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I voti

 In primo luogo si deve ricordare che la valutazione fatta dalle scuole è ingiusta. La prova è stata fatta tanti anni fa, decenni or sono, dagli specialisti della docimologia. Forse proprio per questa ragione si discutono altre modalità di valutazione e con i progressi statistici e strumentali si tende a estendere la valutazione a diversi settori della scuola, per esempio agli insegnanti.

In secondo luogo , si deve precisare che le modalità di valutazione degli studenti, i voti, , variano moltissimo da un sistema scolastico all’altro, da un insegnante all’altro e perfino nello stesso insegnante. Queste diversità sono ingiuste e pericolose . Nessun sistema scolastico ha un modo perfetto di valutazione. Le annotazioni sono molto arbitrarie.

Varie scale di valutazione con i voti

In Francia la valutazione degli studenti si fa su una scala 20. In Italia 10. Orbene in Francia si propone di mandare al macero la modalità di valutazione in vigore da decenni e di cambiarla, suscitando un canaio infernale da parte di tutti i tradizionalisti e i nostalgici della scuola che si annidano sia a destra sia a sinistra dello scacchiere politico.Il sito francese "Le Café pédagogiques" pubblica il 30 settembre ( cliccare qui per il testo in francese con i documenti ufficiali allegati) un articolo che descrive la proposta e che illustra le reazioni che si sono manifestate già nei confronti del dibattito. Nessuna decisione è stata presa.

Abolire i voti

Il problema non è tanto quello della scala dei voti quanto quello dell’abolizione dei voti a determinati livelli scolastici e quello delle modalità di valutazione quando la posta in gioco è elevata. Del resto si può già sin d’ora anticipare che quando si propone di eliminare i voti le reazioni sono violentissime anche tra gli insegnanti. La valutazione è una faccenda che scotta e che non lascia in pace quando la si tocca. Fin dagli anni Venti quando Piégon in Francia ha dimostrato l’arbitrarietà dei voti, i sistemi scolastici e i media, la classe politica sobbalzano quando si discute di valutazione scolastica. Sono passati quasi ottant’anni dalle prime analisi critiche e tutto l’edificio della valutazione a scuola è tuttora traballante.

Grande varianza di scale 

Il Consiglio Nazionale francese per la valutazione dei sistemi scolastici [1] ha pubblicato nel dicembre 2014 un documento su questa faccenda ( la valutazione degli studenti in diversi sistemi scolastici) che si può consultare , in francese, cliccando qui. Una sintesi del documento, in francese, si può pure consultare cliccando qui.

Si riprende in questa sede parte della presentazione del documento effettuata dal redattore capo del sito "Le Café pédagogique" . Versione originale completa in francese accessibile cliccando qui.

Il documento mostra la grande diversità di modalità di valutazione: si passa per esempio da una valutazione da 1 a 100 in Corea o nel Québec, a una valutazione con le lettere alfabetiche ABCDEF in Svezia.

Imbrigliare gli insegnanti ?

Il dibattito sui voti va collocato nel quadro dell’evoluzione della valutazione dei sistemi scolastici. Nathalie Mons, la presidente del CNESCO e anche specialista delle valutazioni internazionali sostiene che nel corso degli anni Settanta e più ancora in epoca recente, negli anni Novanta, si è assistito a un inquadramento crescente delle procedure di valutazione, Ovunque si tende a irreggimentare gli insegnanti , a regolamentare le loro pratiche di valutazione. La Francia , da questo punto di vista fa eccezione. Infatti in Francia gli insegnanti sono liberi di valutare come vogliono mentre invece sono tenuti a rispettare scrupolosamente i programmi. C’è stato un tentativo in Francia nel decennio scorso di modifica delle modalità di valutazione con la riforma dello zoccolo comune ma il tentativo è fallito perché il libretto personale delle competenze, tra l’altro assai interessante, si è rivelato troppo pesante e gli insegnanti sono riusciti in quattro e quattr’otto a svuotarlo di qualsiasi novità con l’adozione di soluzioni molto formali e burocratiche per realizzarlo. Adesso si assiste , secondo Mons, a un nuovo tentativo per ridurre la libertà degli insegnanti in materia di valutazione, libertà alla quale gli insegnanti francesi tengono assai tanto più che sono tenuti al guinzaglio su moltissimi aspetti della vita scolastica. Una delle manovre è appunto ia costituzione del CNESCO presieduto da Nathalie Mons la cui missione consiste proprio a proporre una modalità di valutazione unica, a omogeneizzare le pratiche degli insegnanti come in parte succede altrove. Le valutazioni nazionali , come per esempio quelle in corso in Italia a cura dell’INVALSI, sono percepite in Francia come un’intrusione inaccettabile nel campo delle libertà degli insegnanti e quindi in quello delle condizioni di lavoro. 

