Sono presentati in questo articolo 10 volumi scelti in modo arbitrario e del tutto personale tra le migliaia di libri esposti nel salone delle esposizioni che è il cuore del meeting annuale della società USA di ricerca sull’istruzione scolastica. Il criterio di scelta è duplice: l’attualità del tema trattato e l’interfaccia con la questione scottante dell’equità del sistema d’istruzione nonché la descrizione di politiche miranti a ridurre le discriminazioni sociali di fronte all’istruzione.

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Libri sulla scuola presentati al convegno AERA 2013

Il sistema scolastico USA come quello di tutti i paesi è ingiusto, privilegia chi già sa e aiuta solo parzialmente, in maniera frammentaria chi proviene dai ceti marginali. Numerosi programmi sono stati tentati per rendere equo il servizio scolastico pubblico ma i risultati non sono stati fin qui soddisfacenti. Il problema sussiste, probabilmente perché il difetto si situa nella concezione del sistema scolastico e d’istruzione. Le operazioni tentate finora alcune delle quali sono descritte nei volumi qui presentati non hanno contribuito che in modo parziale a ridurre le discriminazioni sociali di fronte all’istruzione. Se ne può però parlare con cognizione di causa grazie al gran numero di ricerche scientifiche condotte su questo tema. Non si tratta di micro-indagini che concernono una decina di scuola, qualche centinaia di classi e poco migliaia di studenti ma di indagini su vasta scala che producono informazioni attendibili, osservate, misurate, contestate e criticate dalla comunità scientifica.

Il cuore del congresso annuale della società USA di ricerche sull’istruzione scolastica  [1] è l’esposizione di libri che è un salone del libro pedagogico nel quale si offre un’opportunità unica per scoprire nuovi prodotti ed anche applicazioni informatiche delle principali case editrici USA attive sui temi dell’istruzione, della politica scolastica, della produzione di test. Il salone permette anche di prendere conoscenza dei documenti recenti dei principali centri di ricerca sulla scuola USA.

In questo articolo si segnala una succinta selezione di dieci opere che probabilmente non saranno mai tradotte in italiano ma che potrebbero aiutare a capire alcuni problemi della scuola italiana e a captare le tendenze che caratterizzano la ricerca scientifica su alcuni temi. La scelta è del tutto soggettiva ed arbitraia. E’ il frutto di interessi, passioni, curiosità soggettive e non di un’analisi di mercato o di una sistematica scrematura delle preoccupazioni che circolano nel mondo della scuola italiana oppure nella politica scolastica italiana. Per esempio sono state ignorate le numerose pubblicazioni riguardanti la valutazione. Questo non è un tema nuovo negli USA e chi in Italia discetta di valutazione probabilmente conosce o dovrebbe conoscere i testi fondamentali apparsi da una trentina d’anni almeno negli USA su quest’argomento.

The Resegregation of Suburban Schools : A Hidden Crisis in American Education 

Edito da Erica Frankenberg and Gary Orfield 

Questo volume è una compilazione di articoli curata tra l’altro da Gary Orfield professore all’università di Los Angeles che è lo specialista delle politiche segrazioniste negli USA ed in quanto tale lavora sull’equità dei sistemi scolastici e svolge progetti sulla misura delle discriminazioni sociali di fronte all’istruzione. Il problema affrontato in questa pubblicazione è di primo acchito tipicamente USA poiché concerne la segregazione le cui vittime principali sono gli studenti di colore e il boicotto da parte della maggioranza bianca delle politiche anti-segregazioniste. Questo tema però può essere estrapolato alla situazione europea, a quanto succede nelle metropoli del vecchio continente. Al posto degli studenti di colore si possono mettere gli studenti provenienti dal mondo dell’immigrazione. In Europa non c’è stata una politica deliberata di desegregazione ma questa fu implicita ed ora cosa succede ? E’ su questo punto che il volume è utile per la presentazione delle indagini in corso negli USA e per l’illustrazione dei metodi di indagine.

