L’articolo presenta un documento dell’OCSE nel quale si analizzano i risultati e le caratteristiche degli studenti che hanno conseguito i punteggi più elevati nel test di scienze dell’indagine PISA 2006.

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Analisi tematica dell’OCSE sui dati PISA 2006

Nel documento si esaminano tre temi:
- Aspetti sociologici: quali sono le caratteristiche degli studenti quindicenni con i punteggi più alti nel test di scienze dell’indagine PISA 2006? Da quali famiglie provengono? Quale è lo statuto sociale dell’ambiente in cui crescono?
- Aspetti scolastici e para-scolastici: quali sono le caratteristiche delle scuole che frequentano? Che tipo d’insegnamento scientifico hanno avuto? Quali attività extra-scolastiche di tipo scientifico hanno coltivato?
- Aspetti soggettivi: quali motivazioni li spingono ad appassionarsi per le scienze? Cosa pensano delle scienze? Quali progetti professionali coltivano? Sono di tipo scientifico?

A quindici anni ci sono studenti già appassionati per le scienze, allievi che sanno quel che faranno nella vita e tra questi alcuni hanno già deciso di dedicarsi a una carriera scientifica, di svolgere più tardi studi scientifici. Qual è il ruolo della scuola nello sviluppo di queste precoci vocazioni scientifiche? Può la scuola stimolare e promuovere questa passione? Da che famiglie provengono questi allievi? Quali esperienze hanno determinato il loro interesse per le scienze? Perché in certi sistemi scolastici la proporzione di studenti che conseguono punteggi eccellenti nei test internazionali di scienze è elevata mentre in altri è bassissima? Tutti gli studenti che a scuola riescono bene in scienze, amano le scienze? Hanno intenzione di proseguire gli studi in un indirizzo scientifico? L’analisi svolta dall’OCSE sui dati dell’indagine PISA 2006 che era imperniata sulla cultura scientifica dei quindicenni a scuola consente di fornire alcune risposte a queste domande che non sono banali se si considera l’importanza della scienza nello sviluppo economico e sociale delle società, il ruolo del personale scientifico e dei ricercatori nell’evoluzione tecnologica, la crisi delle vocazioni scientifiche nelle società contemporanee.

 

 

Top of the Class - High Performers in Science in PISA 2006

ISBN: 9789264060685
Pages: 165
Publication: 28/04/2009
Language: English

Pubblicazione unicamente in inglese

 

Chi sono i quindicenni eccellenti in scienze?

L’OCSE continua a sfornare studi d’approfondimento e di analisi dei dati raccolti con l’indagine internazionale PISA [1]. Questa volta la pubblicazione analizza le caratteristiche degli studenti che hanno conseguito i punteggi più elevati nel test di scienze che è stato fatto nella primavera del 2006 [2]. Abbiamo qui un ennesimo esempio di come si possa e si debba sfruttare la miniera di informazioni raccolte dall’indagine PISA. Ricordiamo che tutti i dati sono pubblici e che la banca dati PISA è consultabile gratuitamente.

Questo esercizio è molto utile e eloquente ma è anche limitato perché parte dal presupposto che gli strumenti dell’indagine PISA (test e questionari) siano di per sé al di sopra di ogni sospetto, il che non è il caso. I risultati e i commenti dell’OCSE vanno quindi letti con cautela. In questo articolo riprendiamo dapprima la presentazione fatta dall’OCSE, poi un succinto commento pubblicato nel sito francese l’Expresso e infine alcune comparazioni e commenti riguardanti gli studenti italiani.


Chi sono gli studenti più forti in scienze?

 

Si tratta degli studenti quindicenni che nel test di scienze di PISA 2006 hanno conseguito un punteggio che li colloca al livello 5 e 6 ) i due livelli più elevati) della scala delle prestazioni in scienze. dell’indagine PISA. Gli allievi forti [3] sono quelli il cui punteggio li colloca al livello 4; gli allievi modesti sono quelli del livello 2 e 3, mentre gli allievi che corrono il rischio di perdersi per strada e di non farcela più in scienze sono quelli al livello 1 o anche peggio.

