Intervista a Barry Kaufman che ha recentemente pubblicato un libro assai polemico sui test, in particolare sui test d’intelligenza e sul destino degli studenti ritenuti disabili intitolato " Ungifted: intelligence redefined" ( in italiano si potrebbe dire: "Non dotato: intelligenza da ridefinire". Il libro non tratta delle valutazioni comparate su vasta scala.

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Valutazione degli studenti

I test sono attaccati da tutte le parti. La maggioranza del corpo insegnante li contesta , li subisce, ma li fa eseguire nelle scuole. Alcuni barano. altri insegnanti perdono tempo per spiegare agli studenti come si risponde ai test anche quando non si conosce la risposta. Taluni insegnanti riducono il curriculum e si concentrano unicamente sulle discipline trattate nei test. In conclusione i test producono effetti negativi nelle scuole, ma nondimeno offrono anche indicazioni utili per la gestione del sistema scolastico.

La diffusione dei test nelle scuole proviene dalla pratica dei test sul quoziente intellettuale ed ha modificato le politiche scolastiche, nel bene e nel male. I valutatori si sforzano di perfezionare i test, il progresso tecnologico ha generato nuovi tipi di test, le statistiche scolastiche hanno trasformato le analisi dei risultati oppure hanno fornito nuove chiavi di lettura, modalità diverse di rappresentazione dei risultati. Dei test, nelle scuole, non se ne può più fare a meno.

Finito l’anno scolastico, passato il periodo degli esami e dei test si può e si deve riprendere il tema della valutazione degli studenti con le prove strutturate ossia con i test. Molte resistenze nelle scuole, molti disagi, parecchio malumore attorno a questa questione. Orbene, non c’è fumo senza arrosto. E’ davvero semplicistico liquidare la questione del valore dei test accusando il corpo insegnante che ubbidisce a controvoglia, quello che resiste, che contesta, che boicotta i test di essere reazionario e conservatore, tanto più che anche tra i valutatori si discute a lungo sulla pertinenza e la bontà dei test. 

In traduzione libera si riprende un’intervista svolta da Kira Zalant di U.S. News , un’agenzia stampa USA, a Barry Kaufman, piscologo cognitivista, professore associato di psicologia all’università di New York, autore di un libro appena uscito intitolato "Ungifted : Intelligence Redefined"  [1], libro che probabilmente non sarà mai tradotto in italiano.

Kaufman mescola nel volume la sua esperienza personale e le nozioni che circolano tra il corpo insegnante sugli alunni dotati, su quelli che riescono a scuola, su quelli che a scuola non pongono problemi e sono i bravi, i primi della classe. Mostra i limiti di queste nozioni, dei pregiudizi che circolano nel mondo della scuola, di quanto i sistemi scolastici valorizzano. 

Intervista

 

K.Z. Come si misura l’intelligenza ora ?

Oggigiorno si ritiene che essere molto intelligenti significa essere dotati e ci serviamo di misure standardizzate come i test che misurano il quoziente intellettuale come il metodo predominante per misurare i doni o i talenti.

K.Z. Che cosa c’è di sbagliato in questo approccio ?

Non sono contrario alla misura del QI né alle prove strutturate, ma sono contrario alle concezioni che riducono le menti, lo spirito umano, ad alcune forme standardizzate senza tenere conto del fatto che ci sono molteplici vie per conseguire gli stessi risultati e che la motivazione e l’ impegno, la voglia di fare, sono un elemento estremamente importante di quest’equazione. In questo libro ho voluto mettere in evidenza la presenza di differenti tipi di mentalità, di modi di pensare, di maniere di operare intellettualmente ed ho tentato di capire come ciò succede. Ho realizzato che molte persone che soffrono di carenze o lacune mentali, quando sono motivate o sono impegnati in qualcosa che le interessa personalmente o che ha senso per loro, non gli obiettivi astratti imposti dalla scuola o dagli insegnanti, si comportano in modi molto diversi. Succede anche che taluni subiscono vere e proprie metamorfosi : da persone che sembrano stupide si trasformano in persone con talenti insospettati.

K.Z. Lei ha forse vissuto qualcosa di simile ?

Nei primi tre anni della mia vita, subito 21 infezioni auricolari ed ho sviluppato un difetto d’apprendimento chiamato “disordine centrale delle modalità d’apprendimento”. A causa di questo difetto ho sempre fatto fatica a capire. Per questa ragione sono stato cacciato nell’insegnamento speciale e ci sono voluti un paio d’anni per capire quanto mi succedeva. Quando ho capito che ero definitivamente pronto per qualsiasi sfida intellettuale, ho scoperto che l’etichetta che mi era stata accollata di alunno disabile era tale da impedirmi per anni di disfarmene. Solamente quando sono arrivato al 9º anno di scuola, un insegnante mi prese in disparte e mi ha chiesto come mai mi trovassi lì. Questo semplice atto di fiducia in me mi ha trasformato e penso che sono diventato vivo per la prima volta in quel momento. I miei risultati scolastici migliorarono immediatamente fino al punto da ottenere un dottorato all’università di Yale [2].

