Presentazione del numero monografico della rivista USA Phi Delta Kappan specializzata nei problemi scolastici del maggio 2015, dedicato al gioco come strumento d’apprendimento.

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La "buona scuola"

E’ facile dire che si apprende meglio giocando. Questa può essere una battuta. Ma come realizzare questo postulato? Quali ne sono le implicazioni? Quali le conseguenze? Come impostare un servizio scolastico nel quale le scuole possono adottare questo principio, ossia essere un luogo nel quale si impara giocando? Quali giochi? Come si gioca? Che preparazione ci vuole per fare si’ che si che il gioco sia la regola didattica?

 La "buona scuola" non e’ quella di un tempo che fu. E’ qualcosa d’altro, una realtà da immaginare e costruire, incomparabile con il passato scolastico. Un tempo si selezionavano i più bravi. Non sempre erano i migliori. Si e’ combattuta una battaglia per fare si’ che la selezione fosse meno ingiusta. La lotta non e’ finita, la selezione esiste tuttora e i premiati spesso sono tra coloro che fruiscono di punti di partenza favorevoli.Gli svantaggiati nella scuola del passato erano irrimediabilmente tagliati fuori in partenza. Nulla da fare. Nella buona scuola nessuno dovrà essere’ scartato, tutti riescono, nessun alunno è lasciato indietro, è perso per strada , dato tra le perdite e i profitti.. Questa e’ una sfida scandalosa alle orecchie di molti. Non uno di meno, si sosteneva. Tutti arrivano al traguardo.

Una scuola diversa

La buona scuola e’ una scuola diversa, nella quale si apprende giocando. Altra sfida. Questa affermazione rompe un tabu’: si apprende nel gioco, con il gioco. Questa affermazione e’ pure scandalosa per molti, per coloro che ritengono che si apprende se si lavora duramente , se ci si sacrifica. La concezione religiosa e mistica dell’istruzione continua a prevalere nella mente di molti. Si riesce a scuola se si rinuncia al piacere, se si sacrifica qualcosa. L’apprendimento come ascesi, come rinuncia, come sacrificio, almeno per alcuni anni, almeno per finta, ma non e’ sempre così.

Il numero di maggio 2015 della rivista USA Phi Delta Kappan e’ imperniato sull’imparare giocando, sul gioco come via maestra per l’apprendimento scolastico e anche per l’apprendimento "tout court". Dagli articoli si può evincere la configurazione della scuola di domani. Non sara’ più comparabile a quella di ieri a quella che conosciamo, a quella frequentata dalla totalità’ o quasi dei lettori di questo articolo. Nella scuola di domani magari non si apprenderanno tutte le nozioni ingurgitate da pochi e che si sperava che tutti apprendessero ma che si sapeva che solo pochi avrebbero appreso.. Si deve ammettere che nella scuola di domani magari si impareranno meno nozioni che non nella scuola del passato, ma ciò’ non e’ detto. Il sapere scolastico sara’ diverso. Magari non sara’ nemmeno più definibile, circoscrivibile. Ogni gioco genera una sapere proprio.

Il curricolo

 Non e’ pero’ detto che si apprenderà di meno nelle scuole in cui si impara giocando. Bisognerebbe dimostrarlo. Le rare scuole alternative hanno dimostrato che si può apprendere almeno altrettanto con il gioco. Per altro tutti impareranno qualcosa, ma questa categoria, questi "tutti" non saranno proprio tutti tutti ma non saranno nemmeno paragonabili all’insieme dei bravi della scuola odierna. Sarebbe pero’ auspicabile che tutti davvero arrivassero alla fine e possedessero un bagaglio di conoscenze e competenze comune.Forse si dovranno abolire i diplomi e rilasciare solo certificati di frequenza.

Gli insegnanti

Nella "buona scuola" gli insegnanti saranno del tutto diversi. In primo luogo dovranno apprendere a giocare. Cio’ vale infatti anche per gli insegnanti in servizio e non solo per i neo-assunti. Dopo avere appreso a giocare si deve apprendere a insegnare con il gioco: insegnare matematica, scienze, storia, ecc. Va da se’ che la transizione verso una scuola nella quale si apprende con il gioco non sara’ facile, sara’ lunga, irta di ostacoli, di resistenze, di delusioni.

