In questo articolo si discute della composizione del campione di quindicenni che dovrebbe essere rappresentativo di tutti i quindicenni italiani e si esprimono riserve a questo proposito.

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Un bel rompicapo

Le scuole statali sono migliori di quelle paritarie ? Le scuole paritarie sono una zavorra che fa crollare la media del punteggio italiano nell’indagine PISA ? Se si escludono dal calcolo i punteggi delle scuole paritarie i punteggi delle scuole statali sarebbero nettamente superiori ? Il sistema scolastico si classificherebbe tra i migliori ? Su questo argomento andrebbe condotto uno studio specifico su campioni rappresentativi di scuole statali e paritarie di diverso livello. Purtroppo il tema in Italia è difficile da discutere a causa delle strumentalizzazioni.

Questo è il terzo intervento sull’indagine PISA, dopo quello che anticipava i risultati, abbastanza azzeccati (un po’ di narcisismo non fa male) tranne la sorpresa Shanghai, ma non si sapeva nemmeno, al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori, che la città era stata coinvolta nell’indagine, e quello di presentazione dei risultati.

 

La questione scottante del campione italiano

Mi sento obbligato a rivenire sulla questione per un problema serio apparso nel frattempo, ossia quello della composizione del campione di studenti italiani, campione suscettibile di rappresentare tutti i quindicenni italiani.

Lo spunto per intervenire nasce da un articolo di Salvo Intravaia pubblicato il 10 dicembre scorso su  La Repubblica.it intitolato « Nella scuola pubblica si impara di più. L’Italia in basso per colpa delle private » nel quale il giornalista usa i risultati italiani dell’indagine PISA per difendere la validità della scuola statale e per squalificare le scuole paritarie.

A questo articolo hanno risposto Giorgio Vittadini e Luisa Ribolzi con un articolo apparso il 13 dicembre sul Sussidario.net  intitolato « Le paritarie abbassano il livello ? È solo un’idea (falsa) di Repubblica ». In aggiunta a questi due articoli, si può dire che la pubblicazione dei risultati nell’indagine PISA, che ha suscitato molto interesse nel mondo, ha anche generato perplessità tra alcuni specialisti e osservatori delle scienze dell’educazione perché taluni risultati sono sorprendenti, in particolare se si comparano con quelli di indagini precedenti oppure con altri della stessa indagine nello stesso sistema scolastico. In particolare in Italia ove le oscillazioni di risultati da una rilevazione all’altra in alcune regioni o aree sono considerevoli il che suscita perplessità visto che in soli tre anni non sembrano esserci stati cambiamenti tali da giustificare queste variazioni. E’ quindi opportuno rivenire sulla questione ed in particolare di porre sul tappeto il tema della campionatura.
 
La costruzione del campione rappresentativo per l’indagine PISA

Nell’indagne PISA non si somministra il test e non si passano i questionari a tutto l’universo di studenti quindicenni, ma solo a un campione rappresentativo, ossia a un insieme di studenti selezioni secondo criteri appositi, suscettibile di rappresentare tutta la fascia di età. Da sempre , ossia sin dal 2000, il campione di studenti italiano che dovrebbe rappresentare tutti i quindicenni italiani, in tutti i tipi di scuola, pone problemi. Chi conosce il sistema scolastico italiano e la composizione del campione italiano costituito per rappresentare tutti i quindicenni ha dubbi sulla validità del campione e ritiene che il campione italiano nell’indagine PISA non rappresenta tutti i quindicenni italiani e tutti i tipi di scuola.

I criteri di campionatura

Esiste un problema OCSE : per essere comparabili tra loro, i punteggi dei vari sistemi scolastici che partecipano all’indagine PISA dovrebbero provenire da una campionatura dei quindicenni rigorosamente identica, ma nonostante la cura prestata dall’OCSE-PISA alla campionatura, sussistono numerosi indizi che indicherebbero la presenza di sbavature nei campioni di quindicenni dei vari sistemi scolastici coinvolti in PISA. Ciò significherebbe che i punteggi degli studenti inscritti nei vari sistemi scolastici non sono tra loro perfettamente comparabili. Quale sia il margine di errore indotto da queste sbavature non è dato saperlo. In ogni modo ci sono dubbi e questi vanno controllati e verificati.

