Ricompensare le buone scuole e chiudere le pessime: facile da dire ma difficile da fare

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Pasticci con il merito a New York

3000 dollari per insegnante e 7000 per ogni dirigente nonostante ripetuti risultati scadenti degli allievi nei test di lingua e matematica, spesso inferiori del 20% agli standard dello stato. Un esempio di effetto perverso delle politiche che ricompensano il merito.

Il New York Times del 23 settembre 2008 ha reso noto un episodio bizzarro successo nel corso dell’anno scolastico 2007-2008 nel sistema scolastico di New York che è il più grande degli Stati Uniti. Nell’ambito della politica intrapresa dal sindaco Michael Bloomberg [1] per migliorare le scuole della città, si è messo in atto un programma concepito per rendere responsabili (accountability) le scuole dei quartieri diseredati dei risultati conseguiti (misurati con prove strutturate) , che prevede incitamenti finanziari per insegnanti e dirigenti destinati a chi riesce a migliorare i livelli di apprendimento degli studenti. Il programma riguarda sia le scuole primarie che quelle dell’insegnamento secondario di primo grado.

La vicenda descritta dal quotidiano dimostra ancora una volta come spesso nel campo delle politiche scolastiche le buone intenzioni non bastano e vengono sovente contraddette dai fatti. E’ proprio il caso di ricordare il detto latino :” in cauda venenum”. Traducendo in italiano si potrebbe dire: "persona avvisata, mezzo salvata". Ossia: prima di proporre e lanciare programmi che premiano il merito sarebbe bene pensarci su due volte.

Ingenuità o corruzione nell’amministrazione scolastica di New York?

L’ amministrazione scolastica della città, nell’intento di rendere responsabili le scuole del settore statale dei risultati dei loro allievi e di migliorare il livello di quanto vi si impara , aveva deciso che le scuole irrimediabilmente irrecuperabili dovevano essere chiuse senza remore mentre occorreva ricompensare quelle che realizzavano progressi significativi nelle prove standardizzate di lettura e matematica. Questi intenti sono stati però contraddetti all’inizio del nuovo anno scolastico 2008 – 2009, quando gli insegnanti e i dirigenti di 5 scuole in difficoltà hanno nondimeno ricevuto un premio sostanzioso per i loro successi! Come è potuto succedere un pasticcio del genere?

Il Dipartimento dell’educazione della città ha spiegato questa apparente contraddizione tra gli intenti e la pratica come il prodotto di una fastidiosa e imprevista (c’è sempre qualcosa di imprevisto nelle politiche scolastiche) incompatibilità tra gli obiettivi a corto e a lungo termine del programma concepito per rendere responsabili dei risultati le scuole della città. Gli studenti delle cinque scuole - quattro delle quali erano state perfino chiuse la primavera scorsa mentre la quinta avrebbe dovuto esserlo nel 2010 - sono sempre risultati ultimi nei test di matematica e lettura organizzati dalla città, conseguendo spesso un punteggio medio inferiore del 20% rispetto agli standard minimi . Tuttavia durante l’anno scolastico 2007 - 2008 ognuna di queste cinque scuole — mistero — ha rispettato il ruolino di marcia stabilito per loro dal Dipartimento dell’educazione e ha conseguito gli obiettivi di miglioramento fissati per l’anno in corso. Per questo semplice fatto, pur essendo al di sotto degli standard, le scuole in questione hanno ricevuto il premio previsto dalla legge.

Chiudere un occhio sulle malefatte purché si migliori: il fine giustifica i mezzi?

Garth Harries, direttore dell’ufficio del Dipartimento dell’educazione della città di New York che decide quali scuole chiudere, ha dichiarato che quando le scuole migliorano non si può essere di bocca buona : "quando le scuole migliorano i propri risultati è una gran bella cosa...e occorre rallegrarsi." La morale è dunque salva. Il problema è che cinque scuole sono state premiate nonostante fossero state chiuse questa primavera. Come spiegare l’arcano?

La decisione di chiuderle fu presa sulla base di svariati dati tra i quali la diminuzione costante del numero degli iscritti (le scuole perdevano allievi di anno in anno a causa della loro pessima reputazione) e i bassi punteggi nei test su un lungo periodo. Nelle giugno di quest’anno la città di New York aveva chiuso ben 11 delle 1500 scuole della città. Si prevede che tra il 2003 e il 2012, ossia in un decennio, la città chiuderà in totale 82 scuole.

Come attribuire i bonus?

Per ogni scuola dell’insegnamento primario e secondario di primo grado svantaggiata dal punto di vista della composizione sociale della popolazione si è calcolato un tasso di progresso annuo del punteggio medio nei test di lettura e matematica. Se la scuola riesce a tenere il passo, gli insegnanti e il dirigente ricevono un premio. Alla fine dell’anno scolastico 2007-2008, su 160 scuole della città potenzialmente abilitate a partecipare al programma, 89 sono riuscite ad ottenere il premio. Tra queste anche le cinque che sono state chiuse! Ecco l’ effetto perverso, grottesco, della burocrazia.

I criteri per l’assegnazione dei buoni agli insegnanti sono basati su obiettivi predeterminati che tengono conto delle prestazioni anteriori degli allievi, dei loro punteggi nei test dello Stato, ma anche della partecipazione dei genitori e dell’impegno degli insegnanti, comparati con quelli di scuole simili. In determinati casi gli insegnanti hanno ricevuto primi al merito anche quando poco meno di un terzo dei loro studenti hanno conseguito nelle prove standardizzate della città un punteggio previsto per la classe che frequentano.

