Presentazione delle proposte dell’economista USA Derek Neal per neutralizzare gli effetti perversi prodotti dai test quando li si usano anche per calcolare gli incentivi da versare agli insegnanti e alle scuole

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Valutazione collettiva e non individuale degli insegnanti

Da un decennio circa si tenta di accoppiare l’uso dei test al rendimento di una scuola. I punteggi conseguiti dagli studenti nelle prove strutturate sono anche usati per valutare gli insegnanti e le scuole e per premiarli o punirli. L’accoppiata "test-accountability (si usa speso il neologismo "rendicontazione")" non funziona. I test per misurare gli apprendimenti degli studenti se sono usati per rendere conto di quel che ottiene una scuola finiscono necessariamente per ridurre il programma d’insegnamento e per concentrarlo su quanto si valuta con i test nonché per corrompere l’utilità dei test per valutare la bravura degli insegnanti in classe (come si tiene la disciplina, come si interagisce con gli studenti, come si captano le reazioni degli studenti, come si riviene sui passaggi chiave di una lezione, ecc.). I test per valutare gli apprendimenti vanno dissociati dagli strumenti necessari per valutare una scuola o gli insegnanti.

Il Brookings Institute di Washington ha pubblicato il 3 ottobre nella sua News letter dedicata alla politica scolastica il resoconto di un progetto condotto da Derek Neal )(vedi foto), professore di economia all’università di Chicago, sulla valutazione degli insegnanti e la rendicontazione (accountability). Il progetto Hamilton , che prende il nome da Alexander Hamilton, il primo ministro del tesoro USA, si prefigge di migliorare la prosperità degli Stati Uniti e le opportunità di crescita dell’economia americana. Il miglioramento dei livelli d’istruzione è uno dei cavalli di battaglia del progetto diretto dal prof. Neal.

Neal si occupa da anni degli effetti perversi della valutazione e tenta di mettere a punto un metodo di valutazione che non inciti gli insegnanti a limitare il programma scolastico, a trascurare certe materie, a insegnare solo quanto è valutato con i test e come si risponde ai test ("teaching to test") e che nel contempo contribuisca a responsabilizzare le scuole sui risultati educativi e d’apprendimento che ottengono con gli studenti che le frequentano.

 

Accountability e test

Secondo Neal, gli effetti perversi dei test si sono accentuati con le politiche scolastiche imperniate sulla rendicontazione("accountability") e sulla valutazione del merito degli insegnanti impostata sui punteggi conseguiti dai loro studenti nei test. Neal sostiene che si può e si deve salvaguardare il principio del "rendere conto" ("accountability") senza rinunciare ai test, ossia che si può valutare giudiziosamente, neutralizzando gli effetti perversi dei test, che sono patenti e ben noti. Inoltre Neal si preoccupa anche degli effetti negativi dei vari sistemi di incentivi per gli insegnanti, soprattutto del salario in base al merito stabilito in funzione dei punteggi conseguiti dai loro studenti nei test.

Un decennio di tentativi fallimentari per combinare "accountability" e test

Nel corso di quest’ultimo decennio, si sono impostate diverse riforme scolastiche miranti ad accrescere la responsabilità degli insegnanti e delle scuole partendo dai punteggi degli studenti nei test. Il caso più lampante di questo tipo di politica è la legge NCLB(No Child Left Behind) votata quasi all’unanimità dal Congresso e dal Senato USA nel gennaio 2002.

Il sistema di "accountability" escogitato dalla legge imponeva ad ogni scuola un ruolino di marcia su misura per conseguire un risultato in inglese e matematica pari alla media nazionale del 2002 da conseguire nell’arco di un decennio, pena la riduzione degli stanziamenti alla scuola o persino la sostituzione del dirigente scolastico e "dulcis in fundo" la chiusura della scuola.

La legge, stipulata con nobili intenzioni, fu davvero una provocazione e una novità nel mondo scolastico. Era anche un pasticcio mal combinato ed infatti è fallita. Uno degli effetti immediati, del tutto imprevisti, fu l’immediato adattamento dell’insegnamento in funzione dei test. Per fare i risultati che salvavano la scuola e la faccia degli insegnanti quest’ultimi hanno sacrificato molte attività e si sono concentrati sulle discipline valutate con i test. Non è complicato ridurre le ore di disegno, di storia dell’arte, di ginnastica, di storia o geografia per fare inglese e matematica, senza nemmeno annunciarlo. Nessuno se ne accorge. Sulla carta i programmi sono OK ma in realtà si fa dell’altro, per esempio dosi massicce di inglese e matematica per permettere agli studenti di conseguire nei test dello Stato i punteggi che consentono di non perdere i sussidi federali. Un bel trucco.

