Testo pubblicato all’inizio del febbraio del 2016 nel bollettino dell’Università di Stanford sulle politiche scolastiche. Cautela quando si usano i punteggi nei test di matematica e lettura per valutare scuole, insegnanti, programmi.

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Valutazione e politica

Test in discussione : non si sa ancora bene cosa valutano.In Italia si contestano parecchio le valutazioni con i test ma molti contestatori ignorano quasi tutto dei test. Non solo in Italia del resto. Questo vuol dire che se ne parla spesso a vanvera. Gli insegnanti sanno bene che i test sono valutazioni da prendere con le pinzette ma molte autorità scolastiche o responsabili politici che si occupano di scuola credono invece che i test siano la panacea per conoscere l’efficacia delle scuole. Il dibattito è tuttora aperto perché i test, la metodologia di valutazione degli studenti , sono in piena evoluzione. Si può per ora affermare con certezza che non si possono prendere decisioni gravi sul futuro degli studenti, degli insegnanti e delle scuole in base ai risultati nei test. Occorrono altre informazioni. I test hanno un valore predittivo debole, anche se contano. Questa affermazione non significa che i test non contano, non servano a nulla. Occorre ben guardarsi da una affermazione settaria e demagogica di questo tip

 I test hanno un valore predittivo debole, anche se contano. Questa affermazione non significa che i test non contano, che non servono a nulla. Occorre ben guardarsi da una affermazione settaria e demagogica di questo tipo.

Articolo do Jay P.Greene pubblicato da « EducationNext » , bollettino di informazione sulle politiche scolastiche di Stanford, il 5 febbraio 2016. Cliccare qui per accedere al testo originale in inglese.

 

Traduzione libera in italiano.

 

 Presentazione

 

 

Greene collega la diffusione a macchia d’olio dei test alla questione della libertà di scelta della scuola perché i test sono la premessa per contestare il monopolio amministrativo che impone l’inscrizione in una determinata scuola.Quindi la posta in palio dietro al successo crescente dei test scolastici sarebbe la qualità delle scuole e la bontà dell’istruzione impartita in una scuola piuttosto che in un’altra. I test servirebbero per designare le buone scuole, le scuole migliori e per facilitare la scelta della scuola. I test sono dunque un passo verso la libertà di scelta perché fornirebbero indicazioni sulla qualità di una scuola piuttosto che di un’altra. Molte politiche scolastiche diverse si prefiggono di migliorare la libertà di scelta della scuola. In genere, si propende per l’imposizione degli stessi test a tutte le scuole e c’è anche chi invoca la chiusura delle pessime scuole oppure l’esclusione di queste scuole dai programmi che distribuiscono buoni scuola. Altri invece lascerebbero libertà al mercato di promuovere la qualità scolastica con l’adozione di politiche che stimolano la concorrenza tra scuole per cui poco per volta le famiglie toglierebbero i figli dalle pessime scuole e li manderebbero in quelle migliori. In questo modo le scuole deboli , sconnesse, sarebbero costrette a chiudere i battenti.

 

Jay Greene insegna nel Dipartimento di riforme scolastiche dell’Università dell’Arkansas. In questo testo esplora punti di accordo e disaccordo pertinenti alla questione della libertà di scelta della scuole e della qualità dell’istruzione scolastica. In particolare si chiede se i risultati nei test di matematica e di lettura sono indicatori sufficientemente forti della qualità di una scuola dei quali si può tener conto per determinare quale scuola debba essere chiusa e quale invece debba essere aiutata a crescere, anche se la domanda dei genitori è inconsistente con i risultati nei test. [1].Sulla libertà di scelta si può consultare il testo di questo sito accessibile cliccando qui.

 

Molti ritengono che cambiamenti a corta scadenza nei risultati dei test di matematica e comprensione della lettura siano potenti predittori a lunga scadenza di una buona scolarizzazione. Si usano anche i punteggi nei test di matematica e di comprensione della lettura per giudicare la qualità degli insegnanti, delle scuole e per modificare i curricoli o per determinare una vasta gamma di politiche scolastiche. I punteggi nei test di matematica e lettura sono diventati il metro pr misurare le riforme scolastiche. Ma questo metro è buono ? E’ giusto ?

 

Nonostante l’importanza acquisita dai punteggi nei test, ci sono poche indagini scientifiche rigorose che li collegano a prestazioni a lunga scadenza come lo si predica oggigiorno…. In ogni modo ci sono poche indagini che convalidano la validità dei test per decisioni con alta posta in gioco. L’intero movimento riformista in campo scolastico si basa su argomenti molto tenui e fragili. In compenso, infatti, esiste una gran massa di indagini che provano il contrario, ossia l’inesistenza di legami tra punteggi nei test e miglioramenti sia dal punto di vista salariale che professionale e sociale nell’esistenza post-scolastica….. [2].