La costruzione di un campione rappresentativo di una popolazione è molto delicata. La controprova è data dall’attenzione riservata da tutti coloro che svolgono sondaggi a questa questione iper-tecnica che sfugge al comune dei mortali.

La campionatura della popolazione scolastica presuppone che esista un’anagrafe scolastica in ordine, aspetto questo che in Italia non c’è il che preclude già dall’inizio la realizzazione di un buon campione rappresentativo. Poi occorre prevedere l’intervento di specialisti della costruzione dei campioni rappresentativi di una popolazione globale. Questa è infatti un’operazione statistica che esige determinate conoscenze che non tutti posseggono ed infine, nelle indagini internazionali comparate, occorre la supervisione di arbitri neutri che verificano se i campioni dei vari sistemi scolastici rispettano i criteri forniti per garantire la comparabilità, l’esattezza dei calcoli, e la comparabilità dei vari campioni di popolazione. Va da sé che se i campioni di popolazione che partecipano ad una indagine non sono tra loro comparabili, la comparazione va a farsi friggere.

L’articolo di La Repubblica.it

Nell’articolo pubblicato da Repubblica.it il 10 dicembre scorso si sostiene che « a fare precipitare gli studenti italiani in fondo alle classifiche internazionali sono proprio gli istituti non statali ». Quest’ affermazione merita di essere verificata in tre modi :

 

  • precisando cosa si intende per istituti non statali,
  • verificando se la tipologia usata dai responsabili dell’indagine PISA per classificare gli istituti scolastici ( la terminologia internazionale è diversa da quella in auge in Italia e la portata semantica dei concetti usati non è identica. Nella terminologia internazionale usata dall’OCSE si distingue la scuola pubblica dalla scuola privata e questa è a sua volta suddivisa in due categorie, come si vedrà tra poco),
  •  esaminando come è composto il campione di quindicenni italiani.

 

Notiamo che nell’articolo di Repubblica non si usa la terminologia della classificazione OCSE. Occorrerebbe dunque fornire una tavola di corrispondenze tra il linguaggio internazionale e quello nazionale, per capire se le inferenze effettuate dalle tabelle internazionali nelle quali le categorie di scuole sono classificate secondo un lessico convenzionale internazionale siano corrette o meno quando si usa il lessico scolastico italiano. Per deduzione, possiamo supporre che nell’articolo si assimilino gli istituti non statali alle scuole private della classificazione OCSE, ma nella classificazione OCSE esistono due gruppi di scuole private per cui sarebbe bene precisare a quale di questi due gruppi appartengono gli istituti non statali italiani.

La classificazione usata dall’OCSE per distinguere scuole private da scuole pubbliche

L’OCSE distingue la scuola pubblica dalla scuola privata. Nel lessico italiano, la scuola pubblica è la scuola statale, anzi la scuola che dipende dal ministero dell’istruzione pubblica. Tutte le altre scuole sono classificate dal Ministero o dai dirigenti scolastici nella categoria di scuole private.

Nel gruppo delle scuole private ci sono due tipi di scuole : quelle che ricevono il 50% o più dei fondi necessari al loro funzionamento (Government dependent private schools), e quelle che ricevono meno del 50% (Government-independent private schools). Le definizioni sono esposte nel volume « SCHOOL FACTORS RELATED TO QUALITY AND EQUITY. RESULTS FROM PISA 2000, OECD Paris 2005 »

