Nel corso dell’anno scolastico 2007/2008, 411 undici distretti scolastici distribuiti in 27 Stati (sarebbe come dire 411 province di 27 regioni) non sono riusciti a rispettare il ruolino di marcia previsto per loro in applicazione della legge federale NCLB. La California è lo stato con il più alto numero di scuole che dovranno essere sanzionate perché non sono riuscite a conseguire i loro obiettivi. Dopo la California viene il Kentucky. Nessuno sa però cosa fare e come procedere per aiutare queste scuole le quali riescono spesso ad inventare all’ultimo momento svariati sotterfugi per sottrarsi alle punizioni.

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411 distretti non ce l’hanno fatta a risalire la china in quattro anni

La legge federale No Child Left Behind è giunta nel 2007 al boa del primo quinquennio. La legge prevedeva che scuole e province (negli Stati Uniti sarebbero i distretti scolastici) che dopo cinque anni non fossero riuscite a conseguire la media federale nei punteggi ai test standardizzati in inglese e matematica avrebbero perso la loro autonomia e avrebbero dovuto essere messe sotto tutela. Ma non è così facile farlo come lo dimostra il caso della California.

La legge No Child Left Behind (Non uno di meno) adottata dal Congresso americano all’inizio del 2002 quasi all’unanimità è stata forse una delle migliori cose realizzate dall’amministrazione Bush nel campo della scuola. Per quanto contestabile o discutibile possa essere, la legge ha innovato in modo sensibile la politica scolastica e ha posto sul tappeto tutta una serie di questioni cruciali per i sistemi scolastici di massa nei quali si riconosce agli insegnanti un’ampia autonomia didattica e amministrativa.

 

La legge deve essere prolungata dal Congresso alla scadenza del quarto anno ma finora le discussioni continuano sui ritocchi da apportare alla prima versione dopo che si sono toccati con mano limiti e difetti della prima versione. Gli oppositori vorrebbero eliminarla, ma i fautori, una maggioranza che raggruppa sia democratici che repubblicani, non si intendono sui punti da limare o da rivedere, paralizzando le discussioni preliminari al voto del Congresso necessario per prolungare la validità della legge. Uno dei compiti prioritari della nuova amministrazione del neo-presidente Obama nel campo della politica scolastica sarà proprio questo, ossia la revisione della legge NCLB. Nessuno sa per il momento cosa succederà, ossia se questa sarà promulgata tale e quale, o se lo sarà con modifiche minori oppure con cambiamenti rilevanti. Sembra però che l’elemento caratteristico della legge, ossia l’accountability, cioé l’ insieme di procedure che obbligano le singole scuole a rendere conto di quanto conseguono con gli allievi che le frequentano, non sparirà perché sia il nuovo presidente Obama sia il nuovo ministro federale dell’istruzione Arne Duncan, amico di Obama, pure lui di Chicago, dove dirigeva il sistema scolastico della città, sono favorevoli al principio dell’accountability. [1]


Il caso della California: non ci sono rose senza spine

In California, i distretti scolastici nei quali non si è riusciti a conseguire gli obiettivi che per legge avrebbero dovuto realizzare in un quadriennio sono 97. Questo numero è il doppio di quello che si riscontra in media in qualsiasi altro Stato. In California però la proporzione di scuole molto povere è molto alta ( per esempio nel Sud dello Stato, dove c’è una maggioranza di allievi immigrati che non parlano inglese). Il problema consiste dunque nel trovare soluzioni che permettono a questo tipo di scuole di migliorare, ossia di conseguire risultati migliori con i propri allievi in inglese e matematica, perché questo è il criterio di giudizio applicato dalla legge federale NCLB. Non è però detto che i provvedimenti proposti dalla legge per questo scopo siano adeguati. Per esempio nel distretto di Las Palmitas nel Sud della California, 19 delle 21 scuole del distretto si trovavano alla fine del quadriennio di tutela al di sotto della soglia minima fissata dalla legge federale. A questo punto, invece di concentrare gli interventi sulle singole scuole, la legge prevede di intervenire a livello di distretto, mettendo in causa i provveditorati locali.

Negli Stati Uniti si ritiene che nei prossimi anni più di un centinaio di distretti si troveranno nei guai. La legge prevede svariati provvedimenti da applicare lungo l’arco di cinque anni per permettere alle scuole in difficoltà di ritrovare un equilibrio. Se però alla fin fine i punteggi dei distretti nei test dello stato continuano a stagnare al di sotto della soglia minima ritenuta come accettabile, scuole e autorità distrettuali possono perdere tutta la loro autonomia e essere messe sotto la tutela dello stato. Non è però chiaro, almeno finora, come gli stati potranno venire a capo di questi distretti recalcitranti. Per esempio, se si dovesse concludere che questi distretti dovrebbero reclutare insegnanti e dirigenti migliori, nessuno per ora sa dove scovarli o come spostare questo personale da un distretto all’altro, da una parte del paese all’altro.

 

La politica del pugno di ferro serve per impaurire le scuole e per incassare alti dividendi

La legge federale americana No Child Left Behind si inserisce in una serie di iniziative messe in atto dal governo federale da più di trent’anni per lottare contro l’inequità nell’accesso all’istruzione. Da anni, per lo meno dal 1983, l’anno in cui fu pubblicata la relazione "A Nation at Risk", il mondo della scuola americano è in subbuglio perché è accusato di non fare quanto è necessario per migliorare il livello d’istruzione dei poveri e delle minoranze etniche e di avere calato le braccia di fronte al problema della loro educazione.

