Presentazione di un articolo della direttrice dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO che si trova a Montreal e che riprende i contenuti di un bollettino dell’Istituto pubblicato nel gennaio di quest’anno sul costo dell’ignoranza.

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Sprechi e corruzione nel campo delle politiche scolastiche

L’articolo è un elogio della valutazione internazionale comparata su vasta scala i cui costi sarebbero derisori rispetto ai costi della scolarizzazione universale. Il modello teorico dell’OCSE che anticipa benefici per il PIL derivanti da un progresso anche minimo degli apprendimenti scolastici dei quindicenni e che misura i vantaggi economici derivanti da un miglioramento dell’istruzione di base è ripreso dall’UNESCO.Nel documento si parla di ignoranza ma non si specifica di quale ignoranza si tratti, né si manifesta nessuna interrogazione di tipi antropologico rispetto al concetto di ignoranza misurato dalle indagini internazionali. Il documento si schiera dalla parte della scolarizzazione universale e milita per lo sviluppo delle società scolarizzate. Ci si potrebbe aspettare qualcosa di meglio dalla parte dell’UNESCO senza per altro svalutare il ruolo e l’importanza delle valutazioni internazionali comparate su vasta scala.

 L’8 febbraio il blog di Norrag ( cliccare qui) ha pubblicato un articolo polemico di Silvia Montoya, Argentina, direttrice dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO [1] che si trova a Montreal nel quale la direttrice dell’Istituto riprende in modo informale le analisi svolte in un documento dell’IUS (cliccare qui) intitolato "Can we afford to not measure learning outcomes?" . Montoya si è formata nelle cerchie dell’IEA e di PISA. Il suo profilo scientifico è stato modellato dalla comunità scientifica che gestisce le valutazioni internazionali comparate. Le sue dichiarazioni sono il riflesso dei suoi interessi ma anche riflettono le preoccupazioni di una persona proveniente dai margini del mondo occidentale e che occupa un posto di responsabilità sulla scena internazionale dell’educazione.

Si riprendono qui in libera traduzione alcune considerazioni esposte da Montoya nel blog di Norrag.

La direttrice dell’Istituto di Statistica dell’UNESCO ritiene che le valutazioni internazionali comparate siano uno strumento utile e indispensabile per diffondere la società scolarizzata. Da questo punto di vista, nulla di nuovo. Interessante è invece la denuncia del ritardo immane dei programmi internazionali per generalizzare la scolarizzazione del mondo. Criticabile è senz’altro il titolo. Ci si può infatti chiedere se l’ignoranza intesa come assenza delle conoscenze scolastiche abbia un costo elevato e se sia la causa della povertà . L ’insufficiente scolarizzazione non è di per sé un fattore di ignoranza. L’assenza di istruzione scolastica neppure, ma queste considerazioni non si ritrovano nei documenti ufficiali delle Organizzazioni Internazionali.Questi apparati sono al servizio della scolarizzazione, della società secolarizzata, dell’espansione dei sistemi scolastici. Quindi non possono mettere in dubbio una tendenza ampiamente sostenuta da tutte le parti in causa. Eppure, se si guarda alle statistiche il dubbio è più che pertinente. L’espansione a spada tratta dei sistemi scolastici fa cilecca.

Montoya inizia dicendo che la sfida della scolarizzazione universale entro il 2030 è molto ardua ( non precisa se si tratta solo dell’istruzione primaria oppure anche dell’istruzione secondaria ).Da che parte incominciare? La sua risposta ovviamente è "dalle statistiche" in particolare quelle della valutazione degli apprendimenti. Ma già qui si incappa nelle prime difficoltà. I dati che si raccolgono non sono comparabili internazionalmente e neppure sono stati concepiti per tenere conto delle specificità nazionali.

E’ triste dirlo ma l’UNESCO non riesce finora a produrre statistiche utili sulla scuola che siano comparabili tra loro. La direttrice dell’ UIS sembra consapevole di questa lacuna e si chiede anche quale sia il costo per correggerla. La risposta è classica e per nulla soddisfacente anche se la direttrice dice che conoscendola ora può dormire sonni tranquilli. Dunque la risposta sarebbe la seguente: il costo delle statistiche e delle misure degli apprendimenti è irrilevante rispetto al costo dell’ignoranza. Bella scoperta! I calcoli sono esposti nel bollettino No.26 dell’UIS del gennaio 21016 intitolato "The cost of not assessing learning outcomes"( cliccare qui per scaricarlo in inglese. Forse esiste anche in francese).

