A New York si chiudono scuole inefficienti; in Inghilterra il ministro dell’educazione corre ai ripari e invita le collettività locali a aiutare 1400 scuole elementari nelle quali gli allievi non riescono ad imparare l’inglese e la matematica.

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Esempi: Stati Uniti e Inghilterra

La valutazione su larga scala è uno strumento efficace per rendere le scuole responsabili e per migliorare la qualità del sistema, nonostante i problemi delicati posti dall’impostazione e dall’uso di questo tipo di operazione.

La valutazione delle scuole

 

In Italia

Alcune settimane fa l’INVALSI ha pubblicato una prima analisi dell’indagine svolta nel 2009 nelle seconde e nelle quinte elementari sulle competenze e conoscenze in matematica e lettura.

Quest’ indagine su vasta scala è stata effettuata secondo criteri di qualità rigorosi. L’INVALSI ha composto un gruppo campione rappresentativo a livello nazionale e per tre macro-aree geografiche: Nord, Centro e Sud. I risultati, commentati altrove, rivelano forti discrepanze tra scuole e la presenza nel sistema scolastico italiano di scuole primarie nelle quali le seconde e le quinte elementari conseguono punteggi molto bassi. Queste scuole dovrebbero essere osservate in modo oculato e seguite con attenzione durante i prossimi anni. Se i pessimi risultati dovessero ripetersi s’imporrebbero interventi su misura per correggere la situazione. Non è infatti equo che gli allievi di queste scuole paghino lo scotto dell’inefficienza dell’istituto.

Le pessime scuole: cosa farne?

In taluni sistemi scolastici queste situazioni sono affrontate di petto. Per esempio negli USA e in Inghilterra. Le scuole poco efficienti, che sono identificate grazie ai test nazionali, sono oggetto di cure e attenzioni particolari. Negli Stati Uniti per esempio si impone a tutte le classi un obiettivo da conseguire nei test di inglese e matematica. L’obiettivo è scaglionato su un periodo di dodici anni (va conseguito non di colpo ma progressivamente perchà gli allievi passono ma la scuola resta), alla fine del quale le classi della scuola che sono valutate con test regionali (negli Stati Uniti i test sono predisposti dagli Stati, che sono pressapoco l’equivalente delle regioni italiane) dovrebbero conseguire un punteggio medio pari alla media nazionale. In questo modo si spera di elevare gradualmente la qualità di tutte le scuole. Le scuole che non ce la fanno, ossia che non riescono a tenere il ruolino di marcia calcolato per loro, in funzione dei risultati conseguii nei test del 2002, con classi che conseguono punteggi inferiori all’obiettivo predisposto, devono prendere provvedimenti per correggere la situazione. La scala delle sanzioni e degli interventi è particolarmente severa per le scuole che anno dopo anno si classificano in fondo alla graduatoria nei test statali. Queste scuole devono accettare un intervento calibrato di specialisti esterni alla scuola. A queste scuole viene dato un periodo di cinque anni per rimettersi in sella e ripartire. Se dopo cinque anni, nonostante il sostegno ricevuto, i risultati degli allievi non migliorano e non corrispondono agli obiettivi, la scuola può essere chiusa.

La chiusura delle scuole

Il rimedio è radicale. Cosa significa? Grosso modo la conseguenza principale è un cambio della guardia: si licenzia il direttore (ossia il dirigente scolastico), si cambia il personale scolastico e si autorizzano le famiglie a togliere i figli dalla scuola e a inscriverli in altre. Si riatta l’edificio e poi lo si riapre con un nuovo dirigente, con un nuovo corpo docente (tra i quali si possono ritrovare anche professori della scuola precedente) e con una popolazione scolastica diversa. In gran parte gli studenti sono gli stessi, perché non è evidente per una famiglia, soprattutto se povera, mandare i figli in un’altra scuola. Una certa percentuale di studenti, che può essere più o meno alta, però sparisce e va altrove. La nuova scuola ha un volto nuovo e spesso anche una popolazione scolastica ridotta, quindi classi meno numerose e talora meno indisciplinate. Riattare una scuola da capo a piedi non è però un’operazione semplice.