 

Conferme e controverità

 

Cominciamo con lo sfatare un’opinione diffusa, grazie ai dati pubblicati: in Germania, i quindicenni eccellenti in scienze sono l’11,8%. Uno studente per ogni 10. Non moltissimi, ma nemmeno pochi. Nella classifica dei paesi dell ’OCSE con il maggior numero di studenti eccellenti in scienze la Germania è in ottava posizione, davanti agli Stati Uniti e alla Francia. L’Italia è quint’ultima. I bravi in scienze in Italia sono pochi (solo il 4,6%), circa 5 studenti per ogni 100 studenti.

 

 

Presentazione della pubblicazione da parte dell’OCSE

"La domanda accentuata di lavoratori altamente qualificati ha generato in questi ultimi decenni una competizione globale tra le nazioni per accaparrarsi i talenti scientifici. L’acquisizione di competenze di base è necesaria per capire le nuove tecnologie, ma livelli elevati di competenze sono indispensabili per creare nuove conoscenze, tecnologie e innovazione. Per i paesi che sono alla punta dello sviluppo tecnologico ciò significa che una proporzione elevata di manodopera altamente qualificata nella forza lavoro è un fattore determinante per la crescita economica e lo sviluppo sociale. Per altro ci sono molteplici prove secondo le quali gli individui altamente qualificati concorrono a generare, con la creazione e l’uso di nuove conoscenze, un largo ventaglio di prodotti , se si compara il contributo derivante da persone "mediamente" dotate. Questo significa che tutta la popolazione fruisce dell’eccellenza. L’eccellenza è quindi un obiettivo politico importante, da non trascurare.Occorre dunque che le politiche scolastiche non trascurino questo aspetto".

 

Estratti della sintesi dell’OCSE

 

L’analisi del profilo degli studenti che eccellono nel test di scienze di PISA nonché l’evidenza fornita dalla pratica quotidiana dimostrano che l’eccellenza nelle competenze scientifiche si può conseguire in svariati modi. Non c’è insomma un’unica via per essere o diventare bravi in scienze a scuola. Non ci sono ricette né buone pratiche da imitare.

 

Aspetti sociologici

  • Conseguire un livello d’eccellenza nel test di PISA non dipende soltanto dalle abilità o dai talenti degli studenti in scienze. Si può riuscire bene in scienze anche senza doti speciali per le scienze. Anche la bravura in altre materie concorre a questo risultato. I buoni studenti quindicenni riescono bene sia in scienze sia in altre materie.
  • La proporzioni degli studenti eccellenti in scienze varia da un sistema scolastico all’altro. In media, nei paesi dell’OCSE, il gruppo degli studenti che raggiungono il livello 5 e 6 nella scala dei punteggi del test di scienze si attesta attorno al 9%. Di questo 9%, i bravissimi solo in scienze sono però solo l’1,3%.
  • I forti in scienze sono il 20% degli studenti quindicenni in Finlandia e il 18% agli antipodi, ossia in Nuova Zelanda. Soltanto il 4% dell’insieme degli studenti eccellenti è bravissimo in tutte e tre i settori dell’indagine PISA, ossia nelle prove di comprensione della lettura, nella cultura matematica e nelle scienze.
  • Un’origine socio-economica poco favorevole non è un handicap insormontabile per eccellere. In un sistema scolastico rappresentativo della media dei sistemi scolastici dell’OCSE , un quarto degli studenti che eccellono nel test di scienze proviene da ambienti che dal punto di vista socio-economico sono al di sotto della media nazionale del livello socio-economico della popolazione del paese. Taluni sistemi sono perfino più favorevoli a questi studenti che non altri. Questo è il caso del Giappone, della Finlandia e dell’Austria, dove più di un terzo dei quindicenni forti in scienze provengono dalle categorie sociali che sono al di sotto della media nazionale. 

 

Aspetti scolastici o para-scolastici

  • I migliori studenti in scienze frequentano in genere scuole la cui popolazione scolastica è composta di studenti brillanti provenienti da ceti sociali privilegiati.
  • Gli studenti quindicenni brillanti in scienze si trovano in genere in scuole connotate da politiche scolastiche particolari, come per esempio scuole che selezionano gli studenti in base al profitto scolastico, oppure che non raggruppano gli studenti per livelli di capacità, oppure che rendono pubblici i risultati dei loro studenti nelle prove strutturate. Se si prescinde dalla selezione precoce, non ci sono pratiche identiche nei vari sistemi scolastici di promozione dell’eccellenza nelle scienze.

