L’insieme degli indicatori sulla qualità dei licei francesi calcolati dal Ministero

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Come scegliere un buon liceo?

Il Ministero francese dell’educazione ha fatto "tabula rasa" sulla valutazione dei licei una ventina di anni fa quando in Francia spopolavano grossolane classifiche sulla qualità dei licei calcolate dai quotidiani e in particolare dal prestigioso"Le Monde". Meglio una classifica ben fatta e pertanto credibile che una mal fatta e ingiusta, che confonde le idee alla gente. Da allora in poi, ogni anno, il Ministero taglia l’erba sotto i piedi al settore privato e pubblica la sua lista dei migliori licei di Francia stabilita con un insieme di pochi indicatori facilmente comprensibili da tutti. Gli scopi iniziali di questa lista sussistono ma dubbi cominciano ad essere espressi sul senso ed il proseguimento di questa operazione.

Gusti morbosi per l’eccellenza e la competizione

Il ministero francese dell’educazione ha rilasciato alcuni giorni or sono l’insieme di indicatori sulla qualità dei licei di cultura generale e degli istituti tecnici noto con la sigla IPES [1].

Questa è una pratica consolidata da quasi una ventina d’ anni. Puntualmente, all’inizio di ogni primavera, quando le famiglie degli studenti devono scegliere i licei o gli istituti tecnici ai quali iscriversi, il ministero pubblica l’insieme di indicatori che permette alle famiglie che in generale sono sempre molto competitive, soprattutto le famiglie della classe media e delle classi agiate come pure quelle degli insegnanti, di orientarsi nella vasta gamma di scuole dell’insegnamento secondario di secondo grado per scegliere quella nella quale inscrivere il proprio rampollo. Le famiglie in genere possono indicare tre opzioni. Dopodiché, si avvia la procedura all’interno dell’amministrazione scolastica per ripartire gli studenti. Taluni hanno fortuna e sono accettati nella scuola di prima scelta ; altri invece sono meno fortunati e sono accolti solo nella scuola di seconda scelta ed infine ce ne sono di quelli ai quali non viene proposta che la terza scelta. Molti non hanno nessuna scelta da fare e non possono che inscriversi nella scuola più vicina al domicilio, che spesso è la sola scuola esistente in zona. Questi cono coloro che non hanno libertà di scelta.

 

Talune di queste scuole sono eccellenti, altre invece non lo sono affatto, ma non c’è scelta a meno che la famiglia disponga di risorse per poter cambiare residenza o per pagare le spese di trasporto per inviare lo studente ad una scuola distante magari indicata come prima scelta.

Molti fattori entrano in giuoco della distribuzione degli studenti tra le scuole. La libertà di scelta della scuola è non solo teorica ma è anche regolata e manipolata da tutta una serie di fattori occulti , tra i quali entrano in considerazione non solo i voti anteriori dello studente ma anche la nazionalità e soprattutto le relazioni sociali della famiglia [2]. Ci sono licei prestigiosi che selezionano spudoratamente gli studenti. Tutti lo sanno e nessuno protesta. Si tratta del culto dell’eccellenza e della formazione dell’elite. Taluni lo chiamano il riconoscimento del merito, ma il merito poco ha a che fare in questi imbrogli burocratico- amministrativi. Nella scelta conta di più il prestigio attribuito ad un diploma scolastico nonché il valore che la società francese riserva ancora ai titoli scolastici, soprattutto a quelli rilasciati da determinate scuole. Le scuole di elite sopravvivono in una cultura che continua a privilegiare il valore e l’importanza della razionalità e del successo scolastico.



Operazione ambigua

L’operazione del ministero è ambigua : da un lato è senz’altro una concessione al gusto morboso della classe dirigente per la selezione scolastica e per il riconoscimento dell’eccellenza intellettuale detto impropriamente merito e per la competizione ai titoli ; dall’altro invece è un buon strumento per mettere in evidenza il cammino che resta da percorrere per rendere il sistema scolastico equo e socialmente giusto. Questa ambiguità rende l’operazione del ministero ben vista da tutte le correnti politiche.



