Presentazione e commento della Nota d’informazione 0838, dicembre 2008, della Direzione " de l’Evaluation, de la Prospective et de la Peformance" del Ministero francese dell’ " Education Nationale"

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Un sistema scolastico in crisi

Leggere, scrivere e far di conto a vent’anni di distanza: come siamo messi? Cosa è successo? C’è stato un progresso o una regressione? Un confronto delicato da effettuare da un punto di vista scientifico ma nondimeno fattibile. La Direzione francese della valutazione della scuola avendo gli strumenti e i dati per farlo, l’ha tentato.

 

Le comparazioni tra presente e passato nella scuola sono difficili da fare. I ricordi, la nostalgia di chi è andato a scuola molti anni fa inducono a ritenere che la scuola del passato fosse migliore di quella del presente. Gli anni dell’infanzia sono idealizzati, per cui per moltissima gente la scuola, l’insegnamento, non hanno fatto nient’altro che peggiorare. E’ facile accumulare aneddoti che provano la decadenza della scuola, ma è anche facile controbattere e presentare prove del contrario. Il livello d’istruzione odierna, considerando l’insieme della popolazione, non è affatto peggiore di quello di un tempo. Anzi, moltissimi indizi dimostrano che il livello d’istruzione per l’insieme della popolazione è migliorato.

Ovviamente, insegnanti, e operatori scolastici di ogni genere, a ogni livello, contestano la diagnosi del crollo del livello di qualità dell’istruzione e delle scuole. Chi è nella scuola tutti i giorni la difende, ne conosce i problemi e rifiuta un giudizio perentorio negativo. Non è affatto vero che la scuola odierna stia andando male. Per altro, i pedagogisti e una parte rilevante del mondo scientifico che si occupa di scuola sostiene il parere degli insegnanti. Il mondo politico invece tentenna. Non ha argomenti in mano probanti per fare confronti tra passato e presente. Le maggioranze politiche esitano da un lato ad opporsi agli operatori scolastici ma non sono neppure sorde alle critiche e al malumore di una parte dell’elettorato. Da qui deriva spesso una politica scolastica incoerente, composta di provvedimenti contradditori, che ddanno un colpo al cerchio e uno alla botte.

 

La polemica in Francia

Il dibattito sul calo delle competenze scolastiche nel corso degli anni rispetto al passato è particolarmente vivace in Francia ma è anche presente in numerosi altri paesi come per esempio negli Stati Uniti dove, da anni, un lobby molto ben organizzato denuncia la pessima qualità dell’insegnamento senza necessariamente fare riferimento ai livelli delle prestazioni del passato. Altrettanto attivo, rumoroso e chiassoso è però il lobby opposto che difende a spada tratta la bontà della scuola statale americana Tra questi si può citare Gerald Bracey, noto commentatore scientifico della rivista Phi Delta Kappan]].

In Francia molti autori, tra i quali Antoine Prost, esperto di storia dell’educazione [1], hanno dimostrato che in realtà il livello delle competenze scolastiche è migliorato nelle discipline che beneficiano da anni di una forte aspettative sociale come è il caso della matematica o delle lingue moderne, mentre invece tende a calare in altre discipline come per esempio in francese.

Il malumore sul livello di preparazione scolastica degli studenti è particolarmente vivace nella parte del corpo insegnante che opera nei licei dove è presente una forte ostilità nei confronti delle nuove tendenze pedagogiche e didattiche che invece hanno più meno attecchito nella scuola primaria e nella scuola media (insegnamento secondario di primo grado). I professori dei licei ritengono che gli studenti accedano al liceo senza la preparazione di base sufficiente, privi della cultura e degli strumenti necessari per seguire un insegnamento liceale e incolpano i professori della scuola media nonché l’ insieme delle scienze dell’educazione di questo stato di cose. Orbene, occorre a questo punto ricordare che la maggioranza dei professori dell’insegnamento secondario di secondo grado non ha una formazione pedagogica e ha in media un’età più elevata di quella dei colleghi che operano negli ordini d’insegnamento anteriori. Questi due fattori concorrono a spiegare in parte le loro denunce.

