Resoconto del volume di Amanda Ripley: The Smartest Kids in the World and how they got that Way. 321 pagg.Simon and Shuster NY, 2013, un volume di denuncia della qualità delle scuole USA

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Scuola nella Corea del Sud: l’altra faccia della medaglia

Libro letto questa estate, segnalato da Diane Ravitch, sull’indagine PISA a proposito della quale ci sarebbero molte cose da dire. Del resto tra coloro che si occupano dell’indagine PISA circola la stessa opinione. L’indagine , come tutte le valutazioni su larga scala, e’ interessante ma lungi dall’essere perfetta. Offre una certa visione della realtà scolastica, fornisce informazioni molto interessanti ma è sfruttata in modo unilaterale sul piano politico. E’ l’uso che se ne fa che genera l’interesse e la fama dell’indagine. In questo libro ci si sofferma su quanto capita nella Corea del Sud, in Polonia e in Finlandia, tre sistemi scolastici che in funzione della media dei punteggi dei quindicenni nel test PISA si collocano in testa alle classifiche internazionali. Le testimonianze raccolte sulla vita interna di queste scuole sono eloquenti e fanno rabbrividire. Possiamo auspicare sistemi scolastici simili?

 l libro:

Amanda Ripley: The Smartest Kids in the World and how they got that Way. 321 pagg.Simon and Shuster NY, 2013.

La scuola targata PISA

Continuano le pubblicazioni sull’indagine PISA. Questo libro non e’ scientifico, e’ scritto da una giornalista, e’ stato un best-seller del NY Times, inneggia al modello scolastico che l’indagine PISA vende del mondo. Quindi è un libro che pone al centro la scuola PISA e che demolisce la scuola USA, una scuola di cui si denuncia l’assenza di una colonna vertebrale in una società che non crederebbe più al valore e all’importanza dell’istruzione scolastica. Tutto ciò`resterebbe da dimostrare ma questo è un libro tesi che trasuda ammirazione per la scuola PISA.

Pellegrinaggio tra le scuole targate PISA

Ci sono altre pubblicazioni meno favorevoli all’indagine PISA ed anche in questo libro ci sono elementi che concorrono non tanto a criticare l’indagine ma le classifiche sulle quali si basa tutto il sistema PISA. I sistemi scolastici messi in evidenza sono tre: quello finlandese, quello polacco e quello della Corea del Sud, tre sistemi scolastici che brillano nell’indagine PISA perche’ i loro quindicenni conseguono punteggi eccellenti nei test internazionali comparati che l’indagine dell’OCSE propone. Non si discutono nel volume i test ( anche se questo non è il tema del volume nondimeno se si tirano conclusioni apocalittiche dai punteggi dei test occorre pur discutere il contenuto di queste prove e come si svolgono) , i cui risultati sono dati per scontati e si spiega invece come mai gli studenti di questi sistemi ottengono risultati eccellenti. Il merito è delle scuole targate PISA ossia che funzionano secondo i codici che permettono di riuscire le prove PISA.

Caratteristiche delle scuole targate PISA

L’autrice ribadisce lungo tutto il volume che una delle ragioni del successo e’ il rigore delle scuole: scuole esigenti, che fanno sgobbare gli studenti, genitori asfissianti che non mollano i loro figli e che esigono da loro voti scolastici elevati. Il rigore e l’impegno degli insegnanti che si danno da fare perche’ sono pagati bene, perche’ sono formati in modo eccellente, perche’ hanno uno statuto sociale riconosciuto. Il rigore e la serietà’ dell’amministrazione scolastica, coscienziosa, attenta, precisa. Non si sgarra con la burocrazia scolastica. Secondo l’autrice questa e’ la caratterista principale che accomuna questi tre sistemi scolastici e che spiega lo strepitoso successo del sistema scolastico polacco, di quello sud-coreano e di quello finlandese. Nessuno di questi tre sistemi è indenne di difetti ma occorre arrendersi all’evidenza: gli studenti quindicenni di questi tre sistemi conseguono in media punteggi elevati nei test PISA . In pochi anni i quindicenni polacchi hanno risalito tutto il plotone e ora sono in testa alle classifiche dell’OCSE. Se la Polonia e’ riuscita a ripendersi in una decina d’anni cio’ significa che e’ possibie migliorare rapidamente il sistema scolastico. Basta rispettare determinati principi, applicare parametri precisi come per l’appunto il rigore oppure la formazione e la rimunerazione degli insegnanti. La caratteristica principale delle scuole targate PISA sarebbe il rigore, rigore in tutto e "accountability" , ossia responsabilizzazione. La valutazione sistematica, ossia la verifica regolare , scientifica, la meno soggettiva possibile ( che c’è anche in Finlandia°) , attese elevate e esplicite poste agli studenti. Il risultato sarebbe la fiducia della gente nella scuola. Se non c’è fiducia nelle scuole , se non ci si aspetta nulla dall’istruzione, le scuole decadono. Il ruolo dei dirigenti è cruciale. Le scuole -PISA sono scuole che insegnano a pensare , che esigono che si lavori duramente per la scuola e che operano una selezione rigorosa ossia che fanno capire ai giovani che si può anche fallire, essere bocciati, non riuscire.

