Segnalazione di documenti USA sullo stato delle "Charter Schools" e sui risultati conseguiti dalle scuole statali liberate dall’obbligo di applicare i regolamenti scolastici e i curricoli legali. Difficoltà e problemi di valutazione, incertezze persistenti.

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USA: scuole statali in appalto

Il modello delle "Charter Schools" realizzato negli USA agli inizi degli anni 90 è oggetto di polemiche e di critiche sin dagli inizi. I partigiani della scuola statale hanno da sempre denunciato questo modello come se fosse un subdolo attacco mirante a smantellare il servizio pubblico d’istruzione e quindi ad accrescere le disuguaglianze sociali di fronte all’istruzione. I promotori delle "Charter Schools" invece considerano che per migliorare l’efficacia delle scuole e per ridurre le disuguaglianze scolastiche occorra in primo luogo alleggerire il peso della burocrazia scolastica e ridurre l’ingerenza dell’amministrazione nell’organizzazione ed il funzionamento delle scuole. Questa controversia ha avuto come effetto quello di stimolare le ricerche scientifiche sulla validità delle "Charter Schools" e quindi sull’efficacia della scuola. Dopo circa vent’anni la partita rimane aperta. Non ci sono prove evidenti e convincenti della superiorità del modello delle "Charter Schools" rispetto alle scuole tradizionali. Occorre precisare che le "Charter Schools" sono scuole pubbliche liberate dall’obbligo di applicare i programmi e i regolamenti che disciplinano le scuole tradizionali. Una scuola che vuole fruire di questa franchigia deve arrangiarsi a funzionare con le risorse finanziarie stanziate per la scuola dall’ente pubblico, pari al costo effettivo globale della scuola, stipendi degli insegnanti inclusi. Dopo vent’anni di funzionamento e dopo avere raccolto una massa considerevole di dati sulle *Charter Schools", il bilancio è piuttosto deludente. In generale, non ci sono miglioramenti sostanziali e durevoli generati dalle scuole liberate dal peso della burocrazia statale. E’ quindi prematuro anticipare una generalizzazione di questo modello all’intero impianto scolastico. Occorre però anche aggiungere che questa conclusione va presa con cautela perché le moltissime indagini svolte sulle scuole "Charter" non sono metodologicamente convincenti. Le valutazioni quindi sono precarie e discutibili.

Una sfida al sistema scolastico tradizionale

Il tentativo in corso da quasi un ventennio negli Stati Uniti per rinnovare il sistema scolastico con l’esperienza delle "charter schools" annaspa, non da risultati convincenti come lo comprovano centinaia di valutazioni e di indagini che scrutano, seguono, osservano con misurazioni di vario tipo questa esperienza.

Le indagini valutative sulle "Charter Schools"

In queste ultime settimane sono stati pubblicati negli Stati Uniti alcuni studi che hanno rilanciato il dibattito tra promotori delle "charter schools" e i suoi detrattori che si reclutano in gran parte tra i difensori del vigente modello di scuola pubblica. Si deve nondimeno continuare a ripetere che le "charter schools" sono scuole pubbliche, non sono scuole private, né paritarie né private-private, funzionano con soldi pubblici e sono state concepite a seguito di una scommessa sulla capacità degli insegnanti a prendere in mano il destino delle loro scuole in cambio di una franchigia che li dispensa dall’applicare i regolamenti ed i programmi che pilotano il sistema scolastico statale.

Le scuole con franchigia riescono a migliorare l’istruzione ?

La domanda che tutti si pongono è oggi la seguente : le scuole che fruiscono di questa franchigia, che varia tra l’altro da Stato a Stato, funzionano o non funzionano, conseguono risultati migliori delle tradizionali scuole statali oppure sono una delusione ? [1]

