Presentazione di un articolo di Bruno Devauchelle, professore universitario francese, specialista dell’informatica scolastica sull’uso dell’informatica nella valutazione scolastica ma non nella valutazione su larga scala, non quella in voga con le indagini internazionali o le indagini INVALSI in Italia ma quella effettuata negli istituti scolastici, giorno dopo giorno, ogni settimana, mensilmente e annualmente.

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Sistemi scolastici fuori strada

Se l’introduzione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel mondo scolastico produce soprattutto un potenziamento delle pratiche scolastiche tradizionali, la valutazione è un magnifico esempio di quest’effetto. Tra questionari a scelta multipla, applicazioni di gestione dei voti,della contabilità, delle assenze e delle presenze di insegnanti e studenti, non si contano gli strumenti numerici che sono serviti in primo luogo per potenziare pratiche che sono state facilmente e comunemente etichettate come “valutazione” mentre non erano il più delle volte che pratiche di controllo e di classificazione. Più recentemente le applicazioni contro plagio e scoppiazzature si sono accodate a questo ventaglio di applicazioni cosiddette di valutazione per andare a caccia di copie illecite e per ridurre i rischi di copiatura. Orbene, queste pratiche sono in piena evoluzione come pure lo sono gli strumenti utilizzati per realizzarle. L’esempio dei libretti di competenza in Francia illustra a meraviglia un’ evoluzione che tende a modificare le modalità abituali di giudicare le prestazioni di un alunno con la proposta non più di assegnare voti ma di attestare l’acquisizione di un determinato livello di competenze. Anche in questo caso si deve ricordare che i voti oppure gli attestati di competenze sono più o meno validi in funzione della bravura di coloro che li formulano e dei criteri che vengono utilizzati, in modo più o meno esplicito, per produrre un giudizio finale. Gli strumenti usati, in questo caso si allude alle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione, non trasformano talmente la valutazione degli apprendimenti ma ne trasformano più semplicemente le modalità di presentazione. Molti si illudono a questo riguardo e ritengono di innovare e di cambiare profondamente le modalità di valutazione con il ricorso alle nuove tecnologie mentre invece, senza rendersene conto, non fanno altro che effettuare operazioni puramente cosmetiche.

Il 21 dicembre 2012 nel sito francese l’Expresso (cliccare qui per accedere al testo originale in francese) citato più volte in questo sito si sono presentate alcune considerazioni di Bruno Devauchelle, (URL del sito personale : cliccare qui) responsabile per le TIC all’università cattolica di Lione, professore associato all’università di Poitiers, corrispondente regolare del sito l’Expresso, sull’uso dell’informatica nella valutazione scolastica. 

L’autodifesa dei sistemi scolastici

I sistemi scolastici si difendono alla grande, ovunque. Si moltiplicano i progetti finanziati dalle autorità scolastiche per addomesticare la nuove tecnologie nel contesto scolastico, mentre gli studenti fanno quel che vogliono quando hanno in mano un computer o un telefonino. Per esempio, sono i giovani che hanno anche inventato nuove modalità di scrittura, del tutto imprevedibili soltanto dieci anni fa.

Anche le organizzazioni internazionali concorrono a sostenere la cosiddetta rivoluzione informatica nelle scuole. Per esempio l’OCSE ha già annunciato che una delle prossime indagini PISA (forse già quella del 2015) [1]. Nelle scuole ci sono insegnanti con il bernoccolo dell’informatica e presidi modernisti che producono micro-applicazioni per gestire la scuola, per automatizzare i libretti scolastici, per controllare le assenze, ecc. E’ di questi giorni la decisione del Ministero Italiano della Pubblica Istruzione d’informatizzare tutte le iscrizioni scolastiche. I sistemi scolastici cucinano in tutte le salse l’informatica per digerirla, per neutralizzarne gli effetti, per farne un prodotto domestico che non disturba più di quel tanto la didattica tradizionale, per migliorare, così si sostiene, l’efficacia dell’insegnamento, per acconsentire agli studenti di apprendere più facilmente e agli insegnanti di non essere spaesati, almeno fin quando nelle scuole non ci saranno solo insegnanti "native digitals", ossia persone cresciute immerse nel mondo dell’informatica sin dalla nascita.La valutazione è un terreno privilegiato d’applicazione dell’informatica nelle scuole. Nel testo qui si presenta si analizzano i problemi che risultano proprio dall’accoppiamento valutazione-informatica.