Aspetti soggettivi

  • Le analisi svolte in questo documento dimostrerebbero che i quindicenni brillanti nel test di scienze dell’indagine PISA sono studenti che spendono parecchio tempo per studiare argomenti scientifici e che si interessano a questioni scientifiche anche fuori di scuola.
  • Gli studenti eccellenti spendono più tempo a studiare scienze a scuola che non a prendere lezioni private , ad eccezione della Corea che è un paese nel quale si riscontra un’alta proporzione di studenti ai livelli 5 e 6 di PISA nel test di scienze. I migliori studenti corani in scienze seguono un’ora di lezioni private in più al giorno che non i loro compagni deboli in scienze.
  • I bravi in scienze sono studenti attivi nelle lezioni di scienze, che amano studiare questioni scientifiche, che vorrebbero saperne di più. Ritengono piacevoli le ore di scienze e sono molto motivati per riuscire nelle scienze a scuola. Il 68% di questi studenti afferma di essere contento quando deve risolvere problemi scientifici ( mentre lo è solo il 53% dei buoni studenti). Più dell’ 80% degli studenti eccellenti dichiara di imparare con piacere nuove conoscenze scientifiche, si interessa dei problemi della scienza e si diverte quando studia scienze (solo il 50% dei buoni allievi lo afferma).
  • Gli studenti eccellenti sono i primi in scienze a scuola ma sono anche quelli che fuori di scuola svolgono attività connesse a questioni scientifiche. Per esempio, più di un terzo di questi studenti guarda regolarmente o molto sovente programmi scientifici alla televisione, legge riviste scientifiche o articoli scientifici nei quotidiani (solo il 15% degli studenti più deboli in scienze lo fa). Una proporzione meno rilevante ma nonostante tutto importante, il 21%, visita siti scientifici su Internet o prende in prestito libri scientifici (14%)
  • Dal punto di vista scolastico, gli studenti eccellenti si situano nella categoria degli studenti che ci tengono a fare bene a scuola perché credono che buoni risultati scolastici contino per il loro futuro scolastico e professionale. L’81% studia scienze perché può essere utile per loro più tardi, 76% perché crede che ciò possa migliorare le loro prospettive di carriera e il 70% perché serve a loro per quanto intenderanno fare in seguito.
  • Dal punto di vista delle motivazioni, gli studenti eccellenti in scienze ritengono che lo studio delle scienze ha un valore di per sé. Più dei tre quarti afferma che userà conoscenze scientifiche quando saranno adulti.
  • Gli studenti eccellenti in scienze sono studenti sicuri di sé, che hanno fiducia in se stessi e nelle proprie capacità. L’indice di autostima di questi studenti è del 40% più alto dell’indice degli studenti bravi.
  • Gli studenti eccellenti vorrebbero continuare gli studi in ambito scientifico ma dichiarano anche che sono male informati sulle carriere scientifiche. In media, per tutti i paesi dell’OCSE, il 56% degli allievi eccellenti (uno su due), vorrebbe continuare gli studi nel campo scientifico dopo l’insegnamento secondario di secondo grado.

 

Il commento del sito francese l’ Expresso del 29 aprile 2009


"Top of the Class"  [4] contiene un’ analisi delle strategie, delle intenzioni e del modo di pensare degli allievi migliori. In primo luogo mostra che il loro numero varia sensibilmente da un paese all’altro: la media dei paesi dell’OCSE si situa attorno al 9% degli allievi ma questa proporzione è doppia in Finlandia e Nuova Zelanda. In Francia si situa un poco al di sotto della media OCSE. La proporzione di buoni allievi in matematica in Francia è del 12% mentre a Taiwan è del 32%! Tra questi allievi molto buoni in scienze quasi uno su due (40%) non intende svolgere un mestiere scientifico e il 45% non prevede di fare più tardi studi scientifici. Questo spreco inquieta tutti paesi che soffrono di penuria di personale scientifico altamente qualificato.

