Valutazione dell’insegnamento primario francese per il presidente della repubblica Nicolas Sarkozy

Version imprimable de cet article Version imprimable

Critiche severe del Consiglio superiore dell’educazione

La scuola primaria francese non è all’altezza della situazione. Funziona bene con i bravi allievi (complimenti! Non è proprio un compito difficile), ma non riesce a cavarsela con gli allievi difficili, provenienti spesso dalle classi sociali diseredate. La scuola statale è incapace ad aiutarli, dalla prima elementare in su. Cinque anni di galera per questi allievi. Ogni anno, 300 000 allievi arrivano alla fine della quinta elementare con gravi lacune. 200 000 fanno un gran fatica a leggere, scrivere e far di conto; 100 000 non padroneggiano affatto queste competenze fondamentali. Tra bocciature, ripetizioni, tolleranze colpevoli, sensi di colpa, indifferenza, questi allievi non ricuperano mai il loro ritardo ( in Francia non si parla né di debiti né di crediti formativi che sono un’invenzione prettamente italica). Molti arrivano alla fine della scuola media in condizioni psicologiche, scolastiche, disastrose. Sono cifre da capogiro. Il documento del Consiglio superiore dell’educazione non ha peli sulla lingua. Per uan vola dice pane al pane e vino al vino. Non servirà purtroppo a gran che, perché anche in Francia le riforme scolastiche sono impossibili.

Il Consiglio Superiore dell’educazione [1] è un ente con funzioni consultive instaurato dalla riforma della scuola del 2005 (maggioranza di centro destra) [2]. Su richiesta del Ministro della Pubblica Istruzione [3], il Consiglio emette pareri su vari aspetti della politica scolastica e può formulare proposte sui programmi, la pedagogia, l’organizzazione scolastica, i risultati del sistema scolastico, la formazione degli insegnanti.

Ogni anno, il Consiglio deve presentare al Presidente della Repubblica un bilancio sullo stato della scuola in Francia, sui risultati del sistema scolastico e sulle sperimentazioni condotte sul terreno. Questa relazione è pubblica.

Il Consiglio è composto di nove personalità nominate dal Presidente della Repubblica, dai presidenti del Parlamento [4] e del Senato e dal presidente del Consiglio Economico e sociale.

Finora il Consiglio ha emesso due pareri:
- uno sullo zoccolo di competenze comuni ed
- uno sulla formazione degli insegnanti.

Nella relazione del 2007 Bilan des résultats de l’Ecole - 2007 - L’école primaire ,l’ HCE critica senza mezzi termini le prestazione della scuola primaria e della scuola materna:

"La nostra scuola primaria non riesce (...) nonostante la coscienza professionale del corpo insegnante, a ridurre le difficoltà di certi alunni, benché siano reperite molto presto, difficoltà che si aggravano poi lungo tutto il percorso scolastico" [5]

Quest’avvertimento solenne sul malfunzionamento della scuola di base non è il primo, come lo segnala in un articolo del 23 agosto il quotidiano Le Monde. Uno dei precedenti più illustri è la relazione dell’ispettore generale Jean Ferrier preparata quasi dieci anni fa, nel 1998, per Segolène Royal, che a quell’epoca era vice-ministro dell’educazione, incaricata degli affari scolastici. [6]

In questo documento, scritto da uno dei più stretti collaboratori di Lionel Jospin quando quest’ultimo era ministro della Pubblica Istruzione, si denunciava il lassismo imperante nelle scuole primarie rispetto agli orari, l’inconsistenza di moltissime attività, l’assenza di qualsiasi coordinamento tra i vari specialisti che intervengono nella scuola, la natura embrionale del lavoro di gruppo tra gli insegnanti. Per completare il quadro, l’autore dichiarava pure che la reputazione della scuola materna francese era ampiamente usurpata e che non era fondata su prove scientifiche consistenti della sua validità.

Il rapporto Ferrier è stato riposto nei cassetti. Nessuno ne ha parlato e l’autore è stato l’oggetto di un linciaggio pubblico da parte dei sindacati che lo hanno accusato di essere un sabotatore della scuola statale, né più né meno.

