Intervista all’autore di un libro sui professori neoassunti, sulle loro paure, sulle ragioni della loro decisione di diventare insegnanti e di entrare nel corpo degli insegnanti. Il mestiere sta cambiando sotto i nostri occhi. I giovani professori ne sono perfettamente consapevoli.La loro autorità è in gioco quotidianamente.

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Francia: Profilo degli insegnanti neo-assunti

La gestione del corpo insegnante e la formazione dei nuovi insegnanti in Francia è diversa da quella che esiste in Italia ma anche in Francia il corpo insegnante è gestito dal governo centrale . Questo modello comporta una valanga di difetti e di pregi. Gli insegnanti non sono pagati bene, sono ispezionati di tanto in tanto, sono scarsamente aiutati, non hanno un profilo di carriera. Si presenta in questa sede uno studio sui neoassunti o sugli insegnanti novizi pubblicato dalla prestigiosa casa editrice PUF (Presses Universitaires de France) , frutto di un’indagine qualitativa del sociologo Pierre Périer che ha osservato le trasformazioni della professione.Non si insegna più per vocazione; l’insegnamento resta un’occupazione attraente, bene ancorata , specialmente nell’insegnamento secondario, alle discipline. I neoassunti si sono forgiati una rappresentazione della professione ben diversa da quella in corso e da quella degli antenati, più individualizzata e più pragmatica.

Si riprende in questa sede un’intervista fatta a Pierre Périer dall’editore in capo del sito francese "Le Café Pédagogique" pubblicata il 3 giugno 2014 che si può scaricare cliccando qui. L’intervista è in francese.

L’indagine è soprattutto qualitativa. Sono stati intervistati 34 professori neo-assunti nell’insegnamento secondario incontrati più volte tra il 2005 e il 2007. I neo-professori avevano un’età iniziale variante tra i 23 e i 25 anni. I giovani insegnanti dovevano essere stati assunti almeno da 5 anni e quindi potevano esprimere un parere critico sulla loro esperienza professionale. Per insegnanti neo-assunti si intendono le persone che hanno meno di 5 anni di esperienza di insegnamento.

 

 

Premessa:

 

« La specificità dei nuovi insegnanti potrebbe consistere in una coscienza molto acuta degli aspetti relazionali del mestiere" scrive Pierre Périer. I nuovi insegnanti fabbricano il loro mestiere e le loro relazioni con gli studenti mentre un tempo queste erano nettamente molto convenzionali. L’entrata nella professione dipende molto di più da una scelta razionale che non da una vocazione. Restare nella professione è un combattimento continuo. Il futuro nell’insegnamento non è per nulla assicurato nel senso che nessuno dei neoassunti è sicuro di restare nella professione per molti anni.

Questa pubblicazione fornisce un’interpretazione dell’evoluzione della professione che non è più percepita comm uno statuto scolpito nel marmo. La posta in gioco non è nemmeno la carriera e neppure il riconoscimento in base al merito rispetto all’anzianità. L’anzianità nella professione non conta più un granché. « Sotto la crosta di definizioni perenni, la professione sta cambiando sotto i nostri occhi » afferma il redattore capo del sito l’Expresso. Pierre Périer ci aiuta a vedere questo cambiamento.

 

Il volume:

 

Pierre Périer, Professeurs débutants. Les épreuves dans l’enseignement, PUF, Paris, ISBN 978-2-13-060943-8

 

L’intervista (liberamente tradotta in italiano):

 

 

L’Expresso: chi sono i giovani insegnanti? Come si entra nella professione? Che cosa incita una persona ad indirizzarsi verso l’insegnamento mentre I media non la presentano affatto in maniera positiva come lo confermano vari sondaggi?

 

 

Périer: è vero che non esiste più uno sguardo benevolente della società verso gli insegnanti. Si vede che i neo-insegnanti effettuano scelte ragionate. Si è ben lungi dall’ideale della vocazione che non è più haffatto vera. gGi insegnanti amano una disciplina soprattutto nell’insegnamento secondario, amano l’idea di trasmetterla e di essere in contatto come gli studenti, talora anche con rappresentazioni false. La disciplina dell’insegnamento è veramente la ragione d’essere della loro scelta. Per altri, il percorso che li indirizzo verso l’insegnamento è più tortuoso ed è il risultato di un esame delle alternative. Per costoro, la professione di insegnante si rivela essere più attraente di quanto non lo immaginassero. Per esempio per ottenere un migliore rendimento dall’investimento effettuato svolgendo studi universitari. Del resto questo non è un pessimo investimento. Tutto ciò è molto ambivalente. Nel libro, soprattutto nelle interviste, si vede che l’auto-reclutamento aumenta. Ci sono infatti sempre più figli di insegnanti tra gli insegnanti. Coloro che non pensavano affatto di svolgere questa professione finiscono per sposarla. Arrivano a pensare che tutto sommato non è poi così tanto male diventare insegnanti. Per concludere tra i nuovi insegnanti si ritrovano percorsi diversi che inducono a ritenere che molto scelte sono effettuate a tentoni.