 

La minaccia della chiusura funziona?

 

La minaccia della chiusura della scuola fa paura ai dirigenti, ai professori e a molte famiglie. Cosa succede quando la minaccia si profila? Di colpo, le scuole si svegliano e reagiscono. E’ il classico colpo di coda finale, all’ultimo minuto. Tutti i mezzi sono buoni per evitare la catastrofe e salvarsi. Non conviene a nessuno degli attori in gioco subire una punizione del genere, dalle conseguenze imprevedibili. Giunti alla fine delle procedure previste per uscire dal tunnel, i risultati ai test di colpo migliorano, come se ci fosse stata una bacchetta magica. Le scuole malconce trovano gli espedienti per restare a galla e evitare il peggio, ossia la chiusura. Quindi la minaccia , per un certoo verso, funziona. Per altri versi invece no, come lo dimostra un’indagine recente a Chicago, dove sono state chiuse molte scuole. Il provvedimento della chiusura però in realtà fallisce come lo dimostrano molteplici indagini. In alcuni casi si riesce a chiudere scuole dissestate, ad effettuare cioè un’operazione che di per sé parrebbe logica, in altri invece non si riesce.

 

Il caso di New York

 

In un articolo del New York Times del 2 dicembre 2009 si annuncia che prossimamente a New York si chiuderanno quattro scuole. Questa à la politica del pugno di ferro da parte dell’amministrazione scolastica della città per risanare il sistema scolastico. Anche a Chicago, l’ex- direttore delle scuole della città, Arn Duncan, attuale segretario di stato per l’educazione nel governo di Obama, ha proceduto nello stesso modo e ha fatto chiudere moltissime scuole durante il suo periodo di reggenza.

 

Il dipartimento dell’educazione della città di New York di è alla testa del provveditorato agli studi più grande degli Stati Uniti. Si ritiene che l’annuncio della chiusura di quattro scuole sarà seguito tra poco da altre comunicazioni simili.


Le quattro scuole sono un Istituto tecnico nel Brooklyn, una scuola nel Bronx e due scuole a Manhattan. Queste quattro nuove chiusure si aggiungono ad altre 91 che effettuate dopo il 2002, ovverosia da quando il sindaco della città Michael R. Bloomberg ha deciso d’impegnarsi per migliorare radicalmente la qualità delle scuole della città.

La chiusura delle scuole deve essere approvata dalla commissione scolastica che è controllata però dal sindaco ed è quindi da ritenersi cosa fatta.

A decorrere dal 2007 lo strumento utilizzato per decidere il futuro di una scuola è un insieme di indicatori prodotto annualmente per ogni scuola, che permette di comparare le scuole tra loro, nel quale i risultati conseguiti dagli allievi costituiscono una delle principali rubriche.

La legge della scuola in vigore nel provveditorato di New York esige che prima di chiudere una scuola debba intercorrere tra il momento della decisione e quello della chiusura un periodo di 45 giorni nel corso dei quali si raccolgono ulteriori commenti provenienti dal pubblico sullo stato della scuola.

Talune scuole, benché siano state valutate in modo negativo, restano aperte ma ricevono una nota di biasimo e un avvertimento che le invita a cambiare rotta e a migliorare le prestazioni. Molto spesso, la decisione di chiudere una scuola suscita reazioni di malumore e di paura nei quartieri.

Cosa succede dopo la chiusura di una scuola

Il futuro dei dirigenti è nebuloso. Per esempio, non si sa ancora se i dirigenti delle quattro scuole che saranno prossimamente chiuse a New York manterranno il loro contratto. Le autorità cittadine non hanno ancora annunciato quale sarà la configurazione delle nuove scuole che dovrebbero sostituire le vecchie. Negli anni scorsi, in certi casi, il personale amministrativo delle scuole chiuse è rimasto nella nuova scuola e ha continuato come se nulla fosse il proprio lavoro. Gli insegnanti che hanno perso il loro lavoro a causa del calo del numero degli allievi sono autorizzati a postulare un nuovo posto in un’altra scuola. Gli studenti dal canto loro possono optare per restare nella scuola pure per essere trasferiti in altre scuole.

