Estratti commentati di una recensione di un volume sugli indicatori dell’istruzione pubblicata lo scorso anno dalla casa editrice Teachers College Press di New York

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Indicatori dell’istruzione

La contestazione dell’utilità di un insieme di indicatori dell’istruzione permane nonostante i progressi realizzati in questi ultimi vent’anni, da quando cioè è iniziata la produzione di indicatori dell’istruzione. L’opposizione di insegnanti, sindacati, ricercatori alla produzione di insiemi di indicatori boicotta il lavoro scientifico con argomenti ideologici. Il volume qui presentato fu scritto per aiutare a capire cosa sono gli indicatori dell’istruzione ma la recensione di Michael Apple pubblicata nella rivista Teachers College il primo febbraio 2013 critica il volume e elenca gli argomenti dei contestatori degli indicatori.

Understanding Education Indicators : A Practical Primer for Research and Policy
Autori : Michael Planty e Deven Carlson
Editore : Teachers College Press, New York
ISBN : 0807751200, Pages : 168, Year : 2010

 

Recensione di MICHAEL W. APPLE,John Bascom Professor of Curriculum and Instruction and Educational Policy Studies , Università del Wisconsin, Madison, pubblicata il primo febbraio 2013 dalla rivista Teachers College New York

 

Il libro è in lingua inglese. Qui si riportano una parte delle opinioni espresse dall’autore nella recensione di Michael Apple, figura nota delle scienze dell’educazione nel mondo accademico USA. Apple è un marxista, un esponente della sinistra e quindi le sue opinioni sono originate da una teoria della scuola ben precisa e vanno interpretate. In questa recensione Apple si esprime a lungo sul significato dello sviluppo degli indicatori dell’istruzione che ovviamente critica seppure con eleganza perché non attacca di petto la produzione degli indicatori dell’istruzione. 

Gli autori del volume mettono in evidenza l’utilità degli indicatori per la prassi scolastica e la politica scolastica. Questo è l’aspetto apprezzato da Apple il quale nella conclusione , dopo avere elogiato il volume, afferma che la lettura sarebbe davvero utile se alla fine i lettori farebbero due cose :

  • dapprima adottare un atteggiamento critico ed anzi scettico nei confronti degli indicatori che non vanno accettati come oro colato ;
  • in secondo luogo esprimere concezioni credibili e fondate contro "la cultura dell’audit" imperversante di questi tempi e soprattutto contestare la tendenza a ricercare prove evidenti in una realtà complessa come la scuola.

" Se la lettura del libro favorisce questi due comportamenti sarà ancora più utile" conclude Apple.

Gli insiemi d’indicatori dell’istruzione

Lo sviluppo di un insieme di indicatori della scuola è relativamente recente. Prima degli anni 90 del XX secolo non si parlava di indicatori nel mondo scolastico. La costruzione di un insieme di indicatori della scuola è stata resa possibile da un lato dall’evoluzione tecnologica e dall’altro dai progressi nel settore della statistica scolastica che fino agli anni 90 si limitava a riprodurre da un anno all’altro tavole che fornivano indicazioni assai limitate sul servizio scolastico. Probabilmente, altre considerazioni di tipo politico, coerenti con la diffusione di una cultura della qualità delle prestazioni dello Stato ed anche con la ricerca di modalità di istruzione e di funzionamento dell’apparato scolastico meno costose per l’ente pubblico ma anche più efficaci, hanno concorso a creare nell’ambito della politica scolastica ed in seguito anche tra gli specialisti che producevano blande informazioni statistiche una predisposizione favorevole allo sviluppo di un insieme di indicatori. Gli indicatori sono uno strumento di lavoro che fornisce informazioni sullo stato e quindi sulla qualità dei sistemi scolastici ed in particolare dei servizi statali di istruzione. Nella sua recensione Apple trascura in parte questo aspetto o perlomeno lo sottovaluta mentre invece attribuisce un aspetto rilevante al contesto dottrinario ed ideologico che avrebbe permesso di costruire un insieme di indicatori, ovverosia ad una situazione che Apple contraddistingue con l’etichetta di " cultura dell’audit". Le politiche scolastiche sono state attirate in questa specie di buco nero che è la generalizzazione dell’audit.

