L’OCDE a procédé à un examen des politiques de formation des migrants. Les pays ayant participé à l’examen sont l’ Autriche, le Danemark, l’ Irlande, la Norvège, les Pays-Bas et la Suède, Néanmoins , l’OCDE a exploité des données provenant de nombreux pays. Cette publication offre des données comparatives sur l’accès, la participation, et les résultats scolaires des élèves issus de l’immigration par rapport aux autres élèves, et recense une série d’options pour l’action publique.

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Examens de l’OCDE sur la formation des migrants

Esame dell’OCSE sulla formazione degli immigranti:

Examens de l’OCDE sur la formation des migrants
Combler l’écart pour les élèves immigrés
Politiques, pratiques et performances. Éditions OCDE, Paris 2010

 

L’esame delle politiche scolastiche per gli studenti dell’immigrazione

 

L’OCSE ha svolto tra il 2008 e il 2010 un esame delle politiche scolastiche imperniate sull’immigrazione in sei paesi (Austria, Danimarca, Irlanda, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia). Inoltre, l’OCSE ha sfruttato per questo esame i dati provenienti da numerosi altri paesi raccolti in particolare mediante le indagini internazionali per colmare le lacune con dati provenienti da altri paesi che non hanno partecipato allo studio.

La pubblicazione fornisce dati comparati sull’accesso all’istruzione, la frequenza, la partecipazione e i risultati scolastici degli allievi provenienti dal mondo dell’immigrazione rispetto ai compagni autoctoni e recensisce inoltre una serie di opzioni per l’azione pubblica.

 

L’esame delle politiche scolastiche è miserevole per il numero ridotto di paesi che vi hanno partecipato ma il personale dell’OCSE è riuscito a correggere il difetto sfruttando al meglio e assai bene la miniera di dati che oggi si hanno sull’emigrazione. E’ la prima volta che questo succede. Finalmente l’OCSE non sub-appalta a un istituto di ricerca un’analisi prettamente politica. Non era stato il caso alcuni anni fa come avremo modo di dire tra poco.

I lavori anteriori dell’OCSE su questo tema

Ci sono voluti dieci anni per avere una pubblicazione benfatta dell’OCSE sulla situazione scolastica dei figli di immigrati.

 

L’OCSE ha iniziato ad occuparsi dell’educazione scolastica dei figli di immigrati Il primo studio dell’OCSE su quest’argomento è stato pubblicato nel 1987 ("Les enfants de migrants à l’école") quando praticamente non esistevano dati attendibili in pressoché nessun paese sulla situazione scolastica della popolazione proveniente dall’immigrazione. Per un decennio, nel corso degli anni 90, il problema dell’istruzione della popolazione immigrata è scomparso dall’ordine del giorno dell’organizzazione internazionale, proprio mentre l’immigrazione riprendeva alla più bella. Anche l’Unione Europea non si è occupata di questo problema il che ha permesso ai paesi Membri di queste due organizzazioni di prestare una moderata attenzione alla scolarizzazione degli immigrati. Il contrasto tra l’espansione del fenomeno migratorio da un lato e l’assenza di politiche scolastiche per l’immigrazione dall’altro è sorprendente. Purtroppo, le statistiche scolastiche prodotte nei vari paesi e riguardanti diversi sistemi scolastici non sono mai state sufficientemente dettagliate per permettere di fornire informazioni precise sulla situazione scolastica degli immigrati. Quando i dati esistevano erano irrilevanti e non fornivano ai responsabili politici le informazioni che avrebbero dovuto avere per prendere decisioni con cognizione di causa, per esempio sugli effetti della concentrazione di immigrati di origine diversa in determinate classi o per aree professionali. I pedagogisti si occupavano di multiculturalismo e di giochetti analoghi mentre gli specialisti della statistica producevano in maniera inerziale i dati pubblicati negli annuari statistici senza interrogarsi sulle peculiarità dell’istruzione delle popolazioni immigrate.

