Presentazione di un’ indagine sulla dimensione delle classi svolta alcuni anni fa negli USA

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Classi piccole o numerose ?

La dimensione delle classi: piccole o numerose? Un serpente di mare che torna di moda ogni tanto. La stragrande maggioranza degli attori scolastici è convintisssima che le classi piccole sono il "nec plus ultra" per ottenere buoni risultati a scuola, per imparare meglio il programma scolastico. Il campo scientifico è invece scettico. In generale si può concludere da queste indagini che non esiste una regola fissa. In certi casi, per taluni allievi, la piccola classe è un vantaggio; in altri casi, con studenti bravi, le classi numerose non hanno nessun effetto negativo: gli studenti apprendono, partecipano, seguono le lezioni e gli insegnanti non incontrano grossi problemi disciplinari, possono organizzare l’insegnamento come meglio conviene loro. Dunque nessuna regola s’impone di per sé. Si devono comporre classi piccole in certi casi e si possono avere classi numerose in altri. In certi quartieri la dimensione delle classi non ha nessuna incidenza, in altri invece conta. Dipende dalle classi sociali degli studenti che frequentano la scuola. Infine le indagini scientifiche comprovano che l’insegnamento nelle classi piccole non è poi talmente facile come lo si suppone di solito. Non è solo una questione di disciplina. Non si può insegnare nelle piccole classi come si insegna nelle classi numerose.

Quando frequentavo la quinta elementare nel lontano 1950 in una scuola della periferia di Lugano la classe nella quale mi trovavo era composta di 42 alunni. Non ho nessun ricordo traumatico di quell’anno. Ho solo pianto alla fine ed ho nascosto in una fessura dietro la lavagna un bigliettino di saluto come si fa con le bottiglie che si gettano nel mare con la speranza che presto o tardi qualcuno lo scoprisse. Forse ero consapevole che finiva l’infanzia. Ero infatti stato promosso nell’esame d’ammissione al ginnasio di Lugano ( allora ce n’era uno solo). Quella scuola primaria c’è ancora. In ogni modo non sono morto in quell’anno e non ha sofferto nemmeno l’insegnante che era poi mio padre. Anzi. Dovevo essere l’esempio della classe e tutte le colpe me le prendevo io, ed anche i castighi, perché non davo il buon esempio. Il padre si serviva di me per tenere in mano la classe.

Nel numero del 21 febbraio 2008 del settimanale USA "Education Week" specializzato nelle questioni scolastiche si trova un lungo articolo sulla controversa questione della dimensione delle classi. Nell’articolo si citano svariate indagini USA che comproverebbero la falsità o la bontà delle teorie che proclamano i benefici delle piccole classi. Se le classi sono piccole a trarne profitto sono gli alunni delle classi benestanti, tutto il contrario di quel che dovrebbe succedere.

 

Siccome gli articoli del settimanale sono protetti dal copy-right, l’articolo non può essere riprodotto. L’autore dell’articolo è Linda Jacobson.

Nelle classi piccole i punteggi nei test sono migliori che non nelle classi numerose ma il divario di risultati tra i bambini o tra gli studenti non sparisce né diminuisce. Lo comprova un’indagine svolta da Spyros Konstantopoulos della Northwestern University nell’Illinois che ha esaminato i dati del celeberrimo progetto STAR del Tennessee che era stato impostato negli anni 80 per mettere a punto un modello di misura del valore aggiunto.

Secondo Kostantopoulos la manipolazione della dimensione delle classi non riduce affatto le disparità di risultati tra gli studenti. La disparità di punteggi che lui chiama "varianza" tra gli studenti delle piccole classi di 13/17 studenti e classi numerose di 22/26 studenti aumenta invece di diminuire.

 

Kostanopoulos afferma che nell’indagine sui dati STAR si vede nettamente che gli studenti migliori beneficiano di più del fatto di trovarsi in classi piccole che non in classi numerose. Il divario tra studenti risulta poi nettamente maggiore nelle piccole classi che non nelle numerose. Orbene , dovrebbe succedere il contrario. Secondo Kostanopoulos, gli studenti più dotati traggono un maggior beneficio dalla didattica che gli insegnanti applicano quando le classi sono piccole che non gli studenti più deboli.

Il progetto STAR [1] si è svolto nel Tennessee tra il 1985 e il 1990 ed ha coinvolto 7000 studenti di 79 scuole. Gli studenti sono stati assegnati a caso a piccole classi, a classi "normali" e a classi con insegnanti aiutati da un assistente.

Dubbi sui benefici delle classi piccole

Eric Hanushek sostiene da tempo con numerose prove che la dimensione delle classi non ha un’incidenza su quanto si impara a scuola. Il beneficio che si ottiene riducendo la dimensione delle classi è minimo. I dati che provengono dall’indagine STAR confortano questa conclusione.

 

Per essere efficace la riduzione del numero di studenti per classe deve essere molto forte, le classi devono essere piccolissime, come lo dimostrano svariate indagini svolte in Francia e riassunte da Denis Meuret in un documento per il Consiglio Nazionale della valutazione sciolto anni fa dal governo di centro destra. Le piccole classi efficaci dovrebbero avere meno di una decina di studenti (Cliccare qui per il documento di Meuret, in francese) ; classi piccole come quelle del progetto STAR non incitano gli insegnanti a modificare il loro modo di insegnamento. Quindi l’effetto della riduzione è insignificante. Diminuire di molto il numero di alunni per classe costa assai ed implica una trasformazione radicale dei metodi di apprendimento. Per questa ragione il principio della riduzione del numero degli alunni per classi non promette di per sé nulla di buono, non è efficace, è un mito. I poteri pubblici non possono permettersi per ragioni finanziarie di andare in questa direzione e gli insegnanti nonché i dirigenti non hanno la preparazione adeguata per condurre piccoli gruppi di studenti. Non sanno farlo.

 

 

[1] STAR è un acronimo che sta per "Student/Teacher Achievement Ratio"