Un nuovo sistema di valutazione


Derek Neal propone un piano per creare migliori sistemi di valutazione e di "rendicontazione" sottratti al rischio di produrre incentivi perversi (documento in inglese allegato

Il nuovo sistema di valutazione proposto da Neal userebbe due differenti stili di esame : uno tradizionale basato sui test per valutare le conoscenze degli studenti e un nuovo tipo di esame per valutare le prestazioni degli insegnanti. Un sistema ideale di "accountability" dovrebbe combinare questi due approcci, in particolare ricorrere a valutazioni non impostate sui test empirici quali le osservazioni in classe, le ispezioni della scuola, il parere delle famiglie per apprezzare lo sviluppo sociale e emozionale degli studenti.

I test non servono per valutare gli insegnanti

Nel corso di un incontro che si è svolto il 27 settembre nella sede del progetto Hamilton al Brooking Institute, Neal ha dichiarato di essere assolutamente contrario all’uso delle prove strutturate per valutare individualmente gli insegnanti. L’uso dei punteggi conseguiti dagli studenti nei test [1] per valutare gli insegnanti è da proscrivere perché spesso questi esami sono imperfetti e gli errori di misura sono ricorrenti [2] per cui si raccomanda vivamente di non ricorrere a questi strumenti e a questi metodi di calcolo per licenziare o promuovere insegnanti con questi strumenti.

L’insoddisfazione di Neal nei riguardi dei test deriva dal duplice uso che se ne fa. "Un test è usato per misurare come gli studenti progrediscono nel sistema scolastico e nello stesso tempo, lo stesso test è usato come metrica per misurare le prestazioni degli insegnanti". Un’assurdità se ci si pensa bene. Si ha infatti a che fare con due categorie di interessi che si neutralizzano a vicenda. Le caratteristiche che rendono valido un test per valutare la progressione degli studenti incita gli insegnanti a privilegiare l’insegnamento in funzione dei test, con l’effetto di corrompere l’utilità dei test per misurare la bontà degli insegnanti in classe.

Secondo Neal, gli studenti conseguono punteggi più elevati nei test che sono anche usati per valutare gli insegnanti, il che fa supporre che gli insegnanti non si peritano di insegnare in funzione dei test (teaching to test). Ciò è logico e umano.

Dissociare la valutazione degli studenti da quella degli insegnanti

Invece di collegare i punteggi degli studenti ai singoli insegnanti, Neal propone di ordinare i punteggi degli studenti su una base percentile regionale e di separare nettamente la valutazione degli insegnanti da questa metrica. Gli insegnanti vanno valutati in gruppo : tutti gli insegnanti della stessa materia e delle stesse classi in una stessa scuola sono collettivamente responsabili dei punteggi conseguiti dagli studenti. Il metodo di calcolo dovrebbe essere pressapoco il seguente : partire dai punteggi degli studenti per percentile per un dato anno di scuola, per esempio la prima media, nella prova strutturata di una disciplina, per esempio matematica, calcolare poi la media dei punteggi in matematica in funzione di tutti gli studenti dello stesso anno (tutte le quinte) nella stessa scuola per ottiene in punteggio medio conseguito dal gruppo di insegnanti di matematica di quell’anno (gli insegnanti di prima media). Questo punteggio sere come base per valutare gli insegnanti di matematica di prima media di quella scuola.

Conclusione

"Se si impongono obiettivi da conseguire, questi possono essere manipolati" sostiene Neal.

Le proposte di Neal non sono del tutto convincenti e nemmeno molto originali, a parte la proposta di valutare gli insegnanti non individualmente e di sconnettere la valutazione degli insegnati da quella degli studenti. Inoltre il metodo descritto nel documento allegato non può essere applicato che nelle scuole di grande dimensione e non nelle piccole scuole. C’è ancora molta strada da percorrere prima di giungere a un sistema di valutazione degli insegnanti che renda giustizia del lavoro da loro svolto, che tenga conto delle variabili che caratterizzano l’istituto scolastico nel quale si trovano (le caratteristiche della scuola, le qualità del dirigente, il profilo socio-professionale delle famiglie, le condizioni sanitarie degli studenti, l’ambiente urbano, gli alloggi dove si vive, ecc.) e che permetta di aiutare le scuole a essere trasparenti, a spiegare quel che fanno e i risultati che ottengono, perché ottengono quei risultati, come li conseguono, in altri termini a rendere conto delle loro prestazioni.

[1] Per esempio le prove INVALSI in Italia

[2] Molte prove a questo riguardo sono state raccolte nelle sperimentazioni imperniate sul calcolo del valore aggiunto

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