 

 Il disinteresse per le scienze tra gli studenti delle nuove generazioni è una questione che preoccupa molti dirigenti politici e che è al centro di numerose relazioni pubblicate da diverse organizzazioni internazionali oppure da parecchie autorità nazionali. Il sito l’Expresso cita per esempio i documenti prodotti in Francia in questi ultimissimi anni proprio su questa questione.

 

L’OCSE è in prima linea da anni su questo fronte per denunciare la gravità della situazione. Le scuole devono trovare il mezzo di motivare i loro allievi per le scienze. Questo è il messaggio principale che è trasmesso da questa pubblicazione nella quale si indagano anche i fattori che motivano i buoni studenti. Ci si chiede insomma se ci siano soluzioni che potrebbero funzionare su vasta scala. Il termine non viene esplicitamente usato in questa pubblicazione, ma si potrebbe qui alludere alle "buone pratiche". La proporzione di eccellenti studenti nel test di scienze presenti in alcuni sistemi scolastici induce a ritenere che potrebbero esserci soluzioni, per l ’appunto buone pratiche, per migliorare la situazione , soprattutto nei paesi che si trovano in coda al treno, come è il caso, per esempio, per il sistema scolastico italiano. D’ altra parte però, la constatazione che molti studenti non intendono proseguire gli studi nel campo scientifico nonostante gli eccellenti risultati conseguiti a quindici anni nel test di scienze del’indagine PISA 2006 induce a pensare che anche "le buone pratiche" non possono servire gran che a cambiare un clima generale di disinteresse e sfiducia verso la scienza.

 

 Per i redattori del sito francese "Le Café pédagogique", la Francia, tra i paesi dell’OCSE, è la meno colpita da questo disinteresse per le scienze. Solamente il 25% dei migliori studenti quindicenni in scienze (ossia soltanto uno su quattro tra quelli che hanno conseguito i punteggi più elevati nel test di scienze, che sono però pochini in Francia, pari all’8% circa del totale della popolazione dei quindicenni) non intende perfezionarsi in un ambito scientifico di punta. 

 

Il caso francese mette in risalto altri elementi che interagiscono con il disinteresse per le scienze. Per esempio, in Francia, più che in altri sistemi scolastici, l’origine etnica ha un ruolo importante nella selezione degli allievi più forti in scienze. L’indagine PISA rivela inoltre che in Francia c’è una proporzione molto importante di scuole senza nessun studente quindicenne eccellente in scienze, il che significa che il divario sociale tra scuole è particolarmente forte.
Se ciò è vero, allora, la lotta contro il disinteresse verso le scienze dovrebbe in Francia indurre a interrogarsi più sulle disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione che non sulla didattica delle scienze. Se in Francia la proporzione di bravi allievi in scienze che rifiuta di orientarsi verso studi scientifici è relativamente bassa, si può supporre che questo esito sia imputabile alla selezione sociale operata a monte. Questi allievi provengono da famiglie benestanti in una percentuale più elevata che non in altri sistemi scolastici: i buoni allievi francesi in scienze sono quelli che dispongono di informazioni sul funzionamento della scuola e che possono fruire di una tradizione familiare che traccia il loro percorso scolastico. L’ effetto scuola in questo caso è minimo. Il problema del sistema scolastico francese non è tanto quello di incitare i buoni allievi a proseguire gli studi in una direzione scientifica quanto piuttosto quello di aprire gli indirizzi privilegiati, "nobili", alle ragazze e agli studenti di origine straniera.
 

 

 Situazione non solo preoccupante ma disastrosa in Italia

 

In Italia, la proporzione di studenti quindicenni che conseguono punteggi eccellenti nelle prove standardizzate di scienze dell’indagine PISA 2006 è tra le più basse dei paesi dell’OCSE. Solo il 5% degli studenti italiani si trova in questo gruppo. L’Italia è superata dalla Spagna ed è seguita solo da Grecia, Portogallo, Turchia e Messico. In Italia quindi i quindicenni eccellenti nelle scienze sono una esigua élite, come lo mostra il grafico seguente [5].

