Intervista a Nathalie Mons, presidente del neo-costituito Consiglio nazionale della valutazione del sistema scolastico che tratteggia un programma di lavoro alquanto innovativo per migliorare la scuola francese. Le funzioni che la presidente di questo ente prevede di sviluppare sono inoltre molto conflittuali. La presidente cerca di costruire un’alleanza con il corpo insegnante alla base contro la burocrazia ministeriale e gli enti storici del Ministero centrale dell’Istruzione pubblica. Riuscirà a farcela? Le sue ambizioni sono elevate. Nell’intervista la presidente tratteggia modalità operative nuove come quella delle conferenze di consenso che mirano per l’appunto a creare un’alleanza con la base del sistema scolastico.

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Francia: Il servizio nazionale di valutazione della scuola

I sistemi scolastici italiano e francese sono diversi, hanno alle spalle un passato dissimile. Vale la pena seguire da vicino quanto succede in Francia dal punto di vista della valutazione del sistema scolastico il quale ha tra l’altro una componente privata non indifferente, riconosciuta e parzialmente finanziata dallo Stato, di gran lunga maggiore della proporzione delle scuole paritarie in Italia. Anche in Francia l’opposizione del corpo insegnante alla valutazione esterna mediante la somministrazione di prove strutturate è feroce ed è pure giunta al punto di invocare il boicotto dei test statali come in Italia. Anche in Francia si è optato per l’impostazione di un servizio nazionale di valutazione nel corso del primo decennio del XXI secolo, ma a differenza dell’Italia in Francia non si sono concepiti tre pilastri, tre gambe. Gli ispettori per esempio c’erano già e i’Istituto Nazionale Francese per l"educazione con sede a Lione è privo di prestigio. La ricerca sull’istruzione in Francia la si fa nelle università oppure negli istituti finanziati dal Consiglio Nazionale della Ricerca scientifica. Inoltre la Francia dispone in seno al ministero di una Direzione per la valutazione e la statistica ( acronimo DEPP) , molto agguerrita, che ha alle spalle una tradizione statistica rilevante la quale risale a Condorcet che già prima della rivoluzione francese aveva inventato la statistica sociale di cui quella scolastica è una componente. Quindi la creazione del Servizio Nazionale di valutazione in Francia è stata, come in italia, un’operazione politica il cui scopo fu quello di inquadrare la DEPP e ridurla al servizio del Ministero dell’Istruzione o come si dice a Parigi dell’Education Nationale.

 Nel sito francese "L’Expresso" del 2 giugno si intervista la presidente del consiglio nazionale francese della valutazione del sistema scolastico prof.ssa Nathalie Mons, molto addentro nelle sfere governative da un po`di tempo, un nuovo ente che è stato creato all’inizio del 2014 dalle legge sulla Rifondazione della scuola da uno dei governi del presidente Sarkozy con una triplice missione ( che non sono dunque le tre gambe del sistema nazionale italiano di valutazione del sistema scolastico). Si riporta qui di seguito , in una libera traduzione in italiano, parte dell’intervista svolta dal capo redattore del sito francese "l’Expresso", che è assai interessante perché la presidente Mons descrive i problemi connessi allo sviluppo del sistema di valutazione in Francia e tratteggia gli indirizzi che il nuovo servizio potrebbe seguire in futuro. Tra l’altro Mons si dilunga alquanto su un nuovo modo di lavorare che va a controcorrente delle abitudini governative le ali calano dall’alto ordini e analisi. A questo punto è interessante rilevare che un importante sistema scolastico come quello francese si orienta verso la valutazione anche se incontra ostacoli non indifferenti al suo interno come la resistenza assai feroce contro l’imposizione di una valutazione esterna ministeriale alla fine della terza elementare che nella terminologia scolastica francese si chiama Ce2. Ciò è però un effetto secondario e tardivo del dilagare della valutazione mediante prove strutturate nei vari sistemi scolasticia seguito dell’ ondata sollevata nel 2000 dal’OCSE con l’indagine PISA. 

