Articolo di Robert Epstein pubblicato su Education Week del 4 aprile 2007, Vol. 26, No. 31, pagine 28,40, accessibile solo con abbonamento.

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Una voce dissidente contro il prolungamento della scolarità // Le Lycée est-il encore nécessaire?

Presentazione del libro di Robert Epstein: The Case Against Adolescence: Rediscovering the Adult in Every Teen. Un libro fuori dal comune, non convenzionale, politicamente scorretto, basato però su prove solide, messe a punto da uno degli psicologi più in vista della scena americana.

Resoconto del libro di Robert Epstein, The Case Against Adolescence: Rediscovering the Adult in Every Teen, Quill Driver Books, 2007

Il libro è il risultato di un’indagine svolta con Diane Dumas, collega di Epstein, servendosi di un test apposito, l’ Epstein-Dumas Test of Adultness (EDTA)— che misura 14 diverse competenze caratteristiche, almeno così si ritiene, del funzionamento di una persona adulta nelle società contemporanee. Basandosi sui risultati conseguiti sia dagli adulti che dagli adolescenti, Epstein e Dumas concludono che gli adolescenti americani, in media, sono competenti quanto gli adulti. In altri termini, noi probabilmente stiamo sottostimando le capacità dei nostri adolescenti. Questa ricerca per altro mostra la presenza di una correlazione tra "infantilizzazione degli adolescenti" (ossia la tendenza a trattarli come bambini) ed i loro problemi di comportamento.

In un articolo pubblicato da Epstein su «Education Week» del 4 aprile 2007 con il titolo Let’s Abolish High School, l’autore presenta il libro riassumendone i temi centrali:

Una rappresentazione fittizia dei giovani

In primo luogo l’autore si chiede se gli adolescenti devono sempre andare a scuola e se le attività che si chiedono loro di svolgere devono per forza limitarsi al babysitting, al giardinaggio, ed alla pulizia dei pavimenti nei fast-foods. E’ sempre stato così, si chiede l’autore? Gli adolescenti sono veramente incompetenti ed irresponsabili, come i media continuano a ripetere? Esiste veramente un cervello immaturo da adolescente, che fa degli adolescenti degli esseri incompleti, incompiuti? Epstein contesta questa visione dei giovani e ritiene, sulla base di prove empiriche, che i giovani di oggi sono capaci di funzionare come adulti competenti. Se non fosse il caso, probabilmente la razza umana non esisterebbe.

Il lobby degli educatori al lavoro: le competenze da sviluppare e l’imparare ad essere

Il prolungamento della scolarizzazione, l’obbligo ( non necessariamente legale) di formarsi frequentando una scuola per molti anni durante l’adolescenza, la crescita costante della speranza di scolarizzazione, ossia del numero di anni che un giovane probabilmente passerà in una scuola ( un bimbo di cinque anni in media nei paesi dell’OCSE ha una speranza di scolarizzazione di 16 anni circa), la competizione tra sistemi d’insegnamento per scolarizzare sempre più e sempre più a lungo, sono tendenze nefaste per lo sviluppo dei giovani.

L’espansione scolastica è un fatto recente, del XX secolo. Negli Stati Uniti, la prima legge sull’obbligo scolastico è stata emanata soltanto nel 1852 nello stato del Massachusetts. Questa legge imponeva ad ogni giovane tra gli 8 ed i 14 anni di andare a scuola tre mesi all’anno, fino a quando, e qui sta il bello, ognuno poteva dimostrare di padroneggiare la materia prevista nei programmi. In altri termini questa legge era basata sul principio della competenza. Quando la competenza è acquisita non è più necessario d’ andare a scuola e si cessa di frequentarla. Si sono dovuti aspettare ben 15 anni prima che un altro stato seguisse l’esempio del Massachusetts e ci sono voluti 66 anni prima che in tutti gli stati americani si imponesse l’ obbligo scolastico. Le resistenze furono feroci, come del resto accadde anche in parecchi stati europei. L’obbligo scolastico non era un’evidenza e gli oppositori non erano solo reazionari incalliti, sfruttatori dell’infanzia e del lavoro giovanile.