 

 

Nella tavola seguente è inclusa una selezione di sistemi scolastici scelti per l’interesse che rappresentano per l’Italia. La proporzione di quindicenni italiani che hanno conseguito nel 2006 un punteggio elevato pari al livello 5 e 6 della scala del test di scienze è invero molto bassa. Nella scuola italiana ci sono pochissimi studenti che a quindici anni hanno una vocazione scientifica pronunciata oppure un interesse elevato per le scienze, che si interrogano sui problemi posti dallo sviluppo scientifico o che ritengono la scienza un settore rilevante per lo sviluppo socio-economico della società. Non si può dire, con i dati prodotti da PISA, se questo esito sia dovuto alla scuola. Si può supporre che non lo sia certamente, ma non sappiamo quale sia l’incidenza dell’insegnamento scolastico e se essa operi in senso positivo o negativo.

Benché la proporzione di studenti eccellenti in scienze tra i quindicenni italiani sia tra le più basse, ciò nonostante il sistema scolastico italiano produce il 2% dell’insieme dei giovani talenti in scienze presenti nei Paesi dell’OCSE. Si tratta di un contributo non indifferente, che andrebbe per lo meno preservato. E’ su questo bacino di giovani talenti che il futuro economico, ma forse non solo, dell’Italia potrà contare. Questa proporzione del 2% va attribuita al peso demografico dl paese , ossia al numero della popolazione italiana in assoluto, e non alla scuola. Per la stessa ragione, come lo si constata nel grafico seguente, gli Stati Uniti, che non hanno una proporzione elevata di quindicenni brillanti a scuola in scienze, forniscono nondimeno un quarto dei giovani talenti dell’insieme dei Paesi dell’OCSE.

 

Bacino mondiale dei giovani talenti in scienze, 2006

 

 

Studenti di origine straniera

Il mondo italiano vive male l’immigrazione sebbene fino a pochi decenni or sono l’Italia fosse uno dei principali paesi europei d’emigrazione. Questo passato pesantissimo e doloroso è stato esorcizzato e il paese reagisce al fenomeno recente dell’immigrazione immemore del proprio passato, con comportamenti politici improvvisati, spesso dettati dalla cronaca. La politica e l’amministrazione pubblica sembrano impotenti di fronte a un fenomeno dirompente. La presenza di allievi e studenti stranieri è percepita come un problema preoccuppante, nonostante l’esiguità del fenomeno in termini percentuali, in un sistema scolastico monolitico culturalmente, che ha gestito in passato con difficoltà la presenza di proprie minoranze linguistiche e culturali . La sezione del rapporto "Top of the Class" dedicata ai talenti scientifici tra i quindicenni e l’immigrazione merita quindi di essere letta con attenzione per cercare di capire cosa potrà succedere in Italia a questo riguardo.

 

In Italia il fenomeno dell’immigrazione è recente per cui a livello scolastico la maggioranza degli studenti stranieri è di prima generazione, ossia è in prevalenza composta di allievi nati all’estero e immigrati in Italia con la famiglia. Per questa ragione la proporzione di studenti immigrati della seconda generazione , ossia nati in Italia e quindi integralmente scolarizzati in Italia, è ancora poco rilevante dal punto di vista numerico. Sono i percorsi scolastici e i risultati di questa generazione che riveleranno la presenza di pratiche xenofobe nelle scuole, l’effetto di una selezione sociale discriminante a scapito degli immigrati e l’instaurazione nelle scuole di modalità d’organizzazione e funzionamento segreganti.

 

In genere, gli studenti autoctoni sono la maggioranza degli studenti eccellenti in scienze. L’OCSE imputa questo fatto al fattore socio-culturale. Poiché gli studenti stranieri (come si definiscono in Italia gli studenti immigrati benché non ci sia sovrapposizione tra queste due categorie) provengono in prevalenza dai ceti sociali poveri, poco privilegiati, in quanto tali non si trovano tra gli studenti eccellenti che invece nella grande maggioranza provengono dai ceti sociali privilegiati. Se si equipara l’origine sociale, la differenza tra studenti autoctoni e studenti immigrati si attenua e la proporzione di quest’ultimi tra gli studenti eccellenti in scienze aumenta. Quindi, in primo luogo si deve constatare che l’immigrazione di per sé non è un ostacolo e che ci sono studenti immigrati di prima o seconda generazione che si ritrovano nel "top" degli studenti in scienze. Questa prima osservazione introduce la seconda: ci sono sistemi scolastici nei quali gli studenti immigrati riescono nelle discipline scientifiche molto meglio che non in altri e nei quali sono presenti in proporzione maggiore nel gruppo degli studenti brillanti in scienze.Perché?