Nel bollettino si sostiene che nell’Africa sub-sahariana ( presa come esempio) circa un terzo della spesa corrente per laureato è imputabile a insufficienze del sistema scolastico. Molte ragioni concorrono a spiegare perché per ottenere la laurea ci vuole molto tempo in questi sistemi scolastici ma molto fattori che concorrono a questo esito trascendono i sistemi scolastici. Occorrono però dati seri per rispondere a talune domande: chi si laurea? Cosa si apprende e cosa non si impara? [2].

La direttrice dell’UNESCO vorrebbe comparare quanto si spende per ogni laureato e per il totale dei laureati con il costo della partecipazione alle indagini internazionali comparate su vasta scala (TIMSS, PISA,EGRA che è un’indagine di USAID sull’educazione prescolastica. EGRA significa infatti "Early Grade Reading Assessment". E’ assai strano che si citi come punto di riferimento un’indagine USA]]. Montoya spezza una lancia in favore delle indagini internazionali comparate; afferma che il costo di partecipazione all tre indagini da lei citate ammonterebbe a 110US$ per studente. Da considerare un campione di 3000 studenti per sistema scolastico [3]. Il costo sarebbe dunque derisorio a confronto al costo globale degli studi fino al diploma di istruzione secondario di secondo grado. Ma questo non basta. I sistemi scolastici devono anche essere efficaci. A questo scopo non bastano le statistiche ma occorre che i dati siano comparabili tra loro.A questo punto anche l’UNESCO suona la stessa musica dell’OCSE e compara i guadagni del PIL per un miglioramento anche minimo delle conoscenze e delle competenze. A questo riguardo i dati di PISA servono benissimo come pure il modello di proiezioni dei guadagni derivanti dal miglioramento dell’istruzione messo a punto da Hanushek e Woesmann, modello ormai ultra noto e molto celebrato. Nessuna originalità nel ragionamento di Montoya. La dottrina OCSE è ripresa tale e quale dall’UNESCO. E’ davvero un peccato. Succede però che nella stessa direzione dell’educazione all’UNESCO ci siano elaborazioni diverse. I conflitti all’interno dell’organizzazione devono essere cocenti. La direttrice dell’UIS non dice nulla a proposito delle pressioni della Banca Mondiale per ottenere dall’OCSE una versione dell’indagine PISA adeguata ai paesi in via di sviluppo [4] , ossia per valutare meglio il costo dell’ignoranza come dice lei. Parla di PISA ma già si sa che è in corso la messa a punto di una versione di PISA diversa per i paesi in via di sviluppo. A quale indagine PISA si allude nel bollettino dell’UNESCO? Non si sa. Tuttavia, il fatto che due delle massime organizzazioni mondiali che si occupano di istruzione abbiano ritenuto che non si potessero mettere sullo stesso piano i sistemi scolastici delle economie avanzate e quelli dei paesi in via di sviluppo e che l’indagine PISA non potesse servire per valutare i sistemi scolastici delle economie povere, la dice lunga sulle preoccupazioni esistenti a livello internazionale a proposito delle modalità di "lotta contro l’ignoranza" , obiettivo planetario , dove per ignoranza si deve intendere l’assenza di conoscenze scolastiche. 

[1] Acronimo UIS che sta per "Unesco Institute for Statistics"

[2] ndr.: La direttrice dell’UIS tira l’acqua al proprio mulino, ma l’opinione pubblica interessata a questo problema dovrebbe essere cauta quando ha tra le mani dati scodellati dall’UNESCO. Non si sa infatti come i dati statistici siano aggregati e non si conosce la loro pertinenza

[3] ndr.: La campionatura di PISA prevede 150 scuole e un totale di 4500 studenti per campione nazionale

[4] Si veda per esempio in questo sito il seguente articolo