Ripresa parziale di un articolo di Margaret Spellings pubblicato dalla fondazione USA "Educationnext" .La valutazione scolastica è ormai un ingrediente essenziale per una scuola sana.

Version imprimable de cet article Version imprimable

La politica dello struzzo ?

L’opposizione feroce alla valutazione, ai test, agli standard, all’accountability continua ovunque. Si sfoderano argomenti di ogni genere pur di opporsi alla valutazione. Eppure non esiste una prova del fatto che la valutazione e l’accountability siano nocive ed impediscano lo sviluppo di competenze complesse come il pensiero critico o la capacità di risolvere problemi inediti. Il servizio scolastico è autopoietico come si diceva un tempo. Si difende, non molla. Questo è uno dei fronti della battaglia in corso per sopravvivere. L’altro fronte è quello delle nuove tecnologie. E’ troppo presto per dire chi la spunterà ma la battaglia sarà lunga e difficile. Troppe persone sono interessate a mantenere lo status quo. In questo articolo si riporta e si adatta un testo di Margaret Spellings che fu ministro dell’istruzione a Washington durante la presidenza Bush jr.

L’articolo è stato scritto da Margaret Spellingsche è stata ministro dell’educazione negli USA dal 2005 al 2009 all’epoca della presidenza di George W. Bush junior ed è stato pubblicato nel no.1 , vol.14 inverno 2014 da "EducationNext " un istituto USA specializzato nelle riforme scolastiche.

Spellings afferma che né i test, né gli standard, né "l’accountability" [1] non sono strumenti che consentono di apprendere ma sono solo strumenti politici , al servizio della politica scolastica. Questa mi sembra un’affermazione capitale anche se non condivido le opinioni politiche di Spellings. L’aspetto più critico di tutta la faccenda è il modo con il quale gli insegnanti si servono di questi strumenti. Non si ha a che fare con spaventapasseri ma con strumenti nuovi per una scuola nuova.

I test di per sé, continua Spellings, non riflettono necessariamente i curriculi, ma possono aiutare a ridurre il divario tra studenti forti e deboli.

 

L’informazione delle scuole e degli utenti della scuola

 

Le prove strutturate nonché la rendicontazione sono importanti per sviluppare indicatori che possono fornire informazioni sull’organizzazione della scuola. Però questa enfasi sulla valutazione e la rendicontazione come strumenti per gestire la burocrazia scolastica sono solo una parte della storia e sono un piccolo conforto per le famiglie che auspicano e vorrebbero informazioni su come accedere alla migliore istruzione per il loro figli.

 

La legge No Child Left Behind [2] è stata concepita per essere imperniata sulle politiche scolastiche più che sugli studenti. Però, i risultati delle prove strutturate forniscono alle famiglie e agli insegnanti informazioni vitali sugli apprendimenti degli studenti e sui loro progressi. Le politiche di rendicontazione [3] rappresentano una sfida per i distretti [4] e per le scuole affinché si diano da fare per soddisfare i singoli studenti con insegnanti efficaci, con programmi scolastici interessanti graditi sia dalle famiglie che dagli studenti ed che forniscano elementi per intervenire quando si ha a che fare con le scuole particolarmente deboli.

Per più di un decennio, la politica della rendicontazione negli USA ha funzionato come una specie di polizza di assicurazione che rassicura gli studenti svantaggiati e per combattere le condizioni nelle quali si trovano gli studenti più poveri [5]. A questo punto, una moratoria dei test come quella proposta da più parti , sulla valutazione e sulla rendicontazione non avrebbe che un effetto deleterio e temporaneo.

Spellings si dichiara alquanto scettica a questo riguardo. Dopo più di un decennio di resistenza contro la legge NCLB da parte dell’ "establishment" scolastico Spellings ritiene alquanto ingenuo l’argomento secondo il quale le scuole non dovrebbero rendere conto di quello che fanno e non dovrebbero neppure prendere in considerazione gli standard fissati dagli Stati [6] . Fin quando una proporzione significativa di studenti non consegue nemmeno il livello minimo di standard fissati d’intesa con lo Stato centrale, si deve continuare a valutare le competenze degli studenti e si devono rendere le scuole responsabili dei risultati. Ciò vale anche in Italia dove la percentuale degli studenti che nelle prove INVALSI o PISA conseguono punteggi nei test sotto il livello minimo accettabile di quel che si dovrebbe conoscere è elevata. La qualità dei risultati scolastici dipende dagli sforzi congiunti dello Stato e delle regioni.

