Recensione di una recente pubblicazione dell’OCSE sulle grandi mutazioni che modificano l’ambiente nel quale hanno fin qui prosperato i sistemi scolastici.

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Scenari per il futuro dell’istruzione e delle scuole secondo l’OCSE

Ormai non si contano più da una decina d’anni in qua i volumi sulle grandi mutazioni che hanno trasformato la società dei nostri nonni e bisnonni , ossia il mondo del primo Novecento nel quale l’istituzione scolastica era un perno essenziale. Volumi notevoli, affascinanti per molti versi. Le novità tecnologiche della fine del Novecento e del primo decennio del 21esimo secolo hanno aperto gli occhi di tutti. Il mondo è cambiato, la società pure, con una sequela di conseguenze che non si riescono a valutare perché ci siamo immersi. In questo sconvolgimento il mondo scolastico, in particolare il servizio scolastico statale, in moltissimi paesi, tra i quali possiamo includere l’Italia, è cambiato di ben poco. Qualche ritocco qua e là, alcuni restauri, ma la sostanza è restata immutata.

Questo volume del CERI- OCSE che è allegato in francese a quest’articolo si sofferma sulle mutazioni che hanno sconvolto la società contemporanea e che quindi per riflesso dovrebbero modificare anche i sistemi d’istruzione. E’ il terzo volume di una serie iniziata nel 2008.Il secondo volume è apparso nel 2010 e questo è il terzo.

Compromessi o compromissioni ?

Il volume si sofferma su alcune variabili esterne alla scuola e che incidono sui comportamenti della popolazione scolastica ma il volume non tratta direttamente della scuola, non propone nessuna ricetta, nessun scenario scolastico per il futuro. Si limita a tratteggiare alcuni cambiamenti che tra l’altro l’OCSE affronta e descrive nei suoi vari dipartimenti, illustrati spesso da eccellenti documenti redatti dai ricercatori dell’ organizzazione che è una organizzazione al servizio dei governi, pagata dai governi, che pubblica analisi per i governi che contano, per le università che dominano la ricerca scientifica. Quello della scuola è un terreno bruciante e l’OCSE è molto prudente : qui non si va affatto a fondo dei problemi della scuola. Questa sembra quasi intoccabile e chi conosce le regole del gioco che regolano le pubblicazioni e i lavori della ricerca scientifica nel settore delle organizzazioni internazionali non è affatto sorpreso da questa cautela, anzi da questa estrema prudenza. L’OCSE non è un ente neutrale, i suoi testi sono sempre frutto di compromessi discussi con i poteri esistenti. In altri termini sono compromissioni. In questo volume, per non compromettersi, l’OCSE gira alla larga dai problemi del servizio scolastico statale e pubblico. 

La scuola di domani : quali scenari disegnare ?

L’OCSE aveva pubblicato un decennio di anni fa diversi studi sugli scenari possibili dello sviluppo delle istituzioni scolastiche [1]. In un decennio il mondo è però cambiato e l’OCSE è rimasta in questo periodo muta come un pesce. Il progetto " Schooling for Tomorrow" non ha avuto un seguito [2] . L’OCSE proponeva allora sei scenari ma non li ha più curati. Ha semplicemente continuato a pubblicare un brillante insieme di indicatori internazionali comparati sull’istruzione nel volume "Education at a Glance" , ha svolto dal 2000 la celebre indagine triennale sulle competenze dei quindicenni nota con l’acronimo PISA ma non trae da questi lavori e da quel che succede fuori dalla scuola conclusioni per la politica scolastica , non sviluppa, non propone una teoria del cambiamento scolastico. Anzi anzi si limita a promuovere il restauro dei monumenti scolastici vigenti. In questo sito si sostiene invece che il restauro non è sufficiente, che gli apparati scolastici scompariranno e che il servizio scolastico pubblico dovrà cambiare da cima a fondo. Ma l’Organizzazione Internazionale che difende l’interesse dei governi e delle forze politiche che li sostengono non è di questo parere, non ha ancora tratto le conclusioni scolastiche di quanto sta succedendo, i suoi contributi sugli effetti delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione sull’organizzazione dell’istruzione sono debolissimi. In altri termini non è tutto oro colato quanto pubblica e dice l’OCSE.

