Perché è importante sapere leggere alla fine della terza elementare, quali sono gli allievi che non riescono a sviluppare questa competenza, perché e cosa si dovrebbe fare.

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Insufficienti in lettura in quarta elementare

La disuguaglianza socio-economica è il parametro principale di spiegazione della debolezza in lettura in quarta elementare. Negli USA l’85% degli allievi poveri di quarta elementare consegue nei test federali di lettura (Il test NAEP) un punteggio inferiore a quello che si ritiene pari a un livello di capacità accettabile di comprensione in lettura in quarta elementare .

Saper leggere (Traduzione, adattamento e commento del riassunto del rapporto "Learning to Read, Reading to Learn" [1])

La comprensione di quel che si legge è una delle competenze chiave per valutare i risultati scolastici degli studenti, per misurare il progresso negli apprendimenti, per stimare la capacità di una scuola a ottenere buoni risultati con tutti gli studenti e non soltanto con quelli bravi, dotati in partenza per padroneggiare le conoscenze scolastiche, tra le quali si usa ormai inserire la lettura. Sapere leggere e capire qualsiasi tipo di testo è diventato un criterio universale della valutazione delle scuole, degli insegnanti e degli allievi. Le principali indagini internazionali su vasta scala condotte nel corso di questi ultimi vent’anni, a partire dall’indagine ICONA dell’IEA (Reading Literacy in inglese) del 1991, nonché le valutazioni nazionali su larga scala organizzate in diversi paesi, per esempio negli Stati Uniti (il NAEP), l’Inghilterra, la Francia e recentemente anche l’Italia (le prove INVALSI) , hanno adottato il livello di competenza in lettura come uno dei criteri standard di valutazione della qualità dell’insegnamento.

Il momento chiave della quarta elementare

Quest’operazione di valutazione generalizzata delle competenze in lettura, svolta di solito su una campionatura della popolazione studentesca, si effettua di solito con gli allievi che frequentano la quarta elementare, ovverosia dopo tre anni di scuola dell’obbligo, perché si ritiene che in quarta elementare si passa da una fase (i primi tre anni di scuola) durante la quale l’obiettivo è l’apprendimento delle tecniche di lettura ad un’altra fase nella quale la lettura diventa uno strumento d’apprendimento.Si legge per imparare. A questo punto, gli allievi dovrebbero essere in grado di leggere senza difficoltà un testo semplice e di capirne il contenuto. L’apprendimento della lettura dovrebbe essere terminato più o meno tra gli otto e i nove anni di età, ossia, per l’appunto quando si frequenta la quarta elementare. L’età esatta di questo passaggio non è nota e ovviamente cambia da un allievo all’altro, ma ciò non impedisce alle indagini internazionali di svolgere studi comparati sulla bravura degli allievi in lettura dopo i primi anni di scolarizzazione, correggendo eventualmente con tecniche statistiche i divari di età che vanno considerati in mesi e non in anni. Non tutte le indagini internazionali di valutazione delle competenze in lettura in quarta elementare tengono conto di questo fattore.



L’indagine americana



Negli Stati Uniti, l’indagine nazionale NAEP effettua una valutazione delle competenze lettura all’inizio della quarta elementare. Questa indagine è una valutazione classica che ha il pregio della coerenza e della durata poiché è da anni che negli Stati Uniti si valutano le competenze in lettura per cui esiste una banca dati che permette di apprezzare l’evoluzione dei risultati in funzione non solo dei parametri classici come per esempio il livello di povertà oppure la categoria socio professionale delle famiglie da cui provengono gli allievi, bensì anche i risultati delle numerose riforme intraprese per migliorare a scuola i livelli di competenza in lettura. Riforme della didattica della lettura e dei curricoli non sono mancate nel corso degli anni e i risultati non sono affatto brillanti. Si ha l’impressione che, nonostante le riforme, nulla accada, perché altri parametri sono molto più influenti per migliorare le competenze in lettura che che non le riforme scolastiche della didattica della lettura, l’adozione di nuovi libri di testo, i corsi di formazione degli insegnanti .