Un caso di studio inevitabile

L’esperienza delle charter scuse non ha fin qui attecchito in Europa. Sono comparse al di qua dell’Atlantico solo recentemente in Inghilterra nelle riforme proposte dal governo liberal-conservatore di David Cameron. È però troppo presto per farsi un’idea precisa dei risultati inglesi conseguiti in scuole simili per impostazione al modello statunitense. Vale comunque la pena osservare da vicino quanto succede oltre Atlantico perché presto o tardi si dovranno fare i conti anche con le prestazioni del servizio pubblico di d’istruzione che sussiste nella maggioranza dei paesi europei e che si continua a ritoccare con una serie incessante di riforme nel tentativo e nella speranza di correggerne i difetti nonché di attenuarne le difficoltà a tenere conto delle trasformazioni tecnologiche estranee alla scuola e dei cambiamenti culturali che incidono sui comportamenti degli studenti. Di solito invece molte delle riforme scolastiche attuate in questi tempi tentano di innestare nei sistemi scolastici principi e regole annacquate delle esperienze e delle indagini scientifiche svolte nel corso del 20º secolo. L’impostazione di queste riforme è dunque piuttosto obsoleta anche se il recupero e la generalizzazione dei risultati del lavoro scientifico svolti un’ottantina di anni fa in Europa non è da sottovalutare, ma questo interesse è purtroppo tardivo ed è anche fortemente contestato da una parte dei responsabili scolastici e da una parte del corpo insegnante che non ha capito, che non conosce quanto è stato prodotto e comprovato in ricerche geniali e che si ribella di fronte alla prospettiva di adottare modalità di insegnamento ed organizzazione dell’istruzione diverse da quelle che hanno sempre conosciuto.

Insegnanti in prima linea

I promotori delle "charter schools" negli Stati Uniti erano partiti dall’ipotesi che se si passava il testimone direttamente agli insegnanti per realizzare un cambiamento sostanziale e non ambiguo dell’insegnamento si sarebbe potuto guarire la scuola dai mali indotti dalla burocrazia scolastica accusata di ogni colpa. Per questa ragione vale davvero la pena conoscere i risultati delle indagini svolte su questa esperienza che perché il problema che si pone nella maggioranza dei sistemi scolastici europei non è diverso da quello che si affronta negli Stati Uniti : gli insegnanti sono in grado di gestire, condurre scuole in modo autonomo, costruttivo, produttivo e ri rendere conto di quel che fanno ? Anche nei sistemi scolastici europei molte parti in causa denunciano un’incompetenza di fondo dell’apparato amministrativo che gestisce le scuole e propongono di trasferire agli insegnanti la responsabilità completa della gestione e del funzionamento delle scuole, cioè di realizzare in un modo o in un altro qualcosa di simile a quello che è stato fatto e si sta facendo negli Stati Uniti con l’esperienza delle "charter schools".

Documento numero 1 : le ""Charter Schools" non sono pessime rispetto alle scuole tradizionali

Il primo documento è una valutazione nazionale ) ne esistono svariate svolte da vari gruppi) delle "Charter Schools" realizzata dal Centro nazionale di ricerca sul rinnovamento dell’istruzione pubblica [2] che ha sede a Seattle. Questo documento è una meta-analisi (ossia un’analisi che svolge una sintesi di molteplici analisi sullo stesso argomento) delle indagini svolte sulle "Charter Schools". Il documento riprende un’analisi simile condotta dagli stessi autori tre anni prima. Gli autori [3] constatano tre anni dopo, sulla base delle pubblicazioni raccolte, che esiste una grande eterogeneità di prestazioni tra "Charter Schools". Talune conseguono con i loro studenti risultati molto migliori di quelli ottenuti nelle scuole simili del provveditorato mentre altre scuole sono scadenti . Nondimeno, in generale gli autori ritengono che le scuole in franchigia abbiano un effetto positivo.

Meglio nell’insegnamento primario , in città e in matematica

I dati della meta-analisi (ossia dei confronti delle conclusioni di molteplici studi) dimostrano che ben poco è cambiato dopo il 2008. Gli autori trovano un effetto positivo per le scuole in franchigia soprattutto a livello delle scuole primarie e in matematica nelle scuole secondarie di primo grado. Anche per quel che riguarda la lettura dei risultati sono positivi, ossia superiori a quelle delle scuole statali simili, ma non sono statisticamente significativi, ossia la differenza dei punteggi nei test di comprensione della lettura è minima come lo è pure per la lettura e la matematica nelle scuole dell’insegnamento secondario di secondo grado.

I risultati delle scuole in franchigia sono invece significativamente positivi per quel che riguarda il comportamento a scuola e le presenze. In altri termini si constata nelle scuole in franchigia una diminuzione dell’assenteismo. Gli autori osservano che dalle indagini svolte risulta che gli studenti delle scuole in franchigia nelle aree urbane progrediscono negli apprendimenti di più che non quelli che frequentano scuole analoghe nelle aree periferiche. Questo succede specialmente a Boston e a New York. Quindi la franchigia avrebbe effetti positivi nei centri metropolitani. Nondimeno, con tre anni di dati in più tra le mani gli autori sono molto cauti nel tirare le loro conclusioni : rilevano che il paesaggio della ricerca è piuttosto scadente, molte indagini sono effettuate su campioni ridotti di scuole e in aree molto piccole che impediscono di svolgere confronti significativi o di estrapolare conclusioni generalizzabili. Per capire realmente l’incidenza delle scuole in franchigia sarebbe imperativo intraprendere indagini sulle scuole molto più robuste. In ogni modo, gli autori non si sentono di concludere dicendo che le scuole in franchigia non funzionano. A coloro che sostengono questo punto di vista gli autori ribattono : "vi sbagliate".
(Il documento in lingua inglese è allegato a questo articolo)