La ricreazione

Nella "buona scuola" il cortile di ricreazione sara’ diverso. Non sara’ più un luogo anodino in cui si urla , ci si sfoga, si gioca per alcuni minuti, si sgranchiscono le gambe, si respira aria più o meno buona. Il cortile di ricreazione sara’ qualcosa d’altro come pure gli edifici scolastici . Questi non dovrebbero più essere costruiti simili alle prigioni, agli ospedali, alle caserme. Gia’ oggi l’edilizia scolastica evolve ed annuncia mutazioni impreviste, offre spazi di gioco, luoghi di incontro liberi, modalità’ di circolazione degli studenti e del personale magari caotici ma meno codificati di quanto non lo siano le modalità’ di circolazione negli edifici scolastici del passato. 

La ’buona scuola’ sara’ una ricreazione e qui si intende ricreazione proprio come piacere, come divertimento, come gioco. Nei parchi, nelle strade , nei vicoli, si apprendono moltissime cose, o per lo meno si apprendevano quando le società’ non erano ancora quelle postmoderne. Forse succederà’ la stessa cosa nelle società’ di domani con gli oggetti interconnessi. Succede sempre , tuttora, nelle società’ in via di sviluppo, per esempio nelle stazioni di partenza dei torpedoni a San Paolo in Brasile. Gli adolescenti vi praticano una matematica spinta non appresa a scuola per gestire lo spaccio di caramelle vendute ai passeggeri in partenza.Ma non e’ necessario andare in Brasile. Succede la stessa cosa probabilmente a Napoli per esempio, anche se non si ha a che fare con la matematica. Certo ci sono molti scugnizzi abbandonati a se stessi ma non e’ necessario insegnare loro a vivere come ha proclamato svariati decenni or sono l’UNESCO. Le competenze per riuscire nella vita, almeno per sopravvivere, le apprendono da soli, nella scuola violenta della strada, del quartiere. Non e’ sempre una gran bella cosa, anche perché questi ragazzi di strada, come sono stati chiamati, giocano poco. Il loro gioco e’ duro, talora spietato. La scuola potrebbe fare meglio come lo dimostrano i maestri di strada. Potrebbe diventare un’oasi nella quale si va per distendersi, per essere gratificati, per sentirsi protetti e accolti dalla società dei grandi.

Fantascienza?

La ’buona scuola" sara’ qualcosa di simile, sara’ un’avventura, un tuffo in un futuro imprevedibile. Sara’ un salto nel vuoto o nel buio? Non proprio anche se gli imprevisti saranno all’ordine del giorno. Questa non e’ futurologia e nemmeno fantascienza. Qualcosa bolle in pentola da decenni. La rivista USA citata poco fa offre alcuni squarci di come potrebbe essere la scuola di domani. La ’buona scuola’ non potrà’ essere che la scuola di domani.

 Scuole libere e autonome

La ’buona scuola’ e’ anche una scuola libera, indipendente, autonoma, ma questo e’ un altro problema. Qui si parla di come si apprende, di come si insegna. Qualcosa e’ capitato in questi ultimi cent’anni anche se nelle scuole le trasformazioni sono state ibride, non chiare. Non si e’ andati fino in fondo. Non si tara’ in ogni modo più marcia indietro. Vale la pena restare a meta’ del guado con il pericolo di annegare o di affondare come è il caso odierno oppure di attraversare il fiume , di andare sull’altra sponda per godersi un paesaggio del tutto diverso?

Una scommessa incerta

 Forse la scuola si trasformerà, forse diventera’ un’oasi per tutti e non una prigione, forse gli adulti che vi lavoreranno saranno all’altezza del compito e sapranno servirsi dei giochi per insegnare. Non e’ pero’ detto che questo succeda.Il misticismo scolastico è ancora prepotentemente ancorato nelle menti di molti.

La rivista USA PHI DELTA KAPPAN, maggio 2015 dedicata al tema del gioco [1]. Si riprendono qui alcune affermazioni illuminanti esposte negli articoli di questo numero.