 In un celebre libro pubblicato nel 1989, due sociologi dell’educazione francesi, Roger Establet e Christian Baudelot [2] dimostrano con dati alla mano che mutatis mutandis, a lungo termine, innegabilmente, "il livello è salito". Le attitudini intellettuali hanno conosciuto in un secolo un progresso spettacolare anche per esempio nel settore molto controverso in Francia dell’ortografia che è stata per lungo tempo con il latino una delle barriere per accedere agli studi liceali e all’università. Con buona pace di tutti, si deve prendere atto del fatto che il livello medio d’istruzione della popolazione oggigiorno è migliore di quello che si poteva constatare 50 o100 anni or sono ma si deve anche ammettere che i risultati non sono eccellenti nelle stesse discipline o negli stessi ambiti del sapere scolastico. Inoltre, si è passati da un insegnamento d’élite a un insegnamento di massa. Questa evoluzione, sottolineano i due ricercatori francesi, non è indenne da rischi. Come è dimostrato da moltissime ricerche, le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione persistono e in certi casi si sono aggravate.

La controversia sulle livello d’istruzione delle nuove generazioni riguarda da un lato l’insieme di tutto il sistema scolastico e dall’altro è particolarmente scottante per la scuola dell’obbligo e soprattutto per la scuola primaria. Orbene, è proprio su questo punto che interviene il bollettino di informazioni 0838, pubblicato nel dicembre 2008 dal Ministero francese dell’ “Education Nationale" rivelando i dati di una valutazione identica condotta a vent’anni di distanza, nel 1987 e nel 2007, alla fine della scuola primaria, ossia in quinta elementare. Questa ricerca ha causato molto scompiglio all’interno del ministero che l’ha congelata a lungo e che l’ha dovuta rendere pubblica a seguito di una fuga di notizie orchestrata dai ricercatori che l’hanno effettuata.

Vent’anni di regressione nella scuola elementare

 

Nella 1987, la direzione della valutazione del ministero francese dell’istruzione pubblica ha svolto un’indagine intitolata "Leggere, scrivere, e far di conto" su un campione di allievi della quinta classe della scuola primaria [3] per valutare le loro competenze in lettura, calcolo e ortografia. Questa stessa indagine è stata rifatta nel 2007 su un nuovo campione rappresentativo di allievi di quinta elementare, ovviamente diverso da quello del 1987. Secondo le intenzione dei ricercatori queste due indagini il più possibile simili (non tutte le variabili dipendenti potevano essere controllate) avrebbe dovuto permettere di valutare l’evoluzione delle conoscenze degli allievi alla fine della scuola elementare a vent’anni di distanza e di sapere quindi se il livello medio d’istruzione in questi tre ambiti a vent’anni di distanza era salito oppure calato. 

 

Gli allievi del campione 1987 in maggioranza avevano iniziato a frequentare la scuola dell’obbligo nel 1982, ossia un anno dopo il cambiamento di governo che aveva condotto al potere nel 1981 per la prima volta in Francia dopo la seconda guerra mondiale una maggioranza di centro-sinistra guidata da Francois Mitterrand. Gli allievi che hanno eseguito il test nel 2007 invece hanno iniziato a frequentare la scuola dell’obbligo nel 2002, quando la maggioranza di centro-sinistra ha clamorosamente perso le elezioni presidenziali. Questi due momenti sono un punto di riferimento per valutare due politiche scolastiche diverse: da un lato quella del centro-sinistra; dall’altro quella del centro-destra. Cinque anni di scuola non sono molti per apprezzare se qualcosa è cambiato in meglio o in peggio nelle scuole di un sistema scolastico, ma sono sufficienti per rendere inquieti e esitanti gli insegnanti sul da farsi. Si può supporre che un clima poco sereno, turbato da notizie contradditorie abbia un’incidenza sul comportamento degli insegnanti, degli allievi e delle famiglie e quindi si rifletta nei risultati, ma ciò resta da dimostrare.