Per altro, il volume dimostra il fallimento di una politica scolastica, ed è questo che soprattutto merita di essere messo in evidenza. La lotta contro la segregazione scolastica negli USA è fallita come dimostra Orfield e sono le cause dello scacco di questa politica nonché della rinascita delle politiche segregazioniste a scapito della minoranza di colore che meritano di essere analizzate. Non è solo una questione di razzismo ma è una d’impotenza della politica scolastica .

School Choice and School Improvement a cura di  Mark Berends, Marisa Cannata e Ellen B. Goldring, 2011

 

In questa compilazione si affronta una questione scottante delle politiche scolastiche ossia la libertà di scelta della scuola. In Italia, questo problema è stato sottovalutato. I bacini d’utenza sono stati smantellati senza nessuna seria indagine sulle conseguenze  [2] per cui la scolarizzazione in Italia si svolge come se tutti gli istitui scolastici fossero tra loro uguali il che lascia le famiglie libere di scegliere l’istituto scolastico prediletto. Una situazione del genere produce inevitabilmente parecchia discriminazione sociale di fronte all’istruzione perché ci sono famiglie meglio informate di altre, perché non tutti possono permettersi spostamenti costosi per fare frequentare ai propri rampolli la scuola piùprestigiosa o auella migliore oppure auella che gode di una buona nomea, perché nelle zone periferiche non ci sono molte scuole. In ogni modo non è affatto vero che tutte le scuole siano tra loro uguali come lo dimostrano moltissime indagini e soprattutto le analisi sulla varianza tra scuole. In Francia invece i tentativi per liberare l’accesso alle scuole e per non più imporre l’iscrizione ad un determinato istituto scolastico in funzione del domicilio ha prodotto molte reazioni e resistenze ed anche numerose indagini. In genere, i promotori della libertà di scelta dell’istituto ritengono che il provvedimento contribuisca a migliorqre gli apprendimenti. Gli oppositori invece denunciano questa opportunità come un primo passo verso la trasformazione del mondo scolastico in un quasi mercato nel quale le scuole sono in competizione l’una con l’altra per non perdere studenti o per accrescere o mantenere il prestigio o la nomea di essere una scuola di qualità, un istituto severo nel quale si apprende e non si scherza con gli apprendimenti. La diffusione negli USA del modello delle "Charter Schools" ha accentuato il dibattito sui pro ed i contro della libertà di scelta della scuola. Il volume rende conto di queste indagini e fa il punto sulle conoscenze fin qui accumulate su questo argomento. Il volume fornisce indicazioni sulle indagini da svolgere, sugli aspetti da considerare, su punti da non trascurare. Sarebbe bene che in Italia si svolgessero indagini multiple su questo tema tanto più che è ormai noto che tra le scuole italiane esiste una grande varianza la quale alimenta una politica favorevole alla libertà di scelta e quindi alle discriminazioni scolastiche mentre un’altra strategia di politica scolastica può essere concepita per diminuire le disparità tra scuole.

 Anche questo volume è una raccolta di saggi che meritano di essere considerati per due ragioni : dapprima perché illustrano le tendenze in atto nell’evoluzione della pedagogia comparata e poi perché evidenziano le discriminazioni sociali di fronte all’istruzione che sussistono nonostante il blaterare degli politici, dei dirigenti, dei responsabili scolastici e degli insegnanti. Alla lzttura di auesto colume si può senz’altro affermare che la pedagogia comparata di papà è morta anche se non è ancora del tutto sepolta. I saggi raccolti in questo volume illustrano assai bene uno degli orientamenti che contraddistinguono la pedagogia comparata attuale. Inoltre il volume tratta con un taglio originale il tema centrale del convegno AERA 2013 ossia "povertà e istruzione scolastica". Nel volume sono raccolti una serie di studi empirici nei quali si esplorano le interazioni tra classi sociali, struttura sociale, opportunità d’istruzione e risultati scolastici su vasta scala, con uno sguardo comparato internazionale. Si esce insomma dai confini USA ed anche questo aspetto, ossia la grande atteenzione alla comparazione è una novità. Il punto di partenza comune è la globalizzazione e le sue conseguenze come le migrazioni internazionali, la trasformazione del commercio, l’impatto della finanza mondiale e le sue ramificazioni sulle politiche scolastiche e la struttura sociale, temi in genere poco trattati sia da un punto di vista empirico che da uno teorico mentre invece ci si deve interrogare su come la povertà si riproduce nelle società contemporanee, su come le classi sociali si rinnovano , su come il servizio scolastico statale concorre a mantenere ed a riprodurre nel mondo intero l’organizzazione della società in classi sociali, su come fa i conti con l’apparizione di nuove classi sociali, sia al vertice che alla base dell’organizzazione sociale.

