Secondo l’OCSE, il Belgio dovrebbe fare di più per aiutare i giovani a partire sul piede giusto al momento dell’entrata nel mondo del lavoro.

******************************************* D’après un nouveau rapport de l’OCDE, la Belgique devrait davantage aider les jeunes à prendre un bon départ dans la vie active. Le taux de chômage des jeunes âgés de 15 à 24 ans se situe toujours autour de 20 % en 2005, soit à un niveau pratiquement identique à celui qui prévalait 10 ans plus tôt, et à environ sept points de pourcentage au-dessus de la moyenne de l’OCDE.

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Il Belgio potrebbe fare meglio per i giovani che escono dal sistema scolastico

Questa pubblicazione è la prima di una serie di indagini svolta nell’ambito dell’ esame tematico delle politiche adottate per facilitare la transizione dalla scuola alla vita attiva e per migliorare le prospettive occupazionali dei giovani. Non è la prima volta da un ventennio a questa parte che l’OCSE si occupa di questo tipo di problema. L’ esame tematico fa parte della panoplia classica di azioni del programma dell’OCSE. L’aspetto originale in questo caso risiede nel fatto che l’iniziativa non proviene dal Comitato dell’educazione ma da quello dell’occupazione, del lavoro e degli affari sociali.

L’esame tematico sulle politiche della transizione dalla scuola al lavoro lanciato dall’OCSE si basa sulla premessa che il mercato del lavoro è vieppiù teso e selettivo e che la mancanza di diplomi accentua lo svantaggio comparativo. Per altro, qualunque sia il livello del diploma, le prime esperienze sul mercato del lavoro dopo la fine degli studi, all’uscita dalla scuola, condizionano fortemente la traiettoria professionale. Una buona partenza conta perché facilita l’inserimento nella vita attiva, mentre una partenza difficile o peggio fallita genera situazioni che si rivelano spesso molto difficili da correggere, compensare o neutralizzare.

L’esame tematico in corso all’OCSE si svolgerà tra il 2006 ed il 2007. Vi partecipano quindici paesi ma non l’Italia, che pure ne avrebbe alquanto bisogno: Belgio, che è stato l’oggetto del primo esame, poi Canada, Corea, Danimarca, Spagna, Stati Uniti, Francia, Grecia, Giappone, Olanda, Norvegia, Nuova Zelanda, Polonia, Repubblica slovacca et Regno-Unito. Secondo il modello abituale, ogni paese prepara una relazione nazionale nella quale si descrive la politica in esame; un gruppo di esperti visita il paese ed intervista vari attori prima di redigere un contro-rapporto e per finire si organizza un seminario internazionale durante il quale si confrontano le varie posizioni e si discutono i provvedimenti da raccomandare. Il seminario belga di verifica del progetto di rapporto finale si è tenuto l’8 novembre 2006 a Bruxelles. Il rapporto finale che qui si presenta è stato preparato da Anne Sonnet, collaboratrice dell’OCSE specialista di problemi della disoccupazione, con la collaborazione Clarisse Legendre.

La popolazione esaminata è quella della fascia di età dai 15 ai 29 anni, ripartita nei tre classici gruppi 15-19, 20-24 e 25-29 anni.

La perizia sul Belgio(esiste solo in francese)

La situazione nel Belgio non è rosea per i giovani. Il tasso di disoccupazione giovanile per la fascia di età dai 15 ai 24 ani nel 2005 era pari al 20% circa , una proporzione simile a quella di dieci anni prima. L’uscita dalla scuola e la ricerca di un primo impiego è quindi un problema per almeno un quinto dei giovani. Partendo da questa constatazione, il rapporto propone una strategia imperniata su quattro punti:

- fare in modo che i govani all’uscita dalla scuola ricevano un diploma od un attestato che certifichi il conseguimento di abilità e competenze riconosciute;
- rendere la transizione dalla scuola alla vita attiva meno urtante e meno brusca;
- potenziare gli obblighi reciproci dei giovani;
- eliminare le barriere che ostacolano il reclutamento dei giovani.

A questo scopo, nel rapporto vengono formulate quattro raccomandazioni:

- non attendere ed intervenire il più presto possibile ed in modo coordinato e sostenuto. In Belgio si agisce spesso troppo tardi quando la dispersione scolastica è già una piaga. La prevenzione precoce dell’insuccesso scolastico è una premessa essenziale per lottare contro la disoccupazione giovanile.

- sviluppare l’insegnamento in alternanza scuola-lavoro, in particolare valorizzare l’apprendistato come lo si fa in Germania, in Svizzera, in austria e come la Francia ha iniziato a farlo in questi ultimi tempi. Un buon apprendistato è una formula efficace contro la demoralizzazione dei giovani che non riescono a scuola.

- garantire ai giovani che escono dal sistema scolastico un accompagnamento su misura ed attivo per trovare un’occupazione e non limitarsi a versare loro un’indennità di disoccupazione che è un provvedimento controproducente.

- destinare gli aiuti alla formazione professionale nelle aziende ai giovani meno qualificati che sono alla ricerca di un’occupazione.

Questo tipo di indagini sono molto utili per riflettere sulla situazione italiana. Sappiamo che i tassi di disoccupazione giovanile in Italia sono tra i più alti d’Europa e che la dispersione scolastica in Italia è un male cronico; per altro molti dati confermano che in Italia l’interfaccia tra formazione/istruzione ed entrata nel mondo del lavoro è problematica. In altri termini, anche senza una verifica empirica, si può dire che l’Italia non sta meglio del Belgio. Beninteso, le dimensioni dei due paesi non sono comparabili, ma le piste percorse nel rapporto OCSE sul Belgio e le raccomandazioni rivolte alle autorità belghe forniscono argomenti per ragionare sui problemi italiani e per escogitare strategie di sviluppo alternative a quelle finora seguite. Per esempio, ci sono dati a iosa che dimostrano l’efficacia dell’ apprendistato nelle aziende o della formazione combinata scuola-aziende per i giovani della fascia 15-19 che sono in insuccesso scolastico e che abbandonano la scuola senza nessun diploma in mano. La necessità di sviluppare l’apprendistato è stata segnalata più volte alle autorità italiana ma finora non se ne è fatto nulla. Orbene, nel rapporto dell’OCSE rivolto alle autorità belghe si ritrova una raccomandazione analoga. Questo dovrebbe indurre a prendere finalmente in considerazione in modo serio questa soluzione se si vuole veramente riordinare l’istruzione e formazione professionale in Italia.

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