 

Se gli analisti politici e i responsabili scolastici di ogni bordo si basassero soltanto sui punteggi nei test per prendere decisioni politiche commetterebbero errori orribili. Purtroppo la maggioranza dei responsabili politici prendono decisioni basate sul livello dei punteggi nei test piuttosto che sui guadagni o sulle perdit negli stessi test,oppure giudicano la qualità di una scuola sui punteggi nei test di matematica e lettura pur sapendo che non si tratta di indicatori attendibili del contributo di una scuola all’esistenza futura degli studenti.

 

Che cosa spiega questo scollamento tra i guadagni nei punteggi nei test di matematica e lettura e le prestazioni che si constatano più tardi nella vita ?

 

Per prima cosa, i test scolastici sono concepiti soltanto per catturare soltanto una porzione di ciò che il nostro sistema scolastico spera di conseguire . In particolare i test finora non sono costruiti per misurare il carattere o le competenze non conoscitive. Un insieme rilevante di indagini dimostra che il carattere, la coscienziosità , la perseveranza e la grinta sono per esempio predittori molto attendibili del successo nella vita. Altre indagini per esempio quelle di Mark Kraft, Kurabo Jackson, Albert Cheng e Gema Zamarro dimostrano che insegnanti, scuole e programmi impostati per migliorare il carattere non sono necessariamente simili a quelle che mirano a ottenere migliori punteggi nei test dai loro studenti. Sono due tipi di scuole diverse ;. Ci sono infatti aspetti rilevanti che riguardano qualità degli insegnanti, delle scuole e dei programmi che non sono affatto considerati nei test i cui punteggi forniscono indicazioni sulle competenze in matematica e lettura. 

 

In secondo luogo i test di matematica e lettura non sono costruiti per valutare quanto gli studenti apprendono in altre materie come scienze, storia, disegno, storia dell’arte, geografia. La priorità attribuita ai test di matematica e lettura a spese di altre discipline che potrebbero essere una variabile importante di riuscita nella vita, che potrebbero contare per condurre dopo tutto un’esistenza decorosa svaluta in effetti il potere predittivo dei punteggi in matematica e lettura,

 

In terzo luogo , parecchie scuole hanno sviluppato strategie per falsare i punteggi nei test di matematica e lettura in modo che non possono servire per predire ( ed anzi possono sminuire) le possibilità di successo nell’esistenza futura. Il fatto che i punteggi di matematica e comprensione dei testi scritti possano essere facilmente distorti [3] rendono particolarmente poveri e deboli gli indicatori di qualità che si possono trarre da loro.

 

Con ciò non voglio dire che i punteggi nei test di matematica e lettura non forniscano nessuna informazione e che si dovrebbe proseguire facendo a meno di loro. Voglio soltanto sostenere che questi test sono indicatori molto meno fedeli della qualità di quanto lo immaginano molti responsabili politici [4]. Dovremmo essere molto più umili quando si ritiene che gli insegnanti, le famiglie sanno chi sono i buoni insegnanti, le buone scuole, i migliori programmi basandosi sui punteggi nei test. Se taluni responsabili scolastici, talune famiglie e taluni programmi sono buoni perché perché una lunga lista d’attesa li consacra, occorre essere prudenti prima di dire che si sbagliano perché fanno valere la loro opinione con i punteggi conseguiti nei test dagli studenti. Anche genitori delle classi sociali meno favorite possono avere molte più informazioni che non molti analisti e responsabili scolastici che si limitano a prendere in considerazione i punteggi dei test e restano tranquillamente seduti nei loro uffici.

 

Non intendo suggerire che i responsabili politici non dovrebbero mai chiudere una scuola o liquidare un programma nonostante le richieste delle famiglie. Voglio soltanto dire che si devono prendere in considerazione molti elementi e non solo i pessimi punteggi nei test per farlo. Certamente le famiglie possono commettere errori, ma anche i responsabili scolastici e quelli politici commettono errori soprattutto se si basano su punteggi nei test che sono al massimo predittori assai deboli della riuscita futura nella vita. La sbarra va posta molto in alto prima di essere convinti che le famiglie, i genitori, si sbagliano piuttosto che i responsabili politici e scolastici. Non si deve per principio credere che i burocrati non si sbagliano mai. In fin dei conti è preferibile ammettere gli errori dei genitori e delle famiglie che non quelli di burocratici che sono distanti dalla realtà, che prendono cantonate che riguardano migliaia di bambini ma che credono invece di fare il loro bene.

 

[1] ndr. : Si possono ritenere queste considerazioni irrilevanti per il contesto italiano dove i bacini di utenza sono stati smantellati e ridefiniti anni fa ma ciò non è affatto il caso perché poco per volta , se non si cambia radicalmente di impostazione, la politica scolastica italiana sarà confrontata agli stessi problemi della scuola USA e andrà nella stessa direzione di quella intrapresa dai sistemi scolastici USA

[2] ndr. : Green cita una serie di indagini USA che confortano questa tesi

[3] ndr. : in italiano si direbbe barare

[4] ndr. : e taluni ricercatori