 

Il protocollo di ricerca

Il test delle 1987 comprendeva di 40 quesiti riguardanti la comprensione in lettura (comprensione di testi corti di lunghezza variabile), di 33 quesiti di calcolo (operazioni e piccoli problemi ), e di un dettato di circa dieci righe nonché di dieci frasi da completare per verificare la padronanza dell’ortografia e il livello di conoscenza della grammatica. Nel 2007 queste stesse prove sono state riprese tali e quale tranne alcuni quesiti di calcolo che sono stati tralasciati perché nel frattempo erano stati esclusi dai programmi, come per esempio la divisione dei numeri decimali. Peraltro tra il 1987 e il 2007 si sono svolte alcune prove intermediarie che hanno reso possibile ulteriori confronti sia per la lettura che per il calcolo. Infatti, il testo di lettura dell’indagine1987 fu ripreso nel 1997 e i risultati furono pubblicati dalla DEPP nel 1998 [4]. Le analisi dei risultati condotte allora avevano dimostrato la presenza di una grande stabilità per quanto riguarda la comprensione della lettura tra il 1987 e il 1998. 

Nelle 1999 invece si sono di riutilizzati i quesiti di calcolo del 1987, ma il test iniziale è stato leggermente modificato con l’inserimento di 11 nuovi quesiti in sostituzione di quelli tolti dal test del 1987. I risultati di questa prova sono stati pubblicati nel 2004 [5] Benché tra il test del 1987 e quello del 1999 non ci siano quesiti in comune si possono stabilire confronti tra i risultati del 1987 e quelli del 1999 e del 2007 ricorrendo a tecniche statistiche appropriate.

Il campione di allievi

Nel 1987 e nel 1997 la popolazione scolastica oggetto dell’indagine era composta di allievi di quinta elementare del settore statale. Gli allievi del settore paritario sono stati inclusi nel campione solo con l’indagine del 1999 sulle competenze in matematica nonché nell’indagine del 2007. I risultati pubblicati nel bollettino riguardano però solamente quelli degli allievi del settore statale. Nel bollettino non si danno indicazioni sulla composizione del campione ma si può supporre che nella popolazione che ha partecipato al test ci siano allievi di diversa età, ossia allievi che sono, come si dice, "allievi all’ora",ossia la cui età corrisponde all’età legale di frequenza della quinta elementare, oppure allievi in ritardo (ripetenti e bocciati) e allievi in anticipo rispetto all’età legale. Dalle informazioni fornite è difficile farsi un’idea della comparabilità dei quattro campioni di studenti nonché della validità del campione dal punto di vista della sua rappresentatività dell’insieme della popolazione di allievi di quinta elementare. Questo elemento non è indifferente per quel che riguarda la consistenza della validità della comparazione dei risultati ottenuti, il che dovrebbe incitare alla cautela nell’interpretazione dei dati.

In ogni indagine, il campione di allievi era composto di svariate migliaia di allievi (tra 2500 e 4500, a secondo dei periodi), rappresentativi di tutta la popolazione scolastica frequentante la quinta elementare. Le procedure di somministrazione del test erano rigorosamente standardizzate: sia nel 1987 che nel 1996 e nel 2007 si sono impartite le stesse consegne per la somministrazione e la correzione delle prove.

 


La procedura di somministrazione dei test

Anche in questo caso il bollettino non fornisce informazioni dettagliate sui criteri di somministrazione del test. . Si specifica solamente che si è fatto in modo di omogeneizzare il più possibile sull’arco di vent’anni la somministrazione dei test, prescrivendo modalità standard precise. Si suppone che queste norme siano state coscienziosamente rispettate da chi era tenuto a somministrare i test nelle quinte elementari, ma non si ha nessuna documentazione in merito. Non è detto che nel 1987 e nel 2007, ossia vent’anni dopo, si siano interpretate le prescrizioni allo steso modo e che queste siano state applicate nelle classi in modo uniforme. Questo non è affatto un elemento secondario. Si può supporre che i docenti siano persone disciplinate e ubbidienti, ma molti insegnanti coinvolti nelle prove del 1987 non lo erano più nel 2007. Gli insegnanti sono cambiati; gli ambienti pure. Anche questo aspetto non è indifferente quando si vogliono comparare i risultati tra due prove svolte a una grande distanza di tempo. Non basta che le prove siano identiche. Occorre che lo siano anche le circostanze e i criteri applicati per la correzione. Per esempio si sa che nel 2007 la correzione dei test è stata centralizzata. Questa è un’innovazione che di per sé attenua la comparabilità dei risultati e la validità delle conclusioni che si possono trarre. Le indagini dunque non sono state rigorosamente simili. Orbene, si può ritenere che queste lievi modifiche non incidano in maniera sostanziale sui punteggi, ma per avere il cuore in pace a questo riguardo e soprattutto per procedere in modo rigorosamente scientifico, in una materia di per sé altamente esplosiva, è indispensabile prestare attenzione anche a queste variabili la cui importanza non può essere sottovalutata.