Domande mal poste

Cosa hanno fatto i Polacchi per riuscire in questa impresa? Cosa gli Americani fanno di sbagliato? Ecco le domande che si pone Amanda Ripley. Se lo chiede anche per la Corea del Sud e per la Finandia ma le domande sono errate. Cosa fanno di giusto i tre sistemi scolastici? Riescono a fare si’ che i loro quindicenni conseguono medie elevate nei test PISA. Le scuole targate PISA sono quelle che convengono alla maggioranza della popolazione sud-coreana, della popolazione polacca e della popolazione finlandese. Non è affatto detto che il modello PISA convenga alla popolazione USA o a quella italiana. Tutto qui. Cosa fanno di sbagliato le scuole USA? I quindicenni americani se ne "fottono’ dei test PISA , non credono nella scuola , non si impegnano nelle prove PISA e nemmeno durante l’anno scolastico. Hanno altri interessi. Ne risulta una classifica pietosa nelle prove PISA. Ma queste classifiche sono proprio un metro di giudizio corretto? Per Ripley il difetto principale delle scuole USA sarebbe l’importanza attribuita allo sport e all’autostima. L’attrezzatura scolastica conta poco. In Finlandia, nella scuola di Kim non c’erano lavagna interattive e nemmeno poliziotti all’entrata per controllare se gli studenti erano armati o meno.

Superpotenze scolastiche

Nel testo si usa una espressione che fa sobbalzare: la superpotenza scolastica. I tre paesi esaminati sarebbero superpotenze scolastiche solo perché’ i quindicenni conseguono strepitosi punteggi nei test PISA. Orbene, un tempo, non molti decenni fa, una cinquantina di anni fa, la superpotenza scolastica erano gli Stati Uniti. Due secoli fa la superpotenza scolastica era la Svizzera di Pestalozzi. Adesso né gli Stati Uniti né la Svizzera sembra siano, secondo le classifiche PISA, superpotenze scolastiche. Occorre pero`dimostrarlo senza basarsi sulle classifiche PISA che sono in funzione di un modello di scuola particolare fatto di autoritarismo, ordine, disciplina e creatività, un "mélange" di conservatorismo e di progressismo. Nonostante ia media dei punteggi nelle prove PISA di un campione di quindicenni USA o di un campione assai particolare di quindicenni elvetici i due sistemi scolastici sono lungi dall’essere pessimi, almeno a prima vista ma a questo riguardo si dovrebbero consultare con oculatezza gli indicatori internazionali dell’istruzione. A un certo punto della storia scolastica, le superpotenze scolastiche furono l’Inghilterra e la Svezia. Questi paesi furono tutti meta un tempo di pellegrinaggi pedagogici come lo sono ora le tre nuove superpotenze scolastiche targate PISA . Le superpotenze scolastiche di un tempo sono scomparse nel mezzo delle classifiche PISA. Brillano per taluni aspetti ma nell’insieme le loro scuole non sono affatto dissestate. Il parere di Ripley lascia dubbiosi.

Il metodo seguito dall’autrice

Il ibro e’ ben scritto, non c’e’ dubbio. Si legge bene e l’autrice padroneggia il mestiere . Per produrre il libro che e’ un attacco in regola contro la cultura scolastica imperante nelle scuole e nella popolazione USA l’autrice ha realizzato una specie di studio comparato: e’ andata nelle tre superpotenze scolastiche riconosciute dall’OCSE e dall’indagine PISA , ossia nella Corea del Sud, in Polonia e in Finlandia , ha intervistato figure rilevanti dell’indagine PISA come Schleicher, il capo della Direzione scolastica all’OCSE nonché’ principale responsabile dell’ indagine PISA ed ha intervistato anche ii responsabili delle riforme scolastiche nei tre sistemi scolastici, nonché’ presidi, insegnanti e studenti .

Il libro non è uno studio di educazione comparata ma un documentario alquanto soggettivo che si basa sull’esperienza personale di tre studenti USA che hanno vissuto un anno di scuola nei tre paesi: Eric nella Corea del Sud, Kim in Finlandia, Tom in Polonia. Nel caso polacco l’autrice condivide ad occhi chiusi le critiche alle scuole polacche che erano state il prodotto del modello sovietico e accetta tutte le accuse di squallore rivolte a quel modello, ma non esiste nessuna ricerca seria su questa questione. I Polacchi hanno scelto di abbandonare quel modello e di adottare il modello scolastico tradizionale, autoritario, selettivo vigente in Occidente. Questo indirizzo è il frutto di una opzione politica ed è in funzione di questa opzione che per alcuni anno il governo polacco ha potuto investire molto nello sviluppo di un sistema scolastico alternativo che ha prodotto sul momento risultati apparentemente soddisfacenti se si considera la media dei punteggi dei quindicenni nelle prove PISA ma ci si può anche chiedere se il nuovo modello scolastico polacco non sarebbe stato targato PISA nelle sue impostazioni essenziali e non sarebbe quindi più compatibile con l’indagine internazionale. La classifica della Polonia nell’ indagine PISA 2012 potrebbe anche essere il frutto di questa circostanza. Ne sappiamo poco in merito. Occorrerà aspettare la pubblicazione dei risultati dell’indagine 2015 e quella dell’indagine 2018 per saperne di più.