Il lavoro giovanile: la regola per secoli

Anche la proibizione del lavoro infantile e giovanile non è stata instaurata dall’oggi all’indomani. Tra l’altro, la prima legge americana sul lavoro infantile, fa notare Epstein, imponeva ai giovani l’obbligo di lavorare. Fu solamente verso la fine del secolo XIX che gradualmente furono votate le leggi che proibivano il lavoro infantile. L’opposizione contro l’adozione di queste leggi e soprattutto contro la proibizione del lavoro giovanile fu molto vivace. Le prime leggi federali americane limitative del lavoro giovanile, emanate nel 1916, 1918, e 1933— furono tutte prontamente bocciate dalla Corte Suprema degli Stai Uniti.

Dopo tutto, i giovani avevano sempre lavorato accanto agli adulti per secoli ed il lavoro giovanile era, ed è ancora in molti paesi, un sostentamento per le famiglie. L’idea dunque di proibirlo poteva sembrare a molti un’assurdità.

Il sistema odierno è il risultato di condizioni storiche speciali

Molti fattori hanno contribuito a creare il sistema odierno : il desiderio di "americanizzare" il flusso di milioni di immigranti negli Stati Uniti alla ricerca di un lavoro nella terra promessa; le campagne condotte dalle associazioni filantropiche di protezione dell’infanzia per salvare milioni di bambini e giovani lavoratori, strappandoli dalle miniere, dai cantieri, dalle fabbriche dove vigevano condizioni di vita orrende; la determinazione dei sindacati a proteggere il lavoro degli adulti ed infine la disoccupazione imperante nel corso della grande depressione degli anni Trenta (per esempio quasi il 27% di disoccupati negli Stati Uniti). Fu in questo periodo che la giurisprudenza contro il lavoro giovanile divenne molto restrittiva e severa ed è negli stessi anni che iniziò l’espansione scolastica sul modello delle nuove fabbriche, imponendo l’insegnamento della «disciplina industriale» ai giovani, generalizzando, prima della seconda guerra mondiale l’accesso alla scuola media (almeno negli USA), e, dulcis in fundo, omogeneizzando le conoscenze ed i modi di pensare (una referenza a Foucault s’impone).

L’infantilizzazione dell’adolescenza

Restrizioni, regole, controlli aventi come oggetto i giovani e soprattutto gli adolescenti si sono accumulati rapidamente dopo la seconda guerra mondiale. La società è diventata molto restrittiva: il risultato è stata la creazione di una categoria sociale a parte, quella dei giovani e degli adolescenti. Dopo avere prolungato di una decina d’anni l’infanzia, le nostre società hanno isolato l’adolescenza ed in questo modo si è innestata una soluzione di continuità della crescita dall’infanzia al mondo adulto. Questi sviluppi son zuppa e pan bagnato per i professionisti dell’educazione che hanno colto al balzo l’occasione più unica che rara di impadronirsi dello sviluppo dei giovani e di controllarlo il più a lungo possibile. La tentazione era troppo bella per rinunciare alla creazione di migliaia di posti di lavoro. Non a caso, lo scorso anno, il presidente del maggior sindacato degli isnegnanti degli Stati Uniti, Reg Weaver, ha dichiarato, dopo avere deprecato il tasso elevato di dispersione scolastica nell’insegnamento secondario, pari al 30% circa negli Stati Uniti, che era giunta l’ora di portare l’obbligo scolastico a 21 anni. L’infantilizzazione dei giovani è una tendenza irrefrenabile per legittimare l’espansione della scolarizzazione. Ogni occasione è buona per dimostrare la necessità di inquadrare, curare, educare i giovani e soprattutto per imparare ad imparare e soprattutto per imparare a sapere vivere ed a sapere essere, come recita la doxa dell’UNESCO.