Il primo saggio di Adam Gamoran, professore all’università del Wisconsin-Michigan ed uno degli specialisti USA degli studi internazionali sulla scuola è particolarmente meritevole di attenzione. Gamoran ha presentato il suo saggio nella sessione intitolata " Poverty and Privilege in the Changing Global Landscape : Education and the production of New Forms of Social Stratification" [3].

 

 Questo volume è ormai un classico e raccoglie le indagini recenti della professoressa Jeannie Oakes che ha dedicato tutta la sua vita scientifica ed universitaria all’analisi delle modalità di organizzazione della scuola media e più in generale dell’insegnamento secondario per mostrare le conseguenze nefaste di una strategia scolastica che propone indirizzi esigenti per gli studenti migliori ed indirizzi pratici, poco esigenti, per gli studenti deboli. All’interno delle scuole medie, ovunque nel mondo, è raro che l’insegnamento sia impostato per classi eterogenee nelle quali sono raggruppati studenti forti e studenti deboli. È infatti molto più difficile insegnare in classi eterogenee che non in classi omogenee con studenti della stessa capacità intellettuale. Oakes ha dimostrato che dal punto di vista dell’equità e degli apprendimenti le classi eterogenee nelle quali studenti con qualità differenti siedono uno accanto all’altro e sono in contatto tra loro durante le lezioni e non solo aricreazione permettono di migliorare gli apprendimenti degli studenti deboli senza penalizzare affatto la progressione e gli apprendimenti degli studenti forti. La professoressa Oakes ha ricevuto il premio 2013 dell’AERA nella sezione “Social Justice in Education" [4] ed ha tenuto una prolusione ; molto applaudita, intitolata “Evidence and Activism : Research to Challenge Structures of Inequality” [5]. Per certi versi, le indagini molto coerenti su un periodo di vent’anni circa di Jeannie Oakes sono discutibili ma nondimeno meritano di essere considerate perché attirano l’attenzione su una delle facce nascoste dell’organizzazione dell’insegnamento secondario, ossia sulla segregazione latente all’opera dentro le scuole che si proclamano ufficialmente come “scuole medie uniche” ma che uniche non sono affatto. D’altra parte, il problema dell’insegnamento a studenti con competenze diverse è davvero un grattacapo per molti insegnanti. Le analisi di Oakes permettono in primo luogo di evidenziare la presenza nelle suole di operazioni più o meno larvate che discriminano gli studenti in funzione della classe sociale di origine e delle competenze ed in secondo luogo suggeriscono e illustrano modalità alternative per gestire classi scolastiche eterogenee. La conclusione più rilevante è che non esiste una sola via, un solo indirizzo, una sola filiera per progredire e per accedere agli studi superiori o per immatricolarsi all’università ma che questo obiettivo può essere conseguito seguendo percorsi scolastici, ossia curricoli diversi, che non penalizzano gli studenti ; ma ciò comporta una riorganizzazione dell’insegnamento secondario.