Dopo un anno passato nel paese ospite i tre studenti tornano a casa e il loro giudizio sulla scuola americana che frequentano di nuovo è micidiale. La scuola degli Stati in questione non sarebbe seria, sarebbe troppo tollerante e lassista. Gli insegnanti non sono all’altezza salvo qualche eccezione. Quelli "bravi" sono puniti, non sono premiati, non sono messi nelle condizioni di svolgere seriamente il loro lavoro. 

Inoltre la giornalista ha intervistato 202 studenti USA che hanno partecipato a un programma di scambi con un soggiorno in un altro paese. Va da se’ che questo campione di studenti non e’ affatto rappresentativo, nonostante la biografia dei tre pesci pilota che hanno guidato la giornalista in una scuola delle tre superpotenze. 

Il caso coreano:una pentola a pressione

In Corea la selezione scolastica per entrare nelle universita’ di punta e’ fortissima. Contano i risutati. A scuola, al liceo, gli studenti si addormentano perche’ nel dopo scuola frequentano fino a mezzanotte istituti scolastici privati nei quali ripetono le lezioni del giorno e si allenano per i test.. Il commento della giornalista è molto ambiguo e sorprendente. Tra l’altro a Seoul, la capitale, opera una polizia apposita che sorveglia gli istituti privati e che obbliga a chiudere alle dieci di sera. Dopo tre avvertimenti l’istituto che non rispetta i richiami deve chiudere per due settimane. Il governo incita i cittadini con premi in denaro a denunciare gli istituti privati che funzionano dopo le dieci di sera. Nel 2011 tre studenti quindicenni sud-coreani su quattro prendevano lezioni private in istituti privati. I genitori sud-coreani avevano speso in quell’anno circa 18 miliari di US$ per pagare questi corsi.

In definitiva si può dire che gli studenti sud-coreani vanno a scuola due volte ogni giorno: dapprima frequentano la scuola statale fino alle 16:10. Dopo le lezioni gli studenti devono pulire l’aula, svuotare il cestino della carta, pulire la lavagna. Gli studenti meno bravi o indisciplinati indossano giubbotti rossi e devono pulire i bagni. Poi alle 16:30 si frequentano i corsi preparatori per gli esami. Si cena nella scuola. Dopo la cena ci sono due ore per i compiti, Alle 21 si esce dalla scuola e si va negli istituti privati per le lezioni private. la scuola inizia al mattino alle 8. Regime scolastico epico. Gli studenti sono dei martiri. Molti si addormentano in classe e lottano contro il sonno che li assale durante le lezioni. Nella Corea del Sud la scuola non finisce mai. Ragazzi e ragazze che vogliono riuscire non tirano mai il fiato.

Conclusione

Alla fine di questa carrellata molto soggettiva si hanno di fronte tre sistemi scolastici assai diversi: uno tradizionale che mette sotto pressione gli studenti, uno utopista e relativamente moderno come quello finlandese e uno in transizione che slitta verso il modello autoritario tradizionale come quello polacco. Nessuno dei tre sistemi incanta. Il più tollerabile sembra essere quello finlandese. Le comparazioni sono difficili da realizzare ma certamente non sono i punteggi elevati conseguiti nell’indagine PISA a determinare il profilo ideale di scuola o la politica scolastica da adottare. Purtroppo pero`questa sembra sia la tendenza.

L’autrice Amanda Ripley alla fine nel capitolo 6 e nel capitolo 7 tenta di mettere in evidenza gli elementi comuni nei tre sistemi scolastici che si collocano in testa alle classifiche PISA. Una delle componenti ha poco a che fare con la scuola, ed è l’interesse e l’importanza che le famiglie accordano all’istruzione, alla cultura, alla lettura. Tra l’altro si scopre anche che il volontariato, che la partecipazione alle attività scolastiche hanno pochi effetti sugli apprendimenti scolastici.

In questa parte del libro Ripley si allontana dalla scuola targata PISA e accenna a competenze come la perseveranza e la diligenza che non ci sono nei programmi scolastici. Per esempio il modo con il quale gli studenti partecipano all’indagine, la loro coscienziosità fornirebbero indicazioni sui valori che l’educazione scolastica privilegia. Ma solo l’educazione scolastica? Ripley è obnubilata dalla cultura che vige in certi stati USA e in certe scuole USA. Il suo obiettivo è quello di denunciare le debolezze di una cultura pedagogica in voga nelle scuole USA, una cultura che ha le sue radici in Dewey e nelle indagini di Piaget sullo sviluppo dell’intelligenza. Un fatto è sicuro. Molti insegnanti sono mal preparati, non hanno digerito la teoria costruttivista, compiono errori madornali. Ma tutto ciò sarebbe sufficiente per condannare un sistema scolastico?