Ripresa parziale di una intervista dell’Ispettore generale francese Jean François Gauthier sui curricoli e la funzione della scuola

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Finalmente un libro sul curricolo in Francia

I curricoli determinano quanto una società auspica dalla scuola. I curricoli riproducono il sapere scolastico , ossia le conoscenze ufficiali che tutti i cittadini dovrebbero possedere oppure il sapere scolastico che i l’élite dovrebbe padroneggiare per guidare e governare una società. Le nostre società sono in crisi ed infatti da anni si parla di morte dei curricoli. Non si sa più cosa insegnare, cosa attendersi dalla scuola nel corso del XXI secolo. Il sapere scolastico canonizzato nel corso del XIX secolo e tenuto più o meno in vita lungo tutto il XX secolo non convince più, non serve. Lo si deve aggiornare. Ma come? Nel libro che qui si segnala si parla soprattutto della Francia ma la riflessione vale anche per l’Italia o per la Svizzera o la Spagna. Qualcosa deve cambiare nei curricoli, lo scenario scolastico pure. Da anni nei paesi europei non si discuteva dei curricoli. Ora questo volume riapre il dibattuto.

Finalmente un libro sui curricoli scolastici : cosa insegnare nel XXI secolo nelle scuole ? Come ? Fino a pochi anni fa la teoria dei curricoli sembrava morente. L’autonomia scolastica avrebbe automaticamente risolto il problema dei curricoli (almeno così si sperava) , la maggioranza degli insegnanti ripeteva le ricette di un tempo che avevano più o meno ereditato dai loro insegnanti oppure nelle università, gli sconvolgimenti tecnologici avevano preso in contropiede le scuole e neppure si sapeva come insegnare. Nella maggior parte dei sistemi scolastici imperava la libertà, si proclamava l’autonomia didattica, si esaltava l’indipendenza e la creatività del corpo insegnante. Ma il malcontento era generale sia nelle famiglie sia tra i responsabili scolastici. I risultati delle indagini comparate internazionali non erano tali da produrre informazioni tranquillizzanti. Sul terreno si sapeva bene che qualcosa non funzionava, ma cosa ? Una prova di tutto ciò era il dibattito sulla dimensione delle classi : classi numerose oppure classi piccole ? Non esisteva una soluzione magica. Tutto poteva andare bene a seconda delle circostanze. Ma cosa insegnare ? La Divina Commedia tradotta in dialetto veneziano ?

 

L’uguaglianza di trattamento in Francia : una chimera

Si devono modificare i curricoli. Quel che si insegna tuttora è obsoleto. Il modo di insegnare pure ; La scuola così come è, è superata. Ci vuole un altro servizio scolastico, pubblico e privato. Come ridurre le disuguaglianze ? Intervista pubblicata nel sito francese "L’Expresso"dell’ 8 settembre a Roger-François Gauthier , ispettore generale nel sistema scolastico francese che ha appena pubblicato un libro intitolato [1] : "Ciò che la scuola dovrebbe insegnare", nel quale si propone un cambiamento radicale dei curricoli.

Si riprendono qui alcuni passaggi del libro in libera traduzione in italiano perché il problema si pone anche in Italia (e non solo). Inutile comporre mega-commissioni di intellettuali ed accademici per definire i curricoli. 

Titolo del libro :

"Ce que l’école devrait enseigner. Pour une révolution de la politique scolaire en France. Ed. Dunod, Paris 2014

 Presentazione e intervista parziale, liberamente tradotta, dell’Expresso dell’8 settembre 2014

“Le scelte effettuate da una società su ciò che si insegna nelle scuole non sono anodine. A seconda di ciò che la scuola insegna o non insegna, la popolazione scolarizzata non condivide gli stessi valori, non attribuisce la stessa importanza alle varie capacità sociali o economiche, né condivide la stessa visione del mondo… Il mondo non avrà lo stesso viso”. Roger-François Gauthier conosce bene questa questione che segue da tempo.