 

L’editoriale: Servirsi utilmente del gioco nell’istruzione [2],; testo redatto dalle compilatrici e dai compilatori di questo numero: Deena Skolnick, Audrey K.Kittredge, Kathy Hirsch-Pasek, Roberta Michnick Golinkoff, e David Klahr.

 

"La ricerca dimostra che il gioco pilotato puo`aiutare i bimbi a leggere e a capire la matematica meglio che non il gioco libero oppure l’istruzione impartita in modo diretto. Gli autori presentano un concetto chiave presente nei vari contributi, quello di "gioco -pilotato" [3]. Nell’articolo si distinguono quattro categorie di gioco:

Giochi diretti dagli adulti: iniziati dagli adulti e giochi iniziati dai bambini, oppure giochi diretti dai bambini che in questo caso sarebbero Il gioco pilotato e il gioco libero [4].

" Se lo dici loro, i bambini impareranno senz’altro. Ma se li guidi, i bambini molto probabilmente si avvieranno a esplorare attivamente e impareranno di più."

"Il gioco conta per sviluppare personalità equilibrate, creative che saranno meglio preparate a risolvere problemi ardui".

Rusty Keeler:

"Giocare è il nostro modo favorito per imparare"

"I bambini hanno bisogno della libertà e del tempo necessari per giocare. Il gioco non è un lusso ma è una necessità"( Kay Redfield Jamison, professore di psichiatria).

 

Karen Wohlwend e Kylie Peppler

"Solo rigore e niente gioco: questo non è un modo per migliorare gli apprendimenti".

"Giocare è un modo per approfondire l’apprendimento nelle discipline di base per le quali ci si preoccupa molto nelle scuole odierne".

 

Geetha B.Ramani e Sarah H. Eason

"Giocare e studiare matematica non sono due attività esclusive specialmente nella scuola per l’infanzia".

 

William Powell e Ochan Kusuma-Powell

 

"Anche i migliori insegnanti possono opporre un rifiuto alle nuove modalità d’apprendimento. Una riflessione approfondita sulle dimensioni visibili e invisibili dello status quo puo`generare un miglioramento".

Letture consigliate ( segnalate dalla rivista e quindi tutti i libri sono in inglese) 

 

Armitage, M. (2010). Play pods in schools: An independent evaluation (2006-09).

http://marc-armitage.eu/upload/documents/Papers/Armitage,%20Marc/Play-Pods-2010.pdf

Bundy, A.C., Naughton, G., Tranter, P., Wyver, S., Baur, L., Schiller, W., . . . Brentnall, J. (2011). The Sydney playground project: Popping the bubblewrap — unleashing the power of play: A cluster randomized controlled trial of a primary school playground-based intervention aiming to increase children’s physical activity and social skills. BMC Public Health, 11 (680).

www.biomedcentral.com/1471-2458/11/680

Hyndmann, B., Benson, A., Ullah, S., & Telford, A. (2014). Evaluating the effects of the Lunchtime Enjoyment Activity and Play (LEAP) school playground intervention on children’s quality of life, enjoyment, and participation in physical activity. BMC Public Health, 14 (164).

www.biomedcentral.com/1471-2458/14/164

Jarrett, O. (2013). A research-based case for recess. Clemson, SC: Clemson University, U.S. Play Coalition.

www.allianceforchildhood.org/sites/allianceforchildhood.org/files/file/Recess_online.pdf

 

 

 

Pellegrini, A.D. & Bohn, C.M. (2004). The role of recess in children’s cognitive performance and school adjustment. Educational Researcher, 34 (1), 13-19.

 

Video

Due video britannici: 

Learning through landscapes: Woodland play in schools (Scotland).

www.youtube.com/watch?v=9BM3ClNT9sw#t=916

Scrapyard playpods at recess (UK)

www.youtube.com/watch?v=nqi1KyJJeKg

What goes into making play yards more play friendly?

[1] "Play and the Common Core"

[2] "Making Play Work fo Education"

[3] "Guided play

[4] "Free play"