A differenza di quanto succede in Italia, in Francia il Ministero competente per la scolarizzazione non ha però le mani del tutto libere. Infatti deve fare i conti con questo Consiglio nazionale che ha uno statuto abbastanza indipendente ed ibrido e che non esita a formulare i propri pareri anche se dissentono da quelli del ministro. Si ripete la stessa musica che in Francia si è già sentita con il Consiglio Superiore della valutazione presieduto da Claude Thélot, un mega ente che aveva illuso Thélot di poter seguire una propria pista per riformare il sistema scolastico. La stessa cosa sembra succedere ora con Mons, una giovane accademica, molto ambiziosa. Il testo dell’intervista in francese si può consultare cliccando qui.

Vale la pena presentare questa intervista perché scodella svariate informazioni sull’evoluzione del sistema nazionale francese di valutazione del sistema scolastico. Si deve attirare l’attenzione sul fatto che Nathalie Mons cita di straforo, una sola volta l’Unione Europea e che l’intervistatore neppure allude all’Europa. Entrambi hanno ragione: l’Unione Europea non ha nessuna competenza in campo scolastico. In Francia non occorre citare l’Europa per intraprendere qualcosa nella scuola; il sistema scolastico francese viaggia per conto proprio. Occorre anche dire che l’apparato amministrativo per valutare il sistema scolastico esiste già da decenni e che occorre solo inquadrarlo, porre obiettivi a seconda delle opzioni politiche. In Italia esiste un mini apparato composto dell’Indire e di una impalcatura traballante come l’INVALSI. Manca invece il corpo ispettivo che è quasi scomparso nel corso degli anni e che si deve ricostruire. I Francesi invece hanno un apparato statistico e di valutazione enorme inserito in un unico ente, la DEPP , e poi hanno un corpo ispettivo glorioso molto indipendente anche se non sufficiente per valutare regolarmente tutti gli insegnanti.

 

Introduzione del sito l’Espresso (http://www.cafepedagogique.net/lexp...)

 

Il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico, installato agli inizi del 2014, fu previsto dalla legge di Rifondazione della scuola per svolgere tre missioni centrali:

  • una valutazione indipendente perché scientifica del funzionamento, dei risultati della scuola francese,
  • una valutazione delle metodologie degli attori del sistema scolastico,
  • una valutazioni delle indagini internazionali sulle conoscenze degli studenti come per esempio l’indagine PISA oppure le indagini dell’IEA.

 

Inoltre, Questo consiglio deve anche contribuire alla diffusione dei risultati delle valutazioni e dei principali risultati della ricerca scientifica nel settore della valutazione che possono aiutare gli insegnanti a migliorare la comprensione della loro prassi e l’opinione pubblica a capire meglio i problemi delle scuole.

 

 

Il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico è composto di personalità qualificate che sono tutte operanti nell’ambito della ricerca scientifiche specializzate sul tema della valutazione degli apprendimenti degli studenti nonché nell’elaborazione e l’esame degli strumenti e delle politiche scolastiche, di parlamentari della maggioranza e dell’opposizione, ed infine di delegati del consiglio economico e sociale, un altro mega -ente tipico dell’amministrazione centrale francese. Questo consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico ha pubblicato a metà giugno un documento sui suoi indirizzi strategici per la prima parte del suo mandato (2014-2017) e presenterà un programma di attività pluri-annuale per questo periodo.

I membri di questo consiglio sono nominati per un periodo di sei anni.

 

 

L’intervista:

 

 

 

 

L’Espresso: La pubblicazione dell’indagine condotto dalla DEPP [1] alla fine della terza elementare evidenzia la necessità di saperne di più sugli apprendimenti riguardanti il calcolo, l’ortografia, il vocabolario. Qual’è il ruolo che il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico può svolgere per fare progredire le conoscenze su questi temi?

 

 