 

 

L’Expressso: Non ci sono forse percorsi diversi a seconda delle discipline?

 

 

Périer: ci sono due grandi tipi di percorsi: da un lato i letterati cioè i professori di lingue oppure della lingua ufficiale dell’insegnamento; dall’altro i professori di scienze. Nella crisi del reclutamento si osserva molto bene che esiste una forte tensione nel settore delle scienze. In quello delle lettere, della storia e delle lingue l’ insegnamento resta uno sbocco maggiore che garantisce il legame con la disciplina. Alcuni cercano la dimensione educativa del contatto con degli studenti. Nelle discipline scientifiche, la materia è meno privilegiata. E’ il mestiere che interessa.

 

 

L’Expresso: si può parlare di uno o di più mestieri di insegnamento?

 

 

Périer:Di sicuro, esistono parecchi mestieri. Per esempio colui che insegna in una scuola situata in una zona di educazione prioritaria svolge un mestiere del tutto diverso dal collega che insegna in una zona privilegiata. Queste due persone hanno una rappresentazione della professione del tutto diversa. Le due situazioni variano profondamente e queste divergenze sono molto più pronunciate che non un tempo soprattutto perché gli insegnanti si costruiscono il loro proprio mestiere.

 

 

L’Expresso: l’origine sociale, generalmente assai privilegiata, degli insegnanti è tuttora un vantaggio od uno svantaggio per insegnare?

 

 

Périer: l’insegnante oggigiorno è più definito dalle sue pratiche che non dalla sua personalità. In questa professione c’è una dimensione personale molto grande. Si osserva che gli insegnanti neofiti fanno molto più fatica che non un tempo ad adattarsi al profilo stereotipato dell’insegnante, allo stampo dell’insegnante. Per questa ragione corrono molti rischi, sono in un certo senso in pericolo. Si osserva pure che la distanza sociale e culturale tra loro e gli studenti è maggiore per gli insegnanti neoassunti perché, almeno in Francia, i neoassunti spesso sono inviati ad insegnare nelle zone di educazione prioritaria [1]. Ma un altro aspetto determinante è più importante: il loro passato scolastico. In generale gli insegnanti neoassunti sono stati buoni allievi. Pertanto, abbiamo una situazione molto delicata: da un lato ci sono ex-buoni allievi che hanno di fronte allievi o studenti che si ribellano alla scuola oppure, più semplicemente, che fanno fatica a scuola. I neoassunti sono dunque persone che hanno in generale una rappresentazione della professione alimentata dal fatto che loro sono stati dei buoni allievi e tutto ciò costituisce uno schermo che li allontana dagli studenti che hanno e dalle loro famiglie.

 

L’Expresso: si può a questo punto parlare di una professionalità insegnante nuova?

 

 

Périer: in un certo senso, si. Certamente sul piano dei comportamenti e delle competenze. I neofiti sono consapevoli del fatto che la professione va costruita, che non è affatto data. Questa costruzione incombe loro. Da qui, provengono moltissimi dubbi E parecchie riflessioni.

I neo-insegnanti odierni hanno una migliore conoscenza degli studenti nonché delle condizioni nelle quali esercitano il loro mestiere. Posseggono competenze che attribuiscono loro un’autorità nonché un rispetto, una capacità nella gestione delle relazioni con gli studenti. Si è passati da un mestiere dove prevaleva la trasmissione delle conoscenze a un mestiere nel quale predomina la gestione delle relazioni. I saperi sono sempre presenti ma passano per una gestione più complessa delle relazioni con gli studenti. Questo aspetto è d’altronde talora una pietra d’inciampo. Ciò che è determinante è l’autorità che si può stabilire e fare accettare. Nel libro, insisto molto sul punto dell’autorità perché questo tema preoccupa molto i neo-insegnanti. Questi hanno acquisito una certa competenza in questo settore. Per esempio sanno benissimo che l’autorità non è acquisita. Cerco di dimostrare che non esiste più una legittimità che proviene dall’istituzione scolastica o dai saperi. Gli insegnanti devono negoziare l’autorità con gli studenti e ciò non è mai semplice. Ci sono studenti poco disposti a sottomettersi ad una relazione da maestri a studenti perché mettono in discussione questa dissimetria. A questo riguardo si svolge tra i neoassunti e nelle scuole un’intensa riflessione sull’autorità, la sanzione, il rischio di non restare isolati. Questa è la posta in gioco.