Adattamento e libera traduzione delle riflessione di Devauchelle pubblicate nel sito francese l’Expresso del 21 dicembre 2012

 

La rivoluzione informatica nel settore della valutazione innova soprattutto nella possibilità di produrre indicatori, di fornire prove, tracce che erano più o meno note finora. La docimologia aveva già scoperto che un insegnante mentre corregge un’ esercitazione può essere tentato di modulare il proprio voto in funzione dei ricordi che ha dell’alunno. Le nuove tecnologie permettono ormai di tenere una registrazione documentata della sequenza di apprendimento di uno studente, altrettanto precisa se non migliore del prodotto stesso da valutare. Se si accantona l’idea che valutare si riduce all’assegnazione di un un voto e se si pensa che valutare invece è l’attribuzione di un valore ad una esercitazione, agli apprendimenti scolastici di un alunno per aiutarlo, spingerlo ad andare oltre, a progredire nella conoscenza scolastica, allora le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione permettono di realizzare passi finora inimmaginabili.

Potenzialità delle TIC per la valutazione

Si prenda l’ esempio molto grossolano di quanto succede nel commercio. Le banche dati (data mining) permettono di analizzare il comportamento degli acquirenti partendo dalla registrazione dei loro acquisti i e di proporre all’acquirente nuovi prodotti in sintonia con le sue scelte e i suoi gusti oppure prodotti simili acquistati da altri clienti. Le informazioni raccolte permettono di analizzare i comportamenti dei clienti in funzione dei loro acquisti. Più queste informazioni sono contestualizzate e precise, migliore è l’analisi dei comportamenti dei consumatori al momento degli acquisti il che permette di trarre insegnamenti propizi per orientare la pubblicità della ditta e per migliorarne l’efficacia, ossia per accrescere la cifra d’affari. Questo miglioramento è il proprio della valutazione.

 

L’informatica al servizio della valutazione nel mondo scolastico

 

Nel mondo scolastico in questi ultimi tempi sono comparsi numerosi strumenti numerici i quali fanno intravedere la prospettiva di trasformazioni profonde delle modalità tradizionali di valutazione degli studenti. Questi strumenti permettono di sviluppare la valutazione non soltanto degli apprendimenti ma soprattutto di quel che succede in un istituto scolastico e di capire meglio le procedure in atto, quanto capita nella scuola e nelle classi. Queste applicazioni consentono infatti di registrare le tracce delle attività di ogni studente e di ogni insegnante. Un esempio ne sono i classificatori web nei quali gli studenti possono depositare i documenti che desiderano, che reputano utili per fornire un’ informazione su quello che fanno,sui propri interessi, su quanto la scuola non vede, per esempio sui propri gusti e sulle proprie competenze, documenti che possono essere tolti dal classificatore-web a qualsiasi momento. Gli insegnanti possono consultare questa documentazione, valutare meglio il lavoro dello studente, costruire un progetto di orientamento e farlo evolvere. Tutti questi strumenti permetteranno pure di valutare il modo con il quale gli insegnanti effettuano le loro missioni. In altri termini si tratta di altrettante tracce che permettono di saperne di più di prima a condizione di sapere ciò che si fa…