Cambiamento di rotta nel primo decennio del XXI secolo

L’interesse per questa questione è rinato dopo il 2000 con la pubblicazione dei risultati dell’indagine internazionale Pisa patrocinata dall’OCSE sulla comprensione della lettura. La pressione per indurre l’organizzazione internazionale i ad occuparsi dei livelli d’istruzione della popolazione studentesca immigrata è venuta in particolare dalle autorità tedesche sorprese dalla bassa media conseguita dagli studenti frequentanti i sistemi scolastici in Germania. Una delle piste di analisi seguite per trovare una spiegazione di questo naufragio pedagogico è stata quella delle prestazioni dei figli degli immigrati ai quali potevano essere imputate le colpe per la bassa media dei punteggi conseguiti dagli studenti frequentanti i sistemi scolastici tedeschi. Una reazione analoga la si è avuta in Svizzera ed in parte anche in Austria. Le autorità scolastiche e quelle politiche non si aspettavano risultati mediocri, erano convinti che i loro sistemi scolastici fossero eccellenti ed hanno quindi cercato un capro espiatorio. Questo era sotto mano: allievi e studenti dell’immigrazione.

 

Fortunatamente, in altri sistemi scolastici, come per esempio in quelli canadesi in quelli australiani, nei quali la proporzione di allievi provenienti dall’immigrazione era particolarmente elevata, le medie dei punteggi dei figli di immigrati nei test di lettura ed in seguito in quello di matematica e di scienze erano nettamente superiori alla media dei punteggi conseguiti dagli allievi dei sistemi scolastici tedeschi. Quindi c’erano da spiegare due fenomeni concomitanti: da un lato gli effetti prodotti sulla media generale dei punteggi ai test dalla proporzione di studenti di origine diversa da quella degli autoctoni per i quali i sistemi scolastici erano stati concepiti e dall’altro la diversità dei punteggi degli studenti dell’immigrazione iscritti in sistemi scolastici diversi.

 

Un problema delicato e difficile da affrontare

L’analisi dei risultati e delle modalità d’istruzione e formazione degli allievi e degli studenti provenienti dall’universo dell’immigrazione è un’operazione molto complessa sia dal punto di vista statistico che educativo e politico. In generale, i dati sono insufficienti oppure sono mancanti oppure sono confusi. Il problema, di cui si è già parlato in questa loro sito, e quello delle statistiche etniche (clicca qui). In certi sistemi scolastici non si raccolgono statistiche né sull’origine etnica degli studenti né sulle caratteristiche della popolazione studentesca immigrata )per esempio la lingua parlata o la religione, il numero dei fratelli e delle sorelle, ecc.). Questo per esempio succede in Francia. In altri paesi invece, tradizionalmente, si raccolgono dati sulle minoranze etniche e sull’origine etnica degli studenti che frequentano la scuola. Questo è per esempio il caso degli Stati Uniti. Infine, in taluni paesi, si raccolgono moltissime informazioni sulla provenienza degli studenti degli allievi. In questi casi, come per esempio in Svizzera, le statistiche scolastiche, ma non solo quelle, sono ossessionate dalle peculiarità dell’informazione sulle caratteristiche degli stranieri e di chi non ha la nazionalità elvetica ma risiede con statuti diversi nel paese.