I dettagli della distribuzione dei quindicenni tra i vari tipi di scuola dei sistemi scolastici inclusi nell’indagine PISA si trovano nel volume IV della serie di documenti pubblicati alla presentazione dei dati dell’indagine PISA 2009 : « PISA 2009 Results : What Makes a School Successful ? RESOURCES, POLICIES AND PRACTICES, OECD, Paris 2010 », mentre le modalità di classificazione delle scuole nel campione 2009 saranno specificate nel rapporto tecnico dell’indagine 2009 in corso di pubblicazione.
Conoscendo il modo di funzionare dell’OCSE possiamo ritenere che la classificazione usata nel 2000 è identica a quella del 2009. Possiamo quindi riprendere le definizioni e le spiegazioni esposte nel volume dell’OCSE che commenta i risultati del 2000 citato poc’anzi e pubblicato nel 2005, senza tema di essere smentiti (del resto queste definizioni erano già in auge nel calcolo degli indicatori internazionali della scuola nei paesi dell’OCSE usciti tra il 1992 e il 1995).Si scopre alla fine fine che la classificazione utilizzata nell’indagine Pisa 2009 è precisata in una nota, la nota 10 nel capitolo secondo del volume quarto della serie PISA 2009 a pagina 59. Quindi, come ci si poteva aspettare, la definizione di scuola privata e scuola pubblica non è cambiata nel corso del decennio.


Nell’indagine Pisa 2000 (ma quasi certamente anche nell’indagine Pisa 2009) le scuole sono classificate come scuole pubbliche (in Italia si direbbe statali, ma questa è una nostra interpretazione perché non disponiamo di una tabella di corrispondenza tra terminologia italiana e internazionale) o come scuole private a seconda dell’istanza finale che all’interno della scuola ha il potere di decisione sugli affari rilevanti dell’istituto.

Le scuole private sono scuole il cui dirigente ha dichiarato nelle risposte al questionario PISA che sono controllate o dirette da un’organizzazione non governativa e che hanno o che hanno un consiglio di direzione composto prevalentemente da membri che non sono stati nominati da un ente pubblico (ripetiamo, per l’Italia, l’equivalente semantico per "pubblico" sarebbe "statale").

Esempi di organismi non governativi sarebbero le chiese, i sindacati, le aziende. Inoltre, le scuole private sono distinte in due categorie :

  • le scuole private indipendenti dal governo, e
  • le scuole private dipendenti dal governo (in Italia si direbbe dallo Stato) a seconda della provenienza delle loro risorse finanziarie.

Le scuole private indipendenti dal governo ricevono almeno il 50% delle loro risorse da fonti private, per esempio dalle rette pagate dei genitori, da donazioni, da sponsor oppure da fondi raccolti dalle famiglie. Le scuole private dipendenti dallo Stato (nella terminologia OCSE, « government-dependent private schools ») ricevono il 50% o più delle loro risorse da enti statali. In altri termini, le scuole private dipendenti dallo Stato sono prevalentemente finanziate con fondi pubblici (questo per esempio è il caso di molte scuole private cattoliche in Francia, in Spagna, nei Paesi Bassi, ma non è il caso delle scuole paritarie in Italia, per cui le scuole paritarie in Italia, che sono scuole private, vanno considerate scuole private indipendenti dallo Stato). Secondo le dichiarazioni dei dirigenti dei presidi fatte nel questionario a loro destinato nell’indagine Pisa-OCSE, le scuole statali sono controllate direttamente da un’autorità pubblica, da un ente governativo ed hanno un consiglio di direzione i cui membri sono in maggioranza composti da persone designate dall’autorità pubblica o nominate dall’autorità statale.

Quando si ha a che fare con questa definizione occorre riconoscere che si è veramente in difficoltà di fronte alla tipologia scolastica italiana perché sul piano internazionale il lessico comunemente usato è quello di scuola pubblica mentre in Italia il sintagma « scuola pubblica » è raramente usato. Più comune, in Italia, è il sintagma « scuola statale". Non c’è dubbio che gli istituti professionali italiani siano scuole statali o scuole pubbliche, mentre esiste una grande confusione in Italia per quel che riguarda la classificazione dei centri di formatore professionale e le scuole professionali.

Nelle regole per la campionatura fornite dai responsabili dell’indagine Pisa non si precisa per quanti anni gli studenti quindicenni abbiano frequentato la scuola privata o una scuola pubblica. L’indagine PISA non si interessa degli antecedenti scolastici degli studenti. Quindi è possibile che uno studente quindicenne inscritto in una scuola privata abbia frequentato una scuola primaria pubblica o statale o una scuola media pubblica o statale. Per il momento non è possibile operare una distinzione in funzione di questa variabile che comunque non è irrilevante rispetto all’interpretazione dei punteggi conseguiti nel test PISA (Si veda la sezione « Reporting student data » nel vol. IV già citato,pag 23 della sintesi).