Le grandi trasformazioni socio-economiche

C’è ancora molta strada da percorrere prima di arrivare ad avere un libro come quello di Karl Polany, storico dell’economia e economista ungherese, che ha pubblicato un celeberrimo volume nel 1944 che associa l’antropologia e la storia, intitolato" La grande trasformazione" [3], che permetta di avere un’idea meno confusa di come evolverà il nostro mondo. In questo caso l’OCSE si limita ad invitare il lettore a trarre per proprio conto le conseguenze che le tendenze presentate in questo volume potrebbero avere sul sistema scolastico. Si potrebbe dire che l’OCSE se la cava in modo pilatesco. Lascia ai lettori la responsabilità di cavarsela e di prevedere cosa può succedere nelle istituzioni scolastiche. L’OCSE che per anni ha tratteggiato scenari sugli sviluppi del servizio d’istruzione qui non dice nulla a questo riguardo. Come se si lavasse le mani.

Il volume

Il volume è articolato attorno a 35 temi. Ogni tema è illustrato da due tavole. Il contenuto diviso in cinque capitoli tematici :

- la mondializzazione,

-il benessere ei modi di vita,

-le competenze e il mondo del lavoro,

-la famiglia 

-le nuove tecnologie.

Tutte queste tendenze, in un modo o in un altro, incidono sull’istruzione, non solo sui contenuti dell’insegnamento ma anche e soprattutto sui comportamenti degli attori scolastici e sull’organizzazione della scuola, sui criteri di autorità, sulla disciplina scolastica, sui curricoli, sul discorso scolastico di verità, sui codici di comportamento espliciti ed impliciti, riconosciuti o meno, applicati nelle scuole ma non tutte le tendenze che hanno un’ incidenza sul servizio d’istruzione sono state prese in considerazione in quest’opera che è necessariamente molto selettiva. Queste considerazioni sono esposte nella guida per il lettore.

Molto candidamente, gli autori del saggio confessano che uno dei criteri di scelta delle tendenze sociali ed economiche all’opera nelle grandi mutazioni socio-economiche è stato quello dell’esistenza o meno di dati comparabili internazionali a lungo termine. La diversità dei temi trattati implica che in certi casi le tendenze sono esaminate su una decina d’anni ; in altri casi invece grazie anche alla disponibilità dei dati è stato possibile prendere in considerazione tendenze a più lunga scadenza, in altri, al contrario solo tendenze a corta scadenza. Le tendenze determinate su un lasso di tempo più corto sono quelle emergenti dallo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione. Beninteso, la rapidità dell’evoluzione in questo settore è tale da rendere imprevedibile qualsiasi pronostico, ma nondimeno la presenza del fenomeno e gli effetti sull’arco di un decennio possono già permettere di suggerire cosa potrebbe succedere o non succedere nelle istituzioni scolastiche. Taluni comportamenti sono molto espliciti. In molti paesi dell’OCSE si sono svolti nel corso di questi ultimi dieci anni diverse esperienze nel settore dell’applicazione delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione nel servizio di istruzione ; in altri paesi, i governi hanno già preso decisioni radicali che anticipano il futuro di almeno un quinquennio ; in altri paesi, si testano e si predispongono regolamentazioni scolastiche di nuovo tipo. Il sistema d’istruzione è ovunque confrontato alle trasformazioni indotte dalle modalità di comunicazione e d’istruzione generate dalle nuove tecnologie, ma nel volume ci si guarda bene di accennare a questa mutazione.

Zona geografica

L’analisi riguarda essenzialmente i paesi membri dell’OCSE nonché alcune economie emergenti identificate come priorità per i paesi dell’OCSE, i famosi paesi della zona BRIC , ossia il Brasile, la Cina, l’India, la Russia, o anzi meglio la Federazione Russa. Quando i dati lo permettevano si è allargata la visione prendendo in considerazione anche l’Indonesia e l’Africa del Sud. La crisi finanziaria mondiale recente è invece ignorata perché è considerata un fenomeno relativamente secondario rispetto al tema trattato nel volume. La crisi economica è percepita dall’OCSE con un fenomeno congiunturale mentre invece nel volume si affrontano temi di natura piuttosto strutturale.