 .

Altri fattori esterni incidono sui risultati a vent’anni di distanza. A questo riguardo, gli autori della nota qui presentata sottolineano la differenza che si deve operare tra punteggi conseguiti nei test e livello di competenza degli allievi. Può infatti succedere, per esempio, che un determinato quesito si riveli vent’anni dopo molto più difficile di quanto non lo fosse stato vent’anni prima, a causa di circostanze mutate che ne rendono difficile la comprensione agli allievi di una generazione diversa. Questo succede nel caso in cui un problema presentato in un quesito è più o meno familiare agli allievi di una determinata generazione che non a quelli di un’altra, oppure quando una determinata categoria di problemi è stata tolta dei programmi e non è stata più trattata a scuola. Come si può facilmente notare, le condizioni che garantiscono la comparabilità di due inchieste svolte a distanza di tempo non sono facilmente controllabili. È più probabile il caso che tra un test e l’altro siano intervenuti cambiamenti significativi che modificano in parte le prestazioni degli allievi che non il caso contrario del rispetto di una stretta conformità degli standard prescritti per la somministrazione del testo in modo da ottenere condizioni rigorosamente comparabili tra loro. La bravura e la competenza degli istituti di ricerca e dei laboratori di valutazione risiede nella capacità di controllo di una gran parte di variabili indipendenti nonché nell’integrazione di questi parametri nell’elaborazione dei risultati, il che si può in parte effettuare ricorrendo a metodi statistici appropriati.

 

 I risultati

 

Comprensione della lettura

Risultati nel test di comprensione della lettura

 

  1987 1997 2007
Punteggio medio 0,00 -0.03 -0,37
Dev.standard 1,00 1,02 1,22
≦primo decile 10% 11% 21%
≦primo quartile 25% 26% 37%
≦mediana 50% 51% 61%
≧terzo quartile 25% 23% 18%
≧nono decile 10% 10% 8%
“all’ora” 0,25 0.13 -0,18
"in ritardo” -0,50 -0,71 -1,26

 

 

L’anno 1987 è preso come anno di riferimento per i confronti: i punteggi hanno per media 0 e la deviazione standard è 1 nel 1987. Un valore negativo della media indica un valore inferiore alla media dei punteggi del 1987

Fonte: MEN-DEPP

 

L’evoluzione dei punteggi conseguiti dagli allievi nel test di comprensione della lettura svolto nel 1987, nel 1997 e nel 2007 dimostra che nel primo decennio ossia tra il 1987 e il 1997 non ci sono stati grandi cambiamenti, mentre tra il 1997 e il 2007 si è verificato un abbassamento considerevole dei risultati. La media dei punteggi in lettura è stabile tra il 1987 nel 1997 ma cala tra il 1997 e il 2007 (deviazioni standard di 1,2). Questa diminuzione è più pronunciata per degli allievi deboli. Infatti la percentuale degli allievi che conseguono un punteggio che li colloca nell’ultimo decile , nel 2007, è il doppio (21%) di quella constatata nel 1987 (10%). La tendenza non è la stessa all’estremo opposto della scala, ossia nel decile superiore: nel 1987 gli allievi eccellenti-lettori erano il 10% e nel 2008 erano l’8%. Più o meno la stessa proporzione.