Gli istituti non statali in Italia : un rebus


In Italia gli istituti non statali per antonomasia sono le scuole paritarie, che sono nella stragrande maggioranza scuole cattoliche. Inoltre non statali, sempre in Italia, sono considerati i CFP, ossia i Centri di formazione professionale perché questi centri dipendono in gran parte dalle Regioni e non dallo Stato. Istituti statali sono invece i licei, gli Istituti tecnici e gli Istituti professionali. Quindi nella categoria degli istituti statali si ritrova una forte proporzione di quindicenni, ma ci sono quindicenni anche nelle scuole paritarie che verosimilmente offrono una gamma completa di formazione e istruzione, con licei e formazione e istruzione professionale, e ci sono quindicenni nei CFP regionali. Forse ce ne sono anche in altri istituti.


I risultati italiani nel test Pisa 2009 e in particolare nel test di lettura articolati in funzione del tipo di scuola

Secondo il quotidiano La Repubblica, partendo dai dati pubblicati dai responsabili dell’indagine PISA, gli istituti statali italiani sarebbero migliori di quel che si può dedurre dalla media del punteggio conseguito nel test PISA dagli studenti quindicenni. Questa media è bassa perché gli istituti non statali non sarebbero ben preparati. Il giornalista afferma : « Sono le private la vera zavorra del sistema ».

Di fronte ad un’affermazione così perentoria nascono due obiezioni : la prima riguarda la tipologia degli istituti non statali nel campione italiano ; la seconda riguarda i punteggi degli istituti statali. Spieghiamole. 

Gli istituti non statali in Italia e i loro punteggi

Abbiamo visto che gli istituti non statali comprendono in Italia grosso modo due categorie : le scuole paritarie e i CFP. Probabilmente ne comprendono una terza di cui non si sa nulla, ossia quella delle scuole totalmente private, che non ricevono nessuna sovvenzione statale, le private in assoluto, o le private pure, ma possiamo lasciare perdere nell’analisi che stiamo facendo questa componente.

Nell’articolo di Repubblica non si precisa se i punteggi sono bassi nella stessa proporzione per le due categorie di istituti non statali oppure se una categoria ha peggiori risultati di un’altra. La reticenza dell’autore dell’articolo è comprensibile perché questo confronto non è possibile con i dati a disposizione. L’articolo di Repubblica suggerisce che le medie di queste due categorie di scuole sono talmente disastrose da incidere negativamente sulla media nazionale la quale invece sarebbe molto migliore in termini assoluti e in termini relativi, comparandola alla media di altri sistemi scolastici, se non ci fossero gli istituti non statali. In altri termini gli istituti statali italiani, frequentati dal grosso dei quindicenni, sarebbero molto migliori di quel che appaiono nella pubblicazione OCSE-PISA. Se si scandagliano i risultati italiani si scopre invece subito ( si vedano le tabelle inserite in quest’articolo) che le medie delle due categorie di istituti non statali non sono affatto simili e che la media dei CFP è la peggiore. Quindi, prima di affermare globalmente che gli istituti non statali zavorrano la prestazione italiana, sarebbe opportuno effettuare questa distinzione e chiedersi quali sono gli istituti non statali che abbassano la media nazionale che è di per sé già mediocre.

Gli istituti statali dei quindicenni e i loro punteggi

La seconda obiezione riguarda i punteggi degli istituti statali. E’ ormai noto che questi punteggi si distribuiscono su una vasta scala : ci sono istituti eccellenti ed istituti pessimi. In genere, la media dei licei è migliore di quella delle altre scuole, ma anche tra i licei ci sono quelli buoni e quelli meno buoni. Le scuole non sono tutte uguali, ma possiamo per ora sorvolare su questo punto. Importa invece segnalare che ci sono istituti statali con punteggi simili a quelli dei CFP e che ci sono istituti non statali con punteggi superiori a quelli di certi istituti statali. In altri termini, i punteggi delle varie categorie di scuole si accavallano. Non tutti gli istituti statali concorrono ad innalzare la media nazionale e ci sono istituti statali che invece contribuiscono ad abbassarla. Quest’analisi si può fare senza grandi difficoltà e probabilmente l’INVALSI l’ha già fatta.