In un periodo nel quale i saperi scolastici sono svalutati, RF Gauthier ci invita a ridefinirli e pone la questione della cultura comune. Ciò facendo rimette in questione 1’ ordine scolastico basato sulle discipline gerarchizzate e iper-potenti in seno al sistema scolastico. Oggigiorno sono ancora queste discipline che fondano l’identità dell’insegnamento e che delimitano la formazione garantendo il mantenimento di un tipo di scuola di cui ormai si conoscono molto bene i limiti. Su questa traccia, RF Gauthier invita pure a rivedere la valutazione e pone la questione del potere della scuola [2].

Con questo lavoro, FR Gauthier si tuffa nel dibattito sulla rifondazione della scuola [3].

“Si lavora ormai con un insieme di certezze ereditate (per esempio che esistono allievi che sarebbero piuttosto "letterari" mentre altri sarebbero invece piuttosto "scientifici"), di opinioni…, di pratiche scolastiche (come per esempio il calcolo delle medie generali…) ; di tradizioni corporativiste (i professori dell’insegnamento secondario hanno come missione quella di insegnare discipline e non quella di educare) che caratterizzano la scuola francese e i suoi attori [4] . Questi sono i fattori determinanti del fallimento scolastico vigente ”, afferma FR Gauthier. L’autore non esita a denunciare il legame tra queste opinioni e il corporativismo esistente all’interno del sistema scolastico. Invita a resistergli per imporre un cambiamento che renderebbe l’umanità migliore.

RFG : “si potrebbe adottare molto più efficacemente qualcosa d’altro contro gli sbandamenti prodotti dalle disillusioni”

L’Expresso : il vostro libro pone il problema della questione di ciò che dovrebbe insegnare la scuola. Sostenete che ciò che è insegnato “non è anodino e che potrebbe “cambiare il mondo”. Ma i saperi scolastici oggigiorno sono assai svalutati. Perché occorrerebbe interessarvisi ancora ?

RFG : Precisamente, partiamo da questo punto ! I saperi scolastici sono in effetti svalutati per svariati motivi e tento di elencarli nel libro sotto 1a forma di un inventario. Quello più citato è il seguente : “all’epoca di Internet tutti i saperi sono disponibili a tutti in qualsiasi luogo ed a qualsiasi ora : perché abbiamo ancora bisogno di saperi scolastici ?” O ancora i motivi che servivano a riordare la fine dei grandi romanzi nazionali o scientifici con il risultato che si sfocia nel dubbio che qualsiasi enunciato abbia la pretesa di essere “un sapere” [5].

Inoltre, questi “saperi scolastici” non sono altro che che saperi definiti, com’è il caso in Francia [6] al livello dello Stato-nazione : all’epoca della mondializzazione non sono sempre ben capiti, non sono apprezzati…

Non ci vuole molto per capire quanto succede oggigiorno : ormai ci sono autori che sono pronti a considerare che siccome i saperi scolastici sono più difficilmente definibili che non secolo fa, concludono che occorre eliminare la scuola (si veda per esempio il volume recente pubblicato in Francia di François Durpaire e Béatrice Mabillon -Bonfils : La fine della scuola ; La fin de l’école. PUF, Parigi, 288 pagine, 19.00€) [7].

A differenza di queste premesse noi giungiamo alla conclusione opposta : riteniamo che quanto maggiore sia l’offerta di saperi nel mondo, quanto più disparate frazionata e ambigua lo sia, è più difficile per un individuo costituirsi un proprio sapere e tutti avremo bisogno, anche i più deboli, della scuola ! Questa “società della conoscenza” che sembra essere proposta a destra ed a manca secondo uno slogan che non ha più molto senso, è profondamente disumanizzante. Una mediazione metodica è necessaria [8] e l’umanità e questa mediazione esiste nel seno di un servizio che deve restare pubblico perché la sua missione è più che sacra, ossia la scuola !