Nathalie Mons: Le missioni affidate dalla legge di rifondazione della scuola al CNESCO [2] sono molto vaste, perché sono centrate sulle competenze degli alunni-per esempio i risultati che si ottengono durante la scolarizzazione ma anche le forti disuguaglianze presenti da dieci anni nel sistema scolastico francese. Tutto ciò incita il consiglio nazionale ad intervenire con l’apertura di svariati cantieri. Per prima cosa, Il consiglio nazionale perfezionerà le diagnosi sulla qualità dell’istruzione che sono fornite oggigiorno dalle valutazioni nazionali e internazionali, come le prestazioni e le lacune degli alunni si costruiscono nel tempo (particolarmente durante la scuola primaria e la scuola media), quali legami esistono tra i campi disciplinari? [3]. Oltre le diagnosi, il ruolo del consiglio nazionale è quello di riunire un insieme pluridisciplinare di ricercatori e di insegnanti per poter costruire interpretazioni solide che spieghino le diagnosi. Da più di un decennio, particolarmente dopo l’inizio delle indagini PISA con il loro successo mediatico [4] si denunciano le lacune del sistema scolastico francese ma senza fornire spiegazioni scientificamente solide costruite con gli insegnanti e diffuse anche tra l’opinione pubblica. Quali sono I punti sui quali occorrerebbe soffermarsi? Si dovrebbe interpellare a questo proposito l’evoluzione della prassi pedagogica nelle classi e si dovrebbe mettere in relazione la prassi pedagogica vigente e la quasi-scomparsa della formazione iniziale e continua degli insegnanti prima del 2012, interpellare le politiche scolastiche che, per esempio, non hanno fornito agli insegnanti un contesto scolastico che permettesse loro di seguire efficacemente ogni studente e, soprattutto i meno dotati, i più deboli, oppure le modalità di distribuzione delle risorse scolastiche che non ha tenuto conto dei contesti più fragili… Per esempio, in Francia si discute da molti anni di un’accentuazione delle disuguaglianze scolastiche connesse all’origine sociale ma finora nessuno è stato capace di spiegare questo fenomeno che è molto inquietante per la scuola e in senso lato per la coesione sociale della nazione e dunque a medio termine- o perfino a corto termine-per la nostra democrazia.

 

Non produrre spiegazioni scientifiche per chiarire diagnosi attenuate su risultati scolastici sfocia in un fenomeno di « school bashing » non solo sterile ma anzi pericoloso. Questo modo di fare destabilizza gli insegnanti ed a termine può condurre a una perdita di fiducia dei genitori nella scuola. È urgente proporre spiegazioni: occorre dire a che punto si trova la scuola francese, quali aspetti devono essere migliorati, ma anche dire ciò che funziona, come pure le ragioni di questi esiti, altrimenti la scuola francese non potrà progredire. Infine, oltre che alla costruzione di diagnosi precise e alla costruzione di spiegazioni basate su prove scientifiche, il consiglio ha anche come ruolo quello di contribuire, associato ad altri partner, alla diffusione dei risultati delle valutazioni che possono aiutare gli insegnanti a tutti i livelli del sistema scolastico. Per via della sua composizione molto orientata verso il mondo della ricerca scientifica, il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico è pure un luogo di incontro istituzionalizzato tra il mondo della ricerca scientifica e quello della scuola [5] .

 

 

 

L’Espresso: Questo incontro tra la ricerca scientifica e gli insegnanti le pare centrale…?

 

 

Nathalie Mons: È essenziale per parecchie ragioni. Si capisce facilmente che dotare la scuola di una risorsa intellettuale o fornire agli operatori scolastici la possibilità di attuare una alleanze con i ricercatori scientifici possa arricchire le prassi professionali quotidiane. Attenzione però, non si deve avere una posizione scientistica riduttrice, che si limiterebbe a ricercare il Graal pedagogico il quale non sarebbe altro che un modello unico ed efficace degli apprendimenti. Gli scambi tra il mondo della ricerca scientifica e la scuola non devono limitarsi alla circolazione di strumenti pre-confezionati per essere utilizzati nella prassi pedagogica in classe. Gli scambi tra ricercatori scientifici e insegnanti devono anzitutto essere di ordine intellettuale, permettere di approfondire in modo collettivo le motivazioni positive dell’apprendimento, il che non esclude ovviamente la fornitura di strumenti, anzi la co-costruzione di strumenti didattici. Il dialogo ricercatori/insegnanti genera molto spesso un dialogo tre gli insegnanti per esempio di una stessa scuola che discutono tra loro, riflettono sulle evoluzioni della didattica e delle prassi pedagogiche. Si può giungere in questo modo ad osservare per esempio in modo molto concreto che una parte significativa degli effetti delle sperimentazioni, confortate da un protocollo scientifico, può dipendere dal protocollo stesso come pure dal dialogo che in certi casi si instaura nella scuola tra ricercatori, formatori, insegnanti, genitori… Offrire risorse scientifiche è un’occasione insperata per innestare un circolo virtuoso di dialogo molto fertile nelle scuole.

