Presentazione di un articolo pubblicato dalla rivista USA "Teachers College Record" sul primo anno d’insegnamento.

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Collaborazione e sostegno per rinnovare l’insegnamento

L’articolo è in inglese ed è citato per due ragioni: dapprima perché pone un problema spesso trascurato, ossia il sostegno degli insegnanti neo-assunti nella scuola e poi perché è un’illustrazione di une metodo di indagine che si può applicare nei sistemi scolastici. Si fa qui la dimostrazione di come si possa promuovere una pedagogia ambiziosa, e come si possano innovare e condurre indagini ragguardevoli nei sistemi scolastici. Il sostegno degli insegnanti neo-assunti serve a combattere il fatale ripiego sulle prassi tradizionali che si sono viste applicate come studenti o che sono usate dagli insegnanti più anziani. E’ ampiamente noto infatti che gli insegnanti neo-assunti bruciano il loro entusiasmo e la loro passione per l’insegnamento molto in fretta se non si aiutano, se sono abbandonati a se stessi. Per evitare l’obsolescenza, la passività, la rassegnazione è indispensabile prendere provvedimenti adeguati, impostare programmi di sostegno efficaci. Una strategia del genere vale per qualsiasi tipo di scuola, tradizionale o moderna che sia.

Mark WindschitlJessica Thompson e Melissa Braaten : Ambitious Pedagogy by Novice Teachers : Who Benefits From Tool-Supported Collaborative Inquiry into Practice and Why ?  Teachers College Record,  Volume 113, Numero 7, 2011, p. 1311-1360

 

In molti sistemi scolastici, compreso quello italiano, si ritiene che dopo l’assunzione di un neofita non ci sia più nulla da fare. "Cosa fatta, capo ha", questa potrebbe essere la massima adottata in molti sistemi scolastici. Invece questa soluzione è del tutto errata ed impedisce il rinnovamento dell’insegnamento e il miglioramento di quanto si apprende o si dovrebbe apprendere nelle scuole. L’entusiasmo iniziale dei nei-assunti va sostenuto, promosso, aiutato per evitare che si installi la delusione, la rassegnazione dopo avere incontrato mille difficoltà, dopo i fallimenti, gli errori, le incertezze. Ma il sostegno dei neo-assunti è una rarità.

Nell’articolo che qui si presenta si dimostra che il sostegno dei neo-assunti va organizzato, che è benefico, che serve a installare nelle scuole una pedagogia ambiziosa. L’articolo riguarda un’indagine USA che ha seguito sull’arco di due anni 11 professori di scienze neo-assunti nell’insegnamento secondario di primo e secondo grado.
 

 

L’articolo è protetto dal copyright e non può essere scaricato né riprodotto ma nelle biblioteche dei Dipartimenti di Pedagogia delle Università italiane si dovrebbe trovare facilmente la rivista "Teachers Record College" che è una delle riviste pedagogiche USA che fa autorità in materia di scienze dell’educazione. 

 

In questa sede si riprende parte della presentazione dell’articolo in libera traduzione italiana.

 

Punto di partenza ( ovverosia la domanda iniziale di ricerca)

L’indagine parte dall’ipotesi che il primo anno di insegnamento potrebbe essere l’occasione di una prassi pedagogica ambiziosa a tre condizioni :

  • che i modelli teorici presentati nel corso della formazione iniziale sfocino in forme di collaborazione tra gli insegnanti neo-assunti durante tutto il primo anno d’insegnamento ;
  • che i partecipanti ricorrano a metodi di analisi critici del lavoro dei loro studenti per modificare la prassi dell’insegnamento ;
  • che si applichino nuovi strumenti che aiutino i partecipanti a ipotizzare nuove relazioni tra l’insegnamento impartito e i risultati degli studenti.

Il contesto

 

Tutti sono ormai d’accordo sul fatto che la formazione iniziale dei futuri insegnanti così come è ora concepita non basti più. La formazione iniziale grosso modo serve soltanto a fare capire il tipo di impegno necessario per svolgere un percorso professionale soddisfacente nella scuola che nei sistemi scolastici migliori consente anche di realizzare una carriera professionale fino a diventare insegnante esperto. Questi programmi devono però essere completati con corsi che permettano ai futuri insegnanti di realizzare la connessione dalla teoria alla pratica scolastica , ad apprendere dall’insegnamento senza copiare i colleghi e senza riprodurre le pratiche degli insegnanti anziani o quelle che si sono conosciute quando si frequentavano le scuole come studenti. Il concetto chiave è imparare dall’insegnamento, da come si insegna, e ciò si realizza non da soli ma in gruppo, con indagini collettive nelle quali si svolgono esami critici di come si insegna a scuola per giungere a formulare ipotesi basate su prove evidenti dei legami esistenti tra modi di insegnare e risultati scolastici. 

Tutto ciò non è una novità di per sé, ma la documentazione a questo riguardo è carente, come fanno difetto gli strumenti per svolgere questo lavoro e le analisi critiche di questi strumenti di supporto che dovrebbero aiutare i nuovi insegnanti ad esaminare quel che fanno.