Un altro punto : un sistema scolastico che non si interessa che in maniera marginale ai saperi scolastici è assai paradossale ! Di cosa può interessarsi d’altro del resto ? Se si interessa di una sola cosa come succede nel sistema scolastico francese , questa cosa non può essere che la selezione, poco importa su cosa, basta selezionare una piccola élite che abbia un grosso potenziale… della quale si sa inoltre già che è reclutata socialmente e che quindi è di fatto molto ingiusta.

Interessarsi invece alle conoscenze acquisite da tutti presuppone un’ altra logica, ovviamente. Uno scenario del genere esige una base sociale e conoscitiva molto più diversificata e democraticamente più accettabile, per produrre le élite di cui una società necessita, anzi di cui c’è un grande fabbisogno oggigiorno !

 

L’Expresso : Su quale base occorrerebbe costruire questa cultura comune ? Il sistema scolastico francese è contraddistinto da fortissime disuguaglianze sociali e etniche. Agire sui contenuti è necessarie per rimediare a questa situazione ?

Anche in questo caso vorrei esprimere alcune idee semplici :

Nel 2005, in Francia, per permettere alla scuola di fornire ad ognuno i saperi essenziali che compongono lo “zoccolo comune” entro la fine dell’obbligo scolastico, si è tentato di dare una risposta a questo problema. Sfortunatamente, si è scatenato un vero e proprio processo alla stregoneria che ha accusato questa impresa di limitarsi a uno SMIC culturale [9] per tutti, come se nel diritto al lavoro lo SMIC non avesse costituito un progresso considerevole. Coloro che compongono questa frangia di oppositori non sono in buona fede ! [10].

A partire dal momento nel quale si è fatta più chiarezza su questa questione e soprattutto su quanto ci si aspetta da tutti gli alunni, si può pensare che si potrà lottare molto più efficacemente contro il disinteresse e le deviazioni prodotte dalla nausea dell’insegnamento in talune scuole. Tutto questo uscirà da un quadro che non si vuole confessare per essere oggetto il maggiore attenzione, di un aiuto e di un supporto agli insegnanti e di una costruzione su parecchi anni di un ciclo scolastico diverso. Se si pensa che più che mai la diffusione del sapere della costruzione delle competenze è uno strumento maggiore della giustizia sociale, allora non si deve tollerare nessuna degradazione della qualità del menu servito agli studenti. Salvo rari casi nel quale gli studenti provenienti dagli ambienti meno avvantaggiati dovranno beneficiare di menu scolastici più ricchi, di stimoli più intensi verso una cultura comune [11]. Ciò significa che un’ elaborazione locale dei programmi nazionali è una tappa importante, come lo è pure una competenza in materia che dovrà essere chiaramente inscritta nel bagaglio professionale di tutti gli insegnanti.

Il ritmo annuo  [12] "programmi-media generale-minaccia della ripetenza e della bocciatura" è talmente ancorato nel sistema scolastico francese da non stimolare affatto gli alunni che possono incontrare difficoltà ad imparare ;le e logiche del ciclo, lo scoraggiamento della bocciatura, dovranno far parte di un nuovo arsenale organizzato in funzione dell’efficacia e della giustizia scolastica.

Questo zoccolo, tuttavia, non cambierà miracolosamente come pure l’ ingiustizia che regna nella scuola francese : senza nemmeno parlare della lotta contro le scuole ghetto, è tutto il paesaggio della valutazione degli studenti che deve assolutamente essere rivisto. Il libro vi consacra un capitolo che riprende tutti i punti : molestie delle prove incessanti in classe, calcoli assurdi della media dei voti, esami, procedura di orientamento scolastico… e chi più ne ha più ne metta.

Che cosa dovrebbe essere cambiato ? Il ministero ? 1 ente indipendente ? I responsabili scolastici ?