 

Questo è il caso dell’Australia, del Canada, del Regno Unito, che sono paesi di forte immigrazione. I sistemi scolastici di questi paesi aprono potenzialmente le porte delle carriere scientifiche agli studenti immigrati della prima e seconda generazione. Si dovrebbe però piuttosto dire che le porte sono soltanto leggermente socchiuse perché le percentuali tra i forti in scienze di questa categoria di studenti non è molto elevata nemmeno in questi sistemi scolastici, ma la differenza tra il 16% dell’Australia e l’1,4% dell’Italia è comunque considerevole. Il sistema scolastico italiano non solo non sfrutta il potenziale di talenti presenti nella popolazione immigrata ma è anche molto segregante, a differenza, per esempio, della Nuova Zelanda, dell’Irlanda e dell’Australia. dove la proporzione degli studenti immigrati, ceteris paribus, tra gli studenti eccellenti in scienze è più elevata di quella degli studenti autoctoni. Occorre però anche precisare che alcuni di questi paesi praticano una politica dell’immigrazione alquanto selettiva e autorizzano soltanto l’immigrazione di una popolazione qualificata.

 

Distribuzione tra le scuole degli studenti eccellenti

 

Un ultimo dato mette in risalto le peculiarità del sistema scolastico italiano: la proporzione di studenti che frequentano scuole senza nessun studente brillante in scienze. Non solo il sistema scolastico italiano ha una bassa proporzione di studenti eccellenti in scienze (4,6%), ma è anche il sistema nel quale più del 50% degli studenti quindicenni frequenta scuole nelle quali non ci sono studenti forti in scienze. In Finlandia, Australia e Nuova Zelanda invece, più del 90% dei quindicenni ha compagni di scuola brillanti in scienze. Se questi studenti sono pochi, ovviamente la probabilità di averli come compagni diminuisce, ma questa situazione si accentua se il sistema scolastico è selettivo e concentra in poche scuole, oppure in un certo tipo di scuole gli studenti bravi in scienze, il che è il caso dell’Italia con i licei scientifici o con certi istituti tecnici.

 


Il raggruppamento degli studenti forti in scienze in certe scuole, come è il caso dell’Italia o della Francia, non è casuale, ma è il frutto di politiche scolastiche che in modo deliberato promuovono questa concentrazione oppure, viceversa, favoriscono l’eterogeneità. In Francia, come si rileva nel commento pubblicato nel sito del "Café pédagogique", la selezione dei migliori studenti in scienze avviene a monte, nelle strategie educative delle famiglie, mentre in Italia, la selezione avviene al momento dell’inizio del biennio quando gli studenti si iscrivono ai licei scientifici o a istituti scientifici celebri, di chiara fama, con una tradizione pedagogica forte alle spalle. Ma non tutti possono permetterselo. I chiamati sono molto, ma gli eletti sono pochi.

 

 

 

[1] Il materiale proviene soprattutto da quattro insiemi distinti di informazioni: i punteggi conseguiti dagli studenti quindicenni nel test di PISA che verte sulla comprensione di testi scritti (ossia le competenze in lettura), sulla cultura matematica e su quella scientifica; le risposte degli studenti a un questionario loro destinato sulle loro caratteristiche, le famiglie dalle quali provengono, gli interessi, i modi di studiare, ecc.; le risposte date dai dirigenti a un questionario sulla scuola che dirigono, la sua organizzazione, il funzionamento, le risorse; le risposte date dai genitori degli studenti che hanno fatto il test (questo questionario è stato usato solo in certi paesi)

[2] I risultati sono stati resi noti nel dicembre 2007 in un rapporto pubblicato dall’OCSE. Clicca qui per accedervi

[3] "strong"

[4] Si potrebbe tradurre: "I più bravi della classe"

[5] I risultati dettagliati degli studenti italiani nell’indagine PISA 2006 sono stati pubblicati dall’INVALSI nel volume "Le competenze in scienze lettura e matematica degli studenti quindicenni " curato dalla casa editrice Armando Armando, Roma 2008

Les documents de l'article

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