Indicatori internazionali comparati sul benessere dei bambini e dei giovani nei paesi dell’OCSE. Sono prese in considerazione sei dimensioni ritenute fondamentali: benessere materiale, alloggio e ambiente, sanità, sicurezza, comportamenti a rischio, qualità della vita scolastica.

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Sempre in coda al treno

I provvedimenti di sostegno alle famiglie comprendono l’aiuto finanziario (sussidi, indennità oppure sconti fiscali), i servizi alle famiglie, compresi i nidi a costi ragionevoli, il congedo parentale, la flessibilità degli orari di lavoro per padri e madri.

La conciliazione della vita professionale con quella familiare implica l’articolazione di due fattori che sono cruciali sia per gli individui che per la società: da un lato un’attività professionale generatrice di un reddito adeguato ma anche di soddisfazioni personali, dall’altro la capacità e la possibilità di dare ai propri figli il meglio e di provvedere ai loro fabbisogni. Il fallimento di questo equilibrio si ripercuote quasi sempre sulle decisioni familiari, sulle scelte professionali, sui comportamenti privati e sulla vita sociale nel mondo del lavoro.

L’OCSE copia l’UNICEF: il primo settembre l’OCSE ha pubblicato un volume sul benessere dei bambini nei paesi ricchi  [1], che sono poi i paesi membri dell’Organizzazione intergovernativa che ha sede a Parigi , su un tema che fu trattato nel 2007 dall’UNICEF. La pubblicazione dell’OCSE è prodotta dalla direzione degli Affari sociali [2] che sfrutta i dati inseriti nella banca dati dell’OCSE sulla famiglia.

 

L’OCSE scopre l’acqua calda, se ci si può esprimere in questo modo, ossia mette in evidenza situazioni di disagio ormai note, come per esempio le pessime condizioni di vita dei bambini italiani e le mediocri condizioni dei bambini francesi. Sfatando una diffusa convinzione presente in Italia, l’OCSE dimostra che l’Italia p un paese che spende poco per l’infanzia. Le scuole materne italiane sono senz’altro belle e buone ma queste scuole da favola, prese in esempio nel mondo intero, non riguardano che una minoranza della popolazione infantile. Le statistiche comparate in questo caso non mentono e raccontano una storia diversa da quella che circola in Italia.

 

I paesi scandinavi offrono le migliori condizioni di vita alle giovani generazioni

Nessun paese brilla in tutti gli indicatori di benessere ma balza immediatamente all’occhio (si veda la tabella allegata) che tutti i paesi scandinavi, nonostante qualche punto debole, offrono condizioni di vita favorevoli alle loro generazioni giovane. E’ meglio essere un bambino o un adolescente in uno di questi paesi che non in Italia, in Turchia o in Messico. Si può quindi supporre che debba esserci un collegamento tra questa classifica e quella che risulta dai test sulla cultura di base dei quindicenni (i test dell’indagine PISA dell’OCSE).

  Il metodo di calcolo è spiegato nel capitolo 2 del documento allegato a questo articolo. Purtroppo il testo e le tabelle sono fornite solo in inglese.

L’Italia non sta bene

In quattro indicatori di base si trova, su trenta paesi, nell’ultimo terzo, e nei restanti due è nel secondo terzo , tra il decimo e il ventesimo rango. In nessun indicatore è nel primo terzo. Quindi la fotografia d’assieme per quel che riguarda l’Italia non è proprio brillante. L’indicatore peggiore è il benessere scolastico [3]. In questo caso l’Italia finisce addirittura penultima, mentre va un po’ meglio per i comportamenti a rischio [4], dove si colloca all’undicesimo posto. Scuole pessime, disagio scolastico, malessere di docenti, alunni, genitori e personale ATA: ecco quanto balza all’occhio.

 

Nell’appunto che l’OCSE dedica all’Italia si mettono in evidenza due aspetti: uno finanziario e uno scolastico.

 

Dal punto di vista finanziario, l’Italia è uno dei paesi nei quali i servizi statali spendono poco per i bambini piccoli tra i 0 e i 5 anni: la metà degli investimenti dedicati alle fasce di età più alte ( si veda la tavola seguente, in inglese). Si può supporre che il livello basso di risorse stanziate in Italia per i piccoli sia un effetto dell’assenza di una politica sociale e familiare favorevole all’infanzia, della mancanza di una politica demografica di sostegno alla natalità, nonché della carenza di servizi pubblici dedicati alla sanità e all’educazione dei piccoli.

 

 Il deficit scolastico

Questo è più noto, ancorché poco analizzato perché l’opinione pubblica italiana dispone unicamente dei risultati delle indagini internazionali che sono costruite in funzione di finalità "sui generis" e perché è molto carente il confronto con l’offerta formativa di altri sistemi scolastici. In Italia ci si illude sulla qualità della scuola primaria, perché i risultati degli alunni italiani nelle prove strutturate di comprensione di testi scritti forniscono esiti soddisfacenti, ma le condizioni igienico-sanitario e non solo, di moltissimi edifici scolastici non sono né sicure, né gradevoli, né decorose.

Il sistema scolastico italiano (statale e paritario combinati) addizionano due handicap colossali: bassi risultati in qualsiasi test, tranne che per gli alunni di quarta elementare nella comprensione di testi scritti, e forte disparità tra ricchi e poveri, tra bravi e deboli, tra scuole. Il sistema scolastico italiano non è equo: questa è una musica ormai ripetuta da anni senza però nessun effetto. Forse sta bene così a tanti. Alla maggioranza? Difficile rispondere. Se fosse così, diventerebbe inutile e perfino stucchevole continuare a ripetere queste evidenze perché il sistema socio-culturale italiano probabilmente le ritiene banali. Qui ci vorrebbero approfondimenti da parte dei sociologi e dei politologi, con prove alla mano, che non sono però facili da raccogliere.

 Secondo l’OCSE "l’Italia ha il 4 ° peggiore rendimento scolastico medio, e il secondo più grande divario tra gli studenti con buoni e bassi risultati, dopo il Messico. Anche il numero di giovani italiani che non sono né occupati, né in programmi di formazione, né a scuola riflette i bassi rendimenti scolastici dell’Italia che si ritrova, ancora una volta, ad occupare il peggiore terzo posto tra i paesi dell’OCSE, dopo Messico e Turchia. Le statistiche suggeriscono anche che i bambini italiani non si « divertono » a scuola. Solo il 13% dei bambini italiani trovano la scuola divertente, la seconda cifra più bassa tra i paesi dell’OCSE, che rappresenta meno della metà della media OCSE (27%)".

[1] OCDE (2009), Assurer le bien-être des enfants. Paris 2009 

[2] Questa direzione è in concorrenza con la Direzione dell’educazione, la quale, fino a una decina di anni fa, era una componente della direzione degli Affari sociali ed è diventata autonoma solo recentemente

[3] Per la definizione si veda il testo del capitolo

[4] Definizione nel testo del capitolo 2 allegato

Les documents de l'article

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pdf_8109036E5.pdf
pdf_43570328.pdf
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