Queste questioni di potere sono capitali, perché se la Repubblica li risolve male occorre anche sapere che dietro le quinte si nasconde il mercato con tutte le sue risposte già belle pronte ! Finora c’era l’opacità, nessuna regola, nessun principio che in Francia definisse chi fosse incaricato dei programmi, e nemmeno nessuna indicazione su quello che si dovesse chiamare “programma” né, ancor meno nessun standard al quale i programmi avrebbero dovuto conformarsi.

La legge del 2013 ha creato strutture che, per la prima volta delega una parte del lavoro di elaborazione dei contenuti (ma non quella della decisione che continua a essere una competenza esclusiva del potere politico nazionale) a un ente specifico, il Consiglio superiore dei programmi, che raggruppa esperti, responsabili scolastici, personalità della vita associativa. I primi mesi di funzionamento hanno subito mostrato che l’indipendenza nei confronti dell’autorità politica non può essere una realtà. Questo Consiglio ha pubblicato una “carta dei programmi” che è un progresso verso questa trasparenza che tutti si augurano. Ne parlo pure in maniera dettagliata e in questo volume.

È una buona cosa che il potere esecutivo non abbia il monopolio in questa materia sia perché è troppo effimero di per sé sia perché non può farne sempre un buon uso !

Ciò che è importante è fare sì che tutti, professionisti come utenti, acquistino poco per volta la consapevolezza dell’importanza che si sviluppi un dibattito pubblico sui valori e le aspettative della scuola. Il dibattito scolastico non può ridursi ad un discorso da bar : questo dibattito non avrà valore che a partire dal momento nel quale tutti coloro che vi partecipano potranno beneficiare dei contributi della ricerca scientifica e permettendo umilmente e empiricamente di valutare i programmi in vigore, i loro contributi i loro effetti sugli studenti, tenendo conto della loro diversità. Si deve costruire una nuova carta dei poteri in materia nella quale per esempio si riconosca che gli insegnanti devono essere più ascoltati che non coloro che, segnatamente nell’università producono i saperi sulla scuola [13].

 

Occorre dare agli studenti un margine di libertà in quello che è insegnato come è il caso, al liceo, in molti sistemi scolastici ?

Credo che occorra riflettere su questo aspetto : più si potenzia [14] , ebbene ciò lo si deve fare, nonché più si attribuisce importanza all’omogeneità dei risultati ed alle aspettative alla fine della scolarità obbligatoria, più occorre, particolarmente al liceo, aumentare il margine di libertà, lasciare "danzare" liberamente gli studenti ! Gli studenti dovrebbero essere in grado di sottrarsi al pesantissimo programma scolastico francese previsto per i vari tipi di maturità vagamente enciclopedici ed offrire agli studenti l’opportunità, se lo vogliono, di andare più in profondità oppure di vagabondare alla larga . Se si abbandonassero i tipi di maturità antidiluviani tuttora esistenti che lasciano credere alla presenza di talune predeterminazioni genetiche di tipo “scientifico” o “letterario”, che non hanno più che un senso storico… [15].

Perché questo non succede in casa nostra ?

C’è una vecchia tradizione in Francia :gli istituti scolastici, in specie i licei, assumono la responsabilità di orientare gli studenti ma senza avere nessun dubito in merito… Il “perché “dovrebbe essere studiato meglio ma si può fare l’ipotesi che ciò sia il prodotto dell’ombra gettata dalle classi preparatorie alle grandi scuole [16] sul liceo. Nelle classi preparatorie alle grandi scuole i programmi sono imposti poiché si tratta di programmi di concorsi. Si può supporre che questo sistema impedisca il germoglio dell’idea di libertà e di diversità a questo livello che è senz’altro un punto interessante negli studi come per esempio avviene nel Regno Unito.

