Resoconto dell’indagine svolta dal National Board on Educational Testing and Public Policy negli Stati Uniti nel 2001 tra gli insegnanti di diversi stati americani e di diversi ordini di scuola sull’incidenza dei test sull’insegnamento.

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Attenti ai test!

Le valutazioni esterne con prove strutturate o meno modificano i comportamenti degli insegnanti che non resistono alla tentazione di preparare gli allievi alle prove, di soddisfare le autorità che si aspettano buoni risultati e le famiglie per le quali è importante che i figli ricevano i lasciapassare richiesti per andare avanti nella formazione.

E’ noto da tempo che le valutazioni hanno un’incidenza sui programmi. Quando gli insegnanti sanno che i loro allievi saranno valutati e devono superare prove standardizzate adattano il programma d’insegnamento, riducono (come si dice) il curricolo, ossia tralasciano di occuparsi di quanto non si valuta nei test e si limitano a insegnare il meglio possibile quel che è previsto nei test, ossia il minimo indispensabile. Le ragioni che spiegano questi comportamenti sono molteplici. Per ora è però difficile stabilire se gli allievi ci guadagnano o ci perdono, ossia se imparano di meno o se imparano a fondo ma bene poche nozioni essenziali.

Questi comportamenti sono comprovati da decenni, non sono una novità. Occorre esserne consapevoli e chiedersi come si possono neutralizzare. L’indagine qui presentata è stata svolta negli Stati Uniti presso un numero consistente di insegnanti e conferma quanto si sapeva. Le valutazioni su vasta scala realizzate nell’ambito delle politiche imperniate sull’autonomia delle scuole e sulla loro responsabilizzazione per quel che riguarda i risultati dell’apprendimento inducono gli insegnanti a concentrarsi solo su quel che sarà valutato e a preparare gli allievi a superare i test.

The National Board on Educational Testing and Public Policy

"Perceived Effects of State- Survey of Mandated Testing Programs on Teaching and Learning: Findings from a National Survey of Teachers"

 [1]

In sintesi, alcuni risultati della ricerca:

Gli insegnanti modulano il loro insegnamento in funzione di quanto si valuta nei test: questa è la principale conclusione di una ricerca svolta alcuni anni or sono negli Stati Uniti dal Centro nazionale sulla valutazione scolastica e la politica pubblica (National Board on Educational Testing and Public Policy) del Boston College.

I documenti pubblicati riassumono osservazioni e dati raccolti in due anni di lavoro. Secondo questo materiale, gli insegnanti delle scuole primarie sono più propensi a modificare il loro insegnamento che non quelli degli altri ordini di scuola; inoltre, le deformazioni dei programmi d’insegnamento sarebbero più pronunciate nei sistemi d’insegnamento nei quali si attribuiscono maggiori conseguenze ai risultati dei test, per esempio in quelli nei quali i risultati conseguiti nelle prove strutturate entrano nel computo della media dei voti degli allievi e servono per le certificazioni, che non nei sistemi scolastici nei quali le valutazioni non sono usate per questi scopi.

Per esempio, il 40% degli insegnanti dei sistemi scolastici nei quali i risultati dei test entrano nel computo delle medie per l’attribuzione dei diplomi ammette che i risultati nei test delle scuole nelle quali insegnano influenzano il loro insegnamento quotidianamente mentre invece questo succede solo per il 10% degli insegnanti che operano nei sistemi scolastici nei quali i punteggi dei test non contano per le promozioni. Gli insegnanti dei sistemi scolastici nei quali i punteggi delle prove strutturate vengono calcolati nel computo dei voti sono molto più propensi a servirsi dei risultati dei test per pianificare l’ insegnamento e per scegliere il materiale didattico, gli esercizi da fare svolgere, le letture da compiere, ecc. Molti insegnanti di questi sistemi dichiarano pure di preparare le prove in classe che fanno svolgere ai loro allievi in funzione delle prove strutturate proposte dallo Stato.

La ricerca

La ricerca, finanziata dalla fondazione Atlantic Philanthropic, è basata su un’indagine condotta presso un campione nazionale rappresentativo di 12 mila insegnanti ed è stata svolta nel 2001. 4200 insegnanti hanno risposto all’indagine , con un tasso di risposta pari al 35%, il che è ritenuto un valore accettabile per questo tipo d’indagine presso le gli insegnanti. Inoltre i ricercatori hanno intervistato 360 insegnanti e dirigenti di tre stati americani (120 per stato) che hanno adottato tre strategie diverse di valutazione su vasta scala. In questo modo è stato possibile comparare le opinioni di tre gruppi d’attori coinvolti in strategie valutative diverse.

I principali risultati: un’influenza irresistibile della valutazione

Nei sistemi scolastici che attribuiscono un’ importanza elevata ai punteggi conseguiti nelle prove strutturate, quasi otto insegnanti su dieci riferiscono di avere aumentato il tempo dedicato all’insegnamento delle discipline che sono valutate nei test; sei su dieci dichiarano di avere ridotto il tempo consacrato ai temi che non sono valutati nei test. Perfino negli Stati nei quali le prove strutturate contano poco, la maggioranza degli insegnanti ammette di avere adattato il proprio insegnamento per tenere conto di quanto non è valutato nei test somministrati dallo Stato.