I risultati del 2010 : deludenti

 

Gli indicatori appena pubblicati tengono conto dei risultati conseguiti agli esami di maturità nel luglio 2010. Su 2393 licei di cultura generale e tecnologica, il 51% non forniscono nessun valore aggiunto o perfino generano un valore aggiunto negativo. Il calcolo del valore aggiunto dei licei è fatto in modo grossolano ma efficace. Tutti concordano sul fatto che un buon liceo non è quello dove la maggioranza degli studenti che si presentano all’esame di maturità ottiene la maturità ma quello nel quale gli studenti alla fine del percorso scolastico hanno arricchito o consolidata la propria personalità grazie alla scuola. Un buon liceo è una scuola che riesce a fare ottenere la maturità ai figli di immigrati o dei ceti meno agiati che vi arrivano dopo la scuola media e che di solito sono massacrati dalla scuola, oppure che riesce a conseguire lo stesso obiettivo con studenti bocciati e strabocciati, con studenti che non sono in maggioranza figli di insegnanti o che non provengono da famiglie di dirigenti o dei ceti agiati, ma con studenti che hanno ottenuto per un pelo il certificato di scuola media. Orbene, secondo le statistiche della maturità 2010 solo la metà dei licei francesi riesce a realizzare questo compito, ossia è capace di offrire qualcosa di più agli studenti che riceve.


Il calcolo della proporzione dei licei con valore aggiunto nullo o negativo è stato effettuato dal quotidiano "Le Monde". Il valore aggiunto di un liceo è calcolato tenendo conto della differenza tra il tasso di successo alla maturità degli studenti che frequentano un determinato liceo e il tasso dei maturandi che ci si aspetta dal liceo tenuto conto della popolazione che lo frequenta. Questo calcolo del tasso atteso si fa prendendo in considerazione l’origine sociale, i risultati alla fine della scuola media e le ripetenze, ossia l’età degli studenti quando si iscrivono al liceo. 

Il risultato è tutt’altro che spettacolare. Una buona metà dei licei e degli istituti tecnici francesi non ce la fa a istruire in modo conveniente tutti gli studenti che ricevono ed a fare loro conseguire la maturità. Si sono però licei che riescono in questo compito, senza trucchi e senza selezioni larvate, che svolgono quindi una reale funzione sociale. Poiché la maggioranza degli studenti non ha affatto la possibilità di scegliere una scuola poiché il criterio principale di scelta resta la vicinanza della scuola al domicilio dello studente, la presenza di queste scuole di eccellenza al di fuori dei poli urbani, come pure del resto anche nel territorio urbano, è un fattore di qualità del sistema scolastico che occorre promuovere. Queste scuole vanno protette e aiutate. Non fosse che per questo motivo, il sistema di indicatori dei licei francesi è alquanto utile per le politiche scolastiche.


Inerzia scolastica

Non cambia molto il sistema scolastico francese. I licei di lusso ottengono tassi di successo alla maturità del 100%, come sempre perché continuano a selezionare gli studenti in entrata, perché reclutano professori qualificati (il dirigente di questi licei di solito è ben piazzato per intervenire nelle nomine fatte dal ministero) e perché hanno più personale qualificato nelle fila degli insegnanti. Il gioco è fatto : studenti bravi, che lavorano e studiano, selezione impietosa, insegnanti qualificati e numerosi. Il prestigio si conserva e si riproduce. L’80% dei figli di famiglie agiate e delle classi dirigenti consegue la maturità mentre solo un terzo dei figli di operai arriva a questo risultato. Il sistema scolastico francese non è affatto equo.


