Segnalazione di una articolo pubblicato negli USA che smantella tutta una serie di luoghi comuni contro i test usati per valutare gli apprendimenti scolastici.

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Test

Ancora sui test: vale la pena trattare i molteplici aspetti della valutazione per attirare l’attenzione sulla complessità delle misure degli apprendimenti scolastici, delle analisi dei risultati, dell’uso che si fa delle valutazioni su vasta scala. Questo lavoro è salutare ed è necessario proprio perché considerazioni superficiali spopolano tra coloro che si occupano di scuola. Misurare gli apprendimenti se possibile in un modo rigoroso e il più oggettivo possibile è indispensabile per capire cosa capita nelle scuole e per capire il lavoro che vi si svolge.

Articolo originale in inglese di Richard Lee Colvin :Action over rhetoric. Phi Delta Kappan, Vol. 94, No. 8 (MAGGIO 2013): 66-67. L’articolo è protetto dal copyright e non può essere riprodotto integralmente. La presentazione che segue riassume alcune considerazioni in una libera traduzione in italiano. 

 

L’esagerazione è di moda nelle polemiche sulla scuola e quindi anche tra gli avversari dei test scolastici. Questo capita negli USA e anche in Italia. Si denuncia la bontà e l’utilità dei test scolastici con una valanga di argomenti polemici, spesso infondati. Il boicotto dei test è all’ ordine del giorno. Lo si è organizzato con scarso successo del resto, in Francia e in Italia. Negli USA dove i test scolastici sono più diffusi in taluni stati le famiglie sono state autorizzate a esercitare una specie di obiezione di coscienza contro i test e a rifiutare la somministrazione di test ai propri figli a scuola [1]. La percentuale degli obiettori non è pero`stata molto elevata ( in genere inferiore al 10% delle famiglie ).

 Uso dei test

Test ben fatti , ossia ben costruiti , aiutano a accelerare l’apprendimento di competenze necessarie in un mondo complesso che cambia velocemente. Tra questi test occorre inserire anche i test concepiti per permettere alle scuole di rendere conto di quel che fanno [2] e di aiutarle a farlo. Le critiche rivolte ai test sono spesso giustificabili ma la risposta non risiede nell’abrogazione dei test quanto nella creazione di nuove forme di valutazione. Queste esistono e sono conformi a quanto le famiglie auspicano per l’istruzione scolastica dei propri figli. Si possono dunque concepire test diversi da quelli in voga oggigiorno. Si tratta di test che mirano a misurare la capacità a risolvere i problemi, il pensiero critico, la creatività e quindi a promuovere l’attenzione che le scuole prestano a queste competenze perché è ben noto che se si misurano determinati aspetti nelle scuole gli insegnanti concentrano il loro lavoro su questi aspetti, il curricolo reale, quello effettivamente svolto in classe, cambia. I test odierni favoriscono piuttosto le competenze mnemoniche ed è per questa ragione che suscitano grande diffidenza tra gli operatori scolastici e tra le famiglie. La celebre agenzia USA "Educational Testing Service" [3] ha insediato una commissione sull’avvenire della valutazione scolastica [4]. Questa commissione è composta di trenta esperti USA ed è presieduta da Edmond W. Gordon, noto specialista USA dei problemi di valutazione. professore a Yale. La composizione della commissione è fornita nel sito della commissione. Vi si trovano oppositori e sostenitori ai test. Si tratta di una commissione indipendente il cui compito è quello di tratteggiare la configurazione dei test dei prossimi anni, di delineare il profilo dell’istruzione scolastica del XXI secolo e di considerare un tipo di valutazione che serva a promuovere questa visione della scuola con la produzione di informazioni sugli studenti, sugli insegnanti e sulle scuole che siano utili sia agli studenti, sia agli insegnanti e alla società in genere.

Il presidente delia commissione Gordon ha dichiarato: "Siamo convinti che la storia della misura dell’istruzione è splendida e che il futuro della valutazione dell’istruzione dipenda dalla capacità del settore a proseguire la valutazione dell’istruzione". I membri della commissione condividono alcune perplessità riguardo al ricorso regolare a prove strutturate nelle scuole. Per esempio Lauren Rensnick, membro della commissione che ha studiato a Ginevra con Piaget, costruttivista, professore rinomato a Pittsburgh, ex-presidente della società USA di ricerca sulla scuola [5] che per anni ha difeso le prove strutturate negli USA ha dichiarato che "la maggior parte delle prove strutturate in auge negli USA sono più dannose che utili".

I membri della commissione temono che l’accento posto sulla responsabilità nelle recenti politiche scolastiche USA [6] abbia eclissato altri scopi dell’istruzione scolastica come per esempio la consapevolezza da parte degli insegnanti non solo di quanto gli studenti imparano ma anche di come applicano quanto insegnato ed appreso in nuove situazioni.