 

 

L’Espresso:  Lei vede altri effetti?

 

 

Nathalie Mons: Fornire risorse scientifiche o argomenti scientifici permette anche di proteggere le scuole contro le forme di strumentalizzazione politica di cui sono periodicamente l’oggetto in Francia. Ciò permette di rendere meno ideologico il dibattito pubblico sulla scuola. Contrariamente ad altri paesi, in Francia non si è ancora giunti ad ottenere un consenso politico sulla scuola, nemmeno sul tema della scolarità obbligatoria. Questa è la grande debolezza del nostro paese. Le alternanze politiche sono molto destabilizzanti per la scuola, specialmente l’ondata di programmi scolastici che si è rovesciata sulla scuola nel corso di questi ultimi 20 anni… La creazione del consiglio superiore dei programmi è un’opportunità d’oro per la scuola francese. La si deve cogliere perché mira a costruire in modo indipendente specialmente su basi fondate su prove scientifiche programmi che avranno una legittimità propria. La scuola francese annaspa, le sfide che deve affrontare sono assai rilevanti perché la scuola in Francia è più che altrove una istituzione sociale cruciale che costruisce la coesione sociale. Collettivamente non possiamo più permetterci che sia l’oggetto di dibattiti di basso livello come quello che ha eccitato la scena mediatica sul metodo sillabico alcuni anni fa oppure come altri dibattiti più recenti. La scuola va costruita su una perizia professionale forte. Occorre potenziarla ulteriormente cercando le risorse intellettuali necessarie nel mondo della ricerca scientifica. È grazie a questa legittimità professionale che la scuola, il corpo insegnante, potranno marginalizzare i dibattiti demagogici che sono sterili e per di più pericolosi perché sono assorbiti facilmente dall’opinione pubblica e dai genitori e possono potenzialmente concorrere a distruggere il legame di fiducia tra la scuola e le famiglie. È per tutte queste ragioni che noi pensiamo nel consiglio nazionale di valutazione della scuola che il legame tra mondo della ricerca scientifica, corpo insegnante e opinione pubblica sia è centrale. La fiducia nella scuola, nella perizia del corpo insegnante, che può essere alimentata dalla ricerca scientifica, è uno dei parametri determinanti del successo collettivo del sistema scolastico.

 

L’Espresso: Questo legame è centrale, dice Lei. Ma come far passare il lavoro scientifico nella prassi quotidiana degli insegnanti? Sembra che l’istituzione incontri molte difficoltà a farlo…

 

 

Nathalie Mons: In effetti è una lacuna del sistema francese nel quale le valutazioni sono numerose, le indagini scientifiche sono ricche ma tutto questo lavoro scientifico è molto mal divulgato soprattutto nel corpo insegnante che è così privato di una risorsa intellettuale per svolgere la propria missione. In un documento che avevo preparato per la Commissione Europea sull’uso delle valutazioni nei sistemi scolastici, ho potuto dimostrare che questo problema dell’uso delle valutazioni è sfortunatamente diffuso in Europa, un po’ meno in certi paesi anglosassoni che hanno una tradizione più pragmatica. I paesi nei quali i sistemi scolastici rigettano meno le valutazioni, sono pure quelli che hanno pensato in modo strutturato e pragmatico I circuiti di circolazione delle idee tra il mondo della ricerca e quello del corpo insegnante. Questo è quanto pensiamo nel consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico. Occorre strutturare in modo molto pragmatico una strategia di diffusione dei risultati delle valutazioni. Questo aspetto finora è del tutto trascurato in Francia. Gli specialisti inglesi della ricerca scientifica sulla scuola e di scienze politiche dicono che" le idee non volano basso", la loro divulgazione non ha nulla di automatico. La loro circolazione, il trasferimento delle idee-come pure dei risultati delle indagini scientifiche-tra mondi che non parlano la stessa lingua, necessita attori e luoghi di traduzione. Il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico aspira ad essere uno di questi luoghi.

 

L’Espresso: quale strategia concepite?

