Tutte le scuole inglesi saranno obbligate a rendere conto entro il 2012 del loro operato e dei risultati che conseguono. Ma come? Discorso sulla scuola pronunciato dal primo ministro Gordon Brown il 5 maggio scorso alla Prendergast School nel Sud di Londra.

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Il primo ministro inglese Gordon Brown sulla scuola

Una nuova tappa per la scuola inglese: le scuole delle quali i genitori non sono soddisfatti dovranno chiudere o essere riprese da scuole in gamba, che godono di prestigio sociale. Non si possono tenere in vita scuole fatiscenti. Le scuole più popolari dovranno essere pronte a accogliere più studenti e a ingrandirsi, con un innegabile rischio per la loro qualità, il quale potrebbe essere neutralizzato soltanto da un robusto sostegno e quindi con risorse umane e finanziarie appropriate.

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Parents will be given more say in the way their children’s schools are run under Government proposals.

The Prime Minister has outlined plans for all schools to report online to parents by 2012 and for local authorities to be required to act if there is widespread parental dissatisfaction with schooling in the area.

He added that schools and teaching staff need to be give more freedom - a plan which will be explained further in an upcoming White Paper.

Tutte le scuole non sono uguali

 

In fondo non è una novità: le famiglie sanno molto bene quali sono le buone scuole e quali le pessime. Se potessero (in certi paesi, come l’Italia lo possono) evitano di mandare i figli nelle scuole con pessima reputazione. In moltissimi casi invece non possono fare altro che rassegnarsi perché è impossibile, con le norme vigenti, per i genitori, ovunque, ad eccezione di qualche raro sistema scolastico, cambiare una scuola. I genitori non hanno voce in materia. Per questa ragione i genitori informati sanno cavare un ragno dal buco mentre quelli che non lo sono o che non hanno una strategia educativa o che per altri svariati motivi non sono in grado di fare sentire la propria voce o di esercitare una qualsivoglia pressione sule scuole subiscono le disuguaglianze tra scuole e il malandazzo scolastico. E’ difficile, per non dire quasi impossibile, sradicare l’ingiustizia dell’offerta formativa dal sistema scolastico.

Una tappa ulteriore nella riforma della scuola in Inghilterra

Cambiano i governi ma la politica scolastica inglese continua sulla stessa via da due decenni, da un lato ricercando un compromesso o un equilibrio tra decentralizzazione (un tempo predominante) e centralizzazione (avviata da Margareth Thatcher), dall’altro con una serie di provvedimenti molto originali che mirano a modificare dalla radice un sistema scolastico incrostato in abitudini sedimentatesi nel corso dei decenni che hanno reso pressoché impenetrabile l’universo scolastico ai risultati delle scienze cognitive e in primo luogo della psicologia dell’apprendimento.

 

Il 5 maggio scorso il primo ministro britannico Gordon Brown ha annunciato che le scuole delle quali i genitori non sono contenti dovrebbero chiudere o essere riprese da buone scuole. E`la stessa strategia in auge negli Stati Uniti e fortemente valorizzata da Arn Duncan, il segretario di Stato per l’educazione nel governo Obama, che l’aveva applicata con pugno di ferro a Chicago. Lì per lì gli insegnanti e i ricercatori restano allibiti, sono suonati come un pugile messo KO, e ci mettono del tempo a reagire. I sindacati degli insegnanti invece nicchiano, si direbbe che non sanno quali pesci pigliare perché le denunce sono gravi ed è per loro oggettivamente impossibile continuare a difendere affiliati sfiduciati per non dire altro, dirigenti svogliati e incompetenti, scuole alla deriva. Adesso si comincia a capire che non è affatto facile chiudere una scuola e che gli effetti che si conseguono molto spesso non corrispondono a quelli attesi.

La riforma scolastica è vitale per il futuro del paese: la politica britannica non devia su questo punto

Per disporre di un sistema scolastico all’altezza delle sfide economiche poste dalla globalizzazione e dalla mondializzazione, occorre che il sistema scolastico sia molto più performante di quanto non lo sia oggi. Questo è il chiodo battuto con costanza da tutti i primi ministri inglesi, di destra o di sinistra, da una ventina d’anni a questa parte. Ciò invero non succede mai in Italia dove i primi ministri in genere non si espongono sulla politica scolastica e tacciono quando si dovrebbe parlare di istruzione. La scuola, in Italia, è paradossalmente il grande assente dalla politica governativa. Si lascia fare al Ministero della Pubblica Istruzione che riduce la politica a una faccenda di amministrazione e gestione delle inezie e delle insidie scolastiche. Nessuna visione a lungo termine. L’obiettivo sembra essere quello di non perdere il controllo del mega-impianto scolastico, un grande carrozzone delle fiere che ha servito per decenni centri di potere più o meno occulti. Il resto conta poco o nulla. 

 La parola ai genitori

Il governo inglese propone di dare ai genitori voce in capitolo sul modo con il quale le scuole dei loro figli sono condotte. Il Primo Ministro ha delineato un piano per obbligare tutte le scuole a rendere conto "online" ossia su Internet ai genitori. Il piano dovrebbe essere attuato entro il 2012. Inoltre, il governo invita gli enti locali ad agire come se esistesse una forte insoddisfazione rispetto alla scolarizzazione nella loro zona. Questa novità è alquanto attraente perché offre la possibilità di allentare la morsa che grava sulle scuole derivante dall’imposizione di prove standardizzate, ossia test nazionali, per valutarle. La valutazione delle scuole ha anche altre componenti che meritano di essere prese seriamente in considerazione.

 

Inoltre il Primo Ministro britannico ha annunciato che si dovrebbe accrescere l’autonomia delle scuole e del personale scolastico, autonomia che è già rilevante in Inghilterra. Un libro bianco su questa questione è in preparazione. Quindi nessuna marcia indietro, invece piuttosto il contrario: si insiste per estendere l’autonomia e la professionalità del corpo insegnante. Da un lato ci sono maggiori controlli e dall’altro si blandisce il corpo insegnante con una maggiore libertà. E’ la strategia del bastone e della carota.

 

Vale la pena citare un estratto del discorso di Gordon Brown del 5 maggio scorso alla " Prendergast School" nel Sud di Londra: 

 

"Se l’Inghilterra resta la seconda nel campo dell’istruzione e delle competenze, non diventerà mai la prima in quello degli affari. E se restiamo i secondi nel campo degli affari, i nostri giovani non fruiranno mai delle opportunità e delle possibilità nella vita che desidereremmo per loro.

I paesi che hanno successo in un’economia globale altamente specializzata e competitiva sono quelli che investono moltissimo - come facciamo noi - nell’istruzione e nella formazione, predisponendo un sostegno robusto nei primissimi anni della vita dei bambini, anni che si rivelano di primordiale importanza, e facendo in modo che la maggioranza dei loro giovani possano in seguito accedere alle opportunità offerte dalla formazione terziaria [1].

Brown ha nettamente rifiutato l’idea di aprire al settore commerciale il campo scolastico con l’argomento dell’equità: il settore privato non permetterebbe di aumentare gli standard di tutti. Inoltre Brown ha contestato il principio di un controllo centrale accentuato perché non si farebbe altro che introdurre "una novità soffocante" [2],

 

[1] ndr.: ossia la formazione postsecondaria, che non si riduce soltanto agli studi universitari

[2] A quanto sembra non è questo l’indirizzo seguito in Italia