Per farla breve, si deve riconoscere, che la diversità dei dati relativi all’immigrazione da un sistema scolastico all’altro è considerevole. In Italia per esempio, i dati sono molto scarsi e sono ridotti a grossolane distinzioni che impediscono analisi dettagliate. Le ragioni di questa diversità sono molteplici ed in generale sono di natura politica perché riguardano la protezione della sfera privata oppure la prevenzione di eventuali tentazioni di aggravamento della segregazione scolastica secondo criteri etnici. Quindi, ci sono considerazioni nobili che concorrono a spiegare la diversità delle informazioni riguardanti le caratteristiche degli studenti. Non si tratta solo di pessima volontà o di censura. Si potrebbe però contemplare un’eccezione per scopi di ricerca, ma siccome non si è mai troppo prudenti, molte autorità politiche preferiscono adottare, come è il caso in Italia, posizioni di principio rigide. È per questa ragione, che i dati Pisa riguardanti l’origine degli studenti sono grossolani e di per sé non consentono analisi approfondite. Nonostante questi limiti, l’OCSE non ha esitato, sotto la pressione della Germania in particolare, come detto in precedenza, a pubblicare dopo le prime indagini un’analisi dei risultati imperniati sui punteggi conseguiti dagli studenti immigrati. Questi lavori erano piuttosto problematici e non erano per nulla soddisfacente dal punto di vista scientifico. Il volume che l’OCSE pubblica ora fa onorevole ammenda ed è la prima pubblicazione dopo quella del 1987 nel campo dell’educazione a livello comparato sul piano internazionale nella quale si tengono in considerazione talune fondamentali distinzioni, come la prima e la seconda generazione, indispensabili per capire da un lato i risultati degli studenti immigrati e dall’altro l’incidenza di questi punteggi sulla media nazionale nonché sulla media conseguita dagli studenti autoctoni. Da questo di vista, il volume offre informazioni e confronti stimolanti, tali da modificare la vulgata sul comportamento degli studenti dell’immigrazione a scuola e sui loro risultati scolastici.

Presentazione sommaria



La prima informazione da tenere in considerazione riguarda la proporzione degli studenti immigrati rispetto al totale della popolazione scolastica. Questa proporzione non è identica in tutti i sistemi scolastici: taluni accolgono una proporzione elevata di studenti immigrati come per esempio quelli elvetici oppure il lussemburghese; in altri invece, la popolazione di studenti immigrati è molto bassa. Non c’è comune misura tra un sistema scolastico nel quale sono presenti circa il 30% di studenti immigrati e uno nel quale questa proporzione è del 5%. Ovviamente, i problemi pedagogici sono di natura diversa in un caso come nell’altro. Inoltre, non si deve neppure scordare che anche nel caso della forte proporzione di studenti immigrati, questi non sono distribuiti in modo uniforme in tutto il sistema scolastico, come ben mostra l’analisi dell’OCSE testé pubblicata. Era ora che se ne parlasse. La stessa considerazione vale anche per i sistemi scolastici nei quali la proporzione di studenti immigrati è relativamente bassa, per esempio del 10%, com’è è il caso dell’Italia. In certe province, in determinate scuole, in certe regioni o distretti, gli immigrati sono pressoché del tutto assenti, mentre in altri si verifica una concentrazione elevata di immigrati. Anche in questo caso non c’è uniformità tra le varie parti del sistema scolastico per cui la media della rappresentazione degli studenti immigrati non dice affatto nulla, non serve.

Una seconda considerazione, pure fondamentale, riguarda il luogo di nascita di questi studenti. Quando gli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione sono nati nel paese di immigrazione e sono stati scolarizzati totalmente in questo paese, le differenze rispetto alla popolazione autoctona non sono comparabili a quelle di studenti nati nei paesi di origine e che sono arrivati nel paese di immigrazione già in età scolastica. Tra questi due gruppi esiste poi una gamma di situazioni che non possono essere ignorate. Abbiamo quindi il problema della seconda generazione di immigrati, ma esiste anche il problema della prima generazione, ossia dei genitori, i quali a loro volta possono essere nati nel paese di origine oppure possono essere arrivati nel paese di immigrazione molto giovani. La durata del soggiorno nel paese di immigrazione è senz’altro una variabile che non può essere rimossa.