Le scuole private, in genere, secondo l’OCSE, non abbassano le medie dei punteggi nei test. Non c’è differenza tra scuole pubbliche e scuole private. L’OCSE ha prodotto analisi dettagliate di questa questione con i dati dei sistemi scolastici nei quali la scuola privata occupa un posto ben più rilevante che non Italia.
Ecco quanto afferma l’OCSE commentando i risultati dell0indagine PISA 2009 :

"Dopo avere tenuto conto dei profili socio-economici e demografici degli studenti che frequentano le scuole private e delle stesse scuole private presenti nei sistemi scolastici dell’OCSE si constata che i risultati sono simili a quelli degli studenti che frequentano le scuole pubbliche" (ndr. : terminologia OCSE, in Italia si direbbe scuole statali) (Vol IV della serie PISA 2009, sintesi pag. 14)

E ancora :

"La presenza di scuole private in un sistema scolastico incide sui risultati ? Nell’indagine PISA le scuole private sono le scuole che sono gestite e dirette in maniera indipendente, senza tenere conto del loro finanziamento che può essere o statale o privato. I risultati di PISA suggeriscono che la proporzione di scuole private in un sistema scolastico non è correlata i risultati globali del sistema ((Figura IV.2.4a, vol. IV, 2010, pag.42)".


L’OCSE pubblica una tabella di confronto dei punteggi conseguiti dai quindicenni nelle scuole statali e nelle scuole private. Abbiamo ripreso la linea riguardante l’Italia, disarticolando i punteggi per categoria di scuola.




 Differenze nei punteggi conseguiti nel test di comprensione della lettura tra scuole private e scuole pubbliche (Vol.IV pag, 140)


Scuole private dipendenti dal governo
(probabilmente i CFP, in attesa di una conferma da parte dell’INVALSI (Tab.IV.3.9 pag.224) :


Alla luce della percentuale degli inscritti in queste scuole si può supporre, in mancanza di controindicazioni, che questa proporzione e questi punteggi rappresentano il risultato dei CFP. L’OCSE non fornisce la fonte di queste informazioni.

Scuole statali


Si può supporre che le scuole pubbliche (terminologia OCSE) raggruppino in Italia gli studenti frequentanti le scuole statali


Scuole private indipendenti dal governo (ossia dallo stato)


Si può supporre che le scuole private indipendenti dal governo siano in Italia le scuole paritarie, ma non abbiamo elementi a sufficienza per confermare questa supposizione tranne la deduzione che si può trarre dalla percentuale degli inscritti.

La differenza nella media del punteggio nel test di comprensione della lettura è dunque di 21 punti a vantaggio delle scuole statali (media scuole statali : 489 ; media scuole private indipendenti o scuole paritarie : 478).

Angela Martini ritiene che le caratteristiche degli studenti delle scuole paritarie concorrono a spiegare questo risultato. Queste caratteristiche sarebbero le seguenti :


— status socio-economico-culturale più alto degli alunni delle statali,

— preparazione più bassa,

— genere in prevalenza maschile.

In altre parole, sono per lo più gli alunni di famiglia agiata (più maschi che femmine) che non vanno bene a scuola che frequentano le scuole secondarie superiori paritarie, ossia gli studenti deboli delle classi sociali superiori. Se ciò fosse verificato, allora si deve ritenere preoccupante il fatto che in Italia ci sia una proporzione bassa di buoni lettori, cioè di quindicenni che nel test PISA conseguono un punteggio pari al livello 5 e 6 della scala di competenze PISA. Il sistema scolastico italiano abbassa le competenze in lettura di tutte le categorie di studenti e non le innalza, è un sistema mediocre. Le scuole paritarie non riescono ad elevarlo per via della composizione particolare degli iscritti e le scuole statali non sono brillanti.
Si dispongono di poche informazioni sulla composizione del campione italiano , ma si può supporre,senza conoscere a fondo in tutti i suoi dettagli il sistema di campionamento seguito in Italia - al di là della stratificazione per regione e la tipologia delle scuole statali, che è la sola informazione universalmente nota - che il campione non sia corretto e rappresentativo di tutti i quindicenni e di tutte le scuole che accolgono i quindicenni. In questo caso non si possono fare con certezza affermazioni sulla rappresentatività o meno del campione.

