Esiste una correlazione tra il piacere di leggere o leggere per piacere e i risultati scolastici? Gli analisti di PISA all’OCSE ne sono convinti.

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Piacere a leggere

Un numero crescente di quindicenni legge senza piacere anche se sembra che leggere qualcosa ogni giorno soltanto per piacere sia associato a migliori risultati scolastici. Le ragazze quindicenni sono più propense a leggere per piacere. L’indagine PISA pone un problema da chiarire: basta saper leggere bene e capire quel che si legge per riuscire a scuola oppure il piacere della lettura conta soprattutto per quel che succede nella vita adulta? Se fosse il caso cosa si potrebbe e dovrebbe intraprendere? Basterebbe un ritocco dei curricoli?

Il numero 8 di "PISA alla lente" [1] pubblicato dall’OCSE è dedicato all’analisi del gusto della lettura sfruttando i dati raccolti con l’indagine PISA, più precisamente quelli del questionario studenti. Per ora è disponibile solo la versione in inglese, allegata a questo articolo.

Il piacere di leggere

Il problema di fondo è la correlazione tra il piacere che si prova leggendo, il piacere di leggere, e i risultati scolastici. L’abilità in lettura, la comprensione di testi scritti, è correlata ai risultati scolastici. Non c’è dubbio al riguardo. Senza saper leggere correntemente e rapidamente non si va molto avanti a scuola e forse anche in molte situazioni della vita professionale. Il piacere di leggere è un’altra cosa. In primo luogo ci si deve chiedere se si legge meglio, se la competenza in lettura è sviluppata dal piacere che si prova leggendo. A prima vista si direbbe di sì, poiché se si ha piacere a leggere, in teoria si legge di più e leggendo di più si capiscono meglio i testi scritt e quindi si dovrebbero conseguire prestazioni scolastiche migliori perché la magioranza delle istruzioni, delle ingiunzioni e delle fonti d’informazione scolastiche sono scritte. Si è anche più informati, il mondo si apre. La lettura è uno strumento straordinario di apertura mentale, di esplorazione del mondo. Questo ragionamento va però comprovato. Gli autori della nota dell’OCSE-PISA sostengono che esiste una correlazione tra il piacere di leggere e i risultati scolastici. Una conclusione del genere merita di essere verificata con un’analisi più approfondita. Va detto che l’indagine PISA non è stata concepita per chiarire questo punto e che l’argomentazione degli analisti sembra tirata per i capelli.

Il tempo dedicato alla lettura

Un altro argomento affrontato nella "Newsletter" di PISA è il tempo dedicato alla lettura. Prima di entrare in materia va ricordato che le informazioni utilizzate per queste analisi provengono dalle risposte dei quindicenni a un questionario e quindi occorre tenere in conto la presenza di un margine di errore non solo statistico. Anche in questo caso i fautori della scolarizzazione sostengono che più tempo si dedica quotidianamente alla lettura (senza specificare di cosa) migliore è la scolarizzazione. Si inciti dunque a leggere e automaticamente si dovrebbero ottenere migliori risultati a scuola senza modificare la prassi consolidata dell’insegnamento. Insomma la lettura sarebbe la panacea della riuscita a scuola. Anche in questo caso sarebbero opportune ulteriori verifiche. E’ troppo bello per essere vero. Le conseguneze dal punto di vista dei curricoli sarebbero rilevanti. Però, se si incrociano i punteggi nei test di lettura con le risposte alla domanda sul piacere di leggere o sul tempo dedicato alla lettura sorge qualche dubbio in merito.

Piacere di leggere e risultati scolastici

Per esempio ci sono paesi nei quali i quindicenni a grande maggioranza leggono con piacere (Albania o Tainlandia). In questi sistemi scolastici, il 90% dei quindicenni dichiara di leggere con piacere, ma i punteggi nei test di PISA degli studenti di questi sistemi scolastici non sono brillanti. Al contrario ci sono paesi nei quali il piacere a leggere tra i quindicenni è molto più debole, come per esempio in Austria, in Svizzera, in Olanda, in Lussemburgo, in Belgio o in Giappone, eppure i punteggi nei test dell’indagine PISA dei quindicenni di questi paesi sono elevati. In questi casi i quindicenni conseguono buoni risultati in lettura, sanno leggere e capire quel che leggono, ma non leggono con piacere e non provano piacere a leggere. Preferiscono altre attività. Il piacere è altrove. Si legge per dovere. La mancanza di piacere a leggere non inciderebbe dunque negativamente sui risultati scolastici. Ma occorre anche in questo caso verificare in modo approfondito la pertinenza di questa osservazione.

