Articolo di James Gallagher su Education Week , 4 aprile 2007, Vol. 26, No. 31, Pagine 27,29, accessibile solo con abbonamento

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Cosa occorre per riuscire a riformare la scuola negli USA ed altrove

La lezione che tira Gallagher per gli Stati Uniti sulle difficoltà di riformare il sistema d’insegnamento, svolgendo un confronto con le modalità e procedure di riforma di altri grandi sistemi del servizio pubblico come la sanità o la difesa è valida anche per altri paesi ed in particolare per l’Italia dove da decenni non si riesce a portare in porto la riforma della scuola che sarebbe auspicabile per correggere i macroscopici difetti di un sistema scolastico iniquo.

Il sistema d’insegnamento costituisce uno degli impegni maggiori del bilancio pubblico. La parte della spesa statale (che non esaurisce il totale degli investimenti per l’insegnamento e l’educazione di un paese o di una società) nel PIL è una delle più consistenti con la spesa per la sanità e per la difesa. Se si confronta però la gestione del servizio statale d’istruzione a quella di questi altri grandi sistemi del servizio pubblico non si può non notare la difficoltà e talora l’impossibilità di riformare l’insegnamento e la scuola. L’ articolo di Gallagher tenta di chiarire questo problema e propone una serie di provvedimenti che sarebbero necessari per fare riuscire le riforme scolastiche.

Gallagher prendre l’avvio dall’esempio offerto dall’educazione speciale negli Stati Uniti ( questo è un settore pressoché trascurato in Italia dove ci si vanta, anche a giusto titolo, di avere integrato nelle scuole per tutti gli allievi con bisogni speciali e di non averli reclusi in scuole od istituti speciali). Gallagher dice che all’interno del sistema d’insegnamento esistono isole felici, dove la gestione ed il pilotaggio del settore sono fatti con strumenti adeguati, come per l’appunto l’educazione speciale negli USA, dove si stanziano gli importi annui seguenti:

- Per la ricerca e lo sviluppo :83 milioni di dollari;

- Per la formazione e l’aggiornamento del personale :90 milioni di dollari;

- Per le tecniche di assistenza :49 milioni di dollari;

- Per i programmi prescolastici :381 milioni di dollari; e

- per lo sviluppo tecnologico :34 milioni di dollari.

La ricerca e lo sviluppo

Il confronto è però molto più eloquente se lo si fa con i sistemi non scolastici. Balza agli occhi immediatamente il divario con lo sforzo nel settore della ricerca e dello sviluppo (R&D nelle sigle internazionalmente riconosciute).

Il Dipartimento della difesa USA ha un bilancio annuo R&D pari a 74 miliardi di $. L’Istituto Nazionale per la Sanità ( NHI - National Institutes of Health) spende annualmente per la ricerca e lo sviluppo 28.6 miliardi di $, una somma considerevole, ma pari solo al 2% della spesa nazionale per la sanità. Da qualche anno a questa pare, ovverossia sotto la presidenza G.W.Busch, gli Stati Uniti hanno un Isituto per le Scienze dell’Educazione ( c’era già qualcosa di simile prima), che però è parte integrante del Ministero della Pubblica Istruzione, che dovrebbe essere nel campo dell’insegnamento il corrispondente del NIH, ma il totale dei fondi stanziati a questo istituto nell’anno fiscale 2005 era pari a soli milioni 479 milioni di $, ossia a meno del 2% del totale della somma stanziata per il NHI. In Italia la spesa per la la ricerca e lo sviluppo nell’ insegnamento dev’essere una percentuale minima del bilancio per l’istruzione, probabilmente inferiore all’1%, della spesa per l’insegnamento nel bilancio dello Stato.