Documento n.2 : Equità e uguaglianza nelle "Charter Schools" californiane

Il secondo documento è in realtà composto da due interventi che riguardano gli effetti delle "Charter Schools" in California. Associamo questi due testi per dimostrare tra l’altro come si svolge il dibattito su questa questione negli Stati Uniti e per attirare l’attenzione sul fatto che non si deve mai dare per scontata nessuna conclusione. Questo è un atteggiamento scientifico fondamentale. Qualsiasi affermazione va verificata e controllata ed è appunto quanto succede negli Stati Uniti a proposito del movimento che promuove le "Charter Schools". Bando quindi alle posizioni settarie.

I fautori delle charter accumulano indagini per dimostrare che il modello è migliore di quello tradizionale modellato e diretto dallo Stato. Recentemente, l’Associazione californiana delle "Charter Schools" [4] ha pubblicato un’indagine nella quale si dimostra che le scuole con franchigia riescono meglio delle scuole tradizionali a ridurre il gap di risultati scolastici che separa gli studenti bianchi da quelli di origine afro americana, cioé sarebbero più giuste. (Il documento in inglese è allegato a questo articolo.)

La critica dell’indagine californiana : dubbi sulla sua pertinenza

Il professore David Garcia dell’Università statale dell’Arizona che è uno dei grandi esperti delle ricerche sulle "Charter Schools" negli USA contesta le conclusioni di questa indagine. Garcia dimostra che i metodi di ricerca adottati nell’indagine non sono adeguati e sono imperfetti e che il gap tra studenti bianchi e neri non è per nulla influenzato dalla frequenza del tipo di scuola. Inoltre Garcia contesta con prove alla mano che non è affatto vero l’affermazione secondo la quale nelle "Charter Schools" si adottano pratiche pedagogiche innovative più di quanto non ne si trovano nelle scuole tradizionali. Nelle conclusioni Garcia scrive che se si realizzano in modo critico i risultati delle "Charter Schools" si raccolgono prove di quanto è già stato più volte dimostrato ossia che "La qualità delle "Charter Schools" è molto variabile e che ci sono poche pratiche alternative nelle "Charter Schools" nel loro insieme" . In altri termini, una certa delusione prevale negli Stati Uniti nel constatare che le scuole con franchigia non sono poi così tanto diverse da quelle statali almeno per quel che riguarda l’invenzione e l’adozione di metodi di insegnamento radicalmente nuovi.

Documento n.3 : Dubbio dilagante sulla pertinenza delle "Charter Schools"

L’ultimo documento è un articolo pubblicato nel gennaio del 2011 nella rivista *New York Review of Books" che nel quale si recensisce il film "Waiting for Superman". Questo articolo è una lettura indispensabile per capire il dibattito in corso negli Stati Uniti tra i promotori e detrattori delle "Charter Schools". Vale la pena leggerlo con attenzione perché si tratta di un dibattito che non è molto diverso e distante da quello che si potrebbe aprire tra poco in Italia, sempreché qualcuno si decida che è giunta l’ora di ripensare il modello scolastico dominante. In Italia si presta grande attenzione alle scuole paritarie, che sono una minoranza e che non rappresentano affatto una sfida minacciosa per il sistema scolastico anche perché non propongono nessun modello alternativo di scuola.Clicca qui per leggere l’articolo che è ovviamente in lingua inglese.

 

[1] Per una eccellente descrizione in italiano delle caratteristiche delle "Charter Schools" si veda la relazione di Luisa Ribolzi al seminario di studio organizzato dall’ADI a Roma, agosto del 2010. Cliccare qui

[2] Center on Reinventing Public Education

[3] Julian Betts e Emily Tang

[4] California Charter Schools Association (CCSA)

Les documents de l'article

Charter_NCSRP_BettsTang_Oct11.pdf
TTR-Charters-Gap-Garcia_1_.pdf
African_American_Achievement.pdf