Per migliorare la media dei risultati della scuola americana occorrerebbero standard nazionali nelle discipline fondamentali dell’istruzione obbligatoria

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Standard nazionali o regionali?/ Standards nationaux ou régionaux

Il divario tra standard degli Stati (ossia gli standard fissati dagli enti amministrativi che sono pressapoco l’equivalenbte delle Regioni in Italia) e standard nazionali (in genere gli standard di riuscita nei test stabiliti dal programma federale NAEP (National Assessment of Educational Progress)) sono molto pronunciati. Anche le differenze tra Stato e Stato sono elevate. "Saper leggere", per esempio, non ha lo stesso significato nel Massachusetts o nel Mississippi.

Il problema che si dibatte negli Stati Uniti potrebbe porsi in Italia tra alcuni anni , se l’Italia per esempio si dotasse di una politica della valutazione rispettando il Titolo V della costituzione. Non si pone invece in Francia, e non si pone né in Svizzera (almeno finora) né in Germania, né in Svezia, dove la valutazione centralizzata sembra sia adottata senza discussioni, come un provvedimento indispensabile per migliorare i risultati scolastici alla fine dell’istruzione obbligatoria. Le informazioni raccolte dall’indagine PISA, informazioni da prendere con riserva, associano, a quanto sembra, la presenza di una valutazione centralizzata ad una media elevata dei punteggi nei test PISA, il che induce a ritenere che ci sia una possibile correlazione tra i due fattori. Anche in Inghilterra la valutazione esterna delle scuole è centralizzata ed è censuaria. Negli Stati Uniti la valutazione federale è campionaria (ossia effettuata su un campione rappresentativo) mentre le valutazioni degli Stati sono obbligatoriamente censuarie ( ossia si fanno in tutte le scuole).

Education Week del 5 marzo 2007 pubblica un articolo di Rudy Crew, Paul Vallas e Michael Casserly che spezza una lancia in favore di standard nazionali che sono stati fin qui fortemente contestati da svariati gruppi di potere. [1] Gli autori dell’articolo spiegano che negli Stati Uniti il movimento a favore dell’adozione di standard nazionali nell’istruzione obbligatoria per le materie essenziali ha ormai il vento in poppa. L’argomento fatto valere dagli autori a favore di standard nazionali è quello dell’uguaglianza. E’ chiaro che anche con tutta la buona volontà non si riuscirà mai ad ottenere un’uniformità di punti di vista tra gli Stati: taluni imporrannno criteri di riuscita severi nei test; altri invece abbasseranno il punteggio della media ritenuta accettabile. Gli standard nazionali sembrano pertanto necessari per indicare con chiarezza, senza ambiguità, che cosa ci si aspetta dagli alunni ad un certo momento in tutto il paese, in tutte le scuole del sistema scolastico.

Attualmente le disparità fra quanto ci si aspetta dagli allievi da uno stato all’altro, anzi da una scuola all’altra, sono profonde.La legge federale NCLB (No Child Left Behind) ha un effetto perverso inatteso. La legge impone agli Stati di somministrare in tutte le scuole test di inglese e matematica per valutare i progressi della scuola e verificare se la scuola tiene il ruolino di marcia che le impone un miglioramento dei punteggi annuo di una certa grandezza scalato in modo da permetterle di arrivare entro il 2014 ad essere nella media nazionale. Se le scuole dello Stato rispettano questa regola e se la media dello stato progresdisce come previsto, lo Stato riceve le sovvenzioni nazionali; se invece le scuole non tengono il passo e la media dello Stato per conseguenza neppure, allora le sovvenzioni sono ridotte o tagliate. Gli Stati hanno quindi tutto l’interesse a far sì che i punteggi nei test dello Stato siano buoni. Per conseguire questo risultato, gli Stati barano ed abbassano il livello medio, ossia lo standard, che la scuola dovrebbe conseguire. Invece di inasprire le esigenze e stimolare l’insegnamento si ottiene l’effetto contrario, si diluiscono le esigenze e si abbassa il livello d’insegnamento.

Il pilotaggio del sistema scolastico con gli standard si rivela molto arduo e zeppo di tranelli imprevisiti, come è stato del resto ampiamente anticipato da svariate ricerche. Non tutto fila liscio. Lo strumento non è così maneggevole come si crede a prima vista e i risultati che si conseguono possono essere del tutto sorprendenti. Occorre una grande abilità per riuscire questa operazione ed occorrono pure molte risorse per evitare malintesi di ogni genere, come lo si osserva nel sistema scolastico svedese nel quale si è adottato un atteggiamento molto cauto e volontarista in materia di valutazione esterna , oppure nel sistema scolastico inglese, più dirigista ma anche molto flessibile e ben dotato di mezzi.

[1] L’articolo può essere letto solo se si è abbonati al settimanale.