Le componenti indispensabili per il funzionamento del sistema d’insegnamento

Secondo Gallagher, un sistema dalle dimensioni che ha quello dell’insegnamento per funzionare dovrebbe contemplare le seguenti componenti:

Ricerca e sviluppo, settore che in Italia invece si sta smantellando chiudendo gli IRRE invece di riformarli oppure congelando l’INDIRE invece di ripensarne le funzioni;

L’assistenza tecnica: Creazione di quattro centri regionali per ogni stato (ci sono 50 stati nel sistema federale americano) con la funzione di fornire un servizio di consultazione continuo agli insegnanti ed alle scuole. Noto che le regioni italiane stanno invee perdendo gli IRRE, che potrebbero svolgere questo compito.

La formazione del personale (soprattutto dei dirigenti, la leadership come la chiamano gli Americani): Gli stati americani forniscono una parte sostanziale dei fondi per la formazione degli insegnanti, mentre spesso trascurano del tutto la formazione dei dirigenti, ossia la preparazione alla leadership per il personale dell’amministrazione scolastica o per coloro che hanno ruoli burocratico-amministrativi nella gestione della scuola.

La comunicazione: Il piano di Gallagher prevede la creazione di cinque centri nazionali di divulgazione, dissiminazione e distribuzione di informazioni sulla scuola alla popolazione ed ai media. Su alcuni temi, come per esempio l’insegnamento delle scienze, della matematica, i nuovi metodi di apprendimento della lettura, la psicopedagogia costruttivista, l’apprendimento di una seconda lingua oppure dell’inglese per gli immigrati o quello che si chiama negli Stati Uniti l’insegnamento bilingue, l’informazione è del tutto carente o non è all’altezza, il che semina una gran confusione a proposito di quel che si fa nelle scuole e del perché si fanno certe cose nell’opinione pubblica ed in particolar modo nelle famiglie meno abbienti.

La valutazione dei programmi: i programmi di valutazione in corso si preoccupano quasi esclusivamente degli apprendimenti, del rispetto degli standard, delle informazioni per "rendere conto" dei risulatati nelle materie fondamentali. Troppo poco. Ci sono molti aspetti della vita scolastica che non sono valutati. Gallagher propone di creare ben cinque centri nazionali specializzati per le valutazioni complementari diverse da quelle che si svolgono ora.

Centri di dimostrazione: ci vogliono centri di dimostrazione in cui si possano vedere all’opera i casi esemplari, i modelli che riescono, le innovazioni che funzionano, le soluzioni efficaci. (What works, in inglese) Non si può sempre andare in Finlandia per vedere sul posto quel che succede nelle scuole. Tra l’altro sono pochi quelli che ci possono andare e nella magggioranza dei casi non sono quelli che ne hanno il più bisogno. Poi ci sono esperienze che funzionano ovunque, anche in Italia. Occorre farle conoscere, trattarle in modo adeguato per renderle trasportabili da una scuola all’altra. La dimostrazione dell’efficacia delle buone pratiche è una sfida per i sistemi d’insegnamento. Gallagher propone la creazione di 25 centri per impostare questo programma ( un centro ogni due stati, il che sarebbe a dire come uno ogni due regioni italiane).

Lo sviluppo tecnologico: le nuove tecnologie dell’informazione, dei trattamenti di dati, della masterizzazione e dell’accesso su banda larga ai centri di documentazione, alle biblioteche ed alle mediateche sono una rivoluzione epocale che sta modificando in modo subdolo il ruolo dei sistemi d’insegnamento. Non si può lasciare ai singoli docenti la responsabilità di cavarsela da soli di fronte a quest’evoluzione. La crescita e lo sviluppo in questo campo devono essere curati in modo sistematico. Gallagher propone la creazione di 10 centri nazionali specializzati nel campo delle NIT o TIC (in francese).

Banche dati e basi di conoscenze statistiche: tutti gli stati (in Italia tutte le regioni) devono disporre di banche dati sulla scuola e sul sistema d’insegnamento nel suo complesso.

Ecco un programma magari discutibile su certi punti, ma concreto, solido, realista, che potrebbe permettere di riformare l’insegnamento. Invece di discutere sullo sviluppo della persona e sull’importanza del sapere fare o del sapere essere magari varrebbe la pena fare qualcosa per la scuola che abbiamo. E’ questo il senso dell’articolo apparso su Education Week.