Presentazione del documento "Africa Learning Barometer" pubblicato dal "Brookings Center for Universal Education", Washington D.C.nel quale si analizza lo stato dell’istruzione scolastica nell’Africa sub-sahariana.

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A scuola senza imparare

Cosa ci sta a fare la cooperazione internazionale? Fino a quando si deve sopportare lo scempio dei mastodontici programmi di scolarizzazione universale? Il progresso economico e medico si realizza solo con un determinato modello di scolarizzazione ? Dal fallimento della scolarizzazione in Africa si possono trarre indicazioni per capire quel che non va nella scolarizzazione dei paesi avanzati, ricchi? Le risposte a queste domande aiutano a capire non solo l’evoluzione della cooperazione internazionale nel campo dell’istruzione ma le debolezze e le lacune dei sistemi scolastici vigenti nei paesi avanzati. Per questa ragione è indispensabile seguire con uno sguardo critico quanto succede ai programmi che tentano di impiantare nei paesi in via di sviluppo il modello scolastico occidentale.

Barometro dell’istruzione scolastica in Africa

Il documento recentemente pubblicato dal Brookings Institute di Washington D.C. (per leggere la versione in inglese cliccare qui) si avvale di dati statistici del 2010 pubblicati dall’Istituto di statistica dell’Unesco (si veda l’allegato tecnico). Si riprende qui in libera traduzione con commenti intercalati il comunicato stampa di presentazione del documento.

 Fotografia sconfortante

La fotografia che ne risulta è sconfortante dal punto di vista della scolarizzazione, il che non impedisce a molti enti intergovernativi di continuare a svolgere valutazioni su larga scala dell’istruzione e a sussidiare operazioni costose di sviluppo della scolarizzazione.

Il Brookings Institute, celebre centro di ricerca ha appena pubblicato un barometro sullo stato degli apprendimenti scolastici nell’Africa sub-sahariana. Avvalendosi di molte informazioni provenienti da diverse fonti da diverse fonti, il curatore Justin W. van Fleet [1] fa piazza pulita della retorica sui progressi dell’istruzione scolastica nei paesi dell’Africa sub-sahariana.

Alcune cifre

Il primo dato generale prodotto è di per sé eloquente : su un totale di circa 128 milioni di bambini in età scolastica, 17 milioni circa non andranno mai a scuola. Tra quelli che vanno a scuola, circa 37 milioni impareranno talmente poco che alla fin fine ne sapranno tanto quanto i compagni che non frequentano la scuola. Il documento lascia intendere che la prognosi per il futuro della crescita economica e dello sviluppo sociale dell’Africa non è per nulla favorevole, mentre invece dovrebbe chiedersi se il modello di scolarizzazione proposto ai paesi africani e finanziato dalle organizzazioni internazionali è adatto alle circostanze. Per esempio in molti paesi africani l’insegnamento di base nelle scuole elementari si svolge in francese, una lingua che non è praticata nella vita quotidiana dalla popolazione, che non è parlata a casa, che gli insegnanti non padroneggiano.

La valutazione su larga scala in Africa

L’obiettivo del Brookings Institute è di stabilire un punto di riferimento della valutazione degli apprendimenti scolastici in Africa. Oggigiorno si svolgono con una periodicità più o meno regolare due valutazioni su larga scala nei paesi africani : il programma di analisi dei sistemi educativi (acronimo : PASEC) che copre la zona francofona e il programma del consorzio per il monitoraggio della qualità educativa nell’Africa del sud e nell’Africa orientale (acronimo :SACMEQ che sta per “Southern and Eastern Africa Consortium for Monitoring Educational Quality”) che copre la zona anglofona. Questi due programmi di valutazione coinvolgono gli alunni di 4ª e 5ª elementare. In totale si dispongono di informazioni concernenti 28 sistemi scolastici sub-sahariani. Per ognuna delle valutazioni è stata identificata una soglia di punteggi al di sotto della quale il livello di apprendimento è talmente basso da non costituire nessun valore aggiunto prodotto dalla scolarizzazione. I risultati sono sorprendenti e lasciano allibiti.

Risultati sorprendenti

In sette sistemi scolastici il 40% o più degli alunni è al di sotto della soglia minima di apprendimento ritenuta per la 4ª e 5ª elementare. In paesi come l’Etiopia, la Nigeria e la Zambia più della metà degli alunni non padroneggiano affatto le competenze scolastiche di base alla fine della scuola primaria. Nel barometro il totale degli alunni che nei test del PASEC e del SACMEQ conseguono un punteggio inferiore alla soglia minima è aggregato al totale dei bambini che non vanno a scuola e che quindi non hanno nessuna occasione di apprendere il programma scolastico. Questi bambini però imparano moltissimo al di fuori della scuola. Non è affatto vero come sostengono i pedagogisti, gli esperti delle organizzazioni internazionali e il compilatore del volume che questi bambini non imparano nulla. Imparano qualcosa d’altro ed è proprio qui che risiede il problema, che si dovrebbe indagare per capire che cosa si apprende senza andare a scuola. Purtroppo, le organizzazioni internazionali e gli esperti che hanno lavorato per produrre questo barometro sono talmente convinti del valore intrinseco della scolarizzazione per riuscire nella vita e per generare società nelle quali le condizioni di vita siano meno degradanti e povere di quelle vigenti che non si pongono nemmeno la questione di indagare l’altra faccia della medaglia e di interrogarsi sulle cause di questo fallimento.

Ingiustizie scolastiche straripanti

Il barometro tra l’altro mette molto bene in evidenza le disuguaglianze massicce che esistono tra ricchi e poveri in questa zona del globo. Per esempio in Etiopia, il 68,3% del quintile più povero della popolazione vive in uno stato di grande povertà scolastica comparato al 16,8% soltanto dei più ricchi che invece beneficia di condizioni di istruzione eccellenti. In questo modo la riproduzione delle caste, dei notabili, della classe dirigente, degli interlocutori delle organizzazioni internazionali è garantita. L’istruzione scolastica non fa passi da gigante in Africa ed è ben lungi dal potenziare le classi meno agiate, i ceti poveri, gli umili.

 

[1] Justin van Fleet is a fellow at the Center for Universal Education. Formerly deputy chair for education at the Clinton Global Initiative, his research focuses on education in developing countries, particularly the role of private sector philanthropy in financing education systems and the dynamics influencing public-private partnerships.

Les documents de l'article

africa_learning_barometer_technical_appendix.pdf