Documento prodotto dal Centro nazionale USA sulle politiche scolastiche redatto in parte da Andy Hargreaves e colleghi della Boston University nel quale si denunciano i limiti della valutazione in voga nei sistemai scolastici e l’uso di questo tipo di valutazione in vigore soprattutto negli USA ma anche in altri sistemi scolastici.

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Come servirsi della valutazione nelle scuole?

Come ribaltare le tentazioni che provengono da un uso perverso delle valutazioni nelle scuole? La valutazione dei risultati scolastici è ineludibile. Dagli USA dove ha attecchito e si è diffusa negli anni del dopoguerra, la valutazione è dilagata in Europa. Le organizzazioni internazionali come per esempio l’OCSE ne hanno facilitato la diffusione sebbene il corpo insegnante sia scettico e in diversi sistemi scolastici la valutazione è rimasta embrionale nonostante le pressioni internazionali o addirittura è osteggiata ed è oggetto di un ostracismo severissimo. Nondimeno la valutazione delle scuole, degli insegnanti, degli insegnanti resta il grande tema, la novità principale delle riforme dei sistemi scolastici del XXI secolo. Non si farà più marcia indietro. Quindi si impone una riflessione permanente sulle modalità della raccolta dei dati, sull’uso dei dati, sull’interpretazione delle analisi dei dati.

Il documento qui presentato è la ripresa in libera traduzione italiana del comunicato stampa del Centro Nazionale USA sulle politiche scolastiche [1] che presenta un documento redatto da William J. Mathis, (802) 383-0058, wmathis@sover.netAndy Hargreaves, (617) 552-0680, andrew.hargreaves@bc.eduHenry Braun, (617) 552 4638, henry.braun@bc.eduKathleen Gebhardt, (303) 588-8804, kgebhardt@childrens-voices.org

Il documento in inglese può essere scaricato e stampato cliccando qui.

Il messaggio principale di questo documento è ottimista : si può concepire un’alternativa positiva alle valutazioni scolastiche odierne che sono in generale contestabili perché usano pochi dati riguardanti gli studenti e sono sfruttate come arma punitiva contro l’autonomia scolastica. Un’altra valutazione è possibile.

In un recente documento predisposto da celebri professori del Boston College si incitano le scuole degli Stati Uniti a servirsi dei dati e della rendicontazione in un modo molto più serio ed efficace di quanto non lo si faccia in questi anni.

Andy Hargreaves che ha svolto una spettacolare relazione al convegno annuo internazionale dell’ADI tenutosi a Bologna all’inizio del 2013 [2] è uno degli autori di questo  documento intitolato Data-Driven Improvement and Accountability. Si tratta di un testo meritevole di essere preso in considerazione perché analizza in modo critico le tendenze dominanti nel settore della valutazione del servizio scolastico. Le conclusioni del documento hanno un significato rilevante perché il miglioramento delle statistiche scolastiche e della rendicontazione [3] è una strategia ormai ampiamente diffusa non solo nel servizio scolastico USA ma anche in moltissimi altri servizi scolastici. Se ne ha del resto un bel esempio anche in Italia. Quando il DDIA è utilizzato in modo appropriato fornisce senz’altro agli insegnanti informazione di qualità sui progressi dei loro studenti e segnala loro quali devono essere i punti più utili sui quali dovrebbero intervenire. Inoltre, il DDIA può dare agli genitori ed alle famiglie nonché all’opinione pubblica informazioni accurate e eloquenti su quanto gli studenti apprendono a scuola nonché sulle attività scolastiche.