Tuttavia, per tutta la durata di questa vicenda che descrivo nel libro, ho dovuto spiegare continuamente alle persone che incontravo che intellettualmente era dotato e che ero penalizzato dalle prove standardizzate, ossia dai test, semplicemente perché la loro struttura non aveva il formato adatto per permettermi di esprimermi. Finalmente, quando ho iniziato a studiare questa materia in modo scientifico, fui affascinato dallo scoprire la quantità di persone che erano scartate dalla società ed erano considerate dei nulli dalla scuola pur avendo un potenziale intellettuale elevato ma che però erano incapaci di esprimersi e di mettere in evidenza le loro qualità nelle prove strutturate.

K.Z. Quale sarebbe un approccio migliore ?

Vorrei fare che si prendessero le distanze dalle analisi delle differenze individuali e che si comparassero le persone in funzione del loro livello di sviluppo con analisi nelle quali si tiene conto della loro storia, si inseriscono variabili che tengono conto dell’insieme della personalità. Un’ analisi simile esige che si riesca a comparare il passato della persona con il suo futuro e con i suoi sogni futuri. In questo modo si riesce a prendere in considerazione seriamente i sogni di qualsiasi bambino senza nessun pregiudizio e si potrebbe infine fare sì che ognuno riceva le risorse di cui necessita per realizzarli. Non ritengo che la scuola debba collocarsi nel mercato della valutazione. Non è di competenza della scuola valutare le persone. Pertanto vorrei davvero che si passi dalla valutazione all’ispirazione, ossia ad un modo di fare che aiuti i bambini, che li ispiri a realizzare i propri sogni.

K.Z. Questo approccio richiede davvero un sistema di istruzione totalmente differente da quello vigente ?

Veramente lo desidererei. Questo approccio richiede una diversa concettualizzazione dello scopo dell’istruzione scolastica. Ritengo, se tengo conto dei risultati più avanzati delle ricerche scientifiche sullo sviluppo psicologico, che ci sono condizioni chiare, ormai ben note, che favoriscono uno sviluppo umano florido a tutti - per esempio, alta stima di sé, ispirazioni, creatività- e che permettono alle persone di sentirsi motivate. Anch’io parlo molto di speranza. Si tratta di un concetto sottovalutato specialmente nel settore della ricerca scientifica sull’intelligenza. Ciò che ho dimostrato è che quando una persona ha la volontà di conseguire un obiettivo e quando questa persona può disporre di strumenti che permettono di attuare le strategie da seguire per giungere al risultato che si prefigge fino al punto da seguire percorsi alternativi del tutto inediti, il livello di speranza è molto elevato ed a riguardo di queste persone si può anche aggiungere che in genere a loro riguardo si possono emettere previsioni elevate di riuscita scolastica. Per ora, conosco una sola ricerca scientifica nella quale si dimostra che la speranza è un descrittore migliore di riuscita scolastica e questa indagine riguarda gli studenti delle facoltà di diritto. Ciò è davvero allucinante.

K.Z. A cosa può sembrare una scuola del genere ?

Se rinunciamo a costruire scuole suddivise in compartimenti stagni ed anche scuole cosiddette innovative con un apprendimento basato su progetti o sulla ricerca, e se finalmente rinunciamo a comparare gli studenti tra loro con i voti o con i test sul QI ma se permettiamo a tutti gli studenti di esprimere quanto sanno con i loro propri termini e con il materiali di cui dispongono, con la loro voce propria, ciascuno con il proprio ritmo, penso che prepareremmo meglio di studenti per il futuro, molto meglio di quanto facciamo ora, e ciò vale anche per gli studenti dotati.

K.Z. Che cosa potrebbe sorprendere i lettori ?

Credo un insieme di concetti che costituiscono una parcella , una parte dell’intelligenza umana. Molte persone non hanno esplorato l’intelligenza in questo modo e ciò è semplicemente l’effetto della tradizione proveniente dall’abitudine di effettuare test sul quoziente intellettuale che hanno indotto per finire l’abitudine, accettata come un dato di fatto, di comparare le persone tra loro con i test.

 

 

 

 

 

 

[1]  BASIC BOOKS, primo giugno 2013 - 397 pagine

[2] ndr. : Una delle più prestigiose università USA