 

Choices and Challenges : Charter School Performance in Perspective a cura di  Priscilla Wohlstetter, Joanna Smith e Caitlin C. Farrell

 L’esperienza delle “Charter Schools" è senz’altro una delle più controverse ma anche una delle più osservate e studiate dalla comunità scolastica scientifica USA. I confronti tra il modello delle “Charter Schools" e quello delle scuole statali tradizionali è molto problematico perché lo statuto delle “Charter Schools" cambia da Stato a Stato e quindi l’esperienza non si svolge secondo criteri uniformi in tutti i 50 Stati degli USA. Alcune indagini meritano tuttavia di essere prese in considerazione per la qualità e il rigore del metodo adottato. Grazie a queste indagini si sono apprese molte cose su come le “Charter Schools” funzionano e sui risultati che ottengono. Di una cosa si può essere certi : nonostante la quantità delle indagini sussistono molti punti oscuri. In questo volume sono state raccolte una serie di indagini empiriche che mettono in evidenza le lacune della ricerca scientifica sulle “Charter Schools" che sono tali da giustificare ulteriori indagini. Si discutono inoltre le statistiche, le informazioni a disposizione e le risorse che occorrerebbero per impostare nuove indagini e per proporre indirizzi prioritari da seguire nel futuro. Il volume è interessante proprio perché dimostra quanto importante sia discutere i limiti e le indagini vigenti prima di trarre conclusioni generali sulla validità o sulla inutilità di un’ esperienza come quella delle “Charter Schools" che inizialmente si prefiggeva di esautorare le scuole dell’obbligo di applicare i regolamenti ed i programmi delle scuole tradizionali, di assegnare una franchigia agli istituti scolastici con la speranza che ciò facendo di conseguissero risultati scolastici migliori. Quest’intenzione è stata interpretata in diversi modi nei vari Stati a seconda della forza dell’opposizione dei difensori della scuola statale tradizionale. Non tutto è filato liscio conl’esperienza delle "Charter Schools" ed è questo aspetto che attira l’attenzione dei saggi che compongono il volume. Perché il sistema scolastico tradizionale resiste, quali argomenti tira in ballo, perché l’innovazione alterna alti e bassi ?

 

 Questo volume è interessante per molteplici ragioni : la prima perché è stato curato da Milbrey McLuaghlin che è una specialista di , sulla breccia da una quarantina di anni, poi perché si tratta di un testo pubblicato dall’università di Harvard ed infine perché nel volume si affronta di petto la questione dell’uso dei dati e delle statistiche per gestire il cambiamento nella scuola. Questa è forse la grande svolta che contraddistingue le riforme scolastiche di questo ultimo ventennio ed è anche l’ostacolo principale contro il quale si urtano le riforme più avanguardistiche che devono fare i conti con le resistenze, l’ottusità, l’incompetenza di molti insegnanti e di molti dirigenti. Il volume è stato concepito come una guida proprio per questo pubblico nonché per i responsabili scolastici a livello locale e per i ricercatori i quali sono invitati a riflettere sulla natura di dati che potrebbero servire come leva per il cambiamento e per identificare le politiche più efficaci, gli interventi che si impongono e le risorse da sfruttare sul territorio, tenendo conto delle condizioni locali. Sempre più ci si rende conto che le influenze che concorrono a modellare l’ambiente nel quale i bambini e gli studenti crescono al di fuori delle scuole sono quanto mai nei rilevanti. Non basta quindi costruire banche dati [6] per scrutare i progressi degli studenti e per ponderare gli interventi all’interno della scuola della burocrazia scolastica. È assolutamente indispensabile adottare un atteggiamento olistico per captare e capire come si comportano gli studenti dentro e fuori la scuola e per tratteggiare gli interventi , anzi una combinazione degli interventi che sembrerebbero più promettenti per ottenere i migliori risultati all’interno delle scuole. Moltissime leggi concepite per proteggere le persone impediscono di raccogliere informazioni utili ed anzi indispensabili per la scuola. Questo è un problema non indifferente ed è ora che i specifichino le eccezioni che consentano ai ricercatori di violare le norme della privacy per fini di ricerca o per l’itruzione "tour court".