Il comunicato stampa del NEPC USA

Purtroppo, negli Stati Uniti ed anche altrove, le misure dell’apprendimento sono in generale ridotte all’osso e si limitano a valutare un numero ristretto di discipline e di obiettivi. Inoltre, questi dati sovente vengono utilizzati anche per punire le scuole con prestazioni carenti e gli insegnanti che arrancano o che sono in difficoltà e che non ottengono con i loro studenti punteggi o risultati esaltanti, almeno pari alla media di quelli conseguiti da altre scuole simili [4]. Il documento spiega come nei sistemi scolastici le statistiche ed i dati sui punteggi conseguiti degli studenti nei test siano utilizzati più spesso di quanto non si pensi per creare “incentivi perversi” che inducono gli insegnanti a ridurre il curricolo, ad insegnare agli studenti come si devono affrontare i test e a concentrare in modo sproporzionato i loro sforzi sugli studenti suscettibili di ottenere i migliori punteggi nei test piuttosto che sugli studenti che avrebbero più bisogno di aiuto.

Effetti perversi della valutazione scolastica

 

Gli autori segnalano un doppio pericolo :

  • dapprima che la rendicontazione impedisce il miglioramento. La pressione esercitata sugli insegnanti per evitare punteggi bassi ha conseguenze spiacevoli poiché incitano un gran numero di insegnanti a concentrare i loro sforzi su un numero limitato di obiettivi come per esempio la preparazione ai test oppure l’aiuto esclusivo riservato ai migliori studenti i quali possono elevare con i loro punteggi i risultati della classe e quindi contribuire a fornire un’ immagine buona della classe o della scuola.
  • In secondo luogo, la rendicontazione perde qualsiasi significato perché diventa un incentivo per “ingannare il sistema” in modo tale da conseguire punteggi elevati rapidamente.

Come uscire dal tunnel ?

Per fare in modo che il miglioramento degli apprendimenti diventi il pilota principale del DDIA e non semplicemente un ripensamento o addirittura un capovolgimento della rendicontazione, gli autori propongono due raccomandazioni :

  • basare le valutazioni professionali e l’insegnamento su un ampio ventaglio di prove e di indicatori che riflettano adeguatamente ciò che gli studenti hanno imparato o stanno imparando.
  • conformemente a quanto succede nei servizi scolastici più efficaci, impostare riforme scolastiche sistemiche che promuovano la responsabilità collettiva per il miglioramento nei quali la rendicontazione funzioni in dall’alto al basso in tutto il sistema scolastico e poi serva come strategia finale quando tutto va male.

 

Applicazioni pratiche

Nel documento inoltre si presenta un modello di rendicontazione realizzato da Kathy Gebhardt. La legislazione si basa sulle teorie di Hargreaves e Braun ed espone in modo dettagliato la struttura giuridica che potrebbe e dovrebbe usare i dati scolastici in maniera efficace per creare un sistema scolastico di rendicontazione impostato per migliorare gli apprendimenti e le scuole e non per punire gli studenti o i dirigenti.

“Come nazione siamo confrontati a tre scelte” spiega Gebhardt. “Possiamo continuare ad incorporare dati e rendicontazione in un sistema non funzionale ; possiamo abbandonare questi strumenti politici poiché sono profondamente contro-produttivi ; oppure possiamo costruire e realizzare sistemi che usano questi strumenti in maniera costruttiva, in modo sensibile. Questo documento è stato concepito in funzione di quest’ultima scelta”.

 

Accountability e valutazione  [5]

L’uso perverso del DDIA in molti servizi scolastici USA ha ramificazioni significative. “Quando la rendicontazione è prioritaria sul miglioramento, il DDIA non serve né ad aiutare gli insegnanti a formulare giudizi pedagogici migliori né incita gli insegnanti a migliorarsi o a perfezionare le loro conoscenze e le loro competenze, a diventare professionisti rispettati e competenti. Invece di essere informati dalle valutazioni, gli insegnanti sono spinti in tutt’altra direzione che li allontana dalla meta del miglioramento dell’insegnamento e dell’apprendimento a causa di dati miserevoli, poveri ( ndr. : Seppure presentati in modo eccellente), scodellati e usati per indurre gli insegnanti ad agire in modo tale da aumentare la media dei punteggi dei loro studenti misurata con prove strutturate limitate ad alcune discipline. L’insieme di indicatori che viene sfornato e servito alle scuole e agli insegnanti è scadente (ndr. : Anche quando si presenta sotto forme allettanti) ed è spesso imperniato su un numero esiguo di prove ” sostengono Hargreaves e Braun. La cautela è quindi in questo campo di rigore.

