Opinione ddi insegnanti francesi dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine PISA a inizio dicembre 2013

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Francia: cosa pensano gli insegnanti dello stato della scuola

Nell’indagine PISA del 2012 imperniata sulla cultura matematica i quindicenni francesi hanno fatto un passo indietro rispetto ai risultati anteriori. Il quotidiano "Le Monde" ha invitato gli insegnanti a esprimere le loro impressioni. Una cinquantina hanno risposto ed alcune risposte pubblicate nell’edizione del 3 dicembre 2012 del quotidiano. Dai pareri degli insegnanti si evince che la maggioranza degli professori intervistati è consapevole del degrado o dell’evoluzione (ognuno può pensarla come preferisce) del servizio scolastico statale e del baratro esistente tra studenti "bravi" e studenti "deboli". Il servizio scolastico sarebbe diventato più ingiusto, meno equo rispetto a quello di trenta o cinquant’anni fa , il che sarebbe da dimostrare con indagini rigorose. Forse è qualcosa d’altro che è cambiato. Secondo i professori , gli alunni iniziano la scuola media con competenze molto diverse, non preparati. Il problema della disparità tra alunni sarebbe dunque presente già nella scuola primaria accusata dai colleghi francesi di essere una colabrodo, di non formare adeguatamente gli studenti, di non prepararli per l’istruzione secondaria.

Si riportano una serie di estratti dei commenti inviati al quotidiano " Le Monde" dagli insegnanti, con le informazioni fornite dal giornale ;

 

Emeline, 11 anni di carriera, professore in una zona di educazione prioritaria (ZEP) :

“Non sono affatto sorpresa dei risultati dell’indagine PISA perché riflettono ciò che constato sul terreno. Ci sono sempre stati studenti “buoni” e “deboli” nelle classi, ma oggi lo scarto tra gli uni e gli altri è diventato un baratro. Questa constatazione è particolarmente allarmante per gli studenti della prima media, per quelli che hanno iniziato la scuola media quest’anno (ndr. : ossia settembre 2013). Non si può non essere indifferenti di fronte alle divergenze inverosimili di livello che esistenti già tra gli studenti di 11 anni soltanto. Taluni padroneggiano quello che sembra essere il bagaglio normale di un alunno che ha terminato la scuola primaria mentre altri iniziano la scuola media senza avere nessuna minima base in nessuna disciplina. Eppure questi studenti escono dalle stesse scuole, hanno avuto gli stessi insegnanti. C’è qualcosa di molto strano quando si constata che taluni possono passare 5-6 anni nella scuola primaria senza trarne alcun beneficio. Senza apprendere nulla. Ci sentiamo allora disarmati quando ci si chiede di svolgere i programmi della scuola media i quali presuppongono la padronanza di un certo numero di conoscenze acquisite dagli alunni nella scuola primaria , ma un certo numero è incapace di scrivere una frase semplice in un francese corretto [1] o di svolgere un ragionamento molto semplice”.

Simone, professoressa di matematica :

“Non sono affatto sorpresa. L’indagine PISA mette in evidenza lo smacco delle riforme scolastiche anteriori, in particolare di quelle della scuola primaria nonché la scomparsa degli istituti magistrali che davano le basi pedagogiche necessarie per insegnare il calcolo agli insegnanti che avevano principalmente una formazione letteraria. Sono una professoressa di matematica in una scuola media, constato un’ ignoranza crescente delle tabelline delle moltiplicazioni e una grande debolezza nel calcolo mentale, due fenomeni che sono probabilmente dovuti all’uso delle calcolatrici nonché alla mancanza di una comprensione approfondita delle operazioni di base. Constato sempre di più, ogni anno, l’arrivo nella scuola media di studenti che “sono stati lasciati in fondo alla classe” con molte lacune ma anche con un grande desiderio di apprendere, il che dimostra che non è stata loro accordata tutta l’attenzione necessaria durante la scuola primaria. Per quel che riguarda la scuola media i professori devono lavorare l’empatia nei confronti degli studenti ed abbandonare la selezione con le bocciature”.