In questo volume si raccolgono una serie di saggi di autori che descrivono iniziative di vario tipo per comporre un archivio di dati sui giovani che serva veramente alla vita scolastica così come è tuttora concepita. Il volume è proprio una specie specie di guida per aiutare i responsabili scolastici ad ogni livello a raccogliere le informazioni che contano affinché le singole scuole possano disporre di quei dati che potrebbero servire loro per impostare strategie pedagogiche efficaci. Si tratta di un libro pionieristico ed è per questa ragione che è inserito in questa lista nonostante i timori e le riserve che si possono esprimere di fronte al dilagare delle banche dati sui giovani e sugli studenti.

 

The Futures of School Reform a cura di Jal Mehta, Robert B. Schwartz e Frederick M. Hess

 Anche questo volume è stato pubblicato dall’università di Harvard ed è la relazione finale di tre anni di lavoro da parte di un gruppo di esperti della scuola negli Stati Uniti riunito dalla Harvard Graduate School of Education, ossia dalla scuola post-dottorale nel settore scolastico dell’Università di Harvard. Il gruppo di lavoro è partito dalla constatazione che le riforme scolastiche tentate finora non hanno dato i risultati sperati. Il volume tratteggia una varietà di prospettive di riforma e di politica scolastica che trascendono i limiti piuttosto conservatori delle concezioni attuali e che prospettano soluzioni alternative che scombussolano l’impianto scolastico vigente. Del resto, di questo lavoro se ne è già parlato in questo sito(cliccare qui). Nonostante la diversità di opinioni esistenti tra i membri del gruppo di lavoro, i differenti punti di vista hanno finito per coincidere nell’identificazione di alcuni punti di forza sui quali fare leva per generare un cambiamento radicale e altamente necessario del sistema scolastico. Lo scopo di questo libro non è tanto quello di presentare una serie di opzioni o di scenari politici. Per i membri del gruppo è evidente che lo scenario della conservazione non è più difendibile ma occorre anche prendere atto che per il momento coesistono punti di vista molto contrastanti. Il gruppo ha tentato di identificare quali fossero i limiti comuni alle tensioni che oppongono coloro i quali si prefiggono di modificare la scuola perché questa è una delle vie da seguire per scegliere una buona strategia di riforma. È indubbio che il sistema scolastico attuale, ovunque, non può fare a meno di miglioramenti radicali anche semplicemente per il fatto che è incapace di competere con quanto succede nell’economia globale. Le diverse voci che si esprimono in questo volume dimostrano che non c’è una sola soluzione ma tutti concordano sul fatto dell’urgenza di un intervento e di una riforma radicale sul sistema scolastico.

 