La California è il primo stato americano che ha deciso di prendere provvedimenti contro i distretti che non rispettano gli obiettivi della legge NCLB . Il governatore Arnold Schwarzenegger ha perfino proposto una scala di punizioni progressive per i 97 distretti nei quali sono scolarizzati 6 milioni e trecentomila studenti. Il progetto prevede la sostituzione dei dirigenti oppure la subordinazione completa del distretto allo stato. In altri termini, l’autonomia si paga, non è cioé gratuita. Implica una responsabilità, ossia "l’accountability", l’obbligo di rendere conto dei risultati conseguiti con i mezzi messi a disposizione. Se i risultati non cambiano in meglio, l’autonomia non ha senso.

Questa è la faccia bella della teoria. C’è infatti anche l’altra faccia della medaglia, che è molto meno nobile. L’iniziativa del governatore della California non serve solo a spronare i distretti lassisti e a migliorarne i risultati ma anche a rimpinguare le casse dello stato. Infatti, agendo in questo modo la California riceverebbe 45 milioni di dollari dal governo federale. I distretti più sanzionati riceverebbero a loro volta 250 000 dollari ognuno dal governo federale per pagare il ricorso a specialisti e esperti utilizzati per rimettere in piedi le scuole del distretto. La pillola non è poi tanto amara, almeno per le istituzioni. Non si sa invece cosa succederà con gli insegnanti e con gli allievi. Nei progetti d’intervento e nella lista delle sanzioni si cita spesso la sostituzione dei dirigenti e degli insegnanti delle scuole e perfino del distretto, ma un conto è proclamare o ventilare un simile provvedimento e un altro è eseguirlo. Nessuno sa per esempio dove andare a trovare i dirigenti e gli insegnanti iper-qualificati e ipermotivati per prendere in mano una barca che affonda e per sostituire colleghi messi al bando dalla scuola.


Il rischio della penuria di insegnanti se la scuola non cambia

Il problema è scottante perché in California il rischio della penuria d’insegnanti è palpabile. [2] Il caso della California non è unico. La penuria d’insegnanti non è un fenomeno raro, anche se oggigiorno, in periodo di crisi economica, un posto nell’insegnamento, anche se mal retribuito, potrebbe essere allettante per molti per cui la crisi potrebbe funzionare come un potente anticorpo per frenare la fuga dalla scuola. Ma a lunga scadenza, ovunque, non solo in California, ci sarà penuria di insegnanti , per cui non sarà affatto facile formarne molti, che siano dotati e volonterosi per svolgere una professione a rischio.

Cent’anni non basteranno

Il sistema scolastico è imbrigliato in contraddizioni estreme: per risolvere il problema della dispersione ci vorrebbero provvedimenti radicali, ma questi interventi richiedono risorse, specialisti, insegnanti, dirigenti che non ci sono. Le politiche scolastiche applicate in molti sistemi scolastici, negoziate strenuamente tra sindacati dei docenti e responsabili politici, sono talmente annacquate e prudenti da rendere praticamente irraggiungibile l’eliminazione della dispersione scolastica e il conseguimento di un livello d’istruzione soddisfacente per tutti gli allievi alla fine dell’obbligo scolastico (poco importa l’età della fine di quest’obbligo, 14, 15 , 16 o più anni), entro un secolo e men che meno entro un cinquantennio. I risultati fin qui conseguiti con le politiche dell’autonomia sono sconfortanti da questo punto di vista in molti sistemi scolastici. Di sicuro non bastano i test e nemmeno le autovalutazioni per accelerare il miglioramento della scuola così com’ è oggigiorno e venire a capo dei mali che l’affliggono. [3]

 

 

[1] Prima di lasciare Chicago per assumere il posto di ministro dell’ educazione nella nuova amministrazione del neo presidente Obama, Duncan ha proposto di chiudere o di consolidare venticinque scuole di Chicago che avevano un livello di prestazioni insufficiente. Da decenni, la città di Chicago è impegnata in una riforma del proprio sistema scolastico con l’obiettivo di migliorare la qualità delle scuole, specialmente quelle dei quartieri periferici abitati in maggioranza da una popolazione povera. In questi ultimi anni la città ha chiuso 61 scuole e ne ha aperte 75 nuove . In questa ultima tornata decretata da Duncan, prima di lasciare la città per andare a Washington a lavorare con Obama, si prevedono tra l’altro sei chiusure. In nove scuole invece sarà licenziato l’intero corpo insegnante senza per altro modificare la popolazione studentesca che la frequenta. Questo programma è fortemente avversato dai sindacati degli insegnanti ma dimostra che Duncan, il neo ministro americano dell’educazione ,è un sostenitore convinto della politica dell’accountability, ossia della politica che responsabilizza le scuole per quel che fanno, a condizione di prestare loro tutto il sostegno necessario. Se però le scuole continuano ad andare male nonostante gli aiuti, allora si deve intervenire con azioni radicali. Sul caso di Chicago si veda l’articolo pubblicato dal Chjcago Sun-Time l’11 gennaio 2009: 25 schools set for shakeup.

[2] Si stima che nel prossimo decennio ci sarà una carenza, coeteris paribus, di circa 100 000 insegnanti.

[3] Rielaborazione dell’articolo "School Districts Start to Face Sanctions Under Landmark Law" pubblicato dal settimanale Education Week il 12 maggio 2008, ottenibile solo se abbonati

Les documents de l'article

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