Raccogliere prove

Apple afferma che le riforme scolastiche concepite e programmate nel corso di questi ultimi anni sono state in gran parte ispirate da una cultura che riserva un posto privilegiato della prova, per la quale la raccolta di prove evidenti in modo inesorabile sfocia di sicuro in un miglioramento della politica della prassi scolastica. Ovviamente, non sarebbe neppure necessario dirlo, occorre definire in modo preciso cosa significa raccogliere prove, cosa è una prova evidente dal punto di vista scolastico, a cosa serve una prova evidente e chi dovrebbe fornirla. Nella sua recensione Apple afferma che le questioni di efficienza e di risparmio troppo spesso sono presentate come se fossero una priorità assoluta più rilevante di qualsiasi questioni di natura educativa, etica, culturale, politica.

Recensione partigiana

Fin dall’inizio della recensione si capisce subito che Apple è un nemico acerrimo delle politiche impostate sullo sviluppo di un insieme di indicatori ed è per questa ragione che è diventato un idolo nelle cerchie del mondo magistrale. La produzione di indicatori scolastici sarebbe per Apple un passo inaccettabile e pericoloso che snatura il servizio scolastico d’istruzione. Apple combatte "l’audit delle culture". Questo sintagma non è stato forgiato da Apple ma da Leys nel 2003 [1]. Questa citazione colloca Apple nel gruppetto di intellettuali che negli Stati Uniti, nel Canada, in Europa contesta lo sviluppo degli indicatori. Questo gruppetto non esita ad associare il movimento favorevole alla produzione di indicatori all’agenda neo-liberale della competizione, del quasi-mercato scolastico promossa soprattutto dalle grandi organizzazioni internazionali come per esempio l’OCSE o la Banca mondiale. Su questo terreno, l’Unesco da un lato e l’Unione Europea dall’altro non hanno svolto un ruolo trainante e si sono limitate a seguire il lavoro metodologico e la produzione statistica generati dalle altre due organizzazioni internazionali.

La neutralità degli indicatori dell’istruzione

Apple è noto per essere uno dei critici più virulenti della produzione di indicatori scolastici. Per esempio, in questa recensione sostiene che la produzione di indicatori non è affatto neutra anche se la veste matematica e statistica degli insiemi di indicatori è ingannevole e fa pensare di essere di fronte ad informazioni oggettive, incontestabili. Orbene, la maggioranza degli specialisti che si sono occupati di costruire gli insiemi di indicatori dell’istruzione ha sempre sostenuto che gli insiemi non sono neutri. Le accuse formulate da Apple non sono quindi corrette.

Utilità dei testi teorici sugli indicatori dell’istruzione

La pubblicazione di volumi che in modo chiaro e coinciso spiegano come le prove e le informazioni fornite dall’insieme di indicatori devono essere interpretate e usate e come invece non vanno usate queste informazioni è estremamente utile . Quest’argomento induce Apple a tollerare il volume di Michael Planty e Deven Carlson e a perdonare loro un testo che difende l’utilità degli indicatori sull’istruzione"L’audit delle culture" è denunciato come una tendenza del tutto inutile per il miglioramento dell’istruzione e del servizio statale scolastico. Gli investimenti sono sproporzionati rispetto ai benefici che se ne possono trarre. Orbene, ci vorranno anni, secondo Apple, per sbarazzarsi dell’accettazione acritica delle informazioni statistiche promesse da questi programmi. L’insieme di indicatori possono senz’altro essere utili per la ricerca scientifica sull’istruzione e per l’impostazione di politiche scolastiche non dottrinarie, non settarie, fondate su informazioni trasparenti riguardanti le prestazioni scolastiche, ma purtroppo queste aspettative sono spesso deluse. Almeno finora la maggioranza delle politiche e delle prassi scolastiche sono impostate su insiemi molto ridotti di prove ritenute come evidenti di per sé. Questo modo di fare di per sé non è errato e sarebbe un’ ottima cosa se le politiche scolastiche fossero condotte sulla base di un numero ristretto di prove evidenti.

