Presentazione di un articolo pubblicato dalla rivista USA "Teachers College Record" sulla fuga degli insegnanti dalla scuola.

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Fuga dall’insegnamento

Anche in questo caso la questione non riguarda l’Italia dove succede piuttosto il contrario di quanto descritto nel saggio : invece di scappare dalla scuola molti tentano invece di entrarci. Ma anche in Italia ci sono insegnanti che smettono di insegnare. Quanti siano, non si sa. Qui non si tratta di persone che vanno in pensione ma proprio di dimissioni. Forse ci sono statistiche in merito e sarebbe bello conoscerle. Il turnover degli insegnanti in Italia è elevato ma ha poco a che fare con la fuga dalla scuola. Si cerca una scuola più comoda, più vicina a casa. Anche in questo caso sarebbe utile raccogliere i dati sulle motivazioni che incitano dirigenti scolastici e insegnanti a cambiare sede. Quest’articolo merita di essere segnalato perché è un’illustrazione delle ricerche che si possono e si devono fare all’interno del sistema d’istruzione e formazione scolastici.

Doris A. Santoro : Teaching’s Conscientious Objectors : Principled Leavers of High-Poverty Schools. Teachers College Record Volume, 113 Number 12, 2011, p. 2670-2704

 

 L’articolo è protetto dal copyright e quindi non può essere allegato a questa presentazione.

 

La fuga dalla scuola è un fenomeno rilevante in molti sistemi scolastici, non solo in quelli USA. Dopo un certo numero di anni d’insegnamento si smette si insegnare, si cambia mestiere. Si dice basta. Occorre coraggio a prendere una decisione del genere. Eppure capita. Presto o tardi succederà anche in Italia, quando si capirà che un impiego nell’amministrazione statale non è la manna. Il numero di coloro che smettono di insegnare aumenterà ed occorrerà correre ai ripari, a meno che il sistema scolastico da qui a là non sarà cambiato, che le condizioni di lavoro saranno migliori, che gli stipendi del personale scolastico saranno più decorosi, Ma forse tutto ciò è un sogno in un sistema scolastico come quello italiano radicato in un contesto socio-economico sui generis, che non muta da decenni. 

Le ragioni della fuga dalla scuola

Molte spiegazioni della fuga degli insegnanti dalla scuola possono essere catalogate in due categorie : il ciclo di vita dell’insegnante e le condizioni di lavoro nella scuola. Molte indagini svolte sull’insegnamento hanno descritto ed analizzato l’insegnamento in termini morali ed etici, come se l’insegnamento fosse principalmente una scelta di ordine morale ed etico. Nonostante i numerosi articoli e i libri che studiano le convinzioni personali degli insegnanti, soprattutto dei neo-assunti, sono scarse le indagini che invece considerano i fattori morali ed etici come un elemento della decisione che gli insegnanti prendono di andarsene dalla scuola, di cambiare mestiere, di smettere di insegnare. L’indagine che qui si segnala invece esplora gli argomenti di natura etica e morale fatti valere dagli insegnanti che abbandonano l’insegnamento. L’indagine riguarda 13 persone [1] che hanno insegnato per un periodo tra i 6 e i 27 anni in scuole USA collocate in aree di grande povertà.

Le domande di ricerca

Le domande di ricerca sono quelle che danno la stura ad un’indagine. In questo caso erano le seguenti : perché insegnanti capaci ed impegnati, attivi nelle scuole molto povere, decidono di cambiare mestiere che amano ? In questa indagine si esplora come gli ex-insegnanti che ritenevano e che ritengono come “corretta” la loro vocazione di insegnare, la loro scelta, nonché le loro responsabilità verso la società, la professione, le loro istituzioni scolastiche, i loro studenti e loro stessi, decidono ad un certo momento di smettere d’insegnare. I principi fatti valere da questi ex-insegnanti, ovverosia il nucleo delle loro opinioni, sono analizzati nella prospettiva della descrizione fatta da John Dewey della “situazione morale”. Secondo Dewey quando si è confrontati ad un dilemma morale come nel caso di questi ex-insegnanti, le persone si chiedono non soltanto “che cosa dovrei fare”, ma anche “chi sono io” [2]

Gli aspetti etici e morali delle decisioni

In questa indagine dunque si attinge ad aspetti etici e morali per capire le scelte degli ex-insegnanti. L’autrice fa un’ associazione assai interessante con gli obiettori di coscienza che rifiutano di combattere 1e guerre che ritengono ingiuste. Gli ex-insegnanti dimissionano in gran parte per ragioni che hanno che fare con dissensi profondi con quanto viene loro chiesto di fare, ossia con l’obbligo di adottare prassi che ritengono antitetiche al buon insegnamento e dannose agli studenti. Questo argomento consente alla categoria degli ex-insegnanti di appellarsi alla tradizione per dimissionare facendo valere ragioni etiche e morali le quali evitano di considerare la dimissione come un fallimento personale o come il risultato di una debolezza soggettiva. Nel vocabolario utilizzato dagli ex-insegnanti gli aspetti pedagogici e sociali prevalgono al posto delle giustificazioni soggettive. La partenza dalla scuola è quindi assai simile per certi versi all’entrata nella professione : moltissime persone scelgono infatti di dedicarsi all’insegnamento per ragioni di ordine morale e sociale e quando si svolgono inchieste sulle ragioni della scelta di questa professione i principi di questo tipo prevalgono. Orbene si ricorre a giustificazioni di questo tipo a iosa anche quando dopo un determinato periodo d’insegnamento talune persone decidono di smettere, di cambiare la professione che avevano scelto. Argomenti del genere servono anche alle persone che avevano previsto di insegnare per tutta la vita. Quando l’insegnante competente impegnato in una scuola molto povera se ne va, vale la pena prestare attenzione agli argomenti che l’ hanno condotto ad una scelta del genere. I dirigenti scolastici nonché i responsabili politici che si occupano di scuola dovrebbero tenere presente le dimensioni etiche e morali dell’insegnamento quando attuano riforme pedagogiche che mirano a potenziare i fattori che incitano a restare nella scuola, a trattenere nella scuola i buoni insegnanti ( e non tutti lo sono).

