Intervista a Tullio di Mauro di Fausto Marcone, pubblicata nel no.12 dell’ "Indice dei libri del mese", dicembre 2009, anno XXVI, supplemento l’Indice della scuola, pagg. I-II

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Quattro verità sulla scuola italiana da una fonte insospettabile

Un paese di analfabeti: solo il 20% della popolazione ha un livello di competenza sufficiente per capire quel che legge.

Riteniamo utile riportare un’intervista a Tullio De Mauro , una fonte insospettabile, sull’analfabetismo degli italiani, interessante per la lucidità dell’analisi, per le informazioni complementari sulla situazione italiana e sui dati utilizzati per misurare il fenomeno, nonché per la lungimiranza delle conclusioni, del resto tratte anche in un ampio ventaglio di indagini internazionali che in Italia cominciano ad essere riprodotte grazie agli economisti.

La scuola italiana non insegna a leggere.

Non è la scuola dell’ Italia contadina, del celebre corso televisivo "Non è mai troppo tardi" di cui si è detto che ha alfabetizzato l’Italia, ma invece ha forse solo contribuito a diffondere la comprensione dell’italiano su tutto il territorio nazionale per la prima volta nella storia, che non ha svolto la sua missione, ma è la scuola odierna, la scuola del dopoguerra, frequentata dalla popolazione adulta nata nel dopoguerra e che ha iniziato la scolarizzazione agli inizi degli anni Cinquanta. E’ la scuola del miracolo economico, la scuola primaria decantata da molti come una delle migliori al mondo che ha fatto cilecca.

Secondo Tullio De Mauro, ex-ministro italiano dell’Istruzione Pubblica, linguista esimio, specialista della storia della lingua italiana, "soltanto il 20% della popolazione adulta italiana in età lavorativa ha gli strumenti minimi sufficiente per orientarsi in una società moderna".Il 5% della popolazione italiana è completamente analfabeta e il 75% è a rischio analfabetismo, ma la scuola non si tocca, nessuno è responsabile di questo stato di fatto che colloca l’Italia all’altezza della Sierra Leone per quel che riguarda l’analfabetismo. La scuola non si può criticare e nemmeno De Mauro lo fa nell’intervista.

Va da sé che la soluzione non risiede nella riproduzione della scuola vigente, nel restauro dell’impalcatura del sistema scolastico così come è, della riproduzione della cultura che impregna l’amministrazione della scuola. Per principio tutti gli insegnanti fanno il loro dovere a puntino in un sistema ineccepibile, governato da dirigenti al di sopra di ogni sospetto.

Come si è arrivati a questo punto?

I risultati delle indagini sarebbero sbagliati? De Mauro dice di no. I risultati sono giusti. Le cause di questo disastro sono altrove, nel funzionamento di una scuola impregnata di una cultura obsoleta, verbosa, autoritaria, selettiva, e soprattutto incoerente: da un lato dolcissima e progressista, dall’altro, invece, insulsa e becera. Tutto l’impianto scolastico sarebbe da rivedere ma nessuno osa proporre un’operazione del genere che è troppo rischiosa per gli interessi in ballo, e che richiederebbe , per essere condotta, abilità e competenza amministrativa che mancano al scolastico italiano.

Una delle conclusioni da trarre però è che non si tratta di un problema di risorse. Immettere ulteriori risorse in un sistema inefficace e inefficiente sarebbe uno spreco. Il problema è un altro ed è altrove.

De Mauro si basa sui risultati dell’indagine ALL [1], svolta dall’OCSE nel 2003 e alla quale l’Italia ha partecipato [2] ma sono contestati dall’ISTAT, secondo il quale gli analfabeti in Italia sarebbero poco più dell’1%. L’ISTAT usa però criteri di misura del tutto obsoleti che non misurano il livello di literacy.

La dirigenza politica italiana ignora in ogni modo questi dati, sottovaluta le ripercussioni economiche, sociali, umane di questa situazione che sono per altro lampanti nella cronaca nera quotidiana scodellata dai media.

 

 

 

 

[1] acronimo per «Adult Literacy and Lifeskills»

[2] I risultati italiani sono stati publicati dall’INVALSI nel volume “Letteratismo e abilità per la vita. Indagine nazionale sulla popolazione italiana 16-65 anni“,Armando Editore, Roma 2006, Collana: I problemi dell’educazione, Pagine 256, CXXVI,ISBN: 88-8358-873-8

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