Lo studio "Imparare a leggere, leggere per imparare"(versione integrale in inglese allegata)



Alcune settimane fa la Fondazione Annie E. Casey di Baltimora ha pubblicato uno studio sulle competenze in lettura degli allievi di quarta elementare negli Stati Uniti che permette non solo di valutare l’ampiezza delle difficoltà che incontrano gli allievi a padroneggiare la lettura in quarta elementare, ma che apre anche uno spiraglio per comprendere le difficoltà di milioni di allievi di fronte alla lettura. È inutile continuare a fare la politica dello struzzo ed a chiudere gli occhi su questo problema. Milioni di allievi in quarta elementare non sanno ancora leggere correttamente e non riescono a capire quel che leggono. questa situazione è scandalosa e drammatica soprattutto perché sono gli allievi che provengono dalle classi sociali meno abbienti a essere in difficoltà. La scuola non riesce a correggere l’handicap iniziale. Al contrario: più passano gli anni di scuola, più si aggrava il ritardo degli allievi poveri nell’acquisire una competenza decente in lettura. Tra gli allievi di quarta elementare ai quali è stato somministrato nel 2009 negli USA il test di lettura NAEP , l’83% proviene da famiglie povere e l’85% degli allievi poveri frequentano scuole povere e non riescono a conseguire un livello funzionale di competenze in lettura. Secondo gli autori di questo studio saper leggere in modo fluido alla fine della terza elementare è un criterio cruciale per lo sviluppo scolastico dell’allievo. Il fallimento a leggere correntemente è correlato a percentuali elevate di dispersione scolastica, ossia a parametri che rendono molto fragile il futuro professionale di questi allievi quando saranno adulti, con incidenze significative non solo sui livelli di retribuzione ma anche sulla competitività dell’economia nazionale e sul livello di produttività del paese.

La comparazione tra Stati negli USA


Come dovrebbe essere noto, il sistema scolastico americano non è un sistema centralizzato come quello italiano. E’ un sistema federalista, nel quale la politica scolastica è una delle competenze esclusive dei vari Stati. Ogni Stato quindi fissa i propri standard in lettura, decide in modo autonomo quale è il livello di competenza accettabile in lettura, determina la scala delle competenze e usa i propri test per misurarle. Allievi scolarizzati in stati diversi possono essere nominalmente ritenuti competenti in lettura pur non possedendo in quarta elementare un livello di competenza sufficiente per leggere senza difficoltà un testo. Solo un’indagine nazionale trasversale a tutti gli Stati come l’indagine NAEP nella quale i livelli di competenza sono fissati in maniera uniforme per tutti gli Stati permette di rendersi conto della diversità esistente tra uno Stato e l’altro. Orbene, la varianza tra gli Stati dei risultati in lettura in quarta elementare all’interno degli Stati Uniti è impressionante come lo mostra la tavola seguente nella quale la terminologia è in inglese perché la tavola è copiata dal documento originale della fondazione.

Punteggi in lettura nei vari Stati per scale di livello "eccellente" e "accettabile" nel test NAEP di IV elementare, Stati Uniti, 2007


Svariati fattori concorrono a determinare le difficoltà in lettura in quarta elementare


La predisposizione: negli Stati Uniti, da tempo ormai, non si coltivano più illusioni sulla capacità della scuola ad insegnare a tutti. La scuola è impotente a conseguire questo obiettivo se non vengono rispettate determinate premesse. Questo vale anche per l’apprendimento della lettura.

Come minimo, i bambini, prima di diventare allievi, ossia prima di frequentare la scuola dell’obbligo, devono essere pronti a riuscire a scuola sia dal punto di vista cognitivo, sociale, emotivo e fisico. Se manca questa maturità, la scuola fallisce e non serve andare a scuola.

L’assenteismo: in secondo luogo i bambini devono essere presenti nelle classi altrimenti non imparano se sono assenti. Questo criterio sembra una tautologia, ma per molti bambini poveri, che vivono in quartieri malfamati, l’assenteismo scolastico è ancora un fenomeno ricorrente.

Buone scuole: in terzo luogo gli allievi poveri devono fruire di opportunità eccellenti d’apprendimento. Gli stimoli a imparare del resto devono essere presenti sin dalla nascita e la scuola deve essere circondata da ambienti sani, stimolanti per gli allievi quando non sono scuola. Per milioni di bambini americani queste condizioni non esistono. E quindi illusorio attendersi risultati spettacolari dalla scuola dopo tre anni di insegnamento , durante i quali le assenze sono stati numerose, gli allievi sono spesso ammalati, picchiati, maltrattati, malnutriti, assonnati. Questi parametri sovente sono aggravati da scuole insalubri, poco decorose, rumorose, puzzolenti, sozze, nelle quali si incontrano insegnanti demoralizzati, svogliati e impreparati.

La missione di insegnare a tutti i bambini a leggere correntemente non è una missione impossibile

Questo è il messaggio principale dello studio rilasciato dalla fondazione Casey. Si può infatti affermare che oggigiorno si conoscono assai bene le modalità e le procedure secondo le quali avviene l’apprendimento della lettura e come si formano le competenze in lettura. Inoltre esistono nel mondo svariati programmi ben fatti che permettono di sviluppare queste competenze. Il problema risiede nel fatto che queste conoscenze e le politiche che vi si ispirano sono troppo frammentate, i programmi sono troppo rigidi perché sono concepiti in funzione dell’età, gli interventi previsti nelle riforme scolastiche sono troppo parziali per conseguire risultati positivi.