Una parte della motivazione degli studenti potrebbe passare per questa via,con il coinvolgimento della loro responsabilizzazione per gli studi scelti, l’adozione di una minore gerarchizzazione dei tipi di licei, una perversità minore del sistema scolastico. Le “serie liceali vigenti” dovrebbero cedere il posto ad una maggiore flessibilità. Ciò può contribuire anche a scoraggiare lo spirito di casta e i pregiudizi di superiorità sociale che strumentalizzano i saperi scolastici. “Greco antico e burotica”, quando si arriverà a questo punto ?

L’Expresso ; Lei spiega in questo volume il legame profondo tra programmi e sistema scolastico. Cambiare i programmi implica cambiare la scuola ?

Che cosa è la scuola se non un progetto nel quale gli studenti imparano cose, indipendentemente dal loro statuto ? Si ha troppo avuto la tendenza in tutti paesi a definire la scuola con obiettivi quantitativi di scolarizzazione ! Come se i programmi in fondo non fossero i primi a definire la finalità di un sistema ! In questo modo , per esempio, proprio perché si è costruita la scuola media unica senza progetti chiari sul discorso sul mondo né come la giustizia che avrebbe dovuto diffondere che non c’è stato nessun cambiamento dell’istituzione. La scuola elementare della 3Terza Repubblica [17] aveva in programma pedagogico nuovo. Niente sarebbe stato possibile senza questo progetto.

Intervista a cura di François Jarraud pubblicata nel sito l’Expresso l’8 settembre 2014. L’originale in francese si può consultare cliccando qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

[1] Non tradotto in italiano

[2] ndr. : Questione trattata decenni di anni fa da Basil Bernstein oppure da Michel Foucault per non citare che due autori

[3] ndr. : Dibattito ormai assai vivace in diversi sistemi scolastici e non solo in Francia tranne che in molte organizzazioni internazionali che continuano a proporre un modello scolastico obsoleto, come se bastasse riprodurre il modello scolastico del passato per preservare la scolarizzazione e soprattutto i posti di lavoro per un personale di tipo particolare come quello che opera nelle scuole statali e private

[4] ndr. : Ma non solo la scuola francese dove pesa l’eredità di Durkheim

[5] ndr. : Per esempio Jules Verne letto in classe, secondo il programma di francese della scuola media, autore bellissimo ma del tutto superato se non si spiega convenientemente

[6] ndr. : Ma ciò succede anche altrove

[7] ndr. : Siccome in Italia i libri sulla scuola si vendono molto poco, parecchi volumi interessanti pubblicati all’estero non sono nemmeno tradotti ed occorre pertanto leggerli nella lingua originale, il che poi non è affatto male anche se ciò suppone sviluppate competenze linguistiche

[8] ndr. : Fra questa conoscenza molteplice , enciclopedica

[9] ndr. : Ossia a un salario minimo comune. Questo è il significo dell’acronimo SMIC

[10] ndr. : L’ autore avrebbe potuto qui alludere alle analisi che sono state pubblicate in Francia sulla fine del salariato e sull’evoluzione del salariato nel corso di questi ultimi secoli, questione strettamente connessa a quella dello sviluppo della povertà, ma purtroppo non lo ha fatto

[11] ndr. : Questo si può fare, ed esistono anche strepitose ma rare esperienze sparse qua e là di recupero di una popolazione scolastica molto marginalizzata, tremendamente povera, condannata dalla società

[12] ndr. : Che contraddistingue la scuola francese ma non solo

[13] ndr. : I quali vengono poi digeriti e adattati ai vari livelli scolastici

[14] ndr. : Il curricolo

[15] ndr. : Tutto ciò comporta però un ripensamento degli studi universitari. La scolarizzazione è una catena. Non si può cambiare un solo anello. Se lo si tocca va modificato anche tutto il resto

[16] ndr. : Le scuole preparatorie alle grandi scuole durano due anni. sono istituti iper-selettivi, molto competitivi. In Italia non ci sono e nemmeno altrove. Si tratta di una peculiarità francese

[17] ndr. : In Francia