Hargreaves afferma che “le scuole sono indotte a attribuire troppa enfasi ai punteggi delle prove strutturate che captano quanto può essere facilmente misurato. In questo modo, le scuole trascurano altre importanti competenze e qualità che sono difficili da quantificare. I dati numerici devono pertanto essere combinati con valutazioni professionali collettive svolte dagli insegnanti se si devono prendere decisioni rilevanti le quali dovrebbero servire per promuovere l’apprendimento dello sviluppo degli studenti” ( ndr. : almeno per il momento).

 

Altre modalità d’uso delle informazioni statistiche

Gli autori del documento svolgono confronti con mondi diversi dalla scuola, come quello dello sport e del commercio, che si servono di dati per rendere meglio, per migliorarsi, per vincere. Un’ applicazione accurata del DDIA in questi settori, che ricorre ad un ampio ventaglio di misure, ha permesso di elevare in maniera sensibile il livello delle prestazioni e di conseguire risultati eccellenti. Per esempio gli autori citano il caso della squadra "Oakland Athletics” che è stata la prima squadra di pallacanestro USA a ricorrere alle statistiche sui risultati dei giocatori per impostare le campagne di reclutamento. I risultati non sono venuti meno : la squadra da anni è presente nella fase finale del campionato di basket ( i play-off) e spesso sconfigge squadre che hanno tra i loro ranghi giocatori superiori o che hanno un bilancio molto più elevato. “Il punto in questione”, afferma Hargreaves, “non è tanto quello del ricorso ai dati statistici da parte delle squadre efficaci ma soprattutto il fatto che i dati statistici sono valutati da tutti, analizzati collettivamente per condividere la responsabilità del miglioramento”.

Gli autori notano che l’implicazione per il servizio scolastico derivanti da questi esempi sono le seguenti : secondo Braun, il co-autore del documento con Hargreaves "i responsabili politici dovrebbero assumere la responsabilità di rassicurare l’opinione pubblica che non solo il rango nelle classifiche e la qualità degli indicatori utilizzati servono per migliorare i risultati e a rendere più responsabili le scuole , ma anche che gli insegnanti dispongono di risorse sufficienti e di aiuti adeguati per applicare in modo efficace Le strategie di miglioramento” che le analisi dei dati suggeriscono. 

 

Hargreaves e Braun concludono il loro documento con l’affermazione che “i dati statistici e i punteggi dei test non sono né un sostituto né un surrogato della valutazione professionale. Lo scopo dei dati è di promuovere, stimolare e informare il giudizio che è necessario per migliorare la scuola , l’insegnamento , l’apprendimento e la rendicontazione. Non ci sono algoritmi per captare l’esperienza. L’abilità e le competenze non appaiono nei fogli di calcolo. I numeri devono essere al servizio della conoscenza professionale e non devono invece essere la guida dell’insegnamento. Gli insegnanti devono essere guidati ed informati dall’insieme di indicatori e dai sistemi di valutazione impostati con prove strutturate ma non devono mai essere ridotti allo stato di zimbelli qualunque pilotati dai risultati matematici”.

 

[1] Acronimo NEPC, con sede a Boulder nel Colorado, citato più volte in questo sito

[2] "Il tallone d’Achille", 1-2 marzo 2013

[3] In inglese si è coniato un nuovo acronimo:DDIA che sta per Data-Driven Improvement and Accountablity

[4] ndr. : Su questo punto vale prendere in considerazione la legge USA NCLB, ossia "No Child Left Behind" che si potrebbe tradurre " Non uno di meno" votata quasi all’unanimità dal Congresso e dal Senato USA una decina di anni fa. In questo sito ci sono svariati articoli su questa legge

[5] Questo binomio è cruciale