Nel 2007 la gamma dei punteggi è più ampia che non nel 1987, con scarti più elevati tra allievi deboli e allievi forti in lettura. Questa evoluzione va attribuita non a un miglioramento dei punteggi in lettura degli allievi forti ma a un peggioramento degli allievi deboli. E’ infatti cresciuto il numero degli allievi deboli con risultati pessimi o molto bassi al test, mentre è rimasto stabile quello degli allievi con punteggi eccellenti. In altri termini è aumentata in vent’anni la massa degli allievi che alla fine della scuola elementare sono in difficoltà di fronte a un testo da leggere.

 

Le competenze in artimetica: far di calcolo

 Risultati nel test di aritmetica-calcolo

 

  1987 1999 2007
 Media dei punteggi 0,00 -0,65 -0,84
Dev.standard 1,00 1,19 1,15
≦primo decile 10% 28% 32%
≦primo quartile  25% 51% 57%
≦mediana 50% 75% 80%
≧terzo quartile 25% 13% 10%
≧nono decile 10% 8% 4%
“all’ora” 0,24 -0,48 -0,67
"in ritardo” -0,48 -1,37 -1,59

 L’anno 1987 è preso come anno di riferimento per i confronti: i punteggi hanno per media 0 e la deviazione standard è 1 nel 1987. Un valore negativo della media indica un valore inferiore alla media dei punteggi del 1987

Fonte: MEN-DEPP

 

Il quadro qui è diverso rispetto a quello della lettura. I punteggi infatti calano già in modo vistoso tra il 1987 e il 1999 (il punteggio medio diminuisce di circa due terzi di una deviazione standard). Questo calo riguarda tutti i livelli di competenze. Tra il 1999 e il 2007 il punteggio medio continua a diminuire ma in modo meno pronunciato. Gli autori della ricerca ritengono che questo effetto sia il risultato del cambiamento del programma di aritmetica deciso nel 2002, ossia l’anno nel quale il campione del 2007 ha iniziato a frequentare la scuola dell’obbligo. In quest’anno si è ripristinato il calcolo mentale e si è rivalutata l’importanza dell’apprendimento delle operazioni.

 

Ortografia

 

L’ortografia è uno dei cavalli di battaglia della polemica sulla qualità della scuola in Francia. Il dettato è un rito compiuto da intere generazioni. Tuttora si organizzano gare di dettato perfino alla televisione di stato, con selezioni regionali alle quali partecipano moltissimi adulti. La precisione ortografica in francese è un simbolo della qualità della scuola ed è stata a lungo uno dei maggiori criteri della selezione scolastica e sociale. L’apprendimento dell’ortografia è stato un pilastro dell’istruzione scolastica francese.

 

Come detto poc’anzi, il test comprendeva un dettato di una decina di linee (85 parole e segni di punteggiatura), Lo stesso dettato è stato fatto nel 1987 e nel 2007. Il numero di errori (numero di parole la cui ortografia era sbagliata o di punteggiature errate) è aumentato. La media di errori è passata da 10,7 nel 1987 a 14,7 nel 2007. La deviazione standard è aumentata di quasi un punto passando da 8,4 a 9,2. La percentuale di allievi con più di 15 errori fu del 26% nel 1987 e del 46% vent’anni dopo; è cioè pressoché raddoppiata in due decenni. Sono soprattutto gli errori grammaticali (per esempio accordo sbagliato dei verbi) quelli in aumento: sette in media nel 1987 e undici nel 2007.

 

Dettato: numero e tipi di errore

 

  1987 2007
Numero medio di errori 10,7 14,7
Dev.standard 8,4 9,2
≦2 errori 13% 6%
≦5errori 31% 16%
≧15 errori 26% 46%
≧ 25 errori 6% 12%

 

Nel 1987 gli allievi hanno commesso in media 10,7 errori. Circa un terzo degli allievi, sempre nel 1987, ha fatto meno di 5 errori. Questa proporzione, svolgendo lo stesso dettato, si è dimezzata vent’anni dopo. Il peggioramento non poteva essere più evidente.