La difesa della privacy

Uno dei problemi tipici del mondo digitalizzato è quello del governo e dell’interpretazione delle tracce raccolte che possono essere accessibili a tutti poiché tutti vi possono accedervi. Queste tracce possono dunque essere sfruttate in molteplici modi ed è appunto questa una delle questioni scottanti da affrontare quando si intende sviluppare l’informatica nelle scuole. Prima di lanciarsi ad occhi chiusi nello sviluppo di attrezzature digitalizzate di ogni genere sarebbe bene appurare rischi e pericoli, predisporre sistemi di protezione, ben sapendo che nessun sistema è totalmente inviolabile. Senza andare molto lontano si pensi per esempio alle reazioni che un insegnante potrebbe avere davanti al classificatore di un proprio studente che contiene informazioni sul lavoro in classe e sulle prestazioni dell’insegnante stesso, oppure alle reazioni di studenti brillanti che violano i siti degli insegnanti per vendicarsi oppure per ottenere informazioni personali di natura privata. Lo strumento informatico permette moltissime cose, ma l’utilizzatore può sfruttare le applicazioni a sua disposizione a propria guisa per qualsiasi tipo di intenzioni che non sempre confessate. Ogni responsabile scolastico dovrebbe quindi prendere coscienza dei rischi che si corrono per evitare di risvegliare il fantasma del “Big Brother is watching you” che fa paura a tutti, per evitare di suscitare la teoria del complotto che consente di sospettare chiunque perché se da un lato si può supporre che qualcuno possa vedere tutto quello che si fa si può anche dall’altro immaginare che ci sono cose nascoste o che si possono nascondere. Non si vede tutto, come lo ha spiegato assai bene Foucault quando ha illustrato i tentativi settecenteschi di instaurare un sistema "panottico" nelle prigioni.

 

Il valore aggiunto dell’informatica per la valutazione scolastica

L’interesse delle nuove tecnologie della comunicazione dell’informazione per la valutazione risiede soprattutto nel valore aggiunto che questi strumenti apportano quando si effettuano le valutazioni. L’informatica ha certamente risolto il problema degli errori di calcolo delle medie e delle classifiche. Ma non ha risolto il problema di quanto ognuno possa fare con le informazioni che ottiene su se stesso e su un’ altra persona.

Il caso del portfolio illustra molto bene la duplice funzione della valutazione. Numerosi bloggers affermano di ritenere il loro blog come una specie di portfolio per quale archiviano i loro pensieri, le loro impressioni, la traccia dei loro interessi. Questi bloggers ricercano in un certo senso di attuare una procedura di valutazione sociale da parte dei pari, ossia di coloro che leggono il loro blog, ma adottano oppure una procedura di auto-valutazione quando si obbligano ad esplicitare le proprie riflessioni, a rendere pubbliche le loro opinioni, a esternare i propri pareri. Quando si parla di valutazione spesso si compie l’errore di limitarsi alla valutazione degli altri o da parte degli altri. Orbene, ciò che emerge chiaramente dallo sviluppo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono altre forme di valutazione, sia individuali (auto-valutazione) che collettive (co-valutazione). Il mondo scolastico comincia appena a rendersi conto di questa evoluzione ma siccome è condizionato dalle forme istituzionali di valutazione (voti, libretti scolastici, esami, concorsi, eccetera…) considera queste nuove logiche valutative con grande cautela. Che ci voglia del tempo per adattarsi è del tutto normale, ma non si è ancora capito che nel funzionamento scolastico occorre dedicare del tempo, molto più tempo, al lavoro individuale e collettivo sulle forme di valutazione. Questa riflessione soprattutto quella collettiva degli insegnanti in seno ad un istituto è cruciale prima di lanciarsi in esperienze di qualsiasi genere con l’informatica. Almeno questo ! Come cambia la valutazione scolastica all’epoca dell’informatica ?

 Le nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione conservano le nostre tracce. Queste non si limitano più soltanto al mondo scolastico od a quanto succede nelle scuole. Con le TIC il mondo scolastico ha perso l’esclusività della funzione di valutazione degli apprendimenti. Ormai, i nuovi strumenti permettono di generare tracce, di accompagnare attività svolte all’esterno della scuola, di scambiare e di condividere informazioni e di produrre un materiale certamente ingombrante e fastidioso per l’universo scolastico ma che non si può ignorare quando si valuta uno studente, una classe, una scuola. Orbene, il mondo scolastico è ben lungi dall’essere pronto a considerare questa questione.

[1] Per chi non lo sapesse ancora le indagini PISA sono triennali. L’ultima, imperniata soprattutto sulla cultura matematica, si è svolta nel 2012 e la prossima che verterà soprattutto sulla cultura scientifica in senso lato si svolgerà nella primavera del 2015 nei sistemi scolastici dell’emisfero Nord