Anche questo volume è destinato ai professori della scuola media che ritengono impossibile oppure molto difficile insegnare in particolare la matematica e le scienze a classi composte da studenti con livelli conoscitivi diversi. La ricerca scientifica ha ampiamente documentato i benefici dell’insegnamento in classi eterogenee, ma la maggioranza degli insegnanti e dell’opinione pubblica che ha voce in capitolo persiste nel ritenere che le classi debbano essere suddivise per livelli di competenza accademica. Il libro va in un certo senso controcorrente e fornisce numerosi esempi e testimonianze di successi nell’insegnamento in classi eterogenee. Il successo beninteso è misurato con i risultati convalidati da valutazioni appropriate . Si può quindi insegnare con esiti non solo onorevoli ma anche positivi in classi composte da gruppi di studenti tra loro molto diversi per abilità conoscitive. I migliori non soffrono, ossia non subiscono nessun danno dal punto di vista degli apprendimenti per il fatto di trovarsi accanto a compagni meno forti e quest’ultimi fruiscono del traino dei compagni più forti. Queste indagini sono interessanti dal punto di vista didattico ma sono anche limitate perché presuppongono che nella scuola media unica le classi siano composte da studenti nella stessa generazione, che ci siano programmi unici identici per tutti da realizzare nel corso dell’anno scolastico ed ignorano soprattutto quanto succede dopo la scuola media. A questo riguardo ci sono poche indagini che valutano i risultati scolastici degli studenti che escono dalle classi eterogenee della scuola media. Queste indagini dimostrerebbero che in brevissimo tempo il divario conoscitivo e di competenze che alla fine della scuola media tra gli studenti di queste classi scolastiche è alquanto ridotto si ristabilisce e si accentua. Quindi gli effetti dell’istruzione in classi eterogenee per competenze non si prolungano ed i benefici intellettuali che ne traggono gli studenti deboli sembra che scompaiono in pochi mesi.Un’altra cosa sono i benefici emotivi, affettivi, picologici. Questo è un campo che merita di essere esplorato ulteriormente. Il volume è accompagnato da un DVD di 80 minuti che illustra le buone pratiche di un insegnamento della matematica e delle scienze nella scuola media in classi eterogenee. Il libro che accompagna il disco include piani di lezioni, appunti presi dagli studenti, riflessioni scritte da parte degli insegnanti. Questo volume è il corrispondente pratico dei numerosi lavori presentati nel testo coordinato da Jeannie Oakes citato in precedenza.

Il difetto principale di questo lavoro consiste nel fatto che si dà per acquisita l’impostazione scolastica vigente, che si propongono esperienze di per sé anche convincenti per correggere i principali difetti dell’organizzazione scolastica attuale come per esempio quelli constatati da numerosissime indagini sulla scuola media, mentre invece sarebbe più che opportuno riflettere su modelli radicalmente alternativi che implichino anche il sacrificio di questo anello dell’istruzione consolidatosi man mano con la giusta “massificazione” dell’istruzione scolastica.

Per concludere non possono mancare due segnalazioni a volumi consacrati all’indagine internazionale condotta dall’OCSE sulle competenze e le conoscenze dei quindicenni, ossia l’indagine PISA. Finalmente, si potrebbe dire, iniziano ad apparire lavori critici che mettono in evidenza i difetti, i limiti i problemi di un’ indagine che ha indubbiamente modificato il panorama politico scolastico di quest’ultimo decennio.

 Il primo di questi due volumi è una compilazione curata dal professor Manfred Prenzel dell’università di Monaco che raccoglie i contributi presentati al congresso dedicato ai problemi della ricerca scientifica posti dall’indagine PISA che si è tenuto a Kiel in Germania dal 14 al 16 settembre 2009. Questo tipo di incontri è molto importante per permettere alla comunità scientifica che lavora sulle valutazioni internazionali su vasta scala di discutere i problemi metodologici posti dalla raccolta e dall’analisi dei dati. Nulla è perfetto in questo cqmpo e il confronto scientifico è fondamentale. A questo incontro hanno partecipato alcuni degli esperti più noti a livello mondiale coinvolti nella realizzazione dell’indagine PISA. La pubblicazione dei loro contributi permette di farsi un’idea idea delle questioni in sospeso e tuttora criticate concernenti la realizzazione di questa indagine e l’usufrutto nonché l’interpretazione della massa di dati raccolti. Si tratta dunque di un volume quanto mai utile per penetrare nelle viscere dell’indagine PISA, per conoscerne i difetti, i punti deboli, ed è quindi raccomandabile a tutti coloro che si occupano di questa indagine e soprattutto a coloro che contestano l’indagine e la criticano. Il volume è stato pubblicato dalla casa editrice tedesca Springer. 

Si tratta della prima pubblicazione dedicata completamente all’indagine Pisa che riunisce i contributi di esperti operanti in diversi campi. Il volume fornisce prospettive stimolanti sulla ricerca comparata risultante dalle analisi su vasta scala. L’obiettivo di questo volume è quello di fornire ad un pubblico allargato i risultati delle ricerche svolte attorno all’indagine Pisa. In particolare, vengono trattati quattro temi :

-Le indagini riguardanti i contenuti ;

-gli aspetti metodologi ;

-le ricerche riguardanti il contesto ;

-le ricerche sulle tendenze di sviluppo e sull’evoluzione di questa indagine.