Disuguaglianze sociali

Sono gli allievi delle categorie sociali più deboli che pagano maggiormente lo scotto di questo tracollo, il che vuol dire che il sistema scolastico francese, con molte probabilità è diventato in vent’anni più ingiusto, meno equo. Se si prendono in considerazione i punteggi nel test di comprensione della lettura e li si incrociano con quelli delle categorie socio-professionali delle famiglie di provenienza degli allievi si osserva che la diminuzione constatata tra il 1987 e il 2007 colpisce soprattutto gli allievi delle classi meno abbienti mentre invece non concerne gli allievi che provengono dai ceti sociali colti e benestanti. Questo fenomeno si ripete anche nel test del dettato ma in modo meno pronunciato. In aritmetica invece il calo tra il 1987 e il 1999 è generalizzato e riguarda gli allievi di tutte le classi sociali. Questo risultato è verosimilmente una prova dell’importanza dell’apprendimento scolastico nell’acquisizione delle competenze aritmetiche.

Per illustrare l’effetto delle categorie socio-professionali inseriamo un grafico in francese che rivela in modo lampante il calo delle competenze in lettura e aritmetica tra il 1987 e il 2007. Balza all’occhio la tendenza generale orientata tutta in discesa. Stagnano solo i punteggi in lettura degli allievi delle classi socialmente alte, ma solo dopo il 1999. In tutti gli altri casi, ovverosia per gli allievi di tutte le provenienze sociali, i punteggi nello stesso test sono diminuiti in vent’anni. Il calo è molto più forte in aritmetica che non in lettura. Questo non vuol dire che gli allievi non apprendano altre cose andando a scuola, ma ciò resta da dimostrare. Un’analisi molto più puntigliosa delle circolari emanate in questo periodo dal Ministero e delle istruzioni rivolte agli insegnanti dovrebbe potere offrire un embrione di risposta a questa obiezione.

 

Risultati in lettura e aritmetica secondo le professioni e le categorie sociali del capo famiglia


 I punti sono i punteggi medi ottenuti secondo l’anno della valutazione, per ogni categoria di allievi.

Fonte: MEN-DEPP

 

 Reazioni modeste

 

La pubblicazione di quest’indagine non ha suscitato il canaio che si poteva temere. Quasi nessuno ne ha parlato, almeno nei media. E’ probabile invece che dietro le quinte i bisibigli non sono mancati, ma di queste reazioni non se ne sa nulla. Solamente il sito "Le Café Pépagogique" gestito da movimenti parasindacali e di centro sinistra che si occupano di politica scolastica ha riservato un ampio spazio a questi risultati , pubblicando tra l’altro un lungo commento di Denis Meuret, uno degl esperti riconosciuti di scienze dell’educazione oggigiorno attivi in Francia.

 

Meuret ha messo in evidenza, senza mezzi termini, il degrado della situazione e ha osato connettere i risultati dell’indagine della DEPP con i risultati conseguiti dagli allievi di quarta elementare nell’indagine internazionale PIRLS sulle competenze in lettura [6] e con i risultati nel test di lettura dell’indagine PISA del 2006. Queste associazioni sono azzardate dal punto di vista scientifico ma se si prescinde dagli aspetti tecnici come fa Meuret si possono evidenziare alcune tendenze specifiche che si possono iotenere caratteristiche dell’evoluzione della scuola pubblica in Francia nel corso di questo ultimi vent’annI:

