Resoconto del volume " Educating Teachers for Diversity: Meeting the Challenge " (Formare gli insegnanti alla diversità) pubblicato dall’OCSE nel 2010

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Tra equità e capitale umano

Questo è un volume che dovrebbe circolare in Italia, che si dovrebbe utilizzare nei Dipartimenti dell’educazione delle Università dove si formano i candidati all’insegnamento e nei corsi di perfezionamento per insegnanti e dirigenti scolastici. Servirebbe anche ai media e alla classe politica che dirige la scuola. Purtroppo il volume è accessibile solo in inglese e francese e quindi non è leggibile a coloro che conoscono male queste lingue. Perché lo si dovrebbe leggere? Perché il sistema scolastico italiano è confrontato a due sfide: quella della decentralizzazione e quindi della valorizzazione della diversità culturale soffocata o negata nei decenni durante i quali la politica scolastica mirava a forgiare l’unità della nazione; quella recente dell’immigrazione, ossia della presenza nelle scuole italiane di alunni e studenti provenienti da tradizioni culturali e linguistiche diverse da quelle imposte dalla scuola dell’unità d’Italia, ossia di persone che vivono in ambienti culturalmente diversi da quelli del modello culturale standard del sistema scolastico quando non sono a scuola. Siccome l’ Italia è un paese nel quale le differenze socio-culturali e linguistiche sono rilevanti, l’arrivo al momento della quasi conclusione del ciclo unitario di persone con altri riferimenti linguistici, sociali, religiosi, culturali, etici, poloitici e gastronomici non fa che esacerbare una situazione di partenza difficile, per altro incompiuta. Gli insegnanti vanno preparati ad affrontare questa situazione, in un senso o nell’altro. Per abbreviare si potrebbe dire nel senso unitario od in quello dell’inclusione. Questi due indirizzi non si escludono a vicenda ma in un regime democratico centralistico che a tappe forzate ha cercato di realizzare l’unità nazionale si possono, per comodità di ragionamento , opporre. Pertanto, a monte di questa situazione si colloca dapprima una decisione politica. Fatta chiarezza su questo punto si devono urgentemente formare gli insegnanti o coloro che si occupano di formazione e istruzione. Il volume qui presentato è un’ottima guida in tal senso.

“È urgente occuparsi della questione della formazione di insegnanti capaci di insegnare in classi nelle quali regna la diversità” : questa è l’affermazione centrale del volume pubblicato dall’OCSE sulla formazione degli insegnanti alla diversità.


Questa pubblicazione riassume le conclusioni di un’ indagine svolta nell’ambito del CERI_OCSE sulla formazione degli insegnanti alla diversità (acronimo:TED). La fase analitica di questo studio si è svolta dal dicembre 2007 al settembre 2009. Il progetto è un sottoprodotto del lavoro pluridecennale dell’OCSE sui fenomeni migratori. Durante la fase analitica, si è studiato come gli insegnanti sono preparati per affrontare una popolazione scolastica sempre più diversificata e classi sempre più eterogenee dal punto di vista della provenienza socioculturale. Il progetto si prefiggeva di identificare le sfide comuni a tutti i sistemi scolastici confrontati alla diversità degli alunni e degli studenti e i vantaggi che i vari paesi membri traggono dalle esperienze in corso di formazione degli insegnanti in risposta alla diversità culturale crescente nonché di fornire prove sull’efficacia delle soluzioni adottate, ossia si condividere esperienze e esempi di buone pratiche nel campo della formazione degli insegnanti e sviluppare un quadro teorico per esplorare ulteriormente i problemi posti dalla diversità crescente della popolazione scolastica.
Questo documento raggruppa le conclusioni più rilevanti prodotte da tutta una serie di indagini nazionali nonché segnala temi emergenti che possono essere usati per migliorare la formazione iniziale e continua degli insegnanti al fine di fornire agli insegnanti gli strumenti necessari per rispondere in modo efficace alla diversità dei loro studenti.


In questo documento si esplorano i concetti che strutturano la diversità nonché i problemi che sorgono quando si tratta di creare una banca dati che raccolga prove che possono servire ai responsabili politici per prendere decisioni riguardanti l’inclusione di persone nella scuola che la pensano in modo diverso dalla maggioranza, che praticano valori diversi, che pregano in un altro modo, che si vestono in maniera diversa dalla maggioranza della popolazione nella quale si muovono, lavorano, vivono.

Interesse del documento

Uno dei temi centrali di questo lavoro teorico risiede nell’articolazione tra la formazione iniziale e continua degli insegnanti. Inoltre il documento è molto utile nel senso che designa le lacune esistenti nelle nostre conoscenze di questi problemi. Una delle lacune per esempio riguarda le modalità per attrarre verso l’insegnamento candidati provenienti dal mondo dell’immigrazione, ossia i problemi che si pongono per diversificare l’origine sociale e culturale dei futuri insegnanti. Inoltre il documento è utile in quanto fornisce una vasta gamma di informazioni su buone pratiche scolastiche e sui principi che modellano le strategie di formazione e d’istruzione in diversi sistemi scolastici.
Con la pubblicazione di questo documento gli esperti dell’OCSE danno un segnale lampante di segno opposto ai segnali di coloro che considerano la diversità come un problema che deve essere evitato e se possibile “risolto”, ossia fatto sparire. Per l’OCSE, la diversità è una ricchezza ed è una sfida per gli insegnanti e per la società in genere. Pertanto non si devono trascurare gli sforzi necessari per trarre il massimo profitto da questa ricchezza di risorse.