Il caso inglese: dal bastone alla carota



Anche in Inghilterra la minaccia della chiusura delle scuole poco efficaci è stata utilizzata nel passato specialmente nei riguardi delle scuole secondarie di primo grado. Più di 600 scuole medie il cui punteggio nei test di inglese e matematica si era rivelato inferiore alla soglia minima stabilita dal governo sono state minacciate di essere chiuse oppure di essere affidate a tutori esterni, perdendo in questo modo la loro autonomia.



Secondo un articolo pubblicato nella sezione scuola della BBC News il 4 dicembre scorso più di 1400 scuole primarie inglesi hanno conseguito un punteggio nelle prove nazionali di inglese e matematica inferiore alla soglia ritenuta come obiettivo minimo da parte del governo. Il ministero vorrebbe che almeno il 55% degli allievi di ogni scuola conseguisse lo standard stabilito per la loro età. Orbene, se il ministero avesse applicato la stessa strategia utilizzata verso le scuole secondarie di primo grado, queste 1400 scuole primarie avrebbero dovuto subire la stessa minaccia: o essere chiuse oppure perdere la loro autonomia per essere affidate a una gestione esterna. Invece, questa volta, il ministero ha cambiato strategia: invece di minacciare la chiusura della scuola si è rivolto alle autorità locali per chiedere loro di pilotare il miglioramento proponendo una dozzina di provvedimenti speciali. Si tratta, da parte del ministero, di un capovolgimento completo di direzione: al posto di sanzionare le scuole il ministro dell’educazioneEd Ball si è rivolto alle autorità locali, responsabili delle scuole primarie, alle quali ha chiesto un piano d’azione entro febbraio del prossimo anno.



L’uso della valutazione



I risultati della valutazione nelle scuole primarie inglesi rese note settimana scorsa hanno rivelato una deteriorazione della situazione rispetto all’anno scorso. Il punteggio medio in inglese e in matematica è calato di un punto in percentuale e resta ancora ben distante dall’obiettivo che si vorrebbe conseguire nel 2011. Anche in Inghilterra, come negli Stati Uniti, con la legge federale NCLB (No Chils Left Behind) [1], le autorità nazionali hanno assegnato alle scuole un obiettivo da conseguire. La valutazione nazionale su vasta scala serve per osservare i progressi realizzati dalle scuole rispetto all’obiettivo che dovrebbero raggiungere. In Inghilterra, in 1472 scuole primarie il punteggio medio è inferiore alla soglia minima. L’obiettivo per il 2011 è di portare il 78% degli allievi delle scuole primarie a conseguire o superare la soglia minima nazionale. Si è ancora alquanto distanti da questo obiettivo ideale. Quest’anno la situazione per di più è peggiorata perché ci sono 113 scuole in più dello scorso anno con punteggi medi al di sotto della soglia minima. Si ritene anzi che il numero delle scuole insufficienti potrebbe essere più alto se fossero state incluse nelle tabelle i risultati di un gran numero di piccole scuole.

Di fronte a questi risultati, il ministero e il governo hanno espresso la loro insoddisfazione nonché la loro preoccupazione. A giusta ragione quindi espresso il loro disappunto e hanno annunciato l’adozione di provvedimenti che dovrebbe permettere di correggere il tiro.

 

Finora, in Italia, né il governo né il ministero hanno reagito di fronte alla pubblicazione dei risultati dell’indagine svolta nelle scuole primarie nel 2009 rimbalzi. Non c’è da sperare che questa valutazione servi a qualcosa. Lo si dovrebbe potere constatare tra poco.



 

[1] Moltissimi articoli ne trattano in questo sito. Si ritrovano effettuando una ricerca con l’acronimo NCLB