Percentuale della popolazione nata all’estero in alcuni paesi dell’OCSE rispetto alla popolazione totale



Un terzo problema è quello della lingua parlata. Secondo l’OCSE, il numero delle lingue praticate nei paesi nei quali l’indagine è stata svolta supera il centinaio. Gli allievi parlano fuori dall’aula, tra loro, a casa, con i compagni, con la famiglia una lingua che spesso è diversa dalla lingua nella quale è impartito l’insegnamento e nella quale devono studiare, ma che è anche diversa dalla lingua ufficiale del paese dal quale provengono o del quale posseggono la nazionalità. Si ritiene che che questi studenti incontrano a scuola problemi diversi da quelli dei compagni che invece fuori di scuola, a casa, usano regolarmente la stessa lingua di quella con la quale è impartito l’insegnamento o con la quale devono studiare. Secondo l’OCSE, il divario di risultati tra immigrati e condiscepoli autoctoni che frequentano gli stessi sistemi scolastici va in gran parte attribuito alla barriera della lingua e alle disparità socioeconomiche. Questa considerazione non è una grande novità di per sé, anche se le indagini sui comportamenti linguistici sono piuttosto carenti per il momento e non permettono di convalidare l’affermazione dell’OCSE. Conta di più nella spiegazione del divario dei punteggi nei test la diversità linguistica o il passaporto? Qual è il peso di queste due variabili? Non lo si sa ancora cogliere con precisione.

L’esame delle politiche scolastiche per l’immigrazione dell’OCSE non è riuscito perché, come detto in precedenza, il numero dei paesi coinvolti è troppo esiguo e poi perché i paesi di per sé che hanno partecipato allo studio non sono paesi importanti per l’ immigrazione, dove si pongono grossi problemi di scolarizzazione della popolazione immigrata o della popolazione proveniente da gruppi etnici, male assimilati e mal integrati nella comunità nazionale, come per esempio il caso dei curdi in Turchia oppure la popolazione aborigene negli Stati Uniti all’Australia. Forse l’eccezione nello studio delle politiche dell’OCSE è rappresentata dai Paesi Bassi. Il volume invece è di per sé una riuscita e vale la pena sottolineare questo aspetto perché per la prima volta si forniscono indicazioni dettagliate tenendo conto di differenze fondamentali di una popolazione che non è per nulla omogenea, come lo è la popolazione di origine straniera o di nazionalità estera nelle scuole.

Gli autori dello studio hanno fatto salti mortali per riunire dati comparabili. L’Italia è pressoché assente da quasi tutte le tavole a dimostrazione della carenza di dati sul problema della scolarizzazione della popolazione immigrata in Italia.

Risultati scolastici della popolazione immigrata



Le prestazioni scolastiche degli allievi e degli studenti immigrati, la loro scolarizzazione, le possibilità d’accesso ad un insegnamento di qualità, a indirizzi prestigiosi, a studi universitari sono generalmente diverse da quelle degli autoctoni. Questo dato di fatto non è una novità. Il problema educativo e politico consiste per l’appunto nello spiegarlo e nel trovare le cause che concorrono a determinare questa situazione non dissimile dalla segregazione, nonché a proporre modalità d’intervento per correggerla. Spesso, la popolazione immigrata della seconda e della terza generazione è ancora vittima di trattamenti scolastici segreganti, che le penalizzano.



Nella maggioranza dei paesi, gli studenti dell’immigrazione hanno un profitto scolastico inferiore a quello dei loro compagni autoctoni. Lo scarto di risultati è più pronunciato nel caso degli immigrati che non parla la lingua d’insegnamento a casa oppure nel caso degli studenti immigrati che provengono da ambienti socioeconomici modesti. La situazione scolastica peggiora considerevolmente quando questi due fattori si sommano,ma tutto ciò non è nulla di nuovo. Lo si conosceva già.

In molti paesi dell’OCSE, ma non nella totalità, esistono differenze pronunciate tra risultati nei test di comprensione della lettura dei quindicenni autoctoni o immigrati. In tutti paesi, tranne che in Australia, in Canada, in Irlanda e in Nuova Zelanda (vedasi tabella), i punteggi conseguiti dagli studenti immigrati nella valutazione della comprensione della lettura nell’indagine Pisa sono molto inferiori alla media OCSE (492 punti) mentre i loro compagni autoctoni, tranne che in Grecia, Italia, Portogallo e Spagna, ottengono risultati nella media OCSE o superiori alla media.