“Ogni stato, ogni responsabile politico, deve valutare questi risultati e chiedersi se quanto sta succedendo sia veramente auspicabile”, ha dichiarato Joseph J. Pedulla, professore associato di scienze dell’educazione al Boston College e membro del gruppo di ricerca. “Numerosi responsabili politici sostengono che le competenze in lettura e matematica sono importanti, e che la maggiore attenzione prestata dagli insegnanti a queste competenze è proprio quanto si voleva conseguire” ha affermato Pedulla. “ Mi chiedo però se le autorità apprezzino in modo corretto quale sia la posta in gioco con quanto sta succedendo nelle scuole. Questo significa che il tempo va preso altrove e che qualcosa d’altro va sacrificato ”.

Programmi d’insegnamento deformati?

Per dedicare maggiore tempo per esempio alla lettura o alla matematica occorre rinunciare ad altre cose che un tempo si facevano a a scuola. Orbene, il cambiamento in corso è fatto alla leggera. Si esprime soddisfazione per quanto succede ma non ci si interroga sulle conseguenze talora poco manifeste e non immediate delle opzioni adottate. Gli insegnanti sono invece perfettamente consapevoli del prezzo che la scuola paga. Sono disorientati, non sanno come venire a capo delle sfide poste, sono confrontati a richieste contraddittorie. L’uso dei test nella valutazione ha modificato il tempo dedicato a vari metodi d’insegnamento come per esempio all’insegnamento individuale, all’ insegnamento frontale di fronte a tutta la classe, alle molteplici forme di insegnamento cooperativo (“cooperative learning”), all’ insegnamento in piccoli gruppi. Tutta questa ricchezza di forme d’ insegnamento si sta dissolvendo per lasciare posto a una sola modalità, quella caratterizzata dalla preparazione ai test e dal trattamento di problemi simili a quelli posti nei test. Più di 6 insegnanti su 10 nei sistemi scolastici che non attribuiscono grande rilevanza ai testi e più di 7 insegnanti su 10 nei sistemi scolastici che invece ricorrono ai test per confrontare le scuole alle loro responsabilità e accrescere il loro senso di responsabilità , sono d’accordo con l’affermazione secondo la quale “le prove strutturate e le valutazioni esterne inducono alcuni insegnanti della mia scuola a insegnare in modi che sono in contraddizione con le loro idee e con quanto ritengano siano le buone pratiche da applicare nella scuola “.

Il caso della scuola primaria

E’ nella scuola primaria che le valutazioni esterne con prove strutturate hanno avuto gli effetti più dirompenti. Per esempio, gli insegnanti delle scuole primarie dei sistemi nei quali i test hanno un peso rilevante dichiarano di spendere più tempo per preparare ai test che non i loro colleghi dei sistemi scolastici nei quali le valutazioni esterne non attribuiscono alle valutazioni esterne un peso rilevante. Questi insegnanti inoltre ammettono di essere costantemente preoccupati, tutto l’anno, dal problema della valutazione con i test e che si impegnano tutto l’anno a preparare i loro allievi alle prove.

Gli insegnanti delle scuole primarie dunque sembrano essere il gruppo più fragile, più esposto alla valutazioni imposte dall’esterno, indipendentemente dall’uso che se ne farà. Anche nel caso di un uso blando come quello di raccogliere informazioni sul sistema, reagiscono come se fosse in ballo il loro prestigio personale e come se fossero controllati individualmente.

Molti insegnanti delle scuole primarie e delle scuole medie affermano che i loro studenti manifestano molta ansia e parecchio stress a causa dei test.Si potrebbe dire che anche molti insgenanti manfiestano parecchia ansia. Il prof Pedulla, portavoce del gruppo di ricerca, ritiene che gli insegnanti delle scuole primarie sono molto più sensibili alle valutazioni esterne perché insegnano discipline fondamentali, come l’apprendimento della lettura e le operazioni matematiche fondamentali, alle quali il programma di valutazione esterno dello Stato attribuisce grande importanza.

Tempo sprecato

Circa tre quarti degli insegnanti intervistati ha dichiarato che i benefici delle valutazioni esterne conseguiti dal programma dello Stato non sono proporzionali al tempo che loro dedicano alla preparazione. In altri termini, il santo non vale la candela. Quattro insegnanti su dieci dichiarano che molti loro colleghi potrebbero aumentare i punteggi conseguiti dai loro allievi nelle prove strutturate senza nessun miglioramento dell’insegnamento.

I test diventano il curricolo

La ricerca ha in ogni modo ampiamente dimostrato che quanto più si attribuisce importanza ai punteggi dei test per le promozioni o le certificazioni, più i test diventano il mezzo mediante il quale gli obiettivi del programma d’insegnamento vengono attuati.

Invitati a specificare quali sono stati i benefici delle riforme che attribuiscono un’importanza crescente alle valutazioni esterne con prove strutturate fino al punto di servirsi dei punteggi conseguiti nei test per il computo delle medie dei voti e della certificazione, gli insegnanti hanno dichiarato che questa strategia ha permesso di ripulire i programmi di molti contenuti irrilevanti, di concentrarsi su elementi centrali , di dedicarsi allo sviluppo di competenze essenziali e di prestare maggiore attenzione alla lettura, alla scrittura e al pensiero critico.

Chi paga lo scotto maggiore?

Tutti concordano sul fatto che lo scotto maggiore è stato pagato dagli allievi disabili e da quelli la cui lingua domestica non coincide con quella dell’insegnamento (ovverosia gli allievi dei gruppi etnici minoritari e quelli provenienti dagli ambienti dell’immingrazione).

La maggioranza degli insegnanti ritiene anche che i test non hanno determinato né un aumento delle bocciature né una crescita della dispersione scolastica, come invece è stato sostenuto da molti.

[1] Cliccando sul titolo si è trasferiti alla pagina d’apertura del sito del NBETPP

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