Presentazione della nota no.13 "PISA alla loupe" ("PISA al vaglio") dedicata alla spesa per l’istruzione.

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Spende bene chi spende molto per l’Istruzione?

Non è quanto si spende che fa la differenza tra i sistemi scolastici. Ci sono sistemi scolastici che funzionano bene e che ottengono risultati eccellenti con una spesa inferiore della metà a quella di sistemi scolastici che vanno per la maggiore, di paesi molto ricchi come gli USA o la Svizzera e il Lussemburgo. Oltre un certo livello di spesa, più di 20 000 dollari USA pro capite all’anno per l’istruzione, non c’è più nessuna progressione nei risultati scolastici in lettura. La curva della crescita dei risultati stagna, diventa piatta. I progressi in lettura a quindici anni sono vertiginosi solo nei paesi poveri, dove basta un leggero aumento delle risorse stanziate per l’istruzione per migliorare di molto la media dei punteggi in lettura. Poi, a partire da un certo livello di spesa, più nulla, nessun progresso. Si raggiunge un tetto oltre il quale non si va. Inutile spendere di più, almeno per i sistemi scolastici odierni. L’Italia non è tra i paesi poveri. Dunque, che fare?

L’OCSE continua a pubblicare in questa serie di bollettini [1] approfondimenti molto interessanti sulla miniera di dati raccolti con l’indagine PISA. Il numero 13 appena pubblicato [2] tratta di una questione scottante che è sul tappeto fin dalle prime versioni di "Education at a Glance", ossia dal 1992 quando è stato pubblicato il primo insieme d’indicatori internazionali dell’istruzione.

La spesa per l’istruzione

Va premesso che è molto difficile sapere quanto si spende per la scuola e per l’istruzione. Poco per volta, grazie proprio all’immane lavoro svolto dagli esperti dell’OCSE, la spesa per l’istruzione è diventata meno grossolana di quanto non lo fosse un tempo. Si tratta sempre di approssimazioni, ma la precisione diventa ogni anno migliore e quindi l’ordine di grandezza della spesa pubblica e privata per l’istruzione è attendibile.

La questione politica ricorrente è la seguente : per avere un buon sistema scolastico occorre spendere molto ? Chi spende molto per la scuola ottiene i risultati migliori ? Si devono incitare i governi a spendere di più per la scuola se si vuole migliorare la qualità dell’istruzione, elevare il livello medio di conoscenze apprese a scuola e ottenere punteggi eccellenti nei test comparati e nelle valutazioni internazionali ? Oppure questi risultati si possono ottenere anche senza aumentare gli investimenti nella scuola ? La nota testé pubblicata dall’OCSE offre alcune risposte a queste domande sfruttando le informazioni raccolte con l’indagine PISA. Nella nota si incrociano i punteggi dei test con i dati dei questionari.

Era ora !

La bozza di risposta è tardiva, incompleta ; è stata dilazionata per anni, forse proprio perché in passato mancavano i dati, e in questi anni si è continuato ad invitare i governi a spendere di più per l’istruzione. Adesso si può iniziare a rispondere e la risposta è relativamente chiara : i sistemi scolastici costosi non sono necessariamente i migliori ; chi spende molto non consegue necessariamente risultati eccellenti ( si veda la Svizzera, il Lussemburgo, gli Stati Uniti), le prestazioni del sistema scolastico non sono sincronizzate con il livello di investimenti [3]. Vediamo un poco da vicino quanto è detto nella nota di "PISA al vaglio", no, 13.

Coclusioni dell’OCSE

L’OCSE riassume in tre punti le conclusioni dell’analisi sui costi per la scuola in funzione dei risultati prodotti nell’indagine PISA :

  1. L’importanza della ricchezza nazionale o dell’investimento nel sistema d’istruzione non è di per sé una garanzia per ottenere buone prestazioni degli studenti. Nei sistemi economici con prodotti interni elevati (PIL), il totale delle spese per l’istruzione conta meno che non la maniera con la quale le risorse sono utilizzate.
  2. Nei sistemi economici con un prodotto interno lordo elevato (PIL), i sistemi scolastici migliori tendono a privilegiare piuttosto la qualità degli insegnanti che non il numero degli studenti per classi.
  3. Nell’indagine Pisa gli studenti dei sistemi scolastici che conseguono le medie più elevate sono quelli dei sistemi scolastici impostati per fare in modo che tutti i loro studenti riescano e sono scolarizzati in sistemi scolastici caratterizzati dal fatto di mirare a fornire a tutti gli studnti le risorse necessarie per arrivarci.

In conclusione, il livello della ricchezza di un Paese o di un’economia e gli investimenti stanziati per la scuola da soli non bastano per garantire la qualità del sistema scolastico. I paesi che hanno partecipato all’indagine Pisa, che si caratterizzano per avere sistemi economici forti ed i cui studenti a quindici anni conseguono nei test di PISA punteggi buoni (per esempio i sistemi scolastici asiatici oppure quelli scandinavi ad eccezione della Norvegia) [4] sono anche quelli le cui politiche scolastiche sono ispirate dall’intima convinzione che tutti gli studenti sono capaci di riuscire a scuola e quindi sono impostate in modo coerente in funzione di questo convincimento. Nei sistemi economici con il prodotto interno lordo più alto (il PIL), quelli che attribuiscono 1a priorità alla qualità degli insegnanti rispetto alla riduzione del numero degli studenti per classe ottengono in generale risultati migliori. Questo significa che quando si ha a che fare con i soldi del sistema scolastico non si deve porre la domanda “quanto si deve spendere ?” ma piuttosto “per cosa spendere, come spendere ?”. E’ meglio preoccuparsi della qualità degli insegnanti per esempio che non della riduzione o dell’aumento del numero degli studenti per classe, ossia della proporzione studenti(o alunni)/insegnanti.