 

 

Guillaume, 35 anni, professore in un liceo :

Sono professore di economia della gestione in uno degli indirizzi liceali. Ciò che constato non è tanto una reale diminuzione del livello ma una paura diffusa di fronte a tutto quanto riguarda le cifre tra gli studenti dell’ultimo anno del liceo che fanno fatica a capire cosa sia una percentuale od un numero. Tutti i calcoli vengono fatti con la calcolatrice, anche i più semplici. I liceali fanno fatica a capire i numeri e quindi si imbattono in difficoltà insormontabili quando devono risolvere problemi matematici. Ma in generale ciò non è che un’ accumulazione di altri problemi… Mi sono accorto che i veri problemi erano quelli di comprensione e di lettura degli enunciati, dunque problemi di padronanza della lingua. Oggigiorno, nella sezione di contabilità, gli studenti evitano queste formazioni [2] perché le cifre li spaventano e sono rapidamente in difficoltà quando si imbattono in un problema numerico”.

Thomas, professore di geografia e storia nella scuola media :

Insegno da 10 anni in una scuola media del Nord della Francia. La scuola in cui insegno non si trova in una zona diseredata [3], ma non è neppure una scuola privilegiata dal punto di vista sociale. La mia constatazione è la seguente : il livello globale degli studenti mi sembra deteriorarsi continuamente. In primo luogo, il vocabolario degli studenti si impoverisce come pure la padronanza della lingua. Il risultato alla fin fine è il seguente : anche gli studenti seri e motivati incontrano limiti nei loro ragionamenti a causa della mancanza di parole, di concetti… Che spiegazione dare ? Forse i modi di vita (presenza generalizzata di schermi, ritmi di vita,…), Forse pure i programmi scolastici che non lasciano più uno spazio sufficiente all’acquisizione di un vocabolario ricco e sfumato. In secondo luogo, mi sembra che gli studenti in un modo assai generalizzato non studiano più a memoria. Non conoscono le coniugazioni e perfino il presidente dell’indicativo dei verbi più comuni è usato con strafalcioni enormi”.

Marjolaine, insegnante in un liceo da 15 anni :

Da parecchio tempo i professori denunciano il calo del livello di apprendimento, tra loro in privato, nei libri che pubblicano, nei media… E dopo tutto questo tempo vengono trattati come psicopatici reazionari oppure come mitomani ! È necessaria un’ indagine esterna [4] per suscitare una reazione ! Le correzioni degli esami di maturità sono diventate una prova snervante per i professori a causa del livello estremamente basso dei temi proposti e delle consegne di correzione che incitano ad adottare un lassismo aberrante. L’effetto peggiore lo si constata nelle università dove il calo del livello degli studenti è ormai un fatto stranoto. Gli insegnanti sono reclutati dopo 5 anni di università perché la loro formazione corrisponde a quella che 10 anni fa si aveva tre anni dopo la maturità. Contrariamente a quanto succedeva ancora 10 anni fa gli insegnanti non si reclutano più tra i migliori studenti. Quelli che sono intelligenti e quindi che capiscono la situazione di fronte alla degradazione delle condizioni di lavoro e agli stipendi versati gli insegnanti preferiscono guardare altrove. Il circolo vizioso è ormai chiuso. Ci vuole coraggio per uscirne !”

Francis, 54 anni, insegnante in una una scuola media di Nantes :

“Insegno in una scuola media da trent’anni e confermo le constatazioni che provengono dall’indagine internazionale PISA. Taluni compiti e talune esercitazioni in classe dei miei studenti di prima media sono illeggibili e privi di senso mentre altre sono eccellenti ! Tutto ciò è allarmante. Con il passare degli anni i differenti ministri dell’istruzione hanno appesantito i programmi dell’insegnamento primario. Il lavoro degli alunni e degli insegnanti delle scuole primarie è diventato molto più pesante e difficile : le differenze tra allievi si acuiscono e tutto ciò non è che una conseguenza logica. Un alleggerimento dei programmi che vanno imperniati sulle conoscenze fondamentali sono necessari. La riforma scolastica attuale del ministro Vincent Peillon non cambierà nulla per quel che riguarda l’apprendimento delle conoscenze fondamentali e non farà nient’altro che accentuare le differenze fra gli alunni fortunati di Parigi i quali potranno accedere ad attività molteplici dirette da professionisti e gli altri alunni abbandonati a se stessi condannati a giocare a calcio su campetti per passare il tempo”.

 

 

 

[1] ndr. : il francese è la lingua dell’insegnamento in Francia

[2] ndr. : aritmetiche e matematiche

[3] ndr. : ossia in una zona di educazione prioritaria

[4] ndr. : in questo caso l"indagine PISA