La valutazione con prove strutturate non è il solo strumento e neppure lo strumento più importante per migliorare l’istruzione scolastica. Prove strutturate ben costruite possono" accelerare l’apprendimento delle competenze... in un mondo sempre più mutevole e complesso", Ma questi strumenti devono servire per "Guidare le azioni degli insegnanti e permettere agli studenti di valutare i propri progressi".

 

Quali sono queste competenze?

Questa sezione del lavoro della commissione è davvero originale e si differenzia dalle moltissime pubblicazioni apparse finora su questo tema. Il rapporto della commissione afferma che è diventato sempre più importante essere in grado di riconoscere tendenze in atto in diversi settori, di reperire modelli o schemi che sono all’opera in diversi campi, di effettuare confronti, di risolvere contraddizioni, di distinguere tra correlazioni e causalità, di capire cause e effetti. Gli adulti dovrebbero acquisire dimestichezza con le situazioni ambigue, non essere a disagio di fronte alle ambiguità, riconoscere che forme prospettiche modellano le informazioni nonché i significati che si estraggono con questi elementi. In altri termini si tratta di lavorare sulle strutture del pensiero. Ad un livello più generale la priorità dei nostri sistemi scolastici dovrebbe accentrarsi sull’aiuto fornito ai singoli individui per capire il mondo nonché ad apprendere come agire in modo efficace nel mondo. Per sviluppare sistemi di valutazione che siano conformi con questa visione di ciò che significhi essere bene educato occorrono ricerche scientifiche ambiziose e sforzi di considerevoli.

Cosa fare?

Non si può improvvisare in questo campo e nemmeno agire con superficialità come se tutto fosse risolvibile in quattro e quattr’otto. Per questa ragione le critiche infondate rivolte alle prove strutturate non concorrono affatto a fare progredire la qualità dell’istruzione scolastica. Come già detto, la soluzione non consiste neppure nel rifiuto totale delle prove strutturate. Se si osserva la composizione della commissione americana che ha lavorato su questa questione salta immediatamente gli occhi il fatto che tutti gli esperti sono degli universitari mentre in Italia si farebbe molta fatica a trovare nell’ambito universitario accademici competenti per trattare queste questioni. È proprio su questo terreno che il ministero dovrebbe concentrarsi ed agire mentre dovrebbe invece occuparsi di meno delle faccende che riguardano la gestione minuta della scuola. Le nuove tecnologie della comunicazione dell’informazione che possono essere usate per creare simulazioni di situazioni reali le quali richiedono agli studenti di pensare in modo critico e di applicare in modo strategico le conoscenze che hanno acquisito nonché l’immersione in ambienti ricchi e complessi come quelli che possono essere offerti nei giochi informatici che permettono dunque di valutare le competenze non cognitive, offrono senza dubbio prospettive utili in questo senso.

Chi può essere in grado di costruire strumenti del genere?

I grandi consorzi internazionali che oggigiorno sbaragliano il campo nelle gare d’appalto per vincere i concorsi aperti per gestire le indagini internazionali oppure le quelle nazionali potrebbero concentrare le loro risorse che sono considerevoli soprattutto dal punto di vista della perizia scientifica, nella costruzione di nuovi strumenti di valutazione ma purtroppo molto spesso questi consorzi o questi enti [7] sono accaparrati da compiti amministrativi , dai calcoli, dalla pulizia del materiale ricevuto, dalle pubblicazioni, dall’aggiornamento degli strumenti di valutazione.

La commissione USA suggerisce di associare tutti gli enti amministrativi che hanno a che fare con la valutazione dell’istruzione scolastica perché I compiti elencati poco fa sono inevitabili e non potranno mai essere scartati definitivamente. La messa in comune di tutte le risorse sembra indispensabile per uno sforzo collettivo di almeno 10 anni mirante a produrre nuovi strumenti di valutazione adeguati alle attese e alle competenze che sembrano essere richieste dall’evoluzione sociale ed economica contemporanea. Piuttosto che militare per l’obiezione di coscienza e il rifiuto dei test, I leader politici dovrebbero invece abbassare i toni retorici e richiedere investimenti maggiori nonché una maggiore coerenza per approntare valutazioni che forniranno agli studenti informazioni utili per orientare le motivazioni a apprendere e per fornire agli insegnanti le informazioni di cui necessitano per migliorare le prestazioni.

 

 

 

[1] Il movimento si chiama in inglese "Opting out" e diversi siti USA che si trovano con una ricerca in Internet forniscono informazioni sulla legislazione che consente di obiettare e di rifiutare la somministrazione dei test ai propri figli

[2] "Accountability" in inglese

[3] Nota con l’acronimo ETS. Nel sito dell’ETS ci sono molti articoli in inglese sui test che tutti possono consultare. Si clicchi qui

[4] Commissione Gordon

[5] Acronimo AERA

[6] "Accountability"

[7] Si pensi per esempio in Italia all’INVALSI