 

La valutazione è un elemento critico molto importante

 

Siccome la valutazione permette di osservare e misurare i progressi accademici della maggioranza degli studenti non se ne può fare a meno. I recenti risultati forniti dalle indagini internazionali e probabilmente anche i prossimi risultati che saranno forniti dalla indagine Pisa svolta nel 2012 sulle competenze dei quindicenni in matematica confermeranno il ritardo della popolazione scolastica italiana nonché la presenza in Italia di un divario estremamente elevato tra le regioni. Dovrebbe essere abbastanza ovvio che in un paese moderno come l’Italia non si può più continuare con un servizio scolastico dissestato e disuguale come quello attuale. Le prove strutturate, ovverosia le valutazioni, che siano preparate dall’ INVALSI o da una qualsiasi altra agenzia specializzata permettono di identificare i punti deboli del servizio scolastico. È quindi inutile perdere tempo in discussioni bizantine su punti secondari del servizio scolastico. La questione essenziale è quella dell’equità delle prestazioni scolastiche su tutto il territorio nazionale e soprattutto sulla bontà delle prestazioni che vengono conseguite in alcuni settori chiavi dell’apprendimento come per esempio la cultura matematica, la cultura scientifica, la capacità di capire un testo scritto nella lingua della scuola all’età di 15 anni. Da questo punto di vista la media delle prestazioni degli studenti quindicenni italiani è alquanto deludente e preoccupante.

 

Accountability- trasparenza

 

Le politiche della rendicontazione impostata sulle prove strutturate hanno dimostrato in maniera inequivocabile che ciò che si misura conta. Orbene, in numerosi documenti pubblicati nel corso di questi ultimi anni si è insistito sul fatto che gli studenti imparano di meno perché le valutazioni scolastiche con prove strutturate non coprono tutta la gamma delle conoscenze scolastiche che gli insegnanti ritengono incluse nel curricolo da loro svolto : il 90% degli insegnanti USA per esempio afferma che quando un tema è incluso in un test, è preso in considerazione in maniera molto più seria. L’80% degli insegnanti USA afferma anche che nelle loro scuole si sono previsti nel corso di questi ultimi anni lezioni particolari per aiutare gli studenti a ricuperare i ritardi in matematica e in lettura. Che lo si voglia o no, questa è una buona notizia. Qui si ha a che fare con valutazioni che servono all’apprendimento e che vengono utilizzate per modellare in maniera diversa la didattica in classe. Le questioni veramente importanti dal punto di vista della politica scolastica e delle riforme scolastiche non riguardano tanto le giustificazioni della valutazione oppure il ruolo dell’INVALSI , quanto piuttosto come le scuole reagiscono di fronte ai risultati forniti dalle prove standardizzate in modo da consentire a tutti quelli che le frequentano di apprendere e di impossessarsi quindi delle conoscenze scolastiche. Purtroppo, è noto, che molte scuole invece di analizzare in modo collettivo i risultati forniti dalle valutazioni, preferiscono invece ignorare questi risultati e riporli nei cassetti. Ci sono dirigenti scolastici che si guardano ben bene dall’impostare una discussione seria con i colleghi insegnanti su quello che dovrebbe essere fatto nella scuola per migliorare i risultati scolastici.

Resistenze contro la valutazione scolastica

La resistenza alla valutazione, alla rendicontazione e in altri termini alla trasparenza delle scuole rimane molto feroce e non dà segni di tregua. Molti responsabili scolastici attaccano la valutazione da tutti gli angoli possibili e francamente si servono di argomenti che non sono particolarmente coerenti. Questo succede non solo in Italia ma anche negli Stati Uniti oppure in Francia e in altri numerosi servizi scolastici. Spesso ci si avvale dell’argomento secondo il quale il problema reale posto dalla valutazione sia quello di costringere gli insegnanti a ridurre il curricolo, a ignorare molti temi che invece erano trattati in passato, a trascurare di sviluppare competenze accademiche stimolanti, ma nessuno ha dimostrato finora che la padronanza di un certo livello di competenza nella comprensione dei testi scritti e della cultura matematica rappresenti di per sé un handicap che penalizza la vita degli studenti ad acquisire competenze complesse come quelle richieste dalla capacità di svolgere ragionamenti elaborati. Nessuno finora è riuscito a dimostrare che gli standard in lettura e matematica rappresentano un pericolo per il benessere sociale ed emotivo degli studenti. La riduzione del curricolo è diventato uno slogan molto popolare tra gli insegnanti . Del resto, le valutazioni come quelle svolte negli Stati Uniti dal NAEP oppure quelle che l’INVALSI con grande fatica elabora in Italia non denotano segni di declino delle competenze e delle conoscenze acquisite in altre discipline. L’attenzione e i tempo scuola riservato alla cultura scientifica non va a scapito delle conoscenze in storia o geografia. Questa correlazione finora non è stata dimostrata.