Confusione sul senso del premio

Secondo uno dei dirigenti di scuola media che hanno ricevuto il premio annuo di 7000 dollari nel giugno scorso "l’aspetto interessante di questo programma risiede nel fatto non si sa se il premio è versato perché si è compiuto un buon lavoro oppure perché ci sono stati miglioramenti statistici significativi".

Circa il 21% studenti degli studenti della sua scuola media di questo dirigente, che si trova nel Bronx, ha conseguito gli standard nel 2008, con un aumento di 12 punti in percentuale rispetto al 2002, quando la scuola fu chiusa per manifesta insufficienza. Il preside però è ora sotto accusa perché è stato denunciato da un gruppo di insegnanti per avere alterato le prove e incitato a barare al test. Il preside ovviamente contesta le accuse ma ha offerto la sua piena collaborazione all’indagine in corso.

Il pasticcio sui bonus: non è la prima volta che succede

Agli insegnanti delle cinque scuole chiuse sono stati versati in totale 930 000 dollari e ai cinque dirigenti 35 000 dollari in totale (7000 a testa). Complessivamente, con il programma lo scorso anno si sono distribuiti tra le scuole della città 14 milioni di dollari in buoni. Una dozzina di dirigenti ha ricevuto un premio pari a 25 000 dollari a testa perché sono riusciti a collocare le loro scuole nel gruppetto delle scuole migliori, composto dall’1% delle 1000 scuole della città i cui indicatori erano tutti positivi.

Non è la prima volta che il Dipartimento dell’educazione della città è criticato per la gestione dei bonus. In passato ci sono stati abusi perché i buoni erano attribuiti se si rispettava un parametro o l’altro. E’ pertanto successo che taluni dirigenti sono stati premiati in base a certi criteri , mentre altri invece sono stati penalizzati per non averne rispettati altri, ossia per non avere ottenuto miglioramenti in altri campi. Insomma, si praticava una politica dei due pesi due misure. Quest’anno, per evitare situazioni arbitrarie si è deciso di cambiare rotta: i bonus agli insegnanti e ai dirigenti non sono più attribuiti in funzione di un solo parametri. Per ottenerli la scuola deve conseguire un miglioramento di tutti i parametri del ruolino di marcia e non solo in uno, per esempio i risultati nelle prove strutturate. In questo modo si spera di evitare di alterare le prove strutturate o di impoverire i curricoli, concentrando tempo e risorse sulle materie misurate dai test, ossia sulla lettura e sulla matematica.

Attenti agli effetti perversi

Il direttore della scuola del Bronx ora sotto inchiesta ha dichiarato di non essere in grado di dire se l’incremento tra il 2003 e il 2008 della proporzione degli allievi che hanno migliorato i loro risultati e raggiunto gli standard fissati dalla città sia imputabile al fatto che la scuola sia stata chiusa nel 2002 e riaperta poco dopo su nuove basi. Metà del corpo insegnante era già presente nella scuola chiusa, ma quando si è ripartiti da capo la scuola sembrava un’altra. Questo significa che un provvedimento pesante come la chiusura di una scuola può anche essere in certi casi benefico e che i un provvedimento del genere per servire a uscire da una situazione disastrosa.

Non c’è dubbio che quando lo stanziamento dei bonus è connesso alla minaccia della chiusura della scuola, il comportamento del dirigente e degli insegnanti cambia. Questo è un fattore da prendere in considerazione. Ma se l’effetto è positivo allora non bisogna che rallegrarsene. Secondo i sindacati sarebbe davvero un errore rifiutare i bonus quando la scuola è al di sotto della soglia minima accettabile stabilita negli standard della città. La scuola va premiata anche se resta sotto la soglia, a condizione che progredisca.

Ci sono voluti cinque anni nella scuola del Bronx per raddoppiare la proporzione degli allievi con risultati accettabili in lettura e matematica. Per altro le percentuali non sono strabilianti: si è passati dal 10% al 20%, da un decimo ad un quinto. Non è un gran progresso.

Non si cambia una scuola di botto, da un giorno all’altro, soprattutto se la scuola si trova in un quartiere malandato ed è frequentata da una popolazione svantaggiata. I progressi sono lenti e fragili. I premi agli insegnanti e ai docenti in ogni modo non bastano di per sé a consolidare la situazione. Prima di ricorrere a provvedimenti del genere occorre soppesare ben bene i cambiamenti di comportamento che essi inducono nei dirigenti, negli insegnanti, tra gli allievi e i genitori. Tutti possono barare e pervertire anche le intenzioni più nobili. Questa è la lezione che si deve trarre dal caso di New York.

[1] Bloomberg, Michael Rubens, 1942–, American businessman and politician, mayor of New York City (2002–), b. Boston, Mass. Bloomberg studied at Johns Hopkins Univ. (B.S., 1964) and Harvard Business School (M.B.A., 1966). Rising quickly in the world of finance, he became a partner at Salomon Brothers, but in 1981, after a merger, he was fired. Anticipating growing needs for business information, he used his $10 million severance to start a financial data and communications company, Bloomberg L.P. The company grew rapidly into a huge multifaceted enterprise that provides accurate real-time financial and business data as well as historical data and analysis and electronic communications and produces television and radio programs. Bloomberg himself became a multibillionaire. Long a Democrat, he ran in 2001 for New York mayor as a Republican, spending record-breaking amounts of his own money, and was elected to succeed Rudolph Giuliani. He was reelected in 2005. In 2007 he quit the Republican party, becoming an independent.