 

Nathalie Mons: La strategia del consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico mira alla diffusione dei risultati delle valutazioni considerate in un’accezione ampia che comprende parecchi dimensioni. In primo luogo, occorre riflettere sui veicoli di circolazione delle idee. Per questa ragione il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico non si limiterà a produrre soltanto documenti che presi individualmente non bastano a potenziare la divulgazione delle idee. Organizzeremo invece " conferenze di consenso»"," conferenze sui confronti internazionali" che mirano a fare riflettere collettivamente insegnanti, mondo della ricerca scientifica, responsabili politici e responsabili scolastici sui sistemi scolastici," forum regionali" rivolti all’opinione pubblica… La seconda dimensione della nostra strategia di divulgazione delle idee mira a rispettare l’integralità della catena di divulgazione, per esempio sia la formazione iniziale che la formazione in servizio. Riflettiamo pure in funzione delle domande che si pongono gli insegnanti, partiamo dalle domande, mentre spesso i valutatori interni o esterni alla scuola adottano una procedura, una politica dell’offerta [6]. Per esempio, il ciclo di conferenze di consenso che sarà un’attività centrale del consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico… partirà dalla formulazione delle domande sociali rivolte dall’opinione pubblica e dal mondo scolastico all’istituzione scolastica. Si è più ascoltati dagli operatori che stanno sul terreno [7] quando si parte dalle domande che loro stessi si pongono e dal modo come si pongono.…In altri termini, la divulgazione delle idee si costruisce.

 

 

L’Espresso: Lei evoca le conferenze di consenso come se fossero l’attività principale del consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico. Di che cosa si tratta precisamente?

 

Nathalie Mons: le conferenze di consenso, sono nate nell’ambiente medico ed in quello che si occupa dell’ambiente, mirano a stabilire un legame tra le preoccupazioni e le questioni degli insegnanti e dell’opinione pubblica, da un lato, i prodotti scientifici dall’altro, con l’obiettivo di stimolare la riflessione nonché l’evoluzione della prassi degli operatori sul terreno. Alla fin fine si concretizzano con conclusioni scritte da parte di una giuria di operatori sul terreno dopo avere intervistato ed ascoltato una serie di esperti. Si tratta di uno strumento efficace di dialogo tra il mondo della ricerca scientifica e gli attori che operano sul terreno. È per questa ragione che questa attività diventerà centrale per il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico che lancerà un ciclo completo di conferenze dal 2014 al 2017 su temi che implicano dimensioni pedagogiche e organizzative-gli apprendimenti in Informatica, la bravura in lettura, la produzione scritta, le ripetenze… Nel consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico concepiamo queste conferenze di consenso come una procedura di scambio tra attori operanti sul terreno e ricercatori operanti nel mondo scientifico. Le conferenze si svolgono lungo l’arco di un certo tempo. Queste conferenze infatti dureranno in media nove mesi. [8]. Iniziano con la formulazione di domande sul tema preso in considerazione da parte degli operatori operanti sul terreno… Proseguono con i contributi dei ricercatori scientifici sotto forma scritta, sintesi della produzione scientifica e l’invito a candidature degli attori operanti sul terreno per diventare membri della giuria di operatori.… Si tratta di costruire grazie al contributo delle risorse scientifiche una procedura di riflessione collettiva attorno a temi specifici che interpellano gli attori del terreno(I professionisti dell’istruzione come pure genitori, studenti, altri partner, quando per esempio si parla di ripetenze). Quando si giungerà alle conclusioni, si dovranno inventare strumenti di divulgazione appositi in grado di raggiungere l’insieme degli attori sul terreno…

 

 

 

L’Espresso: La valutazione della scuola è un compito arduo. Quali sono le priorità?

 

 

 