La ricchezza nazionale conta fino ad un certo punto.


Dai dati proposti dall’ OCSE si evince che oltre la una spesa di $ 20.000 USA per abitante per studente, il PIL non ha un impatto determinante sui risultati scolastici. Non riproduciamo la tavola che si può trovare allegata a questo articolo, ma dai dati prodotti dall’OCSE si possono estrapolare due osservazioni :


-per prima cosa, che esiste una correlazione tra le prestazioni dei quindicenni di un paese nell’indagine PISA e il livello del PIL . Più il livello del PIL è elevato, migliore è il punteggio medio di lettura del quindicenni. Quindi la ricchezza di un paese conta.
-per seconda cosa : con i paesi poveri, la curva si eleva rapidamente ma poi ristagna aldilà di $ 20.000 USA all’anno per abitante. Il passaggio da $ 20.000 a 40.000 o 60.000$ USA per abitante non ha nessun effetto. “Oltre $ 20.000 USA all’anno la ricchezza prodotta non è un predittore dei risultati del sistema scolastico nell’indagine Pisa”, affermano gli analisti dell’ OCSE. Oltre $ 35.000 USA di spesa globale per l’istruzione di uno studente dai 6 ai 15 anni [5] “la spesa non è più correlata a nessun livello di competenza lettura in Pisa”. Partendo da queste indicazioni si potrebbe supporre che l’investimento scolastico, le risorse spese per la scuola, non contano granché oppure, per essere precisi contano solo per i paesi poveri ma contano molto di meno o per nulla per i paesi ricchi. Per esempio i paesi che spendono più di $ 100.000 USA all’anno per la formazione di uno studente tra i 6 e i 15 anni come è il caso per gli Stati Uniti, il Lussemburgo, la Norvegia e la Svizzera, gli studenti di questi sistemi scolastici conseguono in media punteggi nel test Pisa sulle competenze in lettura simili a quelli di studenti che frequentano sistemi scolastici dei paesi che consacrano meno della metà di questa somma all’istruzione come per esempio l’Estonia, l’Ungheria, la Polonia.

 E l’Italia ?

Vediamo ora il caso dell’Italia che notoriamente non spende molto per la scuola, un totale di poco superiore ai $ 30.000 americani, una somma per abitante (proporzione del PIL) superiore a quella alla Grecia, della Slovenia o delle Lettonia ma i punteggi dei quindicenni italiani in lettura sono quasi uguali a quelli degli studenti quindicenni di questi paesi. Inversamente l’Austria investe di più che non l’ Italia per l’istruzione ma la media dei punteggi dei quindicenni austriaci nel test PISA in lettura è inferiore a quella dei quindicenni italiani. La stessa osservazione vale per il Lussemburgo che spende più del doppio del PIL per abitante che non l’Italia per l’istruzione ma i cui studenti quindicenni hanno competenze in lettura inferiori a quelle pur basse dei quindicenni italiani. Il sistema scolastico italiano spende in totale per l’istruzione di uno studente dai 6 ai 15 anni di più che non l’Irlanda o la Francia ma i risultati dei quindicenni italiani nel test PISA in lettura sono inferiori a quelli dei francesi o degli irlandesi.

Esistono ancora punti oscuri

La tendenza messa in evidenza nelle tavole dell’OCSE non è proprio del tutto limpida. Nei paesi poveri per esempio nei quali ci dovrebbe essere una stretta correlazione tra il PIL e il rendimento scolastico si osserva che a parità della parte del PIL pro capite per l’istruzione (per esempio Serbia e Panama) i punteggi nel test di lettura sono molto diverse (in media 430 punti per i Serbi e 375 punti a Panama).


E cosa contribuisce dunque i migliori risultati dei sistemi scolastici dei paesi con un prodotto interno lordo elevato se oltre un certo punto di spesa non ci sono più miglioramenti ? I risultati dell’indagine suggeriscono che in questi paesi l’accento posto sul modo con il quale le risorse sono distribuite conta di più che il totale delle risorse investite. E’ il modo con il quale si investe nel sistema scolastico che conta e non quanto si investe.

 

Pisa in Focus n°13

[1] "PISA al vaglio" si direbbe in italiano ; in francese "PISA à la loupe"

[2] In inglese e in francese, l’edizione in francese è allegata a questo articolo

[3] Il titolo in francese della nota è eloquente : "Argent rime-t-il avec bonne performance dans l’enquête PISA ?"

[4] Per esempio la parte del PIL pro capite o per abitante che va all’istruzione in Norvegia è pressapoco il doppio di quella del Portogallo , ma il punteggio medio in lettura dei quindicenni portoghesi e di quelli norvegesi sono quasi uguali

[5] Qui non si tratta più della parte del PIL pro capite usata per l’istruzione ma del totale del costo dell’istruzione di uno studente dalla prima elementare grosso modo fino a quindici anni che corrisponde in genere all’età della fine dell’obbligo scolastico. Non si danno specificazioni di come si calcola questo totale per l’Italia dove non si capisce bene a quale età sia la fine dell’obbligo scolastico

Les documents de l'article

PISA_A_la_loupe_13-argent.pdf