I media privilegiano le classifiche


Non si tratta di una classifica dei licei, insiste il direttore della divisione degli studi e della prospettiva (DEPP) Michel Quéré , alla testa della divisione che è l’equivalente in Francia dell’INVALSI. "Si tratta di utilizzare una gamma di indicatori e di offrire alle famiglie informazioni che permettono di capire meglio l’offerta scolastica locale". Il ministero pubblica tre indicatori costruiti a partire dei risultati degli allievi alla maturità del 2010. "Questi indicatori forniscono punti di vista complementari sui risultati dei licei. Propongono una valutazione relativa dal valore aggiunto dei licei, tengono conto dell’offerta di formazione e delle caratteristiche della popolazione scolastica che frequenta il liceo dal punto di vista dell’età, dell’origine sociale e del sesso", precisa il ministero. Purtroppo le famiglie spesso non tengono affatto conto di queste considerazioni. Per loro l’essenziale è il tasso di riuscita grezzo alla maturità, perché questo dato è facilmente comprensibili.

A cosa servono gli indicatori dei licei ?

Non sarebbe forse ora di studiare gli effetti della pubblicazione di questi indicatori sul sistema scolastico, si chiede il sito francese l’Expresso del 31 marzo, dal quale sono riprese una parte di queste osservazioni ?
La pubblicazione degli indicatori "aiuta le famiglie a utilizzare in modo efficace l’offerta formativa locale spiega Michel Quéré, il direttore della DEPP quando lo si interroga sull’utilità di questa pubblicazione. Serve anche "a creare una cultura della valutazione "spiega un altro collaboratore della divisione della valutazione. Due risposte in totale contrasto con il fenomeno mediatico che accompagna in Francia ogni anno la pubblicazione di queste statistiche.

Come i genitori utilizzano gli indicatori dei licei ?

Pubblicando questi indicatori sul funzionamento dei licei, il ministero corre il rischio, magari auspicato, di creare una concorrenza tra scuole. Non è forse quanto già succede si chiede in un libro recente la sociologa e politologa dell’insegnamento Agnès Van Zanten ? [3] Van Zanten comprova quanto del resto tutti sanno, che genitori hanno la i loro propri criteri di scelta. "Certamente, l’evoluzione del mercato del lavoro come pure le modalità d’orientamento all’interno del sistema scolastico incitano parecchio i genitori a preoccuparsi particolarmente della capacità delle scuole a migliorare il "livello "dei loro figli" afferma Agnès Van Zanten . "D’altra parte si constata che i genitori delle classi medie non fanno unicamente scelte "strumentali "o utilitaristiche. Adottano anche i criteri di scelta "espressivi ", ovverosia criteri ispirati dalla preoccupazione per il benessere e lo sviluppo globale dei loro figli e tentano in particolare di articolare le esigenze di riuscita delle scuole con il profilo scolastico e psicologico dei loro figli. In Francia, questo atteggiamento, e assai diffuso nella classe media la quale iscrive i suoi propri figli nelle scuole paritarie [4]. Nella gamma di indicatori prodotti dal ministero manca dunque un indicatore che sarebbe lui pure molto utile alle famiglie : quella del benessere al liceo. Siccome è ben noto che la Francia è uno dei paesi dell’ OCSE nel quale la proporzione di studenti che dichiarano di essere a disagio a scuola è la più elevata, non si può sottacere quest’ aspetto.

Come sono sfruttati questi indicatori dei responsabili del sistema scolastico ?