Uno dei contributi più interessanti è quello sugli effetti del tempo dedicato all’apprendimento sui risultati degli studenti. Se ne deduce che l’aumento del numero di ore d’apprendimento non è necessariamente un fattore che contribuisce ad un miglioramento dei risultati. Si aveva questo sospetto con l’analisi dei dati degli studenti quindicenni finlandesi. Del resto, le indagini anteriori a PISA condotte dall’IEA avevano già attirato l’attenzione su questo fatto. Non è la quantità di ore di insegnamento che conta ma il modo con il quale si insegna e si apprende. L’indagine PISA molto più estesa delle indagini IEA conferma questa conclusione.

 

PISA, Power, and Policy

the emergence of global educational governance

Edited by HEINZ-DIETER MEYER & AARON BENAVOT

 

Il secondo volume sull’indagine PISA meritevole di attenzione è pure una compilazione di saggi coordinata da giovani specialisti della recente scuola di educazione comparata. Il taglio di questo volume è totalmente diverso dal precedente perché si sofferma sulle correlazioni esistenti tra la diffusione strepitosa e del resto inattesa dell’indagine PISA, il potere e la politica scolastica. L’indagine PISA è analizzata come una manifestazione dell’emergenza di un governo globale dell’istruzione scolastica. Del resto, nel settore delle politiche scolastiche è ormai pressoché impossibile ignorare l’indagine PISA organizzata e amministrata con grande abilità ma anche con grande competenza dall’OCSE. L’indagine PISA sta diventando un punto di riferimento fisso delle politiche scolastiche ed è utilizzata, a ragione o a torto, dai promotori come pure dai finanziatori, che sono in gran parte i governi, come lo strumento principale per instaurare un regime d!struzione globale unico, uniforme, globale. Lo scopo di questo volume è di problematizzare questo sviluppo e di relativizzare in un certo senso il peso che l’indagine PISA sta acquistando sul piano istituzionale come forza dominante di sviluppo di un sistema scolastico universale. Nel volume viene scrutato il ruolo dell’indagine PISA rispetto all’emergenza di un governo mondiale dell’istruzione scolastica e si mette in discussione la presunzione secondo la quale la qualità dei sistemi scolastici nazionali può essere valutata con uno strumento del genere del resto poco sensibile e poco attento alla diversità culturale e istituzionale del panorama mondiale. Va qui ricordato che l’indagine PISA non è nata per valutare i sistemi scolastici ma i governi hanno fatto di testa propriaed in un certo seno l’indagine è sfuggita di mano ai suoi promotori.

Il libro solleva questione di grande importanza come per esempio quella del rischio di generare una evoluzione senza precedenti della standardizzazione mondiale dell’istruzione scolastica con l’intenzione di controllare più da vicino le scuole e di agganciarle ad una logica unica di efficienza economica mettendo a repentaglio la funzione educativa consistente a preparare gli studenti ad un pensiero critico indipendente che sfoci in una partecipazione alla vita sociale e democratica non gregaria. Da questi elementi si può intuire importanza di questo volume che in maniera intelligente pone questioni rilevanti e che non possono essere accantonate con risposte fondate unicamente sulla perfezione tecnica degli strumenti approntati per condurre l’indagine.

[1] Questa è una personale traduzione dell’acronimo AERA che sta per " American Educational Research Association"

[2] Almeno per quanto se ne sappia negli ambienti scientifici

[3] Povertà e privilegi in un contesto globale in mutazione : istruzione e produzione di nuove forme di stratificazione sociale

[4] Giustizia sociale nella scuola

[5] Evidenze e attivismo : indagini che sfidano le strutture della disuguaglianza

[6] Warehouse