Presentazione dei risultati di due studi imperniati sulla pertinenza degli strumenti applicati dal NAEP negli Stati Uniti per valutare la discriminazione delle minoranze nel sistema scolastico americano. Le due indagini sono state svolte nell’ambito di un progetto del Teachers College sull’equità del sistema scolastico.

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La valutazione delle conoscenze sotto tiro

Il NAEP, ossia la valutazione nazionale americana lanciata nel 1964, pressoché agli albori della storia delle valutazioni su vasta scala, è stato un laboratorio straordinario di messa a punto dei metodi di valutazione su vasta scala e di sperimentazione dei test. Per esempio è nell’ambito del NAEP che si è applicata per la prima volta su vasta scala la IRT (l’Item Response Theory) che permette di predire il punteggio finale a un test senza che gli studenti abbiano a rispondere a tutti i quesiti. La conoscenza del NAEP è un passaggio obbligato nella formazione di un valutatore delle competenze e delle conoscenze su vasta scala. Il NAEP è sempre stato nell’occhio del ciclone nonostante sia stato curato, sviluppato e quasi coccolato dai migliori specialisti americani di psicometria. Il documento qui presentato prodotto dal Teachers College della Columbia University (New York) critica il programma di valutazione applicato dal NAEP e invoca un cambiamento dei suoi strumenti (ossia dei test).

 

Il Teachers College della Columbia University (New York) pubblica un documento che contesta la pertinenza dei test del NAEP (una sintesi del documento è allegata):

Reassessing the Achievement Gap: Fully Measuring What Students Should Be Taught in School

by:

Richard Rothstein, Research Associate, Economic Policy Institute
Rebecca Jacobsen, Assistant Professor, School of Education, Michigan State University
Tamara Wilder, Teachers College, Columbia University

 

Il NAEP è lo strumento per eccellenza con il quale da decenni negli Stati Uniti si osserva come evolve la disparità dei risultati scolastici tra minoranze etniche nelle scuole e in particolare tra la popolazione bianca di origine indo-europea e la popolazione afro-americana. Nonostante le riforme scolastiche per lottare contro la segregazione scolastica intraprese in questi decenni, il gap tra questi due gruppi di studenti persiste. C’è proprio da essere insoddisfatti.

Il progetto Campaign for Educational Equity intrapreso dal Teachers College della Columbia University cerca di capire come mai non si riesce a venire a capo di questo problema. Dopo avere fatto il punto sulla persistenza della segregazione e le discriminazioni razziali nelle scuole americane in un primo rapporto "A Report Card on Comprehensive Equity. Racial Gaps in the Nation’s Youth Outcomes" (versione integrale allegata), l’ indagine è stata imperniata sul NAEP, ossia sulla valutazione campionaria nazionale americana che permettere di raccogliere dati sulle conoscenze e le competenze che si dovrebbero apprendere frequentando le scuole. Il rapporto di questa seconda fase dello studio non è ancora stato pubblicato. [1]

 

Gli autori di questa analisi sostengono che l’impostazione del programma di valutazione NAEP dovrebbe subire importanti modifiche per valutare realmente quello che sanno fare gli studenti americani rispetto a un largo ventaglio di indicatori dell’istruzione, sociali, culturali e della salute. Nel documento si afferma che i risultati del NAEP, ossia i punteggi conseguiti nelle prove strutturate a livello nazionale , danno un’immagine "distorta" di quanto sanno gli studenti perché le prove sono esclusivamente imperniate sulle conoscenze e non prendono in considerazione i risultati di un’ampia gamma di attività svolte nelle scuole.

Il gruppo di ricerca è stato diretto da Richard Rothstein, la cui fama nel mondo delle scienze dell’educazione americane non è più da dimostrare. Rothstein, ricercatore associato presso l’ Economic Policy Institute di Washington D.C., sostiene una concezione dell’istruzione scolastica diversa da quella di coloro che invece militano per gli standard [2] , come per esempio la fondazione Thomas B. Fordham o l’istituto Achieve. Secondo Rothstein "quando ci si concentra solo sulle competenze accademiche, si creano incentivi che distolgono l’attenzione e le risorse dagli obiettivi educativi indirizzandoli verso l’acquisizione di competenze accademiche puntuali. Con le valutazioni in questo modo non si fa altro che ottenere quanto è stato fatto. Noi riteniamo invece che per riequilibrare le nostre scuole dobbiamo misurare invece quel ci aspettiamo che le scuole facciano". [3]

Una valutazione impostata con criteri più ampi, che prendano in considerazione quanto sanno e fanno gli adolescenti a scuola e fuori di scuola, potrebbe fornire una visione più completa di quanto le scuole e le altre istituzioni che si occupano dei giovani fanno per prepararli a inserirsi nella vita attiva e per riuscire nelle società contemporanee . Questo è quanto si sostiene nel documento patrocinato dal Teachers College. Si tratta di una posizione non sorprendente per i conoscitori di questa istituzione la quale da sempre è attestata su queste posizioni. In questo documento però si va ben oltre e si chiede che i quesiti del NAEP non si limitino a poche discipline accademiche ma prendano in conto anche altre dimensioni come del resto era stato previsto al momento del lancio del NAEP e come fu fatto nel corso degli anni Settanta. Questa pratica fu in seguito abbandonata soprattutto per ragioni finanziarie.