Struttura del documento

Il documento è suddiviso in 4 parti.

  • La 1ª parte è di natura teorica ed è quella nella quale si chiarificano i concetti e si tratteggiano le caratteristiche delle indagini scientifiche di natura empirica sulla questione della diversità.
  • Nella 2ª parte si affronta la questione della formazione degli insegnanti che avranno a che fare con classi composte di studenti e di alunni con un background culturale molto diverso. È in questa 2ª parte, nel capitolo 6º, che si tratta una delle questioni più delicate per le implicazioni di natura politica e per le conseguenze concernenti il ruolo professionale degli insegnanti, ossia quella del reclutamento di insegnanti provenienti da gruppi minoritari o dal mondo dell’immigrazione. Questo capitolo è stato scritto da un trio olandese. Il capitolo più debole di questa sezione è quello che riguarda le competenze interculturali degli insegnanti. Questo concetto è alquanto astruso, piuttosto fumoso, tratteggia una situazione ideale relativamente semplice e allettante da proporre in teoria ma è molto problematico da un punto di vista pratico. Infatti, ognuno di noi è radicato in una cultura, che lo si voglia o meno, ed è molto difficile prendere le distanze da queste radici che innervano le prospettive e le modalità di pensiero.
  • Nella 3ª parte si entra nella pratica con una serie di capitoli nei quali si descrivono esperienze nazionali diverse.
  • Nel capitolo 9 si presentano le strategie messe in atto in Germania per passare da una società omogenea ad una eterogenea. Questa mutazione è dolorosa e ardua ed interpella di petto la funzione degli insegnanti-funzionari, il loro ruolo potenziale di educatori e di agenti del cambiamento. Tutta la storia della scuola tedesca è messa in discussione da questa transizione quando si affronta seriamente il passaggio da una società omogenea a una eterogenea . Questi sono temi sociali che hanno a che fare con l’immaginario collettivo e con emozioni talmente profonde da impedire o rendere molto problematici i tentativi di fuga per evitarli , che sono stati molto numerosi nel passato, ossia la ripetizione di riforme fasulle miranti a negare la presenza di un’ identità pesante da sopportare e a realizzare un’ assimilazione forzata nella cultura tedesca delle minoranze che si costituiscono all’interno del paese.
  • Gli altri capitoli riguardano il caso dell’Irlanda del Nord, un caso davvero interessante in cui sono in ballo due gruppi religiosi opposti, come quello cattolico e quello protestante, a loro volta legati a due nazionalità diverse, quella irlandese e quella inglese, con problemi di identità molto delicati in una società altamente conflittuale. Al posto dei cattolici e dei protestanti si possono mettere i cattolici e i mussulmani. Per questa ragione le difficoltà ed i problemi incontrati dagli Irlandesi sono ricchi di insegnamenti. Si può pertanto chiedere se il sistema scolastico in questo contesto sia in grado di agire per facilitare l’integrazione di comunità che si odiano e si detestano. 
  • Il capitolo 12 è dedicato agli Stati Uniti e conclude questa sezione.
  • Infine, nella parte 4ª, si tratteggiano le caratteristiche delle buone pratiche rilevate in questo settore e si disegnano ad ampi tratti le questioni di fondo irrisolte che dovranno essere affrontate di petto se si vuole valorizzare la ricchezza che rappresenta la diversità socio-culturale, se si auspica che la scuola serva a qualcosa come servizio pubblico e se si vogliono costruire società democratiche che concedono a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro cultura di origine, di partecipare alla costruzione della società , al benessere collettivo, senza rinnegare nulla della propria identità.

Conclusione

Per concludere si potrebbe dire che questo documento affronta una questione molto scottante quella della formazione degli insegnanti che hanno a che fare con popolazioni scolastiche molto diverse. La complessità crescente delle classi nelle società globalizzate solleva problemi non indifferenti per quel che riguarda i curricoli scolastici, l’equità di trattamento degli studenti, la giustizia sociale dal punto di vista dell’istruzione ed infine questioni scientifiche di tipo nuovo come quella per esempio della valutazione dell’insegnamento in un contesto caratterizzato dalla diversità più o meno grande delle caratteristiche degli alunni e degli studenti che si esprimono con altre lingue da quella ufficiale della scuola e che pensano con categorie mentali diverse da quelle usate per costruite i test. Quando si può dire che un insegnamento in un contesto di questo genere è riuscito ?

Un o dei punti deboli del documento risiede nel fatto che non si è chiarito quale sarà il contesto scolastico nel quale le società globalizzate e multiculturali si svilupperanno. Non si affronta neppure la questione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione come se il cambiamento tecnologico che interpella tutta l’organizzazione e il funzionamento dell’apparato scolastico non avesse nulla a che fare con la gestione di popolazioni scolastiche estremamente diversificate. Il documento dà per scontato che ci saranno ancora classi in futuro mentre ci si può chiedere se il concetto di classe avrà ancora un avvenire.

Nonostante questi limiti, questo volume merita veramente di essere letto e diffuso perché aiuta a chiarificare questioni di natura politica e pedagogica particolarmente ardue. È soltanto un peccato che non si esplorino in maniera approfondita le implicazioni di questi problemi.

Les documents de l'article

OCSE_DIVERSITA.pdf
OECD_Educating_Teachers.pdf