Articolo pubblicato dal settimanale USA "Chronicle of Higher Education" nel quale ci si interroga sul ruolo di promozione sociale delle università. Questa funzione è scomparsa, almeno negli USA. 10 esperti esprimono il loro parere in merito.

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L’università strumento di disuguaglianza

"Rien ne va plus" anche a livello di università. Una tempo si riteneva che gli studi universitari o superiori fossero l’occasione che permetteva di ascendere socialmente a chi non ne aveva i mezzi e di rompere la stratificazione sociale. Per questa ragione, ma non solo per questa, gli studi superiori godevano di un alto prestigio sociale. Quest’epoca è finita.

Il settimanale USA specializzato nelle questioni universitarie "Chronicle of Higher Education" ha pubblicato il 2 agosto 2012 un interessante articolo nel quale si chiede se la formazione univervistaria o terziaria non sia diventata per caso uno strumento di disuguaglianza. L’articolo è accessibile solo agli abbonati ed è corredato dalle opinioni di dieci esperti interrogati sulla funzione di ascensore sociale dell’università. Per anni si è predicato e si è creduto che l’accesso alle università fosse la via maestra per uscire dal ghetto sociale, per migliorare lo statuto sociale, le opportunità di riuscire nella vita meglio dei genitori, di rompere il circolo vizioso dell’eredità sociale che faceva sì che all’univeristà di andassero solo i rampolli di coloro che l’avevanbo già frequentata.

Il settimanle riferisce di due indagini USA, una svolta all’università di Stanford e l’altra all’università del Michigan che dimostrano la fine del sogno di redenzione tramite la via universitaria. Ormai l’ascensore sociale non funziona più nemmeno se si sale fino all’ultimo piano del sistema scolastico. La mobilità sociale, negli USA, è rallentata. Il sistema scolastico e in parttcolare le formazion terziarie e universitarie non funzionano più come lo si era annunciato. Questo accade del resto non solo negli USA ma anche in altri sistemi scolastici. Se l’ascensore scolastico si ferma al piano inferiore le porte aperte sul mercato del lavoro sono scarse. Allora si resta nell’ascensore e si sale di un piano.

Per decenni, gli studenti delle classi meno agiate hanno potuto approfittare dell’ascensore scolastico ed accedere a lauree prestigiose che davano accesso a carriere brillanti ed a posizioni sociali migliori di quelle dei loro genitori. Adesso la laurea non basta più, non apre più questi sbocchi. Ci vuole dell’altro. Chi si laurea con la speranza di avere conseguito un obiettivo socialmente attraente e riconosciuto si trova invece spesso con un pugno di sabbia in mano. Cosa fare con una laurea ? L’università. ossia il vertice del sistema sociale, è una calamita che attira studenti verso l’alto ma non riduce le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione. Anzi le accentua.

L’indagine dell’Università di Stanford ha dimostrato che il gap di punteggi nei test standardizzati tra studenti provenienti da famiglie con redditi elevati e studenti con redditi bassi si è allargato del 40% dopo il 1960 ed è raddoppiato tra studenti bianchi e neri. L’indagine dell’Università del Michigan ha scoperto che le disparità nella percentuali di laureati tra studenti ricchi e poveri sono aumentate di circa il 50% dopo il 1980.


Quale è dunque il ruolo che gli studi universitari e terziari svolgono nella stratificazione sociale ? Ci sono università e istituti tecnici superiori che contribuiscono alla disuguaglianza economica e al declino della mobilità sociale ? Talune facoltà sono più propense che altre a favorire le disuguaglianze sociali ?


Il settimanale USA ha chiesto a 10 specialisti americani noti nel campo di rispondere a queste domande che toccano da vicino non solo il ruolo delle università ma la logica che sostiene tutto il sistema scolastico, dalla base al vertice.