Analisi dei risultati di un’indagine condotta nel 2006 sugli apprendisti che seguono una formazione in alternanza. La ricerca mira a conoscere come sono vissuti la scelta del mestiere, il percorso di formazione, le prospettive professionali e scolastiche.

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Una ricerca sugli apprendisti a Ginevra

2200 apprendisti ginevrini su 4300 in apprendistato nel 2006 hanno risposto ad un questionario strutturato spedito loro per posta all’indirizzo di domicilio. Il tasso di risposta del 50% in un ambiente metropolitano e cosmopolita come Ginevra è da ritenere più che soddisfacente. L’insieme delle risposte riflette assai bene la struttura della popolazione di riferimento. Nell’analisi dei dati, gli autori si sono soffermati soprattutto sugli allievi (che sono sia apprendisti che allievi) con un percorso di formazione non lineare, che presenta rotture di vario genere come il cambiamento di mestiere nel corso della formazione o l’interruzione della formazione, per confrontarli con quelli che invece hanno un percorso lineare di formazione, per potere identificare nella misura del possibile fattori predittivi di abbandoni o di crisi. L’indagine avverte subito che il valore predittivo delle variabili prese in considerazione è assai debole.

In questo sito abbiamo già segnalato lo studio svolto da Livio Pescia per la provincia di Torino sull’apprendistato. Dopo avere spiegato con grande precisione cosa si intende per apprendistato o formazione duale, Pescia conclude in modo amareggiato dicendo che in Italia purtroppo l’apprendistato è osteggiato da molti per cui ci si può chiedere se c’è posto per l’apprendistato nel sistema scolastico italiano. [1]

Il rapporto di ricerca pubblicato dallo SRED segue una coorte di giovani che hanno iniziato l’apprendistato nell’autunno 2005 a Ginevra : ce ne sono di quelli che hanno iniziato subito un apprendistato dopo la scuola media (il che implica un contratto di lavoro con un’azienda) ; altri che hanno aspettato prima di farlo perché non trovavano il posto d’apprendista nel settore professionale che avrebbero voluto o nel mestiere che avrebbero desiderato imparare, altri che hanno tentato altre vie prima di ripiegarsi sull’apprendistato, altri che hanno iniziato l’apprendistato, poi l’hanno smesso e poi ripreso, altri che arrivano all’apprendistato dopo essere stati bocciati al liceo o negli istituti tecnici e professionali. C’è di tutto, insomma. Poiché siamo a Ginevra ci sono anche moltissimi apprendisti di nazionalità straniera. Per altro non tutte le formazioni sono della stessa durata. Ce ne sono di corte, di due anni, di tre anni o di quattro anni. Alcune si concludono con una maturità professionale, altre con un diploma (detto Certificato federale di capacità, riconosciuto su tutto il territorio nazionale), altri con un certificato semplice. I profili sono molteplici , le carriere non sono affatto lineari, come l’istituzione scolastica e la burocrazia vorrebbero.

Il rapporto testé pubblicato è il secondo di una serie di rapporti che segue la coorte lungo tutta la preparazione professionale iniziale (in un senso si potrebbe parlare di ricerca longitudinale) e che analizza i comportamenti dei giovani in formazione, i problemi che incontrnao nonché le reazioni degli attori istituzionali di fronte alle richieste della popolazione studentesca ed all’evoluzione delle professioni.

In questo rapporto si analizzano le risposte degli apprendisti ad un questionario sulle esperienze di formazione professionale. La ricerca è stata concepita per cogliere il punto di vista della base sul funzionamento dell’offerta di formazione nonché sulle modalità di adattamento che l’apparato scolastico ed aziendale di formazione richiede ai giovani apprendisti. Va precisato che qui si tratta dell’apprendistato iniziale, ossia di minori che si avviano ad uno studio professionale seguendo un modello di formazione in alternanza, con periodi passati in scuola e periodi passati in azienda.

La ricerca ripartisce i giovani apprendisti in 8 poli professionali : alberghiero, edilizia, tecnica, commercio, natura-ambiente, artistico artigianale, sanità-sociale, indeterminato, per un ventaglio di venti professioni.

Questa ricerca merita di essere segnalata anche per il rigore metodologico applicato nella raccolta dei dati, nella ponderazione dei risultati e nell’intepretazione del questionario.

KAISER C., DAVAUD C., EVRARD A., RASTOLDO F. Les jeunes en formation professionnelle. Rapport II : Comment les jeunes interprètent leur parcours de formation (pdf 770Kb, 76 pages). SRED (Service de la recherche en éducation du Département de l’Instruction Publique du Canton de Genève). Settembre 2007. Il rapporto è in francese

Detto questo occorre anche aggiungere che ricerche simili si fanno anche in Italia ma non sugli apprendisti, perché di apprendisti non ce ne sono quasi, ma sui drop-outs o sugli studenti delle scuole professionali o degli istituti tecnici e professionali. L’interesse della ricerca ginevrina risiede nell’esplorazione dei problemi posti dall’apprendistato dei minori, ma è utile ricordare che grosso modo i due terzi degli apprendisti che hanno risposto al questionario dichiarano di essere soddisfatti della scuola, dell’azienda e della formazione intrapresa. Allegati a quest’articolo si troveranno quattro articoli di Laura Bonica  [2] e Viviana Sappa [3] assai affini ai temi affrontati dalla ricerca dello SRED :

- Differenziazione dei percorsi scolastici in adolescenza :”drop out” o ragazzi che vorrebbero imparare “bene” un mestiere ?
- Cultura e contesti di apprendimento : un confronto tra percezioni e vissuti nella scuola e nella formazione professionale.
- “Credevo che...” significati dell’ incoraggiamento nei discorsi di adolescenti in transizione tra la scuola e la formazione professionale.
- The need for “shared challenges” : successful training experiences among former school dropouts.

[1] Il rapporto è stato pubblicato sul sito dell’ADI

[2] Docente associato. Laboratorio di psicologia dello Sviluppo. Dipartimento di Psicologia. Università di Torino.

[3] Dottoranda. Laboratorio di psicologia dello Sviluppo. Dipartimento di Psicologia. Università di Torino.

Les documents de l'article

JFormProf_R2.pdf
Bonica_Sappa_2003.pdf
Bonica_Sappa_2004.pdf
Bonica_2005.pdf
BONICA_SAPPA_2006.pdf