 

Si sa però quel che si dovrebbe fare a scuola, ma si è disarmati su quanto si dovrebbe fare prima della scolarizzazione nonché nel tempo passato fuori di scuola. Supponiamo pure di avere una scuola perfetta: è materialmente impossibile trattenere in un internato, in questa scuola, gli allievi deboli. Il fallimento sarebbe sicuro. Per altro, una prospettiva del genere è del tutto irrealista in quanto mette in giuoco altre competenze che la scuola non ha. Non si vive per la scuola, mentre invece si va a scuola per la vita. Questa almeno è per ora la dottrina dominante delle politiche scolastiche nei paesi democratici e che occorre sapere applicare. La prima regola è quindi il rispetto della diversità delle condizioni di vita, tenerne conto nell’organizzazione dell’insegnamento scolastico e del funzionamento delle scuole.

Diminuire il numero degli allievi di quarta elementare in difficoltà quando leggono



Questo è una sfida fantastica per la scuola ma la si può vincere, affermano con una buona dose d’ottimismo gli autori dallo studio. Questa fiducia sembra eccessiva perché la scuola è impotente di fronte a certe situazioni sociali e culturali di miseria e deprivazione che sono peraltro connesse a fattori economici. Questo non vuol dire che la scuola non possa fare gran che per migliorare le competenze in lettura di tutti gli allievi di quarta elementare e ridurre il numero di allievi che alla fine della scuola primaria non riescono a leggere facilmente, a capire il testo che leggono, a riassumere quel che si legge. Qualcosa si può fare, Le risorse non mancano e nemmeno le conoscenze necessarie per risolvere questi problemi. Il sistema scolastico è colpevole se non si dà da fare per ridurre il numero degli allievi che non riescono a leggere un testo dopo 3,4 o cinque anni di scuola.



Raccomandazioni



La fondazione Casey conclude questa analisi delle competenze letture dei bambini americani in quarta elementare con quattro raccomandazioni che qui riassumiamo.



Raccomandazione 1

Sviluppare un sistema coerente di educazione scolastica e d’istruzione che permetta d’ integrare e coordinare quel che succede tra la nascita e la terza classe di scuola primaria in modo che i bambini siano pronti ad imparare secondo gli schemi scolastici, sappiano come ci si comporta scuola, e riescono a svolgere i compiti che la scuola si attende da loro fino alla quarta elementare. In altri termini, la fondazione raccomanda di occuparsi seriamente della continuità tra educazione prescolastica e insegnamento elementare, della transizione tra i primi anni di vita- l’educazione prescolastica-la scolarizzazione. Questo non vuol dire rendere obbligatoria l’educazione prescolastica ma unicamente impostare una politica sociale intersettoriale che sia in grado di occuparsi dei vari aspetti che concorrono a creare condizioni di vita soddisfacenti per tutti bambini ed in particolare per i bambini delle classi povere, rompere l’isolamento e la concorrenza dei vari servizi per l’infanzia e la famiglia, impostare una politica coerente imperniata sui fabbisogni dell’infanzia alla quale partecipano in modo consensuale tutti gli specialisti della bambinologia.

Raccomandazione 2

Incoraggiare e aiutare i genitori, le famiglie, gli educatori della prima infanzia ad assumere i ruoli che sono indispensabili nella produzione di buoni risultati per i loro bambini. I bambini non possono essere sottratti alle famiglie e non esiste nessun sostituto, nessun insegnante in grado di svolgere il ruolo dei genitori o degli educatori della prima infanzia. Questo ruolo inizia molto presto e copre una vasta gamma di comportamenti. I genitori dovrebbero:

  • Convincere i genitori che devono prendere il tempo per leggere e conversare con i loro bambini piccoli per sviluppare il loro linguaggio e il loro vocabolario perché oggigiorno sappiamo che esiste una connessione tra il vocabolario acquisito dei bambini durante l’infanzia e la competenza in lettura;
  • Coltivare la gioia di apprendere e il desiderio di apprendere;
  • Verificare che bambini vadano realmente a scuola ogni giorno quando è giunta l’ora;
  • Capire perché è importante saper leggere facilmente alla fine della terza elementare e darsi da fare per seguire i progressi dei propri bambini al fine di conseguire questo obiettivo;
  • Incoraggiare i proprio bambini a leggere nel tempo libero;
  • Suscitare e mobilitare gli aiuti necessari presso gli insegnanti, la scuola, gli specialisti dell’educazione, gli psicologi, i medici o il personale paramedico qualora ci si renda conto che un bambino incontra difficoltà nell’imparare a leggere;
  • Trovare attività peri-scolastiche per i propri bambini che siano un’occasione per la lettura, in modo particolare durante le vacanze estive quando si perdono molte competenze in lettura apprese durante l’anno scolastico. In altri termini, la fondazione invita i responsabili politici a darsi da fare per promuovere una politica familiare che aiuti i genitori ad assumere compiti connessi alla vita scolastica e in particolare all’apprendimento della lettura. Non si impara a leggere naturalmente. L’acquisizione delle competenze in lettura va preparata e curata in modo appropriato con tutta una serie di iniziative che hanno a che fare con la vita domestica.