L’appetito per la lettura in calo

La percentuale dei quindicenni che riferisce di leggere quotidianamente con piacere è calata tra il 2000 e il 2009 nella maggioranza dei sistemi scolastici dell’OCSE. In media, nel 2009, nei sistemi scolastici dei paesi dell’OCSE più di un terzo degli studenti quindicenni (37%) ha dichiarato che non legge per piacere. Il piacere per la lettura globalmente si è deteriorato in dieci anni. Nel 2000, il 69% dei quindicenni dichiarava di leggere con piacere ; nel 2009 questa proporzione è scesa al 64%. In Austria più della metà dei quindicenni ha ammesso di essere in questa condizione. 

Il calo si constata in 22 sistemi scolastici. In questo caso si trovano la Finlandia, la Svizzera, il Messico, il Portogallo, paesi nei quali la dimunizione è stata superiore al 10%. Eppure gli studenti finlandesi sono sempre al top della classifica nei test. I risultati italiani invece sono relativamente stabili e li commentiamo tra poco.

L’evoluzione del piacere della lettura in dieci anni si evince dalla tavola 1 [2] Tentiamo una mini.analisi: in Svizzera, la proporzione dei giovani che dichiarano di provare piacere a leggere è di gran lunga inferiore alla proporzione degli studenti italiani. Inoltre in dieci anni la percentuale dei quindicenni elvetici che dichiara di leggere con piacere cala moltissimo ma nel test PISA di lettura gli Svizzeri sono molto migliori degli Italiani. La tesi dell’OCSE di una relazione tra piacere della lettura e risultati scolastici scricchiola. Il fenomeno è senz’altro interessante e subito viene da pensare che forse lo sviluppo e la diffusione delle TIC (Nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione) ha qualcosa a che fare con quest’evoluzione, ma non ne sappiamo gran che a questo riguardo. Neppure l’OCSE ci aiuta a rispondere questo quesito.

 

Tavola 1 : Evoluzione della proporzione dei quindicenni che leggono per piacere tra il 2000 e il 2009

Le ragazze leggono con piacere più dei maschi

Le ragazze leggono molto di più per piacere che non i ragazzi in tutti paesi ad eccezione della Corea. In media c’è una differenza del 20% tra ragazzi e ragazze per quel che riguarda la lettura con piacere. Questa percentuale supera il 25% in Canada, Finlandia, Germania, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo nonché in altri sistemi scolastici. In Corea invece la proporzione di ragazzi e ragazze che leggono con piacere è identica. Anche in Giappone questa differenza tra i generi è relativamente piccola.

Il vantaggio socioeconomico


Gli studenti dei ceti privilegiati, grosso modo il 72% degli studenti che si collocano nel gruppo degli studenti privilegiati secondo l’indice dello statuto economico, sociale e culturale costruito per l’indagine PISA, riferisce che legge quotidianamente per piacere mentre invece solo il 56% degli studenti svantaggiati ammette di farlo. In taluni sistemi scolastici dell’OCSE (Australia, Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Irlanda, Corea, Lussemburgo e Svizzera) la differenza tra studenti dei ceti privilegiati e studenti provenienti dai ceti meno favoriti per quel che guarda la lettura con piacere oltrepassa il 20%.

La situazione in Italia


In Italia, la percentuale degli studenti che leggono con piacere è calata di poco tra il 2000 e il 2009. La percentuale dei ragazzi che nel 2009 dichiaravano di non leggere con piacere era pari alla media dell’OCSE, grosso modo uno studente su due (52%) mentre la proporzione delle ragazze che dichiaravano di leggere con piacere era leggermente superiore alla media delle risposte delle ragazze dei sistemi scolastici dell’OCSE, media pari al 73%.

Conclusione

Non siamo in grado di affermare se queste informazioni sono preoccupanti o meno. Indubbiamente aprono un campo d’indagine nuovo che i dati forniti dall’indagine Pisa non permettono però d’ approfondire. Se però si confermasse che leggere ogni giorno qualcosa con piacere incide sulle competenze in lettura e migliora i risultati scolastici allora si dovrebberoimpostare strategie di lettura specifiche e curricoli scolastici appositi per conseguire quest’obiettivo.


 

[1] PISA in Focus, settembre 2011

[2] Purtroppo la tavola è in inglese perché è ricopiata e incollata tale e quale dal documento del’OCSE.

Les documents de l'article

PISA_lettura.pdf