 

 

Le dinamiche della mondializzazione : nuovi equilibri economici, popolazioni più diversificate e sfide ambientali come cambiamento climatico

 

 

Il primo capitolo è di portata generale e tratta di cambiamenti mondiali nel loro insieme come quelli connessi alla mondializzazione. In sostanza, per l’OCSE “la mondializzazione si definisce come l’allargamento, l’ approfondimento e l’accelerazione degli scambi al di là delle frontiere nazionali. Questo fenomeno è osservato segnatamente nella sfera economica, dove i flussi di prodotti non cessano di amplificarsi ovunque nel mondo”.

La mondializzazione si manifesta anche nell’intensificazione la circolazione delle persone attraverso le frontiere e i continenti il che ha come conseguenza l’accentuazione della diversità etnica e culturale nei paesi dell’OCSE. La liberalizzazione degli scambi facilita indubbiamente questa evoluzione. Uno dei grandi rimproveri che si può rivolgere a questo volume è proprio quello di mancare di qualsiasi prospettiva storica, di ignorare quanto successo con l’industrializzazione, di non risalire indietro nel tempo, di ignorare per esempio le grandi migrazioni del passato all’interno d’interi continenti. La mondializzazione è certamente qualcosa di nuovo ma non è caratterizzata dagli aspetti di natura piuttosto economica che gli autori mettono in evidenza, come lo dimostrano assai bene Hervé le Bras e Emanuele Todd in un recente volume sulla Francia [4] Si tratta di qualche cosa d’altro che sfugge pressoché totalmente all’analisi. Un mondo nuovo sta nascendo, ma la gestazione è stata molto lunga, si sono pagate conseguenze drammatiche nel passato e nel corso di questi ultimi cinquant’anni molti fenomeni segnalati dagli autori erano già annunciati e presenti per cui non si possono considerare affatto come fenomeni nuovi.

Gli autori sono vittima di una certa miopia, poiché sono affascinati dalla teoria economica imperniata sulla rilevanza dell’equilibrio economico mondiale che sta cambiando e dalla teoria del capitale umano. Il caso dei BRIC conforta questo loro punto di vista. Questi paesi sono economie fenomenali che si stanno sviluppando rapidamente e che terranno un posto rilevante sempre più importante negli affari mondiali. Ma i BRIC hanno una loro storia : né la Cina, né l’India, tantomeno la Russia sono nati in questo secolo. La loro tradizione culturale è plurisecolare, la loro presenza degli scambi internazionali pure. Non c’è nulla di nuovo da questo punto di vista, tranne forse i negoziati molto complicati per giungere alla liberalizzazione degli scambi delle materie dei beni e allo smantellamento del protezionismo economico. In altri termini, si potrebbe dire che quanto sta capitando è una crisi o una mutazione del sistema capitalista, dell’economia di mercato con l’apparizione di nuove regole per disciplinare gli scambi ed indirettamente per incanalare le emigrazioni, ossia per modificare quel mondo che l’OCSE dovrebbe difendere e proteggere. Basterebbe del resto tornare indietro di un secolo per rendersi conto di quanto successo con l’emigrazione massiccia dall’Europa verso gli Stati Uniti agli inizi del Novecento. La storia dei sistemi di istruzione risente pure di questi effetti sia da una parte che dall’altra dell’oceano.

 

 

Trasformare le nostre società, lo sviluppo delle megalopoli, la venerazione della sicurezza e il potenziamento della democrazia

 

 