Perché gli insegnanti pensano di dimissionare ?

Le prime indagini su questo argomento sono state svolte dal sociologo Lortie [3] nel 1975. Il libro è uno degli studi classici sugli insegnanti ; Già allora, negli USA, la percentuale degli insegnanti che cambiavano scuola da un anno all’altro era elevatissima. Questo era il problema che intrigava la sociologia dell’educazione di allora e che mette sotto sopra tuttora la politica scolastica italiana. La spiegazione data da Lortie era la seguente “l’insegnamento fu istituzionalizzato ai suoi inizi come un lavoro che implicava un grande rotazione del personale alla stessa stregua di quanto succedeva nel 19º secolo nell’industria” (pagina 15 dell’edizione inglese originale). Gli argomenti storici fatti valere da Lortie servono per ricordare che inizialmente gli uomini (nel 19º secolo la professione degli insegnanti era "de facto" riservata ai maschi) si servivano dell’insegnamento per entrare nella vita attiva e per restarci finché non trovavano un lavoro migliore. Quando si autorizzarono le donne ad insegnare ( verso la fine del XIX secolo o perfino agli inizi del XX secolo) , si pose loro come condizione l’obbligo di dimissionare nel caso in cui ci fossero sposate. Oggigiorno, con una concezione ben diversa della famiglia da quella vigente nell’Ottocento, nell’insegnamento primario, in modo particolare e sempre più anche nell’insegnamento secondario di 1º grado, la maggioranza del corpo insegnante è composta di donne che considerano l’insegnamento come un’ attività accessoria per disporre di uno stipendio supplementare anche se questo argomento è raramente ammesso in modo esplicito, per cui molte donne si mettono di insegnare quando la coppia con bambini non ha più la necessità di disporre di un reddito migliore oppure quando la situazione finanziaria della coppia cambia per fattori diversi. Tuttavia, questo non è il caso per molti insegnanti che optano per le dimissioni oppure che cercano di cambiare scuola. Il sistema economico attuale rende infatti molto meno attrattiva la professione, gli stipendi sono bassi, lo statuto sociale dell’insegnamento decresce per cui l’ insegnamento è meno seducente soprattutto per le persone che sono accademicamente dotate.

Il caso degli insegnanti con la vocazione dell’insegnamento

Tuttavia, ci sono casi molto più problematici che inducono gli insegnanti a cambiare mestiere per ragioni che nulla hanno a che fare con l’evoluzione economica o con lo statuto sociale o con i bassi stipendi. Questo è il caso delle persone che avevano l’intenzione di insegnare per tutta l’esistenza e di fare carriera nell’insegnamento. Il comportamento di questi insegnanti è stato analizzato da Mike Huberman titolare della cattedra di pedagogia generale all’università di Ginevra, nel 1993 [4]. Huberman aveva messo in evidenza il fatto che tutti gli insegnanti a un momento o a un altro dalla loro carriera attraversano un periodo di crisi, una specie di “crisi esistenziale”, che Huberman collocava tra il 7º e il 15º anno di scuola. Questo periodo di riesame per altri autori invece interviene molto più presto, tra il 4º e il 6º anno di scuola. In ogni modo, svariati autori concordano sulla presenza di questo periodo di dubbi che in taluni casi induce gli insegnanti a cambiare mestiere. Gli argomenti però fatti valere per smettere la professione di insegnante cambiano a seconda della durata degli anni di insegnamento. Nell’indagine che qui si presenta si dedica una lunga sezione alle indagini svolte su questo argomento le quali sono una componente necessaria per impostare una politica del personale scolastico solida, non arbitraria, non improvvisata. Taluni ricercatori sono giunti a reperire nei discorsi degli insegnanti che cercano di cambiare scuola argomenti morali ed etici ed è appunto su questi temi che verte l’indagine pubblicata dalla rivista " Teachers Rcord College”.

 

[1] A dire il vero, pochine

[2] Dewey, J., & Tufts, J. H. (1909). Ethics. New York : Henry Holt and Company. Non esiste una traduzione in italiano

[3] Lortie, D. C. (1975). Schoolteacher : A sociological study. Chicago : University of Chicago Press ; probabilmente questo saggio non è stato tradotto in italiano

[4] Huberman, M. (1993). The lives of teachers (J. Neufeld, Trans.). New York : Teachers College Press. Il volume è stato dapprima pubblicato in francese nel 1989 con il titolo "la vie des enseignants. Evolution et bilan d’une profession