 

 

L’Expresso: un aspetto interessante del libro sono I dati riguardanti le reazioni degli insegnanti in funzione dell’età. Come invecchia un professore?

 

Périer: si vedrà come invecchierà questa generazione. Penso che una delle leve che ci permette di essere ottimisti sia la capacità di analisi. di queste generazioni di nuovi insegnanti. Senza dubbio esiste un deficit di accompagnamento e di supporto degli insegnanti. Ma i giovani possono appoggiarsi sulle loro competenze ad adattarsi. Il mestiere è diventato più esigente. È vissuto in modo più professionale E nello stesso tempo più personale. Si è più impegnati. Il rischio è quello del burnout, ossia dell’esaurimento precoce. Mi chiedo se ciò non lo si constata già. È difficile oggigiorno immaginare che si possa svolgere questa professione per alcune decine di anni. C’è una tale esigenza di rinnovamento e di impegno che non si può pretenderla dagli insegnanti per decenni. Quali alternative allora offrire loro?

 

 

L’Expresso: quando l’ascolto ho impressione che non basti affatto rivedere la formazione degli insegnanti. Così come si svolge oggi è sufficiente?

 

Périer: È necessaria ma non sufficiente. La formazione non potrà mai anticipare la diversità delle situazioni. L’esperienza è più ricca della formazione. Dunque occorre acquisire un’attitudine all’analisi del proprio lavoro nonché possedere strumenti intellettuali adeguati. Poi occorrerà senza dubbio predisporre l’accompagnamento degli insegnanti debuttanti. È quando ci si trova davanti agli studenti che ci si rende conto che il corso di psicologia dell’adolescenza che non avevo affatto interessato tre anni prima all’università , in realtà è necessario. Occorre dunque adattare la temporalità della formazione a quella dell’azione.

 

 

 

 Indice:

Première partie – Entre engagement et distanciation

 

1. De la vocation à la professionnalisation
Racines sociales et détermination scolaire
Le poids de l’héritage familial
De bons élèves
De la discipline à l’enseignement
L’identification à (au moins) une figure d’enseignant
Des études et expériences préparatoires au métier
La fin des vocations ?
Un choix professionnel raisonné 
Une logique de professionnalisation

 

2. L’enseignant face au doute
Les premiers cours : un rite de passage
Une épreuve de vérité
Trouver la « bonne distance »
La découverte des élèves
Si proches, si différents
Réaffilier les élèves en difficulté

 

Deuxième partie – Un régime d’incertitude pédagogique

 

3. Un ordre scolaire instable
L’affaiblissement du statut et des savoirs
Une légitimité ébranlée
Des savoirs à justifier 
L’autorité négociée
Faits et effets d’indiscipline
Sanctionner… oui, mais comment ? 
Réguler l’imprévisible
Des parents d’élèves au statut ambivalent
La « caution » des parents
L’imputation de responsabilité

 

4. Défis pédagogiques
Ajustements, révisions et deuils pédagogiques
Baisse du niveau ou montée de l’hétérogénéité ?
Faire avec la classe
Les dilemmes de l’enseignant
Un double bind pédagogique
La solitude du correcteur

 

Troisième partie – Se forger un métier

 

5. Les ressources des professeurs débutants
De la formation : apports et critiques
Critique de la formation initiale
Une formation continue autonome ? 
L’équipe en pointillé
Des stratégies de survie collective

 

6. Un métier individualisé
Un rapport pragmatique à la pratique
« Ça marche » 
L’agencement des rôles
Des identités professionnelles incertaines
Bricolage identitaire et doutes statutaires
La trajectoire professionnelle négociée

 

L’autore:

 

Pierre Périer è un sociologo al CREAD [2] ed è professore di scienze dell’educazione all’Università di Rennes 2. Ha tra l’altro pubblicato i seguenti volumi: 

L’ordre scolaire négocié. Parents, élèves, professeurs dans les contextes difficiles (PUR, 2010);

La socialisation professionnelle des enseignants du secondaire. Parcours, expériences, épreuves (PUR, 2012, avec Pascal Guibert).

[1] ndr.: Ossia nei quartieri, nelle borgate , nelle località più povere, marginali

[2] Centre de Recherche sur l’Education, les apprentissage et la Didactique