Spelling cita il caso dello Stato USA del Maryland. in questo Stato le valutazioni annuali Prendono sì e no sei ore di tempo , ossia l’equivalente di un giorno di scuola. Orbene, i critici della valutazione sostengono che la creatività degli studenti è completamente soffocata per i restanti 179 giorni di scuola a causa del tempo riservato alla preparazione di questi test. Questo argomento rimane molto popolare anche se gli insegnanti sostengono che grazie alla loro preparazione e alle loro abilità riescono ad insegnare agli studenti a pensare in modo critica e a risolvere problemi complessi inediti.

Non tutto si può misurare a scuola

Diversi critici ritengono che le prove strutturate annuali da parte dello Stato in lettura e in matematica siano inappropriate perché non tutto quanto gli studenti apprendono può essere misurato con le prove strutturate. Molti insegnanti minimizzano perfino quanto le valutazioni "brutali" rivelano sulla varianza molto importante esistente tra classi, tra studenti, tra scuole. Non è raro tra l’altro ascoltare insegnanti che insistono sul fatto che la valutazione degli studenti in lettura e matematica sia ingiusta, specialmente per gli studenti deboli. Le scuole di per sé sarebbero tutte eccellenti ; gli studenti di colore, gli studenti poveri, gli studenti con esigenze speciali o gli studenti disabili rappresentano un problema, ma le scuole così come sono ora sono di per sé in grado di fronteggiare queste situazioni.

Obiezioni incessanti

La collezione delle obiezioni è infinita. Purtroppo, tutti gli argomenti sviscerati dagli oppositori alle valutazioni non riescono a spiegare perché gli standard statali, la valutazione regolare dei progressi degli studenti, la trasparenza dei risultati, le conseguenze di scuole fallimentari, la limitazione della libertà di scelta delle famiglie continuano ad essere prese sotto fuoco. Questi argomenti richiedono un dibattito pubblico nazionale che troppa gente, troppi politici, troppi insegnanti, troppi responsabili scolastici semplicemente rifiutano. Il principio dalla rendicontazione e della trasparenza sembra di per sé un’assurdità, un’offesa al corpo insegnante. La scuola dovrebbe restare una scatola nera.

Moratoria o meno della valutazione ?

Se qualcuno volesse semplicemente capire l’interesse dell’establishment scolastico quando richiede una moratoria della rendicontazione dei test non ha che da guardare da vicino le prestazioni scolastiche di circa 40 Stati negli Stati Uniti nel test NCLB oppure i risultati conseguiti nei testi predisposti in Italia dall’INVALSI. Questi risultati hanno permesso di rendersi meglio contro delle disparità esistenti tra scuola e scuola e tra regione e regione oppure tra stato è stato, ovvero hanno permesso di capire meglio le aspettative rinunciatarie di una parte degli studenti che provengono dal mondo della povertà. La maggioranza dei risultati di questi studenti è stata predisposta semplicemente allo scopo di produrre relazioni pubbliche e non tanto per promuovere gli scopi della rendicontazione. Orbene, in molti Stati degli USA come probabilmente anche in molte regioni italiane i responsabili scolastici e dirigenti hanno reagito in modo tale da rendere ancora più complicato è più opaca la lettura dei risultati scolastici quindi si è tentato con diversi strumenti di rendere meno trasparente quanto le scuole riescono a fare. Uno dei risultati spettacolari di quest’operazione è stata quella di compiere un passo indietro invece di servire all’apprendimento degli studenti i quali richiedono dal servizio pubblico o dal servizio statale prestazioni migliori.

 

Margaret Spellings , tra l’altro di origine elvetica, è ora presidente del Centro George W. Bush . L’ articolo continua con due paragrafi dedicati alla politica scolastica degli USA in particolare l’eredità della celebre legge NCLB nonché la discussione in corso negli Usa sulla opportunità di adottare standard scolastici comuni per tutta la nazione.

 

 

 

 

 

 

 

[1] Ossia la rendicontazione

[2] Acronimo NCLB, legge più volte menzionato in questo sito

[3] Rendere responsabili le scuole di quel che fanno e costringerle a rendere conto pubblicamente dei risultati conseguiti

[4] I provveditorati

[5] Le scuole frequentate da una maggioranza si studenti di colore oppure da una maggioranza di studenti di origine latina negli USA sono spesso molto degradate

[6] in Italia, si potrebbe parlare a questo riguardo di Regioni