 

Quale deve essere il ruolo di una valutazione nazionale?

Nel rapporto si descrivono quali devono essere gli obiettivi principali dell’educazione e come vada impostata una valutazione nazionale si si vuole ridurre il divario di risultati tuttora esistente tra quelli della minoranza afroamericana e quelli della maggioranza bianca di origine indoeuropea. Ormai si sa con certezza che la valutazione è uno strumento potente per modificare quanto si insegna nelle scuole o, in altri termini, i programmi d’insegnamento e le attività scolastiche. La valutazione è una leva potente del cambiamento. Per questa ragione nel documento si ribadisce l’importanza di otto aree educative ritenute fondamentali nelle quali si può ritrovare la gamma di attività educative svolte dalla scuola. Gli strumenti del NAEP vanno ripensati per essere calcati su queste competenze. Solo in questo modo si aiuteranno le scuole a cambiare e solo ciò facendo si rispetteranno nella scuola i valori fondamentali della società americana e si promuoverà un sistema scolastico equo. L’obiettivo da perseguire è quello di rispettare e promuovere, mediante una valutazione appropriata, lo sviluppo delle potenzialità di ogni membro della società che è la via maestra per riuscire a garantire il progresso della società. Una società cresce se tutti i suoi membri possono dare il meglio di sé compatibilmente con le qualità di ognuno. In questo modo si resta fedeli alla tradizione della scuola statale americana e si preservano gli obiettivi storici dell’istruzione e della scuola negli Stati Uniti.

Le otto aree da considerare nella ricostruzione del NAEP sono le seguenti:

 

  1. l’area delle conoscenze scolastiche di base;
  2. la capacità a pensare in modo critico e autonomo e a risolvere problemi;
  3. la capacità a vivere in società e l’acquisizione dell’ etica del lavoro;
  4. lo sviluppo delle competenze necessarie per diventare cittadini responsabili e persone in grado di assumere altre responsabilità nella società;
  5. le competenze necessarie per mantenere una salute fisica lungo tutto l’arco dell’esistenza;
  6. le competenze necessarie per mantenere un equilibrio emotivo lungo tutto l’arco dell’esistenza;
  7. l’acquisizione delle doti necessarie per apprezzare le opere d’arte e quelle letterarie;
  8. le competenze professionali necessarie per permettere ai giovani che non si destinano a studi universitari avanzati ad entrare nella vita attiva in modo soddisfacente.

 

Nel rapporto si specificano pure i livelli che si dovrebbero conseguire tra i 17 e i 25 anni in ognuna di queste otto aree.

 

I difetti del modello di valutazione in auge applicato nel NAEP ma non solo...

I punteggi conseguiti nei test scolastici non sono che una componente dei risultati di una buona educazione e non sempre predicono fedelmente l’esito di un’educazione riuscita. Non basta quindi impostare prove strutturate imperniate solo su un paio di discipline scolastiche per sapere se l’istruzione e la formazione impartite sono buone, soddisfacenti o insufficienti. E’ assolutamente necessario ampliare il ventaglio delle competenze misurate per conoscere tutta la storia e prendere a tempo i provvedimenti necessari per correggere carenze e difetti. I dati forniti dalle valutazioni odierne non sono sufficienti e falsificano la prospettiva con la quale si giudica il servizio scolastico. Questo documento quindi è un’ennesima arringa in favore di un perfezionamento delle valutazioni. Qualcosa deve essere fatto e si può fare anche se l’operazione sarà, come si può già sin d’ora anticipare, costosa.

 

Molti insegnanti si lamentano con ragione dell’ attenzione eccessiva prestata ai risultati di matematica e ai punteggi conseguiti nelle prove strutturate sulle competenze in lettura. Questa tendenza ha costretto le scuole a trascurare in modo più o meno pronunciato le aree alle quali un tempo veniva prestata più attenzione .Si tratta quindi di calibrare gli obiettivi della scuola statale e del programma nazionale di valutazione. Questi due aspetti sono tra loro correlati. La posta in palio è la seguente: lo scopo della valutazione nazionale è quello "di captare quale è lo stato dell’istruzione statale oppure quello di misurare il livello dell’educazione negli Stati Uniti e nelle famiglie americane"?

 

 

 

[1] Le valutazioni nazionali per le competenze in lettura e matematica sono somministrate ogni due anni a un campione nazionale e di ogni stato di allievi del quarto e dell’ottavo anno di scuola Ogni quattro anni invece si valutano le competenze in queste due discipline degli studenti del 12º anno di scuola che negli Stati Uniti costituisce l’ultimo mano d’insegnamento secondario di secondo grado. Prove strutturate sono somministrate regolarmente negli Stati Uniti anche per la storia, le scienze, le competenze nella redazione scritta e di tanto in tanto, a seconda degli stanziamenti disponibili, nel campo dell’ educazione artistica, della civica, dell’economia, della geografia, e delle lingue straniere.

[2] Si veda in questo sito l’articolo "USA: standard nazionali in linea con quelli internazionali" 

[3] “What gets measured gets done. The idea is that we’re not going to restore balance to our schools unless we measure all those things that we expect schools to do.”

Les documents de l'article

pdf_6562_Rothstein_Summary_Report.pdf
pdf_A_Report_Card_on_Comprehensive_Equity.pdf