Questi sono temi molto cari all’OCSE che crede da decenni, si potrebbe dire della sua fondazione, che esiste una connessione diretta tra sviluppo dell’economia di mercato e democrazia. Per decenni, i vari dipartimenti dell’OCSE, hanno analizzato le ripercussioni negative dell’economia di mercato per la democrazia. Lo sviluppo e l’espansione dei sistemi di istruzione sono stati predicati come uno degli antidoti principali per evitare il degrado delle società democratiche e per neutralizzare quanto successo nel corso del 20º secolo. Il capitolo 2 si interessa soprattutto questo argomento e in primo luogo allo sviluppo delle megalopoli. Nel 2050, l’OCSE ritiene che l’85% della popolazione mondiale dovrebbe vivere nelle città il che avrebbe come conseguenza principale una trasformazione radicale dell’equilibrio economico mondiale e quindi degli scambi. Ma il profilo delle megalopoli si modifica. Nel 1950,6 delle più grandi città del mondo erano situate nei paesi che sono attualmente membri dell’OCSE. Nel 2025, soltanto 3 delle 10 più grandi città del mondo saranno situate nei paesi attualmente membri dell’OCSE, mentre le rimanenti 7 megalopoli si troveranno nel Brasile, in Cina, e nell’Asia del Sud (Blangadesch, India e Pakistan). Su questa tendenza, il volume effettua un’analisi della della differenza esistente tra vita urbana e vita rurale. Ignora però di segnalare che la vita rurale o l’economia rurale è in crisi fin dagli inizi del Novecento, a seguito della scoperta dei concimi chimici e dell’evoluzione della chimica organica e che questa crisi ha provocato l’abbandono delle campagne, la migrazione verso le città, la crisi demografica. Anche in questo caso il fenomeno non è dunque recente. La rapidità della crescita delle megalopoli è collegata alle migrazioni interne o esterne e produce trasformazioni impressionanti sulla composizione delle famiglie ma genera pure condizioni culturali di tipo nuovo. Gli autori si soffermano su aspetti che potremmo considerare anche relativamente marginali, tutto dipende dai punti di vista, come per esempio l’inquinamento, l’obesità degli adulti e dei bambini, eccetera.

La crisi del sistema capitalista

Per esempio non si accenna all’evoluzione del sistema finanziario, all’accumulazione delle ricchezze, alla distribuzione del benessere, all’equità della società mondializzata. Per gli autori si direbbe che il mondo così come è non è poi proprio male. Qualche rischio di perversione esiste, ma lo si può correggere, basta fare un poco di attenzione ed intervenire al momento appropriato. Non occorre essere anti-capitalisti per capire che il sistema economico è sregolato dalla speculazione, dalla massa finanziaria che circola a folle velocità nel mondo. La mondializzazione è anche questo ma lo è anche la mondializzazione dei gusti, della cultura, della produzione musicale e forse tutto ciò è connesso all’evoluzione degli strumenti che regolano o sregolano il grande mercato finanziario mondiale. Occorrerebbe vedere al di là del proprio naso ma gli autori del volume non ci arrivano, almeno per il momento. La loro funzione è quella di conservare quanto di meglio le economie di mercato e il libero scambio delle merci e dei beni garantiscono. La scuola per finire non è che una serva diligente di questo universo.

Conclusione

Non ci si dilunga in questa sede sugli altri capitoli, che sono sorprendenti per il divario esistente tra le informazioni fornite di cui dispone l’organizzazione internazionale e le conseguenze o gli aspetti connessi alle trasformazioni. Già si è detto che una delle lacune maggiori di questo volume è stata quella di ignorare le incidenze delle mutazioni in considerazione all’evoluzione dei sistemi di istruzione. Un altro punto debole è senz’altro rappresentato dai criteri adottati per scegliere le mutazioni da osservare. Il libro è interessante, ma non è certo un capolavoro, tenuto conto della qualità dei prodotti che l’OCSE spesso fornisce nel settore dell’istruzione.

 

[1] Si veda nel sito dell’OCSE che è in francese o in inglese, nella rubrica "Schooling For Tomorrow", la serie di otto volumi pubblicati in questa indagine iniziata nel 1997 che ha coinvolto numerosi specialisti provenienti da varie regioni del mondo. Per esempio il volume "Think Scenarios, Rethink Education" 

[2] Un’ottima presentazione in italiano si trova nel sito dell’ADI cliccando qui

[3] Pubblicato in italiano nel 2000 dall’editore Giulio Einaudi

[4] Emmanuel Todd, Hervé Le Bras, 2013 : Le mystère français, Seuil, Paris

Les documents de l'article

Grandes_transformations_June2013.pdf