Una prova ulteriore della presenza di problemi in Italia per costruire il campione è offerta dalle tabelle PISA , volume IV , nelle quali per la maggior parte delle regioni (curiosamente designate nel volume OCSE come province) , nelle rubriche riguardanti scuole private e scuole pubbliche nelle regioni italiane non ci sono cifre ma il simbolo « c » che significa che ci sono troppo pochi dati.

Scuole statali vs scuole private nel Veneto

Nell’analisi specifica dei punteggi degli studenti veneti nell’indagine PISA 2006 che era imperniata sulla cultura scientifica, si compie un passo avanti nel confronto tra tipo di scuole aventi una gestione diversa (statale vs non statale nella terminologia OCSE, statali vs paritarie nel lessico italiano). Non entriamo nei dettagli dell’analisi svolta nel Veneto dove gli studenti delle scuole paritarie conseguono pure un punteggio nel test di scienze inferiore agli studenti delle scuole statali [1] . Se si correggono i punteggi tenendo conto delle caratteristiche socio-economiche e culturali [2] allora si constata che gli studenti quindicenni dei licei e istituti tecnici paritari hanno in media un indice di statuto socio-economico e culturale più elevato di quello degli studenti dei licei e degli istituti tecnici statali. Questa osservazione, incrociata con altri dati scolastici, come i giudizi di licenza media, induce gli autori del rapporto veneto a concludere che

"Questo dato e gli altri cui si è fatto sopra riferimento delineano un ruolo dell’istruzione non statale nel ciclo secondario superiore che potremmo definire – fatte salve le debite eccezioni - di “ciambella di salvataggio” per gli studenti di famiglia agiata a rischio d’insuccesso nella scuola pubblica. Tale situazione, che ha profonde radici storiche e si ripete con maggiore o minore intensità anche in altre regioni italiane, spiega perché nel nostro paese, a differenza di quanto accade nella maggior parte dei paesi OCSE, la scuola privata ottenga risultati inferiori a quella pubblica, con un divario che si allarga fino a diventare statisticamente significativo quando si tiene sotto controllo lo status socio-economico-culturale degli alunni e delle scuole, come si può evincere dalla tabella 5.4, p. 166, del Rapporto Internazionale".


Pertanto, non si può affermare. alla luce di questi elementi che le scuole paritarie siano di per sé una zavorra, ma sono piuttosto una componente organica del sistema scolastico italiano nel suo complesso. Indiscutibilmente occorrono analisi più approfondite e dati migliore per capire meglio questa situazione.

Conferme della presenza di qualcosa di storto

Vittadini e Ribolzi nel loro articolo sul Sussidario affermano che nel campione italiano PISA sono presenti 30 CFP e 31 scuole paritarie su 1062 scuole paritarie esistenti nel paese, ossia una percentuale pari al 2,9%, fra le quali si annoverano 21 licei su 426 (4,9%), 5 professionali su 225 (2,2%), 4 tecnici su 315 (1,3%). Poiché non disponiamo dei criteri rilasciati da PISA per la stratificazione del campione non possiamo dire se questa proporzione sia rappresentativa o meno,ossia se è corretta per costruire un campione rappresentativo. Non lo sappiamo. Alla luce di questi dati temiamo che non lo sia.
 