Differenza nei punteggi nel test di comprensione della lettura nell’indagine PISA 2006 tra studenti quindicenni immigrati e studenti autoctoni


In questa tavola, molto interessante ancorché il test di lettura PISA 2006 non fosse il più solido di questo mondo, , in assoluto non si scopre nulla di nuovo, ma si distinguono i risultati degli studenti della prima e della seconda generazione immigrata. In generale, i punteggi degli studenti della seconda generazione sono migliori di quelli gli studenti della prima generazione ancorché non abbiamo elementi in mano per sapere se l’insieme di questi studenti usa fuori scuola una lingua diversa da quella dell’insegnamento o meno. In ogni modo, lo statuto di immigrati non è di per sé un ostacolo perché in certi sistemi scolastici gli studenti provenienti dall’immigrazione conseguono risultati superiori alla media o perfino superiori alla media dei punteggi degli studenti autoctoni. Questo vuol dire che ci sono condizioni nelle quali il fatto di essere immigrato non è di per sé un fattore discriminante. Nondimeno, in mancanza di indicazioni sulle politiche migratorie praticate in questi paesi ( non sappiamo per esempio se nei paesi in cui si verificano queste situazioni di per sé non discriminanti nei confronti degli studenti immigrati si applica una politica di immigrazione selettiva o meno) è difficile interpretare questi risultati.

Lo studio fornisce anche una tavola nel quale si presentano i risultati nel test di comprensione della lettura svolto dall’IEA nel 2006 in quarta elementare (Indagine PIRLS 2006). Abbiamo qui a che fare con allievi non quindicenni ma molto più giovani, che hanno appena appreso a leggere, nella maggioranza dei casi, a scuola, da poco. I risultati sono eloquenti. In un solo paese, la Nuova Zelanda, gli immigrati della prima generazione conseguono punteggi nel test di lettura superiore a quello degli autoctoni. In mancanza di informazioni sulle politiche migratorie della Nuova Zelanda, possiamo supporre che gli allievi della prima generazione siano selezionati come lo sono i loro genitori ammessi in Nuova Zelanda, ma questa è soltanto una supposizione. In ogni caso in tutti gli altri paesi, gli allievi di quarta elementare della prima generazione di immigrati conseguono un punteggio medio nel test di comprensione della lettura inferiore a quello dei compagni autoctoni. In regola generale, gli immigrati della seconda generazione hanno risultati migliore di quella della prima generazione immigrata. In taluni casi, per esempio Germania, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Scozia e Canada non ci sono differenze nella comprensione dalla lettura tra immigrati della prima e della seconda generazione, il che è probabilmente da attribuire ad un cambiamento delle politiche di immigrazione.

 

Differenza nei punteggi nel test di comprensione della lettura nell’indagine PIRLS 2006 tra studenti immigrati e studenti autoctoni ( quarto anno di scuola)



In ogni modo, queste informazioni sono di per sé migliori di quanto si pubblicava fin qui nelle analisi dei risultati scolastici degli allievi e degli studenti immigrati, ma, come risulta dai pochi commenti critici inseriti in questa presentazione, mancano ancora numerose informazioni per poter permettere di capire le cause del ritardo scolastico dei figli degli immigrati e per poter formulare proposte suscettibili di ridurre questo ritardo.Analisi dettagliate esistono. Uno è stata fatta per esempio a Ginevra dove si è scoperto che la bassa media generale dei punteggi degli studenti quindicenni ginevrini nell’indagine PISA 2000 sulla lettura non è solo imputabile agli studenti dell’Immigrazione perché ci sono studenti maschi autoctoni che fanno peggio delle ragazze immigrate (clicca qui).
 

 

 

 

 

 

Les documents de l'article

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