’indagine ha coinvolto quasi 89mila laureati: 47.099 ad un anno dalla conclusione degli studi (di cui 30.134 pre-riforma), 23.464 a tre anni e 18.074 a cinque anni. L’interesse che l’indagine ha riscosso fra i laureati e la cura con cui è stata condotta dal Consorzio AlmaLaurea sono testimoniati dalle elevatissime percentuali di rispondenti: 87% ad un anno (ben 89% per i laureati di primo livello), 84% a tre anni e 77% a cinque anni. Si tratta di una delle fotografia più precise, fatte in casa, dello sbando degli studi universitari in Italia, dei problemi che incontrano i laureati italiani ( caso quasi unico) a trovare un’occupazione adeguata, degli intoppi che rendono difficoltosa la transizione dalla scuola al lavoro. Questo problema lo si incontra in Italia non solo all’uscita dall’Università (indipendentemente da come si esce, con o senza laurea), ma anche all’uscita dagli Istituti tecnici, dagli Istituti professionali e dalle scuole professioanli, ossia a monte dell’università. La transizione dalla scuola al lavoro è un problema, questo problema non è solo imputabile alle aziende, all’organizzazione del mondo del lavoro, alla legge Biagi, come taluni suggeriscono, ma anche alla scuola, come invece, spesso, troppi, molti, rimuovono.