Nathalie Mons: Si è vero. Il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico vorrebbe prima di tutto rispondere alle domande centrali che si pongono classicamente nella scuola: di quali conoscenze/ competenze la scuola francese attrezza gli alunni, perché lo fa generando molta disuguaglianza, la scuola e i suoi partner si dotano delle buone procedure di governo per riuscirci? L’Educazione Nazionale [9] svolge una politica delle risorse umane efficace per rendere le sue professioni attraenti, per formare il proprio personale, ecc? Siccome questi temi imperniati sul buon esito della scolarizzazione e sul funzionamento dell’istituzione scolastica come un’organizzazione che ormai ricorre agli interventi di molteplici attori sono molto complessi, il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico vorrebbe pure interrogare le scuole sulla qualità della vita offerta agli studenti(per esempio la mensa scolastica, la cura della loro salute, il clima vigente negli istituti, ecc.) perché dietro ad ogni studente c’è pure un giovane, una persona che occorre prendere in conto sia dal punto di vista psicologico che fisiologico. Infine, Il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico si preoccuperà pure di ciò che la scuola offre alla società. La scuola è certamente giudicata per quel che riesce a fare dal punto di vista degli apprendimenti, ovverosia dal punto di vista dei suoi obiettivi interni(livelli e disparità di competenze scolastiche, qualità dei flussi scolastici, qualità e quantità dei diplomi rilasciati, ecc.) ma pure dal punto di vista del conseguimento dei suoi obiettivi esterni: per esempio se prepara bene gli studenti a entrare nella vita democratica e associativa, se fornisce gli strumenti per capire e vivere la mondializzazione economica e culturale, ecc.?

 

L’Espresso: Preparate un programma per il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico?

 

 

 

Nathalie Mons: Siccome questi temi sono molto ampi e siccome le produzioni del consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico variano sia per quel che riguarda la loro forma che il loro contenuto, I membri del consiglio nazionale di valutazione hanno deciso di elaborare indirizzi strategici pluri-annuali (2014-2017) che riguardano dunque la prima parte del nostro mandato. Pubblicheremo dunque un programma di attività molto concreto. In una società che reagisce a stimoli immediati, che diventata di più caotica sia dal punto di vista politico che sociale, il consiglio nazionale di valutazione vorrebbe rispondere a preoccupazioni a corto termine espresse dall’insieme degli attori della scuola ma vorrebbe pure incastonare queste preoccupazioni puntuali in una costruzione di attività e obiettivi a lungo termine…I sistemi scolastici [10] che ottengono i migliori risultati sono pure quelli che sono stati capaci di definire una procedura senza soluzione di continuità per riflettere sulle preoccupazioni emananti dal mondo scolastico . Nel consiglio nazionale di valutazione si sviluppa una politica di valutazione volontaristica, strutturata, solida dal punto di vista scientifico e dunque necessariamente indipendente e costruita dopo avere consultato l’insieme degli attori del mondo scolastico che nonostante le loro differenze esprimono pareri consensuali sui temi che dobbiamo porre e discutere con le scuole. Al nostro livello, con umiltà, proviamo a prendere in contropiede l’esigenza di immediatezza che caratterizza la società contemporanea nella quale si fa fatica a tratteggiare una direzione consensuale. Questa incertezza pesa moltissimo sugli attori che operano sul terreno e può generare fenomeni di anomia sociale.

 

 

L’intervista si conclude con una domanda estremamente politica che riguarda le relazioni che il consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico intrattiene con il ministero centrale e con le sue varie direzioni nonché con una domanda sulle risorse di cui dispone questo nuovo organismo. 

 

 

 

[1] Acronimo per Direzione della valutazione, delle prospettive e dei risultati, una grande direzione con circa 500 persone appartenente al Ministero dell’Education Nationale

[2] Acronimo per consiglio nazionale di valutazione del sistema scolastico

[3] La comprensione dei testi scritti per esempio è centrale nella cultura matematica, nella soluzione dei problemi, come lo dimostra assai bene l’indagine ciclica PISA

[4] ndr.: La prima indagine Pisa si svolse nel 2000 e i primi risultati furono presentati nel dicembre 2001

[5] ndr.: Molti di questi obiettivi sono in conflitto con i compiti e la missione attribuiti all’Istituto Nazionale Francese dell’istruzione che è l’erede del "Centre National de Pédagogie", un tempo a Parigi ed ora a Lione.Tutto ciò è come se in Italia si creasse in seno al Ministero un ente nuovo quasi simile all’INDIRE che è a Firenze

[6] ndr.: Ossia sono loro a proporre le questioni, i temi da trattare

[7] ndr.: In questo caso gli insegnanti nelle scuole

[8] ndr.: Ci vuole del tempo per spiegarsi, per capire, per sintetizzare i contenuti degli incontri

[9] ndr.: Ossia il ministero centrale a Parigi

[10] ndr.: Mons parla qui di paesi, ma è più appropriato a nostro avviso il sintagma" sistema scolastico »