Il problema delle scuole professionali e dei centri di formazione professionale

A parte la questione della rappresentatività delle scuole paritarie esiste la questione scottante della classificazione dei centri di formazione professionale. In generale, in altri sistemi scolastici, gli studenti che frequentano istituti simili ai centri italiani di formazione professionale per tipo di formazione (per esempio gli studenti che frequentano la formazione duale o i corsi d’apprendistato) sono inclusi in una proporzione rappresentativa nel campione nazionale per cui il loro punteggio entra nel computo della media conseguita dagli studenti del sistema scolastico in questione. Questo non è il caso in Italia, dove certe regioni includono un gran numero di CFP nel loro campione (vedi per esempio la Lombardia, il Lazio, la Liguria, mentre in altre regioni non sono presente nessun CFP, per esempio nel Molise, nella Basilicata, nel Friuli Venezia Giulia. Può darsi che queste regioni ne siano prive, ma occorrerebbe precisarlo). Si può temere che il campione italiano PISA non rappresenti fedelmente la popolazione scolastica dei quindicenni, non è comparabile a campioni di altri sistemi scolastici e non è utilizzabile per valutare le prestazioni delle scuole private o delle scuole non statali.

Per scrupolo si può esaminare la composizione del campione dell’indagine PISA 2006 per area geografica e per tipologia di scuola. Orbene i dati sono stupefacenti per quel che riguarda le scuole professionali, ossia i CFP :

Fonte INVALS, Risultati di PISA 2006. Un primo sguardo d’insiemeI



In una comunicazione personale ricevuta da Angela Martini si esprimono preoccupazioni di fronte alle grandi oscillazioni di punteggi italiani tra un ciclo e l’altro di Pisa. Angela Martini osserva :

"Per quanto riguarda il Nord, rispetto alla precedente rilevazione, il Nord-Est perde tutto il suo vantaggio del 2006 a favore del Nord-ovest. In particolare la Lombardia, che nel 2006 era scesa di circa 30 punti rispetto al risultato ottenuto precedentemente nel 2003, recupera alla grande divenendo la prima regione in Italia. Sinceramente sbalzi di questo genere da una rilevazione all’altra mi sembrano eccessivi (o forse PISA è un termometro sensibilissimo alle variazioni dell’economia ?). Io sostengo dall’inizio che a mio parere ci sono dei problemi - a dire il vero non imputabili all’OCSE - per quanto riguarda uno dei criteri di stratificazione del campione in Italia, quello che fa riferimento alla tipologia di scuola (licei, istituti tecnici, ecc.). Sotto la dicitura "licei" oramai c’è di tutto, per cui, a seconda che nel grappolo di scuole che li rappresentano nel campione entri un numero più o meno alto di studenti di questo o quell’indirizzo - niente affatto uguali tra loro per il tipo di popolazione reclutata - i risultati non possono non risentirne".

Analoga preoccupazione è espressa in una comunicazione personale di Maurizio Gentile riguardante la composizione del campione della provincia di Trento. Gentile segnala che :

Ad esempio, il campione trentino è di 1400 alunni, ma nel database internazionale ne risultano 500, di cui 21 soggetti sono solo dei licei (meno di una classe). I colleghi stanno facendo delle verifiche.


Osservazione conclusiva




Gli elementi a nostra disposizione confortano i dubbi che si possono avere a proposito del campione italiano utilizzato nell’indagine Pisa. Molte indicazioni suggeriscono che il campione non sia corretto e non sia rappresentativo né della popolazione dei quindicenni italiani né della tipologia di scuole esistenti sul territorio italiano. Pertanto, le comparazioni tra i punteggi italiani e i punteggi conseguiti dai quindicenni che frequentano altri sistemi scolastici vanno fatte con estrema cautela ; a maggior ragione, i confronti interni ai vari tipi di scuole esistenti in Italia meritano un’oculata attenzione in mancanza di informazioni precise si criteri di stratificazione utilizzati per costruire il campione scolastico dell’indagine Pisa. Affermazioni come quelle tonitruanti fatte nell’articolo di Repubblica, senza prove, senza verifiche, sono di natura settaria e di impronta ideologica, ovverosia sono l’espressione di un atteggiamento che non è quello che ispira l’indagine Pisa.

[1] Si veda il rapporto apposito : "Rapporto Regionale sulle competenze degli studenti quindicenni, IRRE Veneto, Mestre, 2006"

[2] Nell’indagine PISA si calcola un indice sintetico apposito che raggruppa queste variabili per ogni studente in base alle dichiarazioni fatte dagli stessi studenti nel questionario loro destinato

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