Male. Le autorità scolastiche nazionali francesi non sfruttano le informazioni prodotte come si dovrebbe, ovverosia attuando una politica scolastica differenziata, flessibile, che tenga conto di questi risultati, che dia un colpo di mano alle scuole deboli, un sostegno supplementare a quelle che arrancano, maggiore libertà e autonomia a quelle che brillano. Il calcolo del valore aggiunto segnala i licei con un rendimento scolastico debole, ovverosia inferiore a quello che potrebbero avere con le caratteristiche della popolazione scolastica che accolgono, e i licei meritevoli, ovverosia quelli che conseguono risultati scolastici superiori a quelli che ci si potrebbe aspettare con le risorse a loro disposizione. Un’informazione di questo tipo in certi sistemi scolastici, per esempio in quello inglese od in quello americano, servirebbe immediatamente per prendere provvedimenti di natura politica come per esempio la minaccia di chiusura della scuola oppure l’attribuzione di risorse supplementari. Nulla di simile succede in Francia. Questi indicatori sono inviati ai licei i quali ricevono anche i punteggi del valore aggiunto dei licei circostanti, la media del dipartimento, quella della regione nonché ovviamente la media nazionale ma nessuna provvedimento è previsto per modificare i risultati. Le scuole ricevono le informazioni e devono " arrangiarsi".



Questi indicatori non servono proprio per pilotare l’insegnamento secondario di secondo grado. Secondo i sindacati francesi il ministero avrebbe tra le mani una patata bollente, uno strumento imbarazzante di cui non saprebbe servirsi, come lo dimostra del resto il fatto che dopo 15 anni lo strumento non è stato ancora applicato né alle scuole medie né alla scuola primaria anche perché gli attori della scuola fanno sbarramento. La situazione è paradossale : l’opinione pubblica e i media accolgono con grande interesse e soddisfazione le informazioni prodotte dal ministero, i licei che sono i diretti interessati in maggioranza non sanno cosa farsene, l’amministrazione scolastica centrale è inibita e non se ne serve per impostare una politica scolastica efficace, per intervenire per esempio laddove sarebbe necessario. Per i sindacati francesi sarebbe ora di cominciare a studiare in questa situazione qual è l’effetto di questi indicatori sulle famiglie, sulle risorse di cui dispongono le scuole, sulle modalità di pilotaggio della distribuzione degli strumenti, delle risorse finanziarie e umane alle scuole. Con una metafora si potrebbe dire il sistema scolastico francese pubblicando questi indicatori senza però dare seguito alle informazioni con una politica appropriata dimostra di avere buone gambe ma non la testa.



 

[1] Indicateurs des performances des établissements scolaires

[2] Adesso si dice il "capitale sociale"

[3] Choisir son école. Le lien social, Puf, Paris, 2009, 284 p.

Présentation de l’éditeur :


Ce livre analyse les choix d’établissements et, plus particulièrement, le choix du collège(scuola media) par les parents des classes moyennes, intermédiaires et supérieures, dans une perspective sociologique. Les interprétations proposées, très novatrices dans le contexte français, s’appuient sur deux enquêtes qualitatives de grande ampleur portant sur 160 familles résidant dans quatre communes de la banlieue parisienne. La première partie de l’ouvrage s’intéresse aux déterminants individuels des choix, la seconde aux médiations qui à la fois influent sur la nature des choix et les rendent possibles. Tout en se donnant, sur le plan théorique, le but de construire une théorie sociologique globale des déterminants et des processus des choix scolaires, cet ouvrage, par le mode d’écriture adopté et le recours à de nombreux extraits d’entretiens donnant à voir le point de vue des parents, peut aussi intéresser un public plus large de professionnels et d’usagers de l’école.


Biographie de l’auteur :


Agnès van Zanten est sociologue et directrice de recherche au CNRS. Elle travaille à lObservatoire sociologique du changement (CNRS-Sciences Po Paris) et dirige le GDR-RAPPE (Réseau d’analyse pluridisciplinaire des politiques éducatives), ainsi que la collection « Éducation et société » aux PUF. Elle enseigne à Sciences Politiques et à l’École normale supérieure de Cachan, et effectue de nombreuses interventions dans des séminaires scientifiques et des journées de formation de cadres et de professionnels de l’éducation en France et à l’étranger. Elle a dirigé le Dictionnaire de l’éducation (PUF, 2008).

[4] In Francia non si usa come terminologia "scuola paritaria " per indicare le scuole private sussidiate dallo stato ma il sintagma "scuola privata"