La cultura dell’audit : un veleno mortale per la scuola

Purtroppo, secondo Apple e consoci, siamo immersi in un clima culturale dominato dal principio dell’audit ossia della prova evidente che regna sovrana e che è utilizzata in un modo piuttosto critico, perché ignora i limiti istituzionali dell’istruzione scolastica. In situazioni come queste gli insegnanti, il personale scolastico di base, hanno comprensione tecnica di quanto ci si può aspettare dalla ricerca scientifica sulla scuola nonché delle procedure legittime per impostare un insieme di indicatori scolastici. Questa conoscenza tecnica è fondamentale per evitare che un numero esiguo di esperti stabilisca cosa è bene fare (“what works”). Quest’approccio non è affatto contestato dagli specialisti che costruiscono insiemi di indicatori ma esige un metodo di lavoro molto esigente impostato sulla partecipazione e la collaborazione di tutte le parti in causa. Un modo di operare di questo tipo esige moltissimo tempo, tanta pazienza e una grande rispetto reciproco.

L’opposizione pervicace agli indicatori dell’istruzione

È interessante notare che fin dagli albori dei lavori per costruire un insieme di indicatori per l’istruzione (va da sé che questo strumento varia a seconda degli oggetti presi in considerazione : per esempio, un insieme di indicatori dell’istruzione internazionale non può essere simile a un insieme di indicatori di una scuola o di una regione) sii sono pubblicati numerosi opuscoli su queste questioni ed è assai sorprendente rilevare che dopo una ventina di anni non si è ancora giunti ad un accordo su alcuni principi di base, che ci sono sempre oppositori accaniti alla costruzione dello sviluppo di insiemi di indicatori dell’istruzione come pure specialisti sempre più raffinati che producono indicatori od addirittura insiemi di indicatori assai complessi, talora anche difficili da comprendere, sull’organizzazione ed il funzionamento dei sistemi scolastici. Una ventina di anni non sono bastati a calmare le acque. Il libro recensito da Apple è del 2010 ma la recensione è stata pubblicata nel 2013. Quindi, le obiezioni e le critiche sollevate da Apple sono relativamente recenti ma coloro che conoscono l’autore non sono affatto sorpresi dalla persistenza di questa riluttanza.

Gli indicatori dell’istruzione non attecchiscono

Gli insiemi di indicatori sull’istruzione che vengono ora prodotti non hanno che una lontana parentela con i primi insiemi di indicatori della scuola costruiti negli anni Novanta del secolo scorso. Del resto, la pratica della costruzione di un insieme di indicatori non è largamente diffusa, però ha servito da un lato per occuparsi di questioni scolastiche che un tempo erano trascurate come per esempio la violenza esistente all’interno delle scuole oppure l’assenteismo degli studenti, situazioni che erano del tutto ignorate dalle statistiche scolastiche tradizionali, e dall’altro ha indotto a precisare tutta una serie di concetti scolastici che erano rimasti a lungo molto imprecisi come per esempio la definizione di cosa è una scuola oppure la differenza esistente tra settore statale e settore privato nell’ambito dell’istruzione. Non fosse altro che per questi miglioramenti, per l’esigenza di definire con precisione i concetti usati, la produzione di un insieme di indicatori dei servizi scolastici è di per sé un’ operazione che non può essere contestata anche perché finora è stata raramente utilizzata per lo sviluppo di politiche neo-liberali dell’istruzione come invece lo denunciano Apple ed i suoi accoliti.

[1] Leys, C. (2003). Market-driven politics : Neoliberal democracy and the public interest. New York, NY : Verso.