 

L’indagine

 

L’indagine presentata nell’articolo pubblicato in "Teachers Record College" è sperimentale anche perché coinvolge solo 11 professori di scienze. Si sono però adoperati strumenti che hanno aiutato i neo-assunti a valutare le loro competenze d’insegnamento , a collocarle in un contesto di sviluppo a lunga scadenza, a rendersi conto che esiste una possibilità di evoluzione professionale, a visualizzare la prassi didattica per farne un oggetto critico basato su prove confermate, ossia ad uscire dai discorsi pedagogici banali e generici.

I partecipanti dovevano raccogliere sistematicamente tutto il materiale prodotto dai loro studenti. Infatti il punto di partenza dell’indagine era quello di capire come la pensano gli studenti, quale è il loro concetto di prova evidente, cosa è per loro una spiegazione causale, cosa è un esperimento scientifico per raccogliere prove. Non si è distanti dal quadro teorico proposto dall’indagine PISA sulla cultura scientifica ma PISA ignora gli antefatti.

Fatto questo lavoro, ossia dopo avere cercato di capire nelle riunioni collettive la cultura scientifico degli studenti, si è fatto un confronto con quanto i professori hanno appreso all’università nel corso della formazione. Durante la formazione teorica è infatti rarissimo che si confronti teoria e prassi pedagogica, che si discuta del modo di pensare degli studenti. I neo-assunti scoprono un mondo nuovo che non collima con quanto appreso nel corso della formazione iniziale. Questa situazione è assai pericolosa ed induce i neo-assunti a fare marcia indietro a rinunciare a praticare una pedagogia ambiziosa che è ritenuta rischiosa. 

 

Le riunioni di gruppo erano filmate e registrate. Le lezioni in classe erano osservate da colleghi ed una griglia di osservazione comune era predisposta per questo esercizio di osservazione in classe. Non ci si è limitati a discutere in gruppo ma in certi casi si sono invitati gli studenti per intervistarli collettivamente . Ciò fu fatto per capire meglio i loro ragionamenti, la loro cultura scientifica.

Risultati

I risultati sono problematici e hanno dimostrato chiaramente quanto difficile sia organizzare un buon supporto e fare lavorare in gruppo gli insegnanti.

Un terzo dei neo-assunti ha davvero approfittato di questo programma, ha modificato la propria prassi didattica, ha avuto il coraggio di cambiare il modo d’insegnare, è diventato un gruppo di quasi esperti nell’insegnamento scientifico. Queste persone hanno dimostrato che con strumenti adeguati, con un lavoro paziente, si riesce ad ottenere dai neo-assunti una pratica pedagogica ambiziosa.

Però non tutte le ciambelle riescono con il buco. Una parte dei partecipanti non ha voluto affatto cambiare le pratiche tradizionali di insegnamento delle scienze, rinunciare al programma, preoccuparsi di sviluppare una cultura scientifica che facesse capire agli studenti cosa sia la cultura scientifica, cosa è una prova scientifica, come si impostano le verifiche sperimentali. Questi neo- assunti hanno dichiarato che la loro scelta era dettata da problemi posti dagli studenti. Confrontati al dilemma posto dalle resistenze degli studenti oppure dai problemi di apprendimento questi insegnanti hanno preferito fare marcia indietro. Lo si è capito subito nelle riunioni di gruppo. Infatti questi insegnanti avevano uno stile di presentazione molto diverso da quello dei colleghi che invece avevano accettato la sfida e i rischi di adottare una pedagogia ambiziosa. Le spiegazioni erano del tutto diverse e le tensioni nel gruppo, durante le riunioni, erano molto forti.

Conclusione

La prova in ogni modo fu fatta che anche i neo-assunti sono in grado di capire benissimo i ragionamenti degli studenti, di analizzarli e infine di attuare una pedagogia ambiziosa, a condizione di un serio supporto, di un lavoro di gruppo intenso.

I neo-assunti non possono essere abbandonati a se stessi se si vuole evitare che riproducano rimedi, soluzioni obsolete, tradizionali, che non servono, che non aiutano gli studenti a farsi una cultura scientifica. Questo progresso si realizza soprattutto quando lo scontro tra teoria e pratica è violento, drammatico. I professori che soffrono di più di questo contrasto sono anche coloro che si mettono in discussione più facilmente e che traggono i maggiori benefici da programmi come questo di supporto.

 

In ogni modo i neo-assunti non possono essere lasciati soli, non possono essere abbandonati a se stessi se si auspica che la scuola tradizionale migliori. Questa indagine dimostra l’efficacia di strumenti appropriati per il supporto dei neo-assunti. Inoltre, " dopo avere constatato l’ansietà e l’isolamento che contraddistingue il primo anno d’insegnamento indipendentemente dal contesto scolastico nel quale i neo-assunti si trovano, riteniamo che non solo sia professionalmente prudente ma anche un imperativo morale offrire ai neo-assunti opportunità per una riflessione in gruppo, strutturata, bene organizzata sulla loro prassi pedagogica e didattica."