  • l risultati degli allievi in lettura e matematica misurati a diverse età durante il periodo della scuola dell’obbligo non sono eccellenti;
  • Nel corso di questi ultimi vent’anni i punteggi in test diversi tra loro, somministrati a un campione rappresentativo della popolazione scolastica corrispondente, per misurare le competenze in lettura e matematica rivelano che c’è stato un abbassamento generale delle medie. Questo vuol dire che cala il livello d’istruzione. In questi ultimi vent’anni il quadro socio-demografico della popolazione scolastica non è molto cambiato e da questo punto di vista non ci dovrebbero essere fattori di contesto che modificano la situazione di fondo, rendendo incompatibili tra loro i confronti. Le condizioni socio-economiche nel periodo preso in considerazione sono rimaste relativamente omogenee per cui i campioni di popolazione studentesca considerati nelle indagini non sono tra loro troppo diversi: il tasso di disoccupazione è rimasto stabile, il reddito medio dei francesi è aumentato e non calato, l’immigrazione è rimasta stabile, e le risorse finanziare stanziate dai governi per la scuola tra il 1980 e il 2004 sono aumentate [7] per cui non si può imputare la degradazione a un taglio delle spese per la scuola che non c’è stato;
  • L’abbassamento del livello di prestazioni riguarda gli allievi di tutte le classi sociali ma è più pronunciato per gli allievi delle classi sociali più fragili che vivono nel precariato. Da questo punto di vista la scuola non ha funzionato come un deterrente sociale . Lo scarto tra i risultati degli allievi migliori e quello degli allievi più deboli si è accentuato. Il sistema scolastico francese in questo periodo è diventato più ingiusto, meno equo e le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione si sono aggravate. Questa constatazione è confermata dai risultati conseguiti in tutte le tre indagini citate poc’anzi: da quelli dell’indagine nazionale della DEPP a quelli delle due indagini internazionali (PIRLS e PISA).

Queste considerazioni confortano il giudizio che denuncia un degrado del livello del sistema scolastico statale francese. Tutte le maggioranze politiche sono coinvolte, se si considera la tendenza generale, ma Meuret salva la politica scolastica della maggioranza di centro-sinistra che ha creato le condizioni nelle quali si è svolta l’indagine del 1987 i cui esiti sono relativamente buoni al confronto con quelli delle indagini successive.

Meuret formula due ipotesi per spiegare l’abbassamento delle prestazioni degli allievi francesi:

  • il ritardo nell’ attuazione di politiche scolastiche imperniate sull’autonomia delle scuole combinate con l’adozione di modalità di valutazione dei risultati che permettono alle autorità scolastiche di tenere sotto controllo l’evoluzione scolastica sia da un punto di vista della progressione media dei punteggi sia dal punto di vista dell’equità (ossia la riduzione del divario scolastico negli apprendimenti esistente tra allievi delle diverse categorie sociali). In altri termini Meuret denuncia la lentezza dell’applicazione di nuove modalità di regolazione della scuola contraddistinte dalla decentralizzazione e dall’autonomia scolastica;
  • l’adozione di politiche autoritarie, confuse, contradditorie, frutto di un amalgama di rivendicazioni nostalgiche, di richiami all’autorità, al rispetto degli insegnanti, e che attribuiscono le difficoltà dell’insegnamento e delle scuole alla decadenza morale della società, al lassismo delle famiglie, all’incompetenza degli insegnanti, e a politiche tolleranti nei confronti dell’indisciplina e dei comportamenti dei giovani in genere.

 

 

 

 

 

 

 



[1] Si vedano le pubblicazioni seguenti: Les lycées et leurs études au seuil du XXI° siècle, Rapport du groupe de travail national sur les seconds cycles, Paris, Ministère de l’Education nationale, 1983; Eloge des pédagogues, Paris, Éditions du Seuil, coll. « Points histoire », 1985, 244; L’enseignement s’est-il démocratisé ?, Les élèves des lycées et collèges de l’agglomération d’Orléans de 1945 à 1980, Paris, PUF, « coll. Sociologies », 1986, 2° éd. augmentée 1992, 206 puis 227 pagine

[2] Le niveau monte, Paris, Le Seuil, 1989

[3] Lire, écrire, compter au sortir de l’école élémentaire, Éducation&formations, n°14, MEN-DEP, 1988

[4] La lecture en CM2–Comparaison des résultats en lecture des élèves enfin de CM2 à dix ans d’intervalle(1987-1997). LesDossiers, n°102, MEN-DPD, novembre1998

[5] Avant et après les vacances: évolution des acquis des élèves, LesDossiers, n°158, MEN-DEP, settembre 2004.

[6] indagine svolta dall’IEA e nota in Italia con l’acronimo ICONA

[7] la spesa media per allievo nell’insegnamento primario è raddoppiata in questo periodo ed è passata da 2600€ a 4600€

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