 Omogeneizzazione internazionale in corso dei criteri di assegnazione dei voti in classe ?

 Il documento del CNESCO sfrutta i dati delle indagini TALIS dell’OCSE , PISA pure OCSE e i dati di diverse indagini IEA. Anche in questo caso si osserva all’opera l’effetto omogeneizzante dell’OCSE e la tendenza verso l’ imposizione di un modello unico di assegnazione dei voti e di valutazione in classe degli studenti ( ciò’ presuppone che ci saranno sempre le classi , il che non è detto). Basta a questo punto collegare le modalità di valutazione in classe con i punteggi nei test PISA per concludere che una determinata modalità è migliore di un’altra e presentarla come se fosse un toccasana per migliorare l’istruzione scolastica. D’altra parte occorre fare i conti con la politica, con le emozioni, con l’orgoglio professionale. Infatti gli insegnanti da un lato non sono affatto disposti a lasciarsi depennare di una prerogativa che stimano costitutiva della loro autorità e dall’altro i politici, gli impresari, gli artigiani locali, i genitori, le famiglie, i tutori esigono di capire quel che succede a scuola, di essere informati su quanto succede nelle scuole e sui progressi o sui risultati degli studenti e degli allievi. Finora quest’insieme di persone riteneva di disporre di una chiave di lettura accettabile, i voti, che forniva indicazioni sulla vita scolastica. Gli insegnanti erano credibili e importanti perché giocavano da questo punto di vista un ruolo sociale con le promozioni e le bocciature, ossia con l’apertura verso carriere professionali molteplici. Ora questo meccanismo si sta sfaldando. La rinuncia alle forme tradizionali di valutazione in classe non è tollerata. Le reazioni sono in taluni casi violente. La faccenda diventa politica perché l’opinione pubblica esige che le condizioni di leggibilità della scuola non cambino in mancanza di punti di riferimento comprensibili. Se la posta in gioco dell’istruzione scolastica conta ancora , ma purtroppo in molti casi non conta più molto, la leggibilità delle valutazioni è un fattore importante da considerare accuratamente.

Il titolo del documento indica esplicitamente che l’indagine concerne la valutazione in classe e non le valutazioni di sistema. Ecco il titolo in francese. Il documento è stato reso pubblico l’11 e il 12 dicembre 2014.

« L’évaluation des élèves par les enseignants dans la classe et les établissements : réglementation et pratiques. Une comparaison internationale dans les pays de l’OCDE. »

Il documento tratta dei temi seguenti:

  • Come gli studenti sono valutati in diversi sistemi scolastici?
  • Esistono paesi in cui non si danno voti?
  • Gli insegnanti devono omogeneizzare il modo di valutare nelle singole scuole?
  • Si autorizzano le classifiche degli studenti per classe e le classifiche sono rese pubbliche?
  • Come le famiglie sono informate dei progressi degli studenti ?

 

 Il documento è ben fatto e fornisce a chi si interessa di docimologia e di valutazione degli allievi informazioni utili che non sono ottenibili facilmente.

 

Abolizione dei voti

Questo è il caso più interessante. La decisione di abolire i voti è stata presa soprattutto nei sistemi scolastici nordici che l’hanno applicata specialmente nell’insegnamento primario. In Svezia i voti cifrati sono stati aboliti e sono stati sostituiti da lettere alfabetiche che corrispondono a criteri precisi.Il sistema permette di armonizzare le pratiche di valutazione tra insegnanti, di valutare le competenze e di limitare il carattere imperativo del voto cifrato.

Auto-valutazione degli allievi

Questo esercizio è molto praticato in Inghilterra dove il 70% degli insegnanti di scuola media dichiara di chiedere spesso agli studenti di auto-valutarsi mentre questa percentuale cade a meno del 20% in Francia ( indagine TALIS-OCSE del 2013).

Cooperazione tra insegnanti 

 La cooperazione tra insegnanti per stabilire scale di valutazione comuni almeno tra coloro che lavorano nella stessa scuola si diffonde sempre più, come lo si deduce dai dati prodotti dall’indagine TALIS. In media tra i sistemi scolastici radiografati nell’indagine TALIS solo poco più del 15% dei professori di scuola media nel 2013 dichiarava di non collaborare mai con i colleghi per costruire scale di valutazione comuni. Questa percentuale era del 20% circa in Francia. 

 


 

[1] Noto con l’acronimo CNESCO