Raccomandazione 3

Occuparsi sistematicamente delle scuole deboli. Questo significa provvedere il supporto necessario, gli investimenti corrispondenti per conseguire risultati eccellenti e per trasformare le scuole che sono allo sbando, farne delle scuole efficienti e di qualità nelle quali vige un ambiente di insegnamento e d’apprendimento fecondo, benefico per tutti i bambini, in particolare per i bambini poveri che sono la maggioranza della popolazione scolastica di queste scuole le quali sono generalmente situate nei quartieri periferici dei grandi centri urbani, oppure nel centro delle metropoli urbane, oppure nelle zone scarsamente popolate, o in montagna. Quest’obiettivo implica l’adozione di politiche scolastiche imperniata sul miglioramento delle pratiche d’insegnamento che possono essere conseguite tra l’altro con tutta una serie di iniziative che permettano di capovolgere radicalmente, letteralmente di ribaltare il clima di una scuola degradata, oppure con politiche del personale scolastico che prevedano incentivi per attirare i migliori insegnanti in queste scuole. In quest’ordine di idee s’inserisce anche la politica che si prefigge di fissare livelli di apprendimento standard nazionali.

Raccomandazione 4

Trovare, sviluppare e applicare soluzioni pratiche e adattate per risolvere due dei più importanti problemi che impediscono agli allievi deboli delle famiglie povere di riuscire a scuola:

  • l’assenteismo scolastico cronico;
  • la perdita durante le lunghe vacanze estive di quanto si è appreso durante l’anno scolastico.

È importante per le scuole e per i provveditorati riuscire a sviluppare interventi che permettano di seguire in modo oculato e di monitorare l’assenteismo scolastico, scusato o meno che sia, di sviluppare un sistema d’ allarme precoce per intervenire presso i genitori.

Il problema si pone anche per le vacanze estive dacché si sa con prove alla mano che in questo periodo gli allievi delle classi meno agiate molto spesso dimenticano tutto quello che hanno imparato a scuola perché non hanno l’occasione, come invece succede per gli allievi delle classi medie e delle classi superiori, di esercitarsi e di applicare in altri contesti il sapere scolastico. Beninteso non è realistico immaginare che questi due problemi possano essere risolti soltanto dalle scuole. Anche in questo caso è necessario impostare una politica intersettoriale che riesca a coordinare tra loro iniziative molteplici svolte da specialisti operanti in vari settori.



In conclusione, il problema dell’apprendimento della lettura non è solo un problema della scuola. È inutile incolpare gli insegnanti di incapacità quando molti allievi delle classi meno abbienti non riescono ad imparare a leggere in modo conveniente dopo 3,4 anni di scuola. Le difficoltà che incontrano molti allievi a sviluppare competenze adeguate di comprensione della lettura di testi scritti di varia natura non sono solo imputabili alla scuola che frequentano o ai loro insegnanti. Il tipo di scuola, la qualità degli insegnanti, la loro bravura, la loro devozione, il loro impegno contano ma non bastano. Per imparare a leggere occorre intervenire a monte, predisporre condizioni sociali culturali che facilitino l’apprendimento, che preparino il lavoro della scuola. Occorre anche intervenire a lato della scuola, occuparsi di quel che succede fuori dalla scuola ed in particolare durante le vacanze estive. Questo è un punto molto trascurato dei responsabili politici e dalla scuola. Le lunghe vacanze estive sono senz’altro benefiche per certe categorie di allievi ma sono anche una tragedia per molte famiglie è per altre categorie di allievi meno favoriti. Si vede questo riguarda gli articoli che trattano di questo problema in questo sito [2]

 

[1] Imparare a leggere, leggere per imparare

[2] Si veda in questo sito l’articolo "Pausa estiva nefasta perché troppo lunga" (cliccare qui) e l’articolo "Much of Learning Gap Blamed on Summer" (cliccare qui)

Les documents de l'article

pdf_Special_Report_Executive_Summary.pdf
pdf_Reading_Matters.pdf
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