Recensione critica del post pubblicato l’8 luglio scorso dall’OCSE nel blog sull’educazione riguardante il significato delle medie nazionali nelle statistiche , negli indicatori e nelle valutazioni internazionali comparate (Nel post non si distinguono indicatori e valutazioni).

Version imprimable de cet article Version imprimable

Misure ingannevoli

La messa a punto di metodologie statistiche adeguate è una questione scottante non solo a livello internazionale ma anche ai livelli statali o regionali. Gli specialisti della statistica sono consapevoli dei limiti degli strumenti usati e delle informazioni statistiche regolarmente pubblicate e riprese dai media. Per questa ragione il post che attira l’attenzione sui limiti del calcolo delle medie è di per sé importante come lo è il caso del calcolo della distribuzione del capitale umano nel territorio statale. Le differenze all’interno di uno stato tra entità regionali diverse che qui si chiamano differenze sub-nazionali sono spesso considerevoli. La lista dei difetti delle statistiche scolastiche è nota. Correggerli non è un questione semplice anche se tecnicamente ciò è possibile. Ma non si tratta di una questione tecnica bensì di una politica. Nell’attesa di informazioni statistiche migliori di quelle attuali è bene attirare l’attenzione sui difetti o sui punti critici di informazioni ampiamente utilizzate dai media e dagli stessi apparati scolastici.

Post di Dirk Van Damme capo della Divisione misure nella Direzione Educazione all’OCSE pubblicato nel blog dell’OCSE sull’educazione. Testo in inglese che si può consultare cliccando qui.

Titolo originale: "What does a country average actually mean?" [1]

Il blog dell’OCSE sull’educazione è uno strumento che serve all’OCSE per attirare l’attenzione su documenti pubblicati dall’organizzazione che riguardano le politiche scolastiche o la vita scolastica. Dirk Van Damme ha ritenuto opportuno segnalare la questione trattata nel bollettino No.43 della serie "Gli indicatori dell’istruzione alla lente" [/strong]

Cosa significano le medie nazionali e la media OCSE?

Le medie nazionali sono modi grossolani per classificare i risultati scolastici. Lo sanno tutti. Per esempio tra i valori scolastici degli indicatori costruiti per il Sud Italia e per il Nord Italia esiste un baratro profondo. La media nazionale italiana maschera questa differenza. Non ci si può fidare della media

I responsabili dell’OCSE sono stati confrontati a questo problema molto presto, già nei primi volumi dell’insieme di indicatori internazionali dell’istruzione, ossia a partire del 1992. Per ogni indicatore veniva calcolata una media nazionale e una media OCSE. Entrambe fornivano informazioni insoddisfacenti ma era tutto quanto si aveva a quell’epoca.Si riusciva almeno a capire quali erano i sitemi scolastici in ritardo, ossia al di sotto della media OCSE, e quelli avanzati.

Rarissimi sono i sistemi scolastici nazionali unici che rispecchiano fedelmente i valori, gli obiettivi di una nazione omogenea. In genere esistono spazi scolastici più o meno omogenei nei quali si incontrano diversi sistemi scolastici talora molto diversi l’uno dall’altro che sono adattati agli interessi e alle caratteristiche di piccole nazioni. Questo è il caso degli Stati Uniti oppure del Canadà oppure della Svizzera, della Germania e via dicendo. Ma anche laddove il sistema scolastico è unico, per esempio proprio in Italia, la media non dice gran che e falsifica la situazione che si riscontra all’interno del sistema scolastico.

Il caso della distribuzione del capitale umano

Il documento dell’OCSE non accenna alla decentralizzazione dei sistemi scolastici ma parla di entità sub-nazionali e tratta il caso della distribuzione del capitale umano in un paese. Per esempio in quasi tutti gli stati la percentuale di adulti con un diploma universitario completo è elevata nella capitale o nella zona circostante . L’area della capitale non offre per contrasto possibilità di lavoro sufficienti a chi non ha un diploma universitario completo per cui coloro che non hanno compiuto studi universitari o che non li hanno felicemente conclusi non sono la maggioranza della forza lavoro risiedente nella zona della capitale.Questo vale anche per altre variabili, come il genere, oppure l’età,la classe sociale, l’origine etnica. Van Damme attira l’attenzione sul fatto che la maggioranza dei funzionari e dei responsabili politici che si occupano di scuola vivono in un ambiente che non assomiglia al resto della nazione, il che lascia supporre che per Van Damme i sistemi scolastici nazionali siano il punto di riferimento principale e che il livello decisionale da tenere sott’occhio sia quello del livello amministrativo più elevato che è gestito da persone che non hanno molte affinità con il profilo socio-economico dello Stato o del paese come si suol dire.

Lo Stato-nazione, entità da discutere

Il sistema statistico nazionale è stato pensato con in testa l’idea degli stati-nazione: uno stato per una nazione. Ma la realtà è ben diversa per cui il modello statistico internazionale non corrisponde più alla realtà, è superato.Van Damme ricorda questa dimensione nell’introduzione del suo post.

Poco però è stato fatto finora per captare la varianza regionale entro i confini degli stati che non sono proprio stati-nazione nonostante le pretese dei loro fondatori nel corso dell’Ottocento. Un esemîo del lavoro che si dovrebbe fare in campo scolastico almeno è offerto proprio dal bollettino "Indicatori dell’istruzione alla lente" consacrato alla distribuzione del capitale umano all’interno dei vari stati. Si tratta di un lavoro sperimentale che riflette discussioni senza dubbio in corso nell’ambito del gruppo tecnico che si occupa delle questioni di metodologia statistica riguardanti la produzione degli indicatori. Questo gruppo esiste dal 1989. Le differenze tra entità sub-nazionali sono rilevanti ovunque. E’ interessante notare la prudenza terminologica, molto diplomatica usta sia nel bollettino sugli indicatori sia nel post del blog dell’OCSE: si parla di entità sub-nazionali, di varianza sub-nazionale.

Regionalismo

Nel bollettino si ammette che un’attenzione accresciuta alla varianza sub-nazionale ( davvero buffa questa terminologia) è gravida di conseguenze politiche rilevanti per l’organizzazione scolastica. Strategie uniformi di intervento sul piano statale devono essere abbandonate. Quest’aspetto solleva la questione dell’uguaglianza di trattamento non dei singoli studenti come si è fatto finora ma delle entità sub-nazionali per servirsi della terminologia OCSE ossia la questione della compensazione inter-regionale a livello di uno stato. Punto è scottante in Italia ma non solo e che è stato più o meno risolto in Spagna ma non in Francia per esempio.. Nel post si accenna molto vagamente a questa questione come pure si tocca solo marginalmente quella del ruolo del livello amministrativo centrale per le politiche scolastiche. Cosa ci sta a fare lo stato centrale? Ha una funzione? Quale?

[1] Cosa significa la media nazionale oggigiorno?

[/strong] Cliccare qui per accedere alla versione in inglese del bollettino nel quale si tratta appunto di questa questione. Il paper è del resto migliore del post di Van Damme.