Dieci anni dopo, l’ HCE riprende quasi alla lettera ed anzi l’aggrava, la diagnosi di Ferrier, compresa la denuncia rivolta alla scuola materna. Dieci anni sono dunque passati senza nessun cambiamento sostanziale. Le riforme non hanno lasciato nessuna traccia ed il mastodontico bastimento della scuola statale continua lentamente ad affondare. Il 40% degli alunni quando arriva alla fine della scuola primaria non padroneggia gli strumenti necessari per imparare, capire quel che legge, istruirsi da solo, far valere le proprie opinioni, non con i pugni ma con argomenti razionali. Questo si chiama fallimento. Nonostante questi debiti, come si chiamano in modo eufemistico in Italia, questi alunni vanno avanti e passano alla scuola media.

Numerosi altri segnali d’allarme si ritrovano nei pareri formulati dal Consiglio superiore della valutazione della scuola [7] che ha funzionato dal 2000 al 2005. [8]. La raccolta della totalità delle perizie e dei pareri prodotti dall’HCéé è stata pubblicata questa primavera ed un resoconto ne è stato fatto in questo sito. [9].

Secondo uno dei membri dell’HCE, il sistema scolastico francese ottiene eccellenti risultati con la metà degli alunni e risultati scadenti con l’altra metà. Ce n’è ancora di strada da percorrere per far sì che nessuno resti indietro e per fare in modo che nessuno si perda per strada, almeno nei primi anni di scuola. Il rapporto tra l’altro sottolinea l’inutilità delle bocciature e delle ripetenze, argomento che era stato molto ben documentato in una perizia del HCéé.

Molto scalpore sta suscitando la denuncia delle insufficienze della scuola materna che assomiglierebbe troppo alla scuola elementare e che non riesce a realizzare la metamorfosi dei bambini in alunni, ossia a preparare tutti i bambini alla scolarizzazione. Troppi bambini arrivano alla scuola elementare senza avere acquisito, dopo tre anni di scuola materna, i comportamenti che ci si aspetta da un alunno e soprattutto senza padroneggiare la lingua francese. La responsabilità della scuola materna nel fallimento scolastico non può più essere elusa, dice il rapporto.

Il documento, inoltre, denuncia la vaghezza dello statuto dei direttori di scuola e quindi la mancanza di un’autentica leadership nella scuola. Questo è un vero e proprio tabù rimasto finora inviolato in Francia. Nessuno osa affrontarlo di petto. Ci sono i direttori nelle scuole, ma il loro statuto e le loro competenze sono imbrigliate oppure ridotte alle faccende burocratiche-amministrative. Orbene, come la ricerca scientifica sulla scuola l’ha ampiamente comprovato, le scuole non migliorano (ossia, il 40% degli alunni che non ce la fa resterà più o meno stabile e non scomparirà, mentre non si arriverà mai ad avere il 100% di alunni che , alla fine della scuola primaria, riescono ad esprimersi correttamente, a scrivere una frase che abbia senso, a capire quel che legge ed a padroneggiare gli strumenti di base della logica matematica) se alla loro testa non ci sono direttori carismatici, leader impegnati, personalità forti, trascinatori che sanno coinvolgere in un progetto scolastico coerente e forte gli insegnanti, gli alunni,le loro famiglie e le autorità locali.

Il sito francese L’Expresso , che rappresenta il punto di vista sindacale, non apprezza per nulla il documento dell’HCE e lo contesta aspramente nell’edizione del 28 agosto.

[1] Haut Conseil de l’Education, acronimo HCE

[2] Articolo 14 della Legge d’orientamento e di programma per il futuro della scuola del 23 aprile 2005, detta legge Fillon

[3] Ministre de l’Education Nationale

[4] Assemblée Nationale

[5] "Notre école primaire (...) ne parvient pas, malgré la conscience professionnelle de son corps enseignant, à réduire des difficultés pourtant repérées très tôt chez certains élèves, et qui s’aggraveront tout au long de leur parcours scolaire"

[6] Améliorer l’efficacité de l’école primaire. Rapport remis à Mme la ministre déléguée chargée de l’enseignement scolaire. Paris, Ministère de l’éducation nationale, de la recherche et de la technologie;1998;148 pages

[7] Haut Conseil de l’évaluation de l’école, acronimo HCéé

[8] Questo ente, molto efficace, è stato sciolto dal ministro Fillion, in occasione della riforma della scuola del 2005, ed è stato sostituito dal HCE, facendo, un certo senso, un buco nell’acqua.

[9] Forestier, C